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Archive for Luglio 2008

S A G G E Z Z A!

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S A G G E Z Z A!

Il Guerriero indiano e il Presidente!

Di capo indiano “Seattle”.

(n.d.r.) Nel 1854, il Presidente degli Stati Uniti d’America, Franklin Pierce, propose di acquistare alcuni territori su cui vivevano gli indiani, offrendo loro in cambio la realizzazione di una riserva in cui i pellirossa avrebbero potuto vivere indisturbati. Questa è la risposta che il capo indiano Seattle, forse uno dei più autorevoli personaggi di questo popolo, che molti hanno ritenuto possa rappresentare la prima dichiarazione sull’ambiente, ma che per noi potrebbe invece mostrare come questo popolo non è distinto dai luoghi dove vive, per cui quei luoghi sono quel popolo, così come quel popolo sono quei luoghi, non separati dalla terra, ma consapevoli di far parte del… tutto.
Il grande Capo che sta a Washington ci manda a dire che vuole comprare la nostra terra. Ma come potete acquistare o vendere il cielo, il calore della terra? L’idea ci sembra strana. Se noi non possediamo la freschezza dell’aria, lo scintillio dell’acqua sotto il sole, come potete chiederci di acquistarli? Ogni zolla di questa terra è sacra per il mio popolo. Ogni ago lucente di pino, ogni riva sabbiosa, ogni lembo di bruma dei boschi ombrosi, ogni radura ed ogni ronzio di insetti è sacro nel ricordo e nell’esperienza del mio popolo. La linfa che scorre nel cavo degli alberi reca con sé le memorie dell’uomo rosso. I morti dell’uomo bianco dimenticano il loro paese natale quando errano tra gli spazi siderali. I nostri morti non dimenticano mai questa terra magnifica, perché essa è la madre dell’uomo rosso. Siamo parte della terra, e la terra fa parte di noi. I fiori profumati sono nostri fratelli; il cervo, il cavallo, la grande aquila sono nostri fratelli; le creste rocciose, le essenze dei prati, il calore dei corpi dei cavalli e l’uomo, tutti appartengono alla stessa famiglia.
Per questo, quando il Grande Capo Bianco di Washington ci manda a dire che vuole acquistare la nostra terra, ci chiede una grossa parte di noi. Il Grande Capo ci manda a dire che ci riserverà uno spazio ove muoverci affinché si possa vivere confortevolmente fra di noi. Egli sarà nostro padre e noi saremo i suoi figli. Prenderemo, dunque, in considerazione la vostra offerta, ma non sarà facile accettarla. Questa terra per noi è sacra. Quest’acqua scintillante che scorre nei torrenti e nei fiumi non è solamente acqua, per noi è qualcosa di immensamente più significativo; è il sangue dei nostri padri. Qualora acconsentissimo di vendervi le nostre terre, dovrete ricordarvi che esse sono sacre, dovrete insegnare ai vostri figli che si tratta di suolo sacro e che ogni tremolante riflesso nell’acqua limpida dei laghi parla di eventi e di ricordi della vita del mio popolo. Il mormorio dell’acqua è la voce del padre di mio padre. I fiumi sono nostri fratelli, ci dissetano quando abbiamo sete, sostengono le nostre canoe, sfamano i nostri figli. Se vi vendiamo le nostre terre, voi dovete ricordare e insegnare ai vostri figli che i fiumi sono nostri fratelli, e i vostri, fratelli e dovrete provare per i fiumi lo stesso affetto che provereste nei confronti di un fratello.
L’uomo rosso si è sempre ritirato davanti all’avanzata dell’uomo bianco, come la rugiada sulle montagne si ritira davanti al sole del mattino. Ma le ceneri dei nostri padri sono sacre. Le loro tombe sono terreno sacro.

Noi sappiamo che l’uomo bianco non comprende il nostro modo di pensare. Per lui una parte della terra è uguale all’altra, perché egli è come uno straniero che irrompe furtivo nel cuore della notte e carpisce alla terra quel che più gli conviene. La terra non è suo fratello, ma anzi un suo nemico e quando l’ha conquistata va oltre. Abbandona la tomba dei suoi avi alle sue spalle e ciò non lo turba. Toglie la terra ai suoi figli, e ciò non lo turba. La tomba dei suoi avi, il patrimonio dei suoi figli cadono nell’oblio. Tratta sua madre, la terra, e suo fratello, il cielo come cose che possono essere comprate, sfruttate, vendute come si fa con le pecore o con le pietre preziose. La sua ingordigia divorerà tutta la terra ed a lui non resterà che il deserto.

Io non so. I nostri costumi sono diversi dai vostri. La vista delle vostre città ferisce gli occhi dell’uomo rosso. Ma forse ciò avviene perché l’uomo rosso è un selvaggio e non può capire!
Non c’è un posto tranquillo nelle città dell’uomo bianco. Non esiste in esse un luogo ove sia dato percepire lo schiudersi delle gemme a primavera, o ascoltare il fruscio delle ali di un insetto. Ma forse ciò avviene perché io sono un selvaggio non posso comprendere. Solo un assordante frastuono sembra giungere alle orecchie e ferirne i timpani. E che gusto c’è a vivere se l’uomo non può ascoltare il grido solitario del caprimulgo o il chiacchierio delle rane attorno ad uno stagno? Io sono un pellirossa e non comprendo. L’indiano preferisce il suono dolce del vento che si slancia come una freccia sulla superficie dello stagno, e l’odore del vento stesso reso terso dalla pioggia meridiana o profumata del pino. L’aria è preziosa per l’uomo rosso, giacché tutte le cose condividono lo stesso respiro. L’uomo bianco non sembra far caso all’aria che respira e come un individuo in preda ad una lenta agonia è insensibile ai cattivi odori. Ma qualora vendessimo le nostre terre dovreste ricordarvi che l’aria per noi è preziosa, che l’aria condivide il suo soffio con tutto ciò che essa fa vivere, che possiede lo stesso spirito della vita che essa sostiene. Il vento che diede il primo alito al nostro avo è lo stesso che raccolse il suo ultimo respiro. E il vento deve dare anche ai nostri figli lo spirito della vita. E qualora vi cedessimo le nostre terre voi dovrete
custodirle in modo particolare, e considerarle come un luogo dove anche l’uomo bianco può andare a gustarsi il vento che reca le fragranze del prato. Prenderemo in esame la vostra offerta di acquistare le nostre terre. Ma qualora decidessimo di accettare tale proposta io porrò una condizione: l’uomo bianco dovrà rispettare gli animali che vivono su questa terra come se fossero suoi fratelli.

Io sono un selvaggio e non conosco altro modo di vivere. Ho visto migliaia di bisonti imputridire sulla prateria abbandonati dall’uomo bianco che gli aveva sparato da un treno che passava. Io sono un selvaggio e non comprendo come il “cavallo di ferro” fumante possa essere più importante de bisonti che noi uccidiamo solo per sopravvivere. Cosa sarebbe l’uomo senza gli animali? Se tutti gli animali sparissero, l’uomo soccomberebbe in uno stato di profonda solitudine. Poiché ciò che accade agli animali prima o poi accade all’uomo. Tutte le cose sono collegate. Dovrete insegnare ai vostri figli che il suolo che calpestano è fatto delle ceneri dei nostri padri. Affinché i vostri figli rispettino questa terra, dite loro che essa è arricchita dalle vite della nostra gente. Insegnate ai vostri figli ciò che noi abbiamo insegnato ai nostri: che la terra è la madre di tutti noi. Tutto ciò che di buono accade alla terra, accade anche ai figli della terra.

Se gli uomini sputassero sulla terra sputerebbero su se stessi.

Noi sappiamo almeno questo: non è la terra che appartiene all’uomo ma è l’uomo che appartiene alla terra. Questo noi lo sappiamo. Tutte le cose sono collegate come i membri di una famiglia sono collegati da un medesimo sangue. Tutte le cose sono collegate. Tutto ciò che accade alla terra accade anche ai figli. Non è l’uomo che ha tessuto la trama della vita: egli ne è soltanto un filo. Tutto ciò che egli fa alla trama lo fa a se stesso. Importa poco dove spenderemo il resto dei nostri giorni. l figli hanno visto i padri umiliati nella sconfitta. Ma perché dovrei piangere la scomparsa del mio popolo? Gli uomini vanno e vengono come le onde del mare. Lo stesso uomo bianco, che dialoga con il suo Dio come da amico ad amico, non può sottrarsi al destino comune. Dopo tutto, forse, noi siamo fratelli. Vedremo. C’è una cosa che noi sappiamo e che forse l’uomo bianco scoprirà presto: il nostro Dio è il suo stesso Dio. Voi forse pensate di possederlo adesso come volete possedere le nostre terre; ma non lo potete. Egli è il Dio degli  uomini, e la sua misericordia è uguale per tutti: tanto per l’uomo bianco quanto per l’uomo rosso. Questa terra anche per lui è preziosa ed il recar danno alla terra è come disprezzare il suo Creatore. Così se noi vi venderemo la nostra terra, amatela come l’abbiamo amata noi. Conservate in voi la memoria della terra come essa era quando l’avete presa e con tutta la vostra forza, con tutta la vostra capacità, e con tutto il vostro cuore conservatela per i vostri figli e amatela come Dio ci ama tutti. Anche i bianchi spariranno; forse prima di tutte le altre tribù. Contaminate i giacigli dei vostri focolari e una notte vi ritroverete soffocati dai vostri stessi rifiuti. Ma mentre morirete voi brillerete bruciati dalla forza dello stesso dio che vi ha condotto qui. Per un disegno particolare del fato siete giunti a questa terra e ne siete divenuti i dominatori, così come avete soggiogato l’uomo rosso. Questo destino è per noi un mistero, perché non riusciamo più a comprendere quando i bisonti vengono tutti massacrati, i cavalli selvaggi domati, gli anfratti più segreti delle foreste invasi dagli uomini, quando la vista delle colline in piena fioritura è imbruttita dai fili che parlano.

Dov’è finito il bosco?… Scomparso!

Dov’è finita l’aquila?… Scomparsa!

E’ la fine della vita e l’inizio della sopravvivenza…

Written by kiriosomega

31 Luglio 2008 alle 09:40

Pubblicato in Politica

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berlusconi/veltroni- dialogo

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"A sì? Sta andando a Lourdes?

dialogo tra incompresi: berlusconi: "tremonti sta cercando un rimedio per l'economia italyota". veltroni: "A sì? Sta andando a Lourdes?

Written by kiriosomega

29 Luglio 2008 alle 10:44

Leges coactae Berlusconi siluere.

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Leges coactae Berlusconi siluere! Tacquero le leggi violentate da berlusconi!

Dal TG5 del 25 luglio 2008 ore 13.00 [visibile, per conferma dello scritto, in internet all’indirizzo:

http://www.video.mediaset.it/video.html?sito=tg5&data=2008/07/25&id=28615&categoria=servizio&from=tg5 ].

Ognuno ha una propria sensibilità alla parola ed agli avvenimenti. C’è chi minimizza e chi esalta uno stesso fenomeno; ma resta però il fatto che ogni manifestazione, ogni pensiero, si ergono e celano il proprio inespresso, a volte inconscio, o represso modo d’essere. Così, anche per ciò che descriverò, assolutamente vero, si creerà nei Lettori una gamma di sensazioni emotive che procederanno attraverso tutti i gradi dell’interpretazione. E’ necessario però precisare che solo un’analisi psichiatrica può chiarire, con verosimile chiarezza, la personalità espressa od inespressa che emerge anche da comportamenti apparentemente innocui, così distinguendo psicolabilità da diverse origini per procedere sino alla classificazione di gravi casi di psicopatie dissociative, altresì avvalendosi di frasi o scritti da alcuni ritenute ridanciane o serie..

L’arcorese, con evidente microsomia, per necessità psicologica compendia questa sua mancanza strutturale, e naturale, con arroganza, altezzosità, prepotenza, presunzione, sfrontatezza, superbia… mostrata nei confronti d’ognuno di noi peones. Per queste lapalissiane manifestazioni, e per affinità d’idee, mi tornano alla mente le parole di una canzone di De André dal titolo “Un Giudice” [il testo è rintracciabile su internet] che si chiude con i versi: “E allora la mia statura non dispensò più buonumore a chi alla sbarra in piedi mi diceva Vostro Onore, e di affidarli al boia fu un piacere del tutto mio, prima di genuflettermi nell’ora dell’addio non conoscendo affatto la statura di Dio.”.

In proposito della spazzatura di Napoli, chi ormai si considera padrone d’Italia e delle leggi della Repubblica, nuovamente ridimostra davanti alle telecamere la sua iattanza e vanagloria; infatti, come spesso avviene comparendo con il suo sorriso a trentadue denti, quello delle occasioni migliori, ha testualmente pronunciato quanto segue.

Citando Napoli e l’emergenza spazzatura afferma che è finita, ma astutamente si astiene dal riferire su quanto malessere ancora esiste nel circondario partenopeo, e, nel discorso che proclama, tra l’altro riferisce: “Dobbiamo fare una campagna per Napoli città pulita…occorre insegnare ai cittadini la sfida della raccolta differenziata…PER ESEMPIO, A SINGAPORE, SINO A 11 ANNI FA, CHI SPORCAVA ERA FUSTIGATO CON 7 SFERZATE, MI SPIACCIO DI NON POTERE ADOTTARE QUESTA SANZIONE, STUDIEREMO ALTRI SISTEMI”.

Ed ora lasciatemelo gridare signori Lettori, qualunque sia la vostra opinione, sensibilità e personalità. Ma come si può supinamente soggiacere di fronte ad una gravissima asserzione come quella fedelissimamente sopra riportata. “Ma chi cazzo (scusate la volgarità) crede di essere costui che si dispiace di non poter infliggere pene corporali agli italiani”.

Lui che, con la complicità d’accoliti bramosi di potere e senza idee che vadano aldilà dell’abietto capitalismo privato, s’è aggiustato i processi che aveva a carico, specialmente con il lodo Schifani e con la successiva legge Alfano, approvata in tre giorni. Già, perché il così detto lodo Alfano tale non è, perché è legge normale dello Stato che Napolitano non ha potuto esimersi dal firmare pena le sue dimissioni dalla carica entro breve tempo. E qui mi viene da aggiungere: “Nessuno, signor Presidente, è indispensabile nel ruolo che occupa, e nemmeno glie l’ha imposto il medico di esercitare la mansione che esprime sul proscenio della vita. Dunque, pur comprendendo la sua necessità politica di ratifica della legge Alfano, vedo nell’accettazione una profonda caduta di stile non giustificabile in alcuna maniera”.

Desidero anche aggiungere che, pur considerando che ognuno possiede una sua sensibilità, cultura, personalità, propensione… se dovessi impegnarmi nel produrre un profilo caratteriale del soggetto Berlusconi alla luce dei suoi trascorsi quindici anni di vita pubblica, oltre la facoltà di cronaca che presto questo governo farà in maniera di toglierci se il popolo italico non reagisce, il giudizio tecnicamente espresso verterebbe verso una “chiamiamola diversa abilità”, e qui fermo il mio dire per non incorrere in guai giudiziari, giacché “tengo famigghia, non mafiosa”, e stentatamente potrei pagarmi un insignificante avvocato di provincia.

Premesso il grave insulto per possibile pena corporale che il presidente del consiglio amerebbe infliggermi insieme con tutti Voi, trapasso a diverso e corposo argomento.

L’Italya a stelle e strisce, fatta da suoi serpeggianti lacchè è quella che il Berlusconi ha in testa. Lui vorrebbe solo funzionari che si prostrano silenziosi. Un CSM che non eserciti nessuna funzione insieme ai magistrati che devono essere esautorati del loro compito. Chiaramente, anche la stampa non dovrà essere libera. Infatti, prossimamente, sua piccola altezza tenterà di costruire la legge che vieterà le intercettazioni telefoniche così che, lo dico a chi non lo sa, se non saranno usate dal magistrato entro tre mesi dalla raccolta, quando ammesse, non avranno più alcuna validità giuridica. E senza l’opinione pubblica che fa da gran cassa, quale politico sarà mai punito nel Paese in cui, come affermava Giovanni Gentile, “un sigaro ed una croce di cavaliere non si rifiuta a nessuno” specialmente al novizio in carriera magistrale che… chissà…

Ma dopo la gravissima affermazione sopra citata, esaminiamo anche le cose di cui il Berlusconi va fiero, e che afferma il governo ha fatto in tre mesi, di “catalessi” aggiungo io, perché esso ruota solo e soltanto intorno a lui ed alle sue necessità.

Cominciamo con l’apprezzare che esiste un’inefficienza governativa che, dall’insediamento nella carica, propone in commissione giustizia della Camera “la presa in considerazione del disegno di legge Berlusconi sulle intercettazioni”. Infatti, nonostante la gravissima situazione economica che sta travolgendo la nazione e l’economia sopranazionale, i signori governanti, in questi tre mesi di malgoverno, hanno bloccato le aule parlamentari con i problemi personali del presidente del consiglio. Inizialmente la cosa avvenne con la cosiddetta “blocca processi”, che avrebbe impedito l’iter procedurale di 100 mila giudizi magistrali per reati gravissimi solo per impedirne uno: “Quello che coinvolge il Berlusconi”. «Silvio Berlusconi rischia una condanna a sei anni di carcere nel primo grado del processo Mills per corruzione in atti giudiziari. La frase è dell’avvocato Gaetano Pecorella suo ex difensore ». Poi, ad ingessare l’attività parlamentare è emerso il cosiddetto “lodo Alfano” che, come già affermato, lodo non è, perché è legge dello stato che si oppone a che il presidente del consiglio sia processato.

Punti salienti del disegno di legge Berlusconi sono:

1) Articolo 1- E’ ammessa l’imposizione che prevede l’impossibilità, da parte dei magistrati, d’informare l’opinione pubblica di ciò che è stato appurato in corso d’indagini.

2) Articolo 2- E’ fatto divieto di pubblicazione, attraverso qualsivoglia organo stampa, degli atti relativi acquisiti in indagini svolte.

… … …

13) Articolo 13- E’ previsto l’arresto per ogni giornalista che violi il dispositivo di divieto di pubblicazione previsto dall’articolo 2.

Considerazione: Vogliamo chiamare tutto questo “dittatura”? L’idea non è peregrina!

A proposito di una, per ora, strisciante dittatura, segnalo che su LA7 di ieri Venerdì 25 luglio 2008, durante la trasmissione mattutina nota come Omnibus, intervennero, tra gli altri, F. Storace, M. Taradash, M. Rizzo ed altri due signori di cui non ricordo il nome, che alle parole prima stentate, poi pesanti dello Storace che affermava: “…Esiste, adesso, un’oligarchia politica che detiene il potere…” non solo non ponevano rimostranze, ma assentivano con ampi gesti della testa. Dunque, il pericolo di dittatura che descrivo non è utopico, la sua puzza l’avvertono anche politici che, per dirla lapalissianamente, sono o si sentono fuori dei giochi di potere.

Continuiamo la nostra critica con il porre in rilievo che il Berlusconi si vanta d’avere cassato l’odiosa tassa sull’ICI. Vero! Ma la cifra media che i modesti proprietari di casa pagavano per la loro abitazione era una spesa pressoché ridicola, e se la dividiamo per costo mensile otteniamo che essa si aggirava intorno al prezzo di un pacchetto di sigarette o poco più. Ma oltre ai peones con unica abitazione popolare o giù di lì, esistono assai agiati benestanti che pur non possedendo castelli pagavano una tassa assai maggiore, perciò costoro hanno ottenuto assai ben diversa agevolazione, e come il solito chi più beneficia è il ceto abbiente di cui fa parte a pieno diritto la casta. Ma i comuni, con l’odiosa tassa che li sorresse in gran parte della loro economia, quali balzelli s’inventeranno per sostenersi? E li distribuiranno secondo un concetto di progressiva imposta secondo il reddito di ciascuno? La risposta è no! Inutile darne dimostrazione, possiamo però avvalerci di un detto siciliano che recita.: “Cu sparti avi a megghiu patti” [Chi divide ottiene sempre il meglio per sé].

Insomma, in questo Paese che lo stesso bush=cespuglio ha classificato noto per corruzione governativa, il politico, per dimostrare la verità dello statunitense, ovvero chi dovrebbe essere per la sua pubblica funzione una persona di specchiati costumi e capace di sopportare i pesi della sua condizione, si è trasformato in strapagato vessatore del popolo con cui non ha più alcun contatto e dialogo. Anzi, i malnati, per le prossime europee stanno già preparandosi ad estromettere il cittadino dal voto di scelta elettorale, perché vogliono nuovamente riproporre soggetti imposti dalle segreterie partitiche.

Dopo le considerazioni espresse, condivisibili o condannabili secondo propensione ed interessi, occupiamoci, seppur sommariamente del gravissimo problema che su tutti noi ormai è spada di Damocle.

L’indebitamento strutturale del paese Italia è in forte aumento. Esso è valutato in circa lo 0,6% in più al netto delle una tantum. La spesa corrente è in forte aggravio, addirittura, per la prima volta essa sale oltre il 40% del P.I.L. La redditività del paese è in rovina libera sia nel privato, sia, ma soprattutto, nel pubblico impiego. Il costo del lavoro, per unità di prodotto, è in impennata continua ed è valutato con un più 4,5% se si compara l’avvenimento tra il 2007 ed il primo trimestre del 2008. Ma la fosca situazione italica è anche e non solo europea, perché ci giunge dal crollo dell’economia per causa della globalizzazione e della permissività, in particolare, statunitense che permette a privati speculazioni folli. In ogni modo, la situazione economica, non ancora al culmen della sua gravità, è greve per tutta l’Europa che, ancora una volta, per la debolezza Italyota da cause esclusivamente partitocratiche, ci considera, perché purtroppo lo siamo, zavorra da traghettare con sforzi, in particolare, come il solito, sostenuti dalla Germania. Questa sconsolante situazione è affermata del fondo monetario europeo!

Ed intanto, come già in parte descritto, nessuno dei Soloni governativi legge i segnali che giornalmente ci pervengono. Il Berlusconi è impegnato nella sua predonomia (Espero docet) sui togati, l’occhialuto Tremonti è invece affaccendato in vicende dal sapore di “accademica retorica”, mentre i mercati affondano ed il vento della tempesta, anzi dell’uragano, si avvicina sempre più.

Mala tempora currunt… mala tempora!

kiriosomega

Written by kiriosomega

27 Luglio 2008 alle 07:42

Grillo passa il segno…

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Ciò che segue è, ovviamente, solo un parere personale.

Risposta inviata a “SiciliaInformazioni” che pubblica un articolo dal titolo: “Grillo passa il segno. Nel mirino il Capo dello Stato colpevole di avere approvato il Lodo Alfano. Per il PDL -segno d’impazzimento-”.

Il Presidente Napolitano ha necessariamente, ripeto necessariamente, firmato la legge Alfano che lodo non è, perché regolarmente votata dalle Camere in appena tre giorni!

Napolitano, ha dovuto sottoscriverla, e se politicamente è capibile il motivo per cui si è sottoposto all’iniqua legge, socialmente ed umanamente la sua azione è criticabile.

Mi spiego.

Le Camere, forti di una loro assai grande maggioranza hanno votato senza nessun aiuto esterno ciò che il “padrone” bramava, giacché, se il “padrone” cade, o fosse caduto in periodo pre elettorale, tutti i parlamentari del PD+L se ne sarebbero andati a casa. Lo stesso ex avvocato del Berlusconi, Gaetano Pecorella, ha palesemente espresso il rischio che, per “sua piccola altezza”, in caso di condanna in primo grado nel processo Mills, avrebbe rischiato sino a 6 anni di galera per corruzione in atti giudiziari.

In secondo luogo deve essere osservato che non esiste, in atto, una vera opposizione, Di Pietro e IDV a parte.

Dunque, se Napolitano si fosse opposto alla ratifica della legge Alfano, la stessa sarebbe tornata alle Camere che, in assenza di opposizione, l’avrebbero rimandata immodificata al Presidente che avrebbe politicamente perso “faccia e prestigio” di fronte all’opinione pubblica, e inevitabilmente sarebbe stato il primo presidente a doversi dimettere spontaneamente dalla carica.

I motivi per cui s’è “chinato” al Berlusconi sono dunque politici, ma anche, secondo me personali, infatti, bisognerebbe finalmente avere il coraggio di capire che ognuno di noi è necessario, ma non indispensabile nella funzione che la vita gli assegna.

Che poi la sua salute sia cagionevole, cosa comune alla sua età, e che a Capri festeggiasse con questo e quello, anche inquisiti, anziché fare lunghi discorsi è sufficiente guardare le immagini televisive dell’avvenimento e trarre da esse le proprie considerazioni.

Anche in quest’occasione Cicchetto ha perso una buona opportunità per non commentare stizzito, com’è assai solito fare, allorché compare in televisione!

In ogni modo, perdurando così le cose nell’Italya a stelle e strisce, anche tutti i parlamentari, già tutelatissimi, vorranno per sé “l’ombrello protettivo alla Berlusconi” che i padri costituenti, in tempi di guerra appena terminata, giustamente avevano posto in opera.

A mio avviso, ciò che è ributtante in proposito della “salva Berlusconi” è che nella sua azione, abbinata alla Schifani, si prospetta con capacità d’azione retroattiva per reati commessi prima d’avere assunto la carica, in questo mandato, di presidente del consiglio.

Considerazione: “In tutti i miei anni, l’affermo con orgoglio, sia in famiglia, poi durante il lungo periodo di frequenza di Istituti Militari mi fu insegnato che una persona, per poter degnamente esercitare la propria funzione, deve essere di specchiati costumi! Ma la dignità non è merce per traffici illeciti, ed ormai, tra prima, e sedicente seconda repubblica, si assiste all’opposto, infatti, sembra di udire: “pecunia non olet” [il denaro non ha odore]. Opposto concetto che può essere stigmatizzato con la frase: “Prima c’erano politici che divennero ladri per interesse personale (vedi atti magistrali e capitolo mani pulite), poi, ovvero oggi, ci sono ladri che si sono messi a fare i politici” (vedi atti magistrali).

E, per ricapitolare il mio pistolotto, faccio riferimento al pensiero ridanciano ma profondo di uno sconosciuto goliardo buontempone che scrisse a matita, nel lontano 1969, davanti all’ingresso dell’aula di anatomia dell’università di Firenze dove Passaponti e Balboni facevano lezione a noi apprendisti stregoni: “Chi l’ha presa nel c… se la tenga”.

Io, però, vorrei cavarmi dal “c…” le infamità con cui la casta ci opprime; ed allora, rifacendomi al capolavoro non firmato, verosimilmente di G. d’Annunzio, “l’Ifigonia in Culide“, esclamo stentoreo: “…O popolo bruto su snoda il banano non vedi che giunge l’amato sovrano?…”

Dies irae, dies illaQuantus tremor est futurus…

kiriosomega

Written by kiriosomega

26 Luglio 2008 alle 14:24

Pubblicato in Politica

Vota silvio la trippa!

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elettori e banditi: la corte dei miracoli di re silvio

elettori e banditi: la corte dei miracoli di re silvio

Written by kiriosomega

24 Luglio 2008 alle 09:46

Pubblicato in Disegni satirici

V E R G O G N A !

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V E R G O G N A !

1) PER LE LEGGI VOLUTE E COSTRUITE PER SALVARE UNA PERSONA CHE, CADENDO, PORTEREBBE NEL SUO BARATRO L’INTERO GOVERNO DI DIPENDENTI!

V E R G O G N A !

2) PER PARLAMENTARI INETTI, INCAPACI, ASSENTEISTI ABITUALI DALLE CAMERE, E CON SECONDO LAVORO [CERCATELI NELLE AULE DI TRIBUNALE PER SERVIRE IL PADRONE]! MA PER IL NUOVO PICCOLETTO GLI ASSENTEISTI SONO I LAVORATORI DIPENDENTI, QUELLI CHE PAGANO LE TASSE ED ANCHE I SUOI EMOLUMENTI!

V E R G O G N A !

COME HA AFFERMATO ANCHE BUSH AL G8, UNICA VOLTA CHE L’HO APPREZZATO, “IL PREMIER ITALIANO E’ UNO DEI PIU’ CONTROVERSI LEADER NELLA STORIA DI UN PAESE CONOSCIUTO PER CORRUZIONE E VIZIO” -*T E S T U A L E*-

V E R G O G N A!

LA P2 HA VINTO SULLO STATO, IL SOGNO DI L. GELLI S’E’ AVVERATO CON IL SILVIO IV!

V E R G O G N A !

IL POPOLO ITALYOTA GUARDA E SORRIDE! VEDRAI, O POPOLO BRUTO CHE PRESTO TI SARA’ IMPOSTO, DOPO LA RICOSTITUZIONE SOTTO BANCO DEL TRIBUNALE ECCLESIASTICO, ANCHE LO IUS PRIMAE NOCTIS!

DIES IRAE, DIES ILLA… QUANTUS TREMOR EST FUTURUS…

kiriosomega

Written by kiriosomega

24 Luglio 2008 alle 09:20

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Notizie BBF

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Notizie BBF: (Berlusconi Bossi F -attribuite alla lettera il significato che gradite).

Eroe sconosciuto dimmi dove siamo.

-…Ed elli a me, come persona accorta: “Qui si convien lasciare ogne sospetto; ogne viltà convien che qui sia morta. Noi siam venuti al loco ov’i’ t’ho detto che tu vedrai le genti dolorose c’hanno perduto il ben de l’intelletto. E poi che la sua mano a la mia puose con lieto volto, ond’io mi confortai, mi mise dentro a le segrete cose…”.

E’ un Paese che s’è rotto, ormai in pigiama come s’usava dire. Un Paese che s’inventa “li mejo mortacci sui” per difendere i sepolcri imbiancati che stanno al potere.

La prima B è quella del signor B, milanese, che ha bisogno di salvaguardarsi il deretano dalle azioni magistrali. Ed allora, forte d’esperienze trascorse, questa volta ricorre ad Angelino che gli costruisce con Ghidini leggi che gli mettono le mutande di latta. Ma le mutande, si sa, sono sempre mutande. E l’estero che lo sa ride e dileggia –vedi dossier fatto circolare dal bush=cespuglio al G8- mentre piangono i pochi italiani che si rendono conto per logica della situazione, o che sono più onesti.

La seconda B è quella del signor B quasi varesino che ha una mira su cui ha costruito la sua figura politica. Ma da qualche tempo anche lui è dipendente del primo signor B. Ciò, nonostante la forza elettorale ottenuta nel profondo Nord. Per la sua mira federalista ha sacrificato ogni dignità e affidabilità politica, ed i suoi più intimi ormai lo sanno! Però, il “magna lumaghi”, nel gioco dei compromessi di quest’arte della parola mai mantenuta, per distogliere l’attenzione dell’italyota pubblico dalle faccende del milanese B, e dalle manovre del “genio” dell’economia italiana, altro vassallo, s’inventa manovre diversive che sfociano anche in gesti scaramantici all’uso delle antiche fiche ebraiche.

Così l’italya tutta, ostaggio di U$A/Israel, s’indigna, s’incazza, s’impegna per il “dagli al cazzone” che dissacra l’italica unità che, però, mai di fatto è esistita. Nemmeno ai tempi dell’onesto Uomo Nero, altrimenti moralmente non sarebbe finita come sappiamo.

Perciò, l’antica espressione dall’Alpi a… Capo Passero è solo coreografico attributo della repubblica del niente. Anzi lo è solo del regno, o triregno, dell’attuale Grande Bau. Il pastore tedesco dal nome anagrafico variato, guarda a volte il caso, tra Joseph e Josiph, che ancora fa i c…omodi suoi nel Bel Paese strizzando l’occhio ai “vincitori” giudei di cui l’Europa del momento afferma avere in sé le radici culturali. Capisco che protestantesimo, Enrico VIII con figli e pronipoti, anglicanesimo, giansenismo, luteranesimo… sono innamorati sostenitori, per rivalsa e riscatto, dei biblion, quei fogli strampalati messi insiemi per narrare la saga mai esistita di un popolo scomparso, ma per l’eroe sconosciuto che ci narra queste analisi, e non per lui solo, è sempre “boh?”! Già, continua lo sconosciuto eroe, da queste parti siamo ariani, e non figli di in dio minore!

E intanto, sempre continua narrando l’eroe sconosciuto che ancora c’informa, il signor F, quello che prese calci anche Di Sotto, apre la bocca che politicamente, al solito, emette suoni inespressivi che in quest’occasione formula siccome mugghi. E che in passato, allorché fu Ministro degli Esteri, stette ben chiusa quando “l’Europa mercantile”, per sua unica volontà, decise che la lingua italica, il dolce stil novo che si sciocca nella parlata degli Stenterelli, doveva essere escluso dalle traduzioni dei documenti emanati dagli euro burocrati per fittizie ragioni di costo che dovevano essere sostenute per stipendiare uno o due traduttori.

Insomma, il problema italico non è però racchiuso nella triade BBF, alla F date sempre il significato che preferite riferisce lo sconosciuto eroe, ma è esteso ad un gruppo sociale che brilla solo per gli ori di amanti ed attricette varie che, come nelle migliori favole, divengono anche importanti perché… “nipoti di fava”… strillò Adolfo Celi in quel capolavoro che fu la serie dei film “Amici miei”.

Qui l’eroe sconosciuto si tacque, ma subentrò Jachinu, lo scaltro scemo di un paese agrigentino che strillò: “Qu’ sempre chianci è u muru vasciu”! –Chi patisce è sempre il più debole!-

Poi lo sconosciuto eroe, insieme con il sempre più sconsolato Jachinu se ne andarono rimuginando in silenzio!

Dies irae, dies illa… Quantus tremor est futurus…

kiriosomega

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22 Luglio 2008 alle 14:55

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Un libro su paolo Signorelli

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” Su Signorelli potrei scrivere un romanzo.Certo è che un imputato non può restare in carcere all’infinito!”
Giuliano Vassalli, Ministro della Giustizia nel 1987
“La trasgressione e il piacere della beffa sono segni di salute,Il resto è patologia.”
Paolo Signorelli, Tabernaria, 1953

__________ Informazione NOD32 3280 (20080718) __________

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19 Luglio 2008 alle 10:49

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The Soviets’ Six-Day War

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L’articolo seguente è pubblicato, in originale e multilingue, all’indirizzo: “http://www.danielpipes.org/article/4589″.

One of the great enigmas of the modern Middle East is why, forty years ago next week, the Six-Day War took place. Neither Israel nor its Arab neighbors wanted or expected a fight in June 1967; the consensus view among historians holds that the unwanted combat resulted from a sequence of accidents.

Enter Isabella Ginor and Gideon Remez, a wife-husband team, to challenge the accident theory and offer a plausible explanation for the causes of the war. As suggested by the title of their book, Foxbats over Dimona: The Soviets’ Nuclear Gamble in the Six-Day War (Yale University Press), they argue that it originated in a scheme by the Soviet Politburo to eliminate Israel’s nuclear facility at Dimona, and with it the country’s aspiration to develop nuclear weapons.

The text reads like the solution to a mystery, amassing information from voluminous sources, guiding readers step-by-step through the argument, making an intuitively compelling case that must be taken seriously. In summary, it goes like this:

Moshe Sneh, an Israeli communist leader (and father of Ephraim Sneh, the country’s current deputy minister of defense), told the Soviet ambassador in December 1965 that an advisor to the prime minister had informed him about “Israel’s intention to produce its own atomic bomb.” Leonid Brezhnev and his colleagues received this piece of information with dead seriousness and decided – as did the Israelis about Iraq in 1981 and may be doing about Iran in 2007 – to abort this process through air strikes.

Rather than do so directly, however, Moscow devised a complex scheme to lure the Israelis into starting a war which would end with a Soviet attack on Dimona. Militarily, the Kremlin prepared by surrounding Israel with an armada of nuclear-armed forces in both the Mediterranean and Red seas, pre-positioning matériel on land, and training troops nearby with the expectation of using them. Perhaps the most startling information in Foxbats over Dimona concerns the detailed plans for Soviet troops to attack Israeli territory, and specifically to bombard oil refineries and reservoirs, and reach out to Israeli Arabs. No less eye opening is to learn that Soviet photo-reconnaissance MiG-25s (the “Foxbats” of the title) directly overflew the Dimona reactor in May 1967.

Politically, the scheme consisted of fabricating intelligence reports about Israeli threats to Syria, thereby goading the Egyptian, Syrian, and Jordanian forces to go on war-footing. As his Soviet masters then instructed, Egypt’s Gamal Abdel Nasser moved his troops toward Israel, removed a United Nations buffer force, and blockaded a key naval route to Israel – three steps that together compelled the Israelis to move to a full-alert defense. Unable to sustain this posture for long, they struck first, thereby, it appeared, falling into the Soviet trap.

But then the Israel Defense Forces did something astonishing. Rather than fight to a draw, as the Soviets expected, they quickly won what I have called “the most overwhelming victory in the annals of warfare.” Using purely conventional means, they defeated three enemy Arab states in six days, thereby preempting the planned Soviet invasion, which had to be scuttled.

This fiasco made the elaborate Soviet scheme look inept, and Moscow understandably decided to obscure its own role in engineering the war (its second major strategic debacle of the decade – the attempt to place missiles in Cuba having been the first). The cover-up succeeded so well that Moscow’s responsibility for the Six-Day War has disappeared from histories of the conflict. Thus, a specialist on the war like Michael Oren, has coolly received the Ginor-Remez thesis, saying he has not found “any documentary evidence to support” it.

If Foxbats over Dimona is not the definitive word, it offers a viable, exciting interpretation for others to chew on, with many implications. Today’s Arab-Israeli conflict, with its focus on the territories won in 1967, accompanied by virulent antisemitism, results in large part from Kremlin decisions made four decades ago. The whole exercise was for naught, as Israeli possession of nuclear weapons had limited impact on the Soviet Union before it expired in 1991. And, as the authors note , “21st century nostalgia for the supposed stability of the Cold War is largely illusory.”

Finally, forty years later, where might things be had the Soviets’ Six-Day War not occurred? However bad circumstances are at present, they would presumably be yet worse without that stunning Israeli victory.

Written by kiriosomega

17 Luglio 2008 alle 16:54

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Il capitale- La delinquenza- Leggi inefficienti.

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Tramite Anonymouse ricevo il messaggio che segue. Giacché in esso sono citati nomi di appartenenti all’A.G. devo considerarlo veritiero!

CREMONA - Nel formaggio avariato e putrefatto c’era di tutto. Vermi, escrementi di topi, residui di plastica tritata, pezzi di ferro. Muffe, inchiostro. Era merce che doveva essere smaltita, destinata ad uso zootecnico. E invece i banditi della tavola la riciclavano. La lavoravano come prodotto “buono”, di prima qualità.
Quegli scarti, nella filiera della contraffazione, (ri)diventavano sottilette, formaggio fuso, formaggio grattugiato, mozzarelle, provola, stracchino, gorgonzola. Materia “genuina” – nelle celle frigorifere c’erano sottilette datate 1980! – ripulita, mischiata e pronta per le nostre tavole. Venduta in Italia e in Europa. In alcuni casi, rivenduta a quelle stesse aziende – multinazionali, marchi importanti, grosse centrali del latte – che anziché smaltire regolarmente i prodotti ormai immangiabili li piazzavano, – senza spendere un centesimo ma guadagnandoci – a quattro imprese con sede a Cremona, Novara, Biella e Woringen (Germania). Tutte riconducibili a un imprenditore siciliano. Era lui il punto di riferimento di marchi come: Galbani, Granarolo, Cademartori, Brescialat, Medeghini, Igor, Centrale del Latte di Firenze. E ancora: Frescolat, Euroformaggi, Mauri, Prealpi, e altre multinazionali europee, in particolare austriache, tedesche e inglesi. E’ quello che si legge nell’ordinanza del pm cremonese F. N. Un giro da decine di milioni di euro. Una bomba ecologica per la salute dei consumatori.
Le indagini – ancora aperte – iniziano due anni fa. A novembre del 2006 gli uomini della Guardia di Finanza di Cremona fermano un tir a Castelleone: dal cassone esce un odore nauseabondo. C’è del formaggio semilavorato, in evidente stato di putrefazione. Il carico è partito dalla Tradel di Casalbuttano ed è diretto alla Megal di Vicolungo (Novara). Le due aziende sono di D. R. 46 anni, originario di Partinico e residente a Oleggio. E’ lui l’uomo chiave attorno al quale ruota l’inchiesta. E’ lui il dominus di una triangolazione che comprende, oltre a Tradel e Megal, un terzo stabilimento con sede a Massazza, Biella, e una filiale tedesca. Tradel raccoglie, sconfeziona e inizia la lavorazione. Megal miscela e confeziona.
A Casalbuttano i finanzieri trovano roba che a vederla fa venire i conati. Prodotti caseari coperti da muffe, scaduti, decomposti e, peggio ancora, con tracce di escrementi di roditori. Ci sono residui – visibili a occhio nudo – degli involucri degli imballi macinati. Dunque plastica. Persino schegge di ferro fuoriuscite dai macchinari. La vera specialità della azienda è il “recupero” di mozzarelle ritirate dal mercato e stoccate per settimane sulle ribalte delle ditte fornitrici, di croste di gorgonzola, di sottilette composte con burro adulterato, di formaggi provenienti da black out elettrici di un anno prima. “Una cosa disgustosa – racconta Mauro Santonastaso, comandante delle fiamme gialle di Cremona -. Ancor più disgustoso – aggiunge il capitano Agostino Brigante – , è il sistema commerciale che abbiamo scoperto”.
Non possono ancora immaginare, gli investigatori, che quello stabilimento dove si miscela prodotto avariato con altro prodotto pronto è lo snodo di una vera e propria filiera europea del riciclaggio. Mettono sotto controllo i telefoni. Scoprono che i pirati della contraffazione sono “coperti” dal servizio di prevenzione veterinaria dell’Asl di Cremona (omessa vigilanza, ispezioni preannunciate; denunciati e sospesi il direttore, Riccardo Crotti, e due tecnici). Dalle intercettazioni emerge la totale assenza di scrupoli da parte degli indagati: “La merce che stiamo lavorando, come tu sai, è totalmente scaduta… “, dice Luciano Bosio, il responsabile dello stabilimento della Tradel, al suo capo (Domenico Russo). Che gli risponde: “Saranno ***** suoi… ” (delle aziende fornitrici, in questo caso Brescialat e Centrale del Latte di Firenze, ndr). Il formaggio comprato e messo in lavorazione è definito – senza mezzi termini – “*****”. Ma non importa, “… perché se la merce ha dei difetti. .. io poi aggiusto, pulisco, metto a posto… questo rimane un discorso fra me e te… (Russo a un imprenditore campano, si tratta la vendita di sottilette “scadute un anno e mezzo prima”). Nell’ordinanza (decine le persone indagate e denunciate: rappresentanti legali, responsabili degli stabilimenti, impiegati, altre se ne aggiungeranno presto) compaiono i nomi delle aziende per le quali il pm Francesco Messina configura “precise responsabilità”. Perché, “a vario titolo e al fine di trarre un ingiusto profitto patrimoniale, hanno concorso nella adulterazione e nella contraffazione di sostanze alimentari lattiero-casearie rendendole pericolose per la salute pubblica”. Il marchio maggiormente coinvolto – spiegano gli investigatori – è Galbani, controllato dal gruppo Lactalis Italia che controlla anche Big srl. “Sono loro i principali fornitori della Tradel. Anche clienti”, si legge nell’ordinanza. Per i magistrati il sistema di riciclaggio della merce si basa proprio sui legami commerciali tra le aziende fornitrici e la Tradel. Con consistenti vantaggi reciproci. Un business enorme: 11 mila tonnellate di merce lavorata in due anni. Finita sugli scaffali dei discount e dei negozi di tutta Europa. Tremila le tonnellate vendute in nero. E gli operai e gli impiegati? Erano consapevoli. Lo hanno messo a verbale. Domanda a un’amministrativa: “Ha mai riferito a qualcuno che la merce era scaduta o con i vermi?”. Risposta: “No, tutti lo sapevano”.


L’impresa criminale che faceva capo a 4 aziende con sede a Cremona, Novara, Biella e Woringen in Germania, tutte riconducibili all’imprenditore siciliano Domenico Russo, ed era punto di riferimento per marchi come Galbani, Granarolo, Cademartori, Brescialat, Medeghini, Igor, Centrale del latte di Firenze, Frescolat, Euroformaggi, Mauri, Prealpi ed altre multinazionali europee, operava anche grazie alla connivenza delle Asl di competenza riciclando con l’ausilio di molta creatività gli scarti di formaggio avariato che avrebbero dovuto essere smaltiti.
Tali scarti, spesse volte forniti proprio dai grandi marchi di cui sopra, consistevano in formaggio avariato e putrefatto all’interno del quale si poteva trovare di tutto: vermi, escrementi di topi, pezzi di ferro, residui di plastica tritata, muffe ed inchiostro. Il materiale marcescente e maleodorante anziché venire smaltito subiva tutta una serie di lavorazioni che lo portavano a tornare sugli scaffali di discount ed ipermercati (spesso attraverso quegli stessi marchi che lo avevano venduto come rifiuto) sotto forma di sottilette, formaggio fuso, formaggio grattugiato, mozzarelle, gorgonzola ed altre specialità casearie che venivano vendute come prodotti genuini ai consumatori.
La truffa nell’ambito della quale il gruppo Lactalis Italia che controlla Galbani sembra avere pesantissime responsabilità, non ha coinvolto solo l’Italia ma si è sviluppata a livello europeo, arrivando a produrre la lavorazione di oltre 11.000 tonnellate di formaggio avariato a fronte di un business economico di enormi proporzioni. Decine risultano essere le persone indagate e denunciate per un’attività criminale che oltre a produrre profondo disgusto ha determinato pesantissimi rischi per la salute pubblica.
Come ultima nota disarmante in questa scioccante vicenda va sottolineato il fatto che gli impiegati e gli operai delle ditte incriminate hanno verbalizzato di essere a conoscenza della situazione ma si sono guardati bene dal renderla pubblica, molto probabilmente per non rischiare di mettere a repentaglio il proprio posto di lavoro.
Il padrone di Lactalis, il più grande gruppo lattiero caseario d’Europa è un delinquente già condannato per frode alimentare
http://www.journal-la-mee-2.info/spip.php?article520
Riassuntino in italiano
12 avril 2000, le PDG du Groupe Lactalis è indagato per frode sul latte e pubblicità ingannevole

la société Lactalis a été condamnée pour «publicité de nature à induire en erreur»
Poco prima condannata per pubblicità tale da indurre in errore

Appena dopo anche il direttore dei macelli della soc Tendriade, del gruppo, viene condannato per aver modificato la data di scadenza di parecchie centinaia di pezzi di vitello, commercializzati in agosto ‘97 quando la data di scadenza era dicembre ‘95

Poi iniettano siero di latte di capra nel latte di vacca

Poi aggiungono al latte, il liquido biancastro risultante dalla pulizia dei tubi delle latterie con acqua calda, con guadagni immensi.
In questa causa la Federazione dell’industria lattiera si costituisce parte civile.

Insegnano ai loro dirigenti a truffare. Besnier aveva dato l’ordine di distruggere documenti compromettenti riguardanti fatturazioni.

Mescolano l’acqua di lavaggio di tubi e serbatoi con le proteine del latte raccolto dagli allevatori, pratica illegale che riguarda il 70% della produzione

Allungano il latte con acqua ossigenata, la mettono nei serbatoi destinati alla produzione del burro

La Corte d’Appello di Angers sentenzia “gusto del massimo profitto” “disprezzo del consumatore”

Hanno allungato 680 milioni di litri di latte, con un guadagno di 11 milioni di ¤

Riescono a censurare un lungo servizio sul gruppo realizzato da de Joël Santoni et Jean Charles Deniau avec Périco Légasse et Erik Svensson Rédacteur en Chef Alexandre Le Guienne Une coproduction*: Bo Filmsl*! /France 3.

Lactalis: Besnier condamné
L’arroseur arrosé

Marcel URION, ça vous dit quelque chose? C’est le PDG du Groupe Lactalis (qui s’appelait Besnier jusqu’au 1er janvier 1999) et qui contrôle Tendriade (filiale à 100 %), nom récent donné à l’abattoir Bridel de Châteaubriant. On sait de quelle façon cavalière ce Marcel URION a mené en bateau les municipalités de Châteaubriant et de Martigné-Ferchaud, avant de décider de s’unir aux Ets Collet de Chateaubourg, avec des conséquences dommageables pour le personnel.

De l’eau dans l’gaz?

Selon le Canard Enchaîné du 12 avril 2000, et La Tribune du 13 avril, le PDG du Groupe Lactalis a été mis en examen pour «fraude sur le lait et publicité mensongère». Cela ne veut pas dire qu’il soit coupable, cela veut simplement dire que la justice s’interroge.
En d’autres temps, point si lointains, la justice a tranché. Par exemple, la société Lactalis a été condamnée pour «publicité de nature à induire en erreur», pour une histoire de fromage, en première instance le 2 mai 1997 par le tribunal correctionnel d’Annecy et en deuxième instance le 5 mars 1998 par la cour d’appel de Chambéry. Condamnations confirmées par un arrêt de la Cour de Cassation du 12 octobre 1999. Et vlan, 100 000 F d’amende.
Huit jours plus tard, on apprenait que le directeur des abattoirs Tendriade de Châteaubriant, était condamné lui aussi : 30 000 F d’amende, pour avoir modifié les dates de fabrication et les dates limites d’utilisation de plusieurs centaines de kg de pièces de veau. Bagatelle ? Des morceaux ont été commercialisés en août 97, alors que la date limite était fixée à décembre 95.

De l’eau dans le lait !

En janvier 2000, la Cour de Cassation a confirmé une condamnation du groupe Besnier (devenu Lactalis), pour avoir fabriqué du fromage de comté avec du lait non conforme aux spécifications de l’«appellation d’origine contrôlée». Et encore 200 000 F d’amende.
En ce mois d’avril 2000 il s’agit de lait et de camembert. L’affaire remonte à juillet 1998: des gendarmes débarquant inopinément à la maison mère à Laval, et dans 5 autres unités du groupe, constatent des pratiques de «mouillage» systématique du lait de consommation, opération qui consiste à effectuer une ultrafiltration du lait pour extraire les protéines et à réintroduire la solution lactée dans le lait. Objectif : faire que ce lait contienne 29 grammes de protéines par litre, ce qui est le minimum européen, alors que le lait de notre région peut atteindre jusqu’à 33 grammes par litre. Cette pratique est interdite par un règlement européen de décembre 1997.
Notons, pour rire (?) un peu, qu’autrefois on parlait d’écrémer le lait. Maintenant on parle d’écrêter les protéines. Mais cela doit rapporter puisque cette pratique entraînerait une économie de 100 millions de francs pour un milliard de lait collecté. C’est du moins ce que dit la société Entremont, concurrente de Lactalis. Mais c’est sûrement de la jalousie
Selon le Canard Enchaîné, du perméa (sorte de petit-lait, mélange de flotte et de sels minéraux) de lait de chèvre serait réinjecté dans le lait de vache. Plus étonnant encore, les enquêteurs auraient découvert que Lactalis utilisait de «l’eau blanche, à savoir le liquide blanchâtre obtenu après nettoyage des tuyauteries des laiteries avec de l’eau chaude». Le litre de perméa coûte quelques centimes le litre. Revendu au prix du litre de lait, soit 2 F le litre, ça fait un joli bénéfice.
M. Morelon, chargé de la communication du groupe, ne nie pas. Il se défend en disant que les autres le font aussi. C’est à voir, puisque la Fédération de l’industrie laitière s’est portée partie civile dans cette affaire.

Et de l’eau oxygénée dans la poudre de lait?

Il paraît aussi, toujours selon le Canard Enchaîné, que le groupe Lactalis utiliserait de l’eau oxygénée pour la fabrication de fromage, dans l’usine de Retiers. M. Morelon affirme, lui, que cette eau oxygénée est utilisée pour la fabrication de poudre de lait destinée à l’alimentation animale. Pourquoi? Les animaux exigent une certaine blancheur de la poudre qu’ils consomment? Ils sont bien exigeants!
En tout cas, ces mises en cause, à répétition, de la société Lactalis, pour non respect des réglementations, ne sauraient surprendre les castelbriantais qui ont vu comment l’entreprise Tendriade (filiale de Lactalis) s’est moquée de la pollution excessive qu’elle engendrait à la station d’épuration, et des dangers que représentait la présence d’une cuve d’ammoniac.
A propos de station d’épuration, l’entreprise Tendriade s’était engagée à verser 3,1 millions de francs à la ville. Elle n’a pas tenu ses engagements.
Ni respect des réglementations. Ni respect de ses propres engagements? C’est du joli. Il y en a qui sont condamnés pour moins que cela.
Selon le Canard Enchaîné du 13 septembre, (largement repris par toute la presse nationale) les enquêteurs de la Direction de la Consommation et de la répression des fraudes ont découvert le pot-aux-roses dans le pot-à-lait chez Besnier.

Le groupe BESNIER, dont une filiale s’appelait BRIDEL, a changé de nom le 1er janvier 2000 pour s’appeler LACTALIS. (Relire La Mée du 19 avril 2000)
«144 pandores sont allés dans une bonne partie des usines Besnier. Ils y ont découvert que des sessions de formation étaient organisées pour tromper les fonctionnaires des fraudes, qu’un des patrons du géant du lait avait donné l’ordre de détruire des pièces comptables compromettantes qui prouvaient que les produits destinés à trafiquer le lait étaient fabriqués dans certaines filiales du groupe et facturés à d’autres filiales»
Selon les enquêteurs le groupe Besnier (Lactalis) mouillait son lait quelquefois à hauteur de 4 %. Les enquêteurs auraient découvert «une fraude portant sur 70 % de la production du groupe» lequel fabriquait du «lait» en mélangeant l’eau de nettoyage des cuves et tuyauteries avec des protéines prélevées, en toute illégalité, sur les laits les plus riches fournis par les éleveurs.
A propos, Besnier (Lactalis) n’est-il pas ce groupe industriel qui a profité d’un providentiel incendie à l’usine Tendriade de Châteaubriant pour annoncer un accord avec les Ets Collet à Châteaubourg, et un déménagement de l’entreprise ? (lire page 12)

Bactéricide

Bactéricide: l’eau oxygénée est un puissant bactéricide utilisé, c’est légal, pour nettoyer les cuves. Mais des salariés du groupe Besnier ont avoué que de l’eau oxygénée était versée dans les tanks de lait destiné à la fabrication du beurre pour «conserver et stabiliser les matières premières»
«Nous n’avons jamais ajouté d’eau oxygénée dans l’alimentation humaine. Si nous l’avions fait, nos produits auraient été saisis et cela n’a jamais été le cas, se défend le groupe Lactalis. De telles accusations relèvent d’un véritable acharnement à notre encontre». Il n’empêche que les enquêteurs émettent de sérieux doutes d’autant plus que les responsables des sites contrôlés ont fait preuve d’une «mauvaise foi flagrante» et de la volonté de s’opposer à toute enquête: «les documents consultés confirment la stratégie du groupe Besnier de s’opposer au contrôle et de dissimuler par tous les moyens les preuves des malversations. En fait cette stratégie du groupe est fondée sur des pratiques interdites et généralisées, édictées par les plus hauts responsables du groupe et relayés par le Service juridique» lit-on dans les rapport des officiers de police judiciaire en date du 6 mai 1999

L’émir de l’or blanc

C’est en 1933 qu’André Besnier abandonne son métier de tonnelier (bottaio) pour se spécialiser dans la collecte du lait. Les premiers produits qui sortent de sa fromagerie sont du camembert et du Pont-l’Evêque. C’est à la mort du fondateur, en 1955, que la société Besnier change réellement de dimension. Son fils Michel prend les rênes de l’entreprise alors qu’il a tout juste vingt-sept ans: sous sa houlette, la fromagerie de 50 salariés va devenir le premier groupe laitier français, puis européen.
L’héritier fait preuve d’un appétit féroce et multiplie les acquisitions. Dès les années 70, il reprend, un à un, ses concurrents locaux comme Bourdon, Buquet, Stenval, … C’est à cette époque, en 1968, qu’il lance ce qui deviendra un des grands succès du groupe, le camembert Président. La politique d’acquisitions se poursuit dans les années 80, avec de premières implantations à l’étranger, notamment aux Etats-Unis et en Espagne.

Mais le véritable essor du groupe aura lieu au cours de la décennie 90. Michel Besnier, que ses concurrents appellent «l’émir de l’or blanc» rachète alors les laiteries Emile Bridel et ses dix usines de production (dont Bridel Viande qui s’appellera plus tard Tendriade). Par cette opération, il double de taille et devient numéro un du lait en France. Dans les années suivantes, il met successivement dans son escarcelle les fromageries Girod, les fromageries des Causses et d’Auvergne, le Roquefort Société. En moins de dix ans, le chiffre d’affaires de l’entreprise passe de 10 à 25 milliards de francs. L’entreprise accroît aussi sa présence internationale. Bridé par la limitation de la production imposée par les quotas laitiers, le groupe se tourne vers l’Europe, puis les Etats-Unis. Une de ses dernières acquisitions outre-Atlantique est le rachat de deux fabricants de fromages à pizza, Concord Marketing et Simplot Diary Group.
Le groupe réalise désormais 40 % de son chiffre d’affaires hors de l’Hexagone et ambitionne d’atteindre les 50 % d’ici quatre à cinq ans. Un projet international symbolisé par le changement de nom de l’entreprise, rebaptisée Lactalis en janvier 1999.
Emmanuel Besnier, 30 ans, assure désormais les fonctions de président du conseil de surveillance du groupe familial après le décès, en juin 2000, de son père Michel Besnier, à l’âge de 72 ans. Diplômé de l’Institut supérieur de gestion, Emmanuel, dont ses frère et soeur n’ont aucun rôle opérationnel dans l’entreprise, a effectué son parcours du combattant pendant les périodes d’été en travaillant dans les usines du groupe puis dans les filiales espagnoles et américaines, avant d’entrer définitivement en 1995 dans l’entreprise et d’en devenir directeur du développement.
Le groupe, qui a toujours gardé son siège à Laval, est présent dans 141 pays. Aujourd’hui en France un camembert sur deux (soit un million d’unités) sort de ses usines sous les marques Bridel, Lanquetot, Lepetit ou le Châtelain. Il compte aussi un beau plateau d’autres fromages avec 200 variétés, du cantal au comté en passant par le munster et le roquefort. Le groupe mayennais, qui possède encore le lait Lactel et la marque BA, emploie 15.000 personnes, dont 2.000 en Mayenne et 3.000 à l’étranger (Etats-Unis, Ukraine, Pologne, Espagne) et traite plus de 6,6 milliards de litres de lait. En 1999, son chiffre d’affaires s’est élevé à 31,5 milliards de francs (4,75 milliards d’euros).
Alors, une accusation de mouillage du lait et d’eau d’oxygénée dans les tanks à lait, cela ne fait pas bien dans le tableau. Le directeur général de Lactalis, Marcel Urion, a été mis en examen en avril 2000 pour fraude et publicité mensongère dans le cadre d’une instruction menée depuis deux ans sur des manipulations du taux de protéines du lait. Bien qu’il se défende par la voix de son responsable de la communication, Luc Morelon, qui assure «cela fait des mois que nous avons arrêté les pratiques mises en cause», le mastodonte des produits laitiers (31,5 milliards de francs de chiffre d’affaires, 15.000 salariés) qui collecte 6,6 milliards de litres de lait, n’a guère trouvé d’alliés dans la profession pour le soutenir dans l’épreuve.
La Fédération nationale de l’industrie laitière (FNIL) regrette cependant cette contre-publicité dans la mesure où elle peut avoir des effets négatifs sur l’image de toutes les industries laitières

Jugements : Urion-Besnier condamné
Jugement en janvier 2006 :

Ouest France du 21 janvier 2006

Jugement d’avril 2007 :

Presse-Océan du 18 avril 2007

La France qui triche

M. Urion condamné

Chez Besnier, de 1993 à 1997 … 37 millions de litres d’eaux biologiques ont été ajoutés dans 682 millions de litres de lait (soit 5 % environ). En 1997 le lait était à 2,20 F et l’eau biologique revenait à 0,25 F le litre. Le mouillage du lait a donc fait gagner, indûment, environ 11 millions d’euros au groupe Besnier.
Le tribunal s’est prononcé le 17 avril 2007 : 6 mois de prison avec sursis pour le PDG M. Urion et 825 982 ¤ d’amendes et peines diverses. Tous comptes faits le groupe Besnier a gagné presque 10 millions d’euros dans cette histoire ! C’est pas une triche de gagne-petit ! Cela représente le salaire de 1000 SMICards sur un an.

Lu dans
“Que Choisir ?” :

27/04/07
Lactalis Condamnation confirmée en appel
En 1998, la DGCCRF constate que certaines usines du groupe Besnier, futur Lactalis, ajoutent au lait de l’eau de rinçage ou des résidus aqueux issus de la fabrication de fromages. Cette pratique interdite lui permettait à la fois de respecter les règles européennes et de gonfler sa production à moindre coût. La cour d’appel vient de confirmer sa condamnation.
«Goût du profit maximum», «mépris du consommateur»: la cour d’appel d’Angers n’y va pas par quatre chemins. Dans son arrêt rendu le 17 avril dernier, elle estime que Marcel Urion, mis en cause en tant qu’ancien PDG du groupe Besnier – devenu Lactalis depuis -, a bel et bien falsifié le lait de consommation traité dans certaines usines, dans le double objectif d’augmenter sa production à moindre coût et de rendre son produit conforme aux exigences européennes. Sa condamnation, prononcée en premier lieu par le tribunal de grande instance de Laval le 26 janvier 2006, a donc été confirmée. Avec d’autres associations, l’UFC-Que Choisir était partie prenante du procès au nom des consommateurs.
L’affaire remonte à 1998. En contrôlant le groupe Besnier, deuxième fournisseur européen de lait, la Direction générale de la concurrence, de la consommation et de la répression des fraudes (DGCCRF) relève des anomalies concernant la composition du produit : le taux de protéines du lait qui arrive dans les usines après collecte est plus élevé que celui du lait qui est commercialisé. L’enquête qui suit montre que, pour respecter la norme européenne de 29 grammes de protéines par litre, Besnier n’hésite pas à diluer son lait à grande échelle, soit avec l’eau qui a servi à rincer les tuyaux, soit avec du «perméat», sorte de résidu de la fabrication des fromages, pauvre en protéines. Or cette pratique, qui permet aussi à l’industriel de gonfler sa production à peu de frais, est interdite: elle relève de la falsification des denrées servant à l’alimentation de l’homme et destinées à être vendues. Les responsables d’usine sont d’ailleurs conscients qu’ils agissent dans l’illégalité la plus totale: ils camouflent leurs manoeuvres derrière des termes comptables trompeurs. Les documents trouvés par les enquêteurs ont toutefois prouvé que plus de 680 millions de litres de lait avaient subi ce «mouillage».
Presque 10 ans après les faits, la justice a donc tranché en faveur des consommateurs. Marcel Urion écope d’une peine de 6 mois d’emprisonnement avec sursis et d’une amende de 37 500 euros. L’UFC-Que Choisir, partie civile, a pour sa part obtenu 50 000 euros de dommages et intérêts.
Voir aussi l’article de Que Choisir :
Mai 2007 : Marcel Urion a décidé de se pourvoir en cassation.
Note du 17 décembre 2007
Trois nouvelles acquisitions pour Lactalis

France 3 censure un reportage sur les fromages de Lactalis

Présentation du film diffusé le 26 décembre 2007 :
Un film de Joël Santoni et Jean Charles Deniau avec Périco Légasse et Erik Svensson Rédacteur en Chef Alexandre Le Guienne Une coproduction : Bo Filmsl ! /France 3.
A la manière d’un road-movie cette enquête nous entraîne en Europe et aux Etats-Unis, sur les traces des différents protagonistes de cette «guerre du goût et des saveurs», au c¦ur d’un conflit gastronomique entre producteurs traditionnels et firme industrielle.
Il s’agit en effet d’une véritable mise à mort. D’un côté, les firmes mondialisées qui, sous de fausses raisons sanitaires, veulent tuer les fromages au lait cru au profit des fromages standardisés, microfiltrés, pasteurisés, aromatisés… De l’autre, les petits producteurs de fromages authentiques. Ils représentent moins de 10% du marché. Un combat difficile: plus de 50 fromages français ont disparu ces dix dernières années, mais tout n’est pas perdu car les résistances sont fortesŠ Un peu partout en France, en Europe et même aux Etats-Unis – pays par excellence de l’hygiénisme alimentaire – des producteurs, des affineurs, des fromagers, font de la préservation du goût et des saveurs, leur combat de tous les jours. Pour eux, un fromage est d’abord un bien culturel. Charles de Gaulle a dit un jour: “on ne peut pas gouverner un pays qui offre 365 variétés de fromages». Les français se sont toujours vantés d’avoir plus de fromages que les autres pays et des fromages plus vrais et plus forts.
Croûtes fleuries ou lavées, pâtes molles, pressées ou cuites, chaque fromage est rattaché à une région, un terroir, à des mentalités tranchées et parfois opposées. Mais il y a fromages, et fromage.
Dans les linéaires des grandes surfaces sont apparus des aliments standardisés, aseptisés, fabriqués à la chaîne dans les usines de groupes alimentaires. Ainsi le groupe Lactalis (le fameux camembert «Président») se porte bien: numéro deux mondial des produits laitiers, premier fabricant de fromage en France, un empire de 112 usines et de 30 000 salariés, chaque jour ses chaînes produisent 450 000 fromages.
Le fromage «qui pue», objet de dégoût pour les anglo-saxons, est devenu un élément emblématique dans le débat sur l’exception française.
Dans le sillage de Mondovino», ce documentaire propose une enquête inédite sur le monde des fromages, à travers un travail d’investigation et de découverte.
Il met en lumière deux mondes qui s’affrontent: d’un côté les défenseurs du goût et de la diversité, de l’autre les firmes multinationales, les lobbies et la mondialisation.
C’est ce conflit que Périco Légasse, journaliste gastronomique et Erik Svensson, jeune suédois d’origine française, notre candide, ont exploré à bord de leur camping-car. Ils ont parcouru près de 20.000 kilomètres en France, en Italie, en Belgique, aux USAŠ Le constat qu’ils ont fait au retour de cette investigation prolongée dans l’univers des fromages est loin d’être négatif. Ils mettent notamment à bas quelques idées reçues. Nous vous en livrons une: les fromages au lait cru n’ont rien à redouter de la commission de Bruxelles… sauf que …. lors de la diffusion, “Toutes les allusions à la dangerosité potentielle du fromage au lait pasteurisé ont été coupées, proteste Périco Légasse, le journaliste gastronomique de Marianne.
Source :
http://olivierbonnet.canalblog.com/…
P.-S.
NDLR : le groupe Lactalis, c’est 32 milliards de chiffre d’affaires en 1999 et 14 000 salariés. Premier groupe laitier européen, il est connu pour ses marques, Président mais aussi Lactel, Bridel, Roquefort Société, Lepetit, Lanquetot. On ne va plus savoir quoi manger !

Lactalis vende anche a Carrefour, Auchan e Lidl che rimarcano col loro nome.

Written by kiriosomega

17 Luglio 2008 alle 11:52

Pubblicato in Società e Costume

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