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Archive for Aprile 2009

Perché non donerò nulla!

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Perché non donerò nulla!

Non donerò nulla né a Voi, né ad altri Soggetti non certo perché sia Arpagone, anzi tutt’altro!

Non donerò nulla né a Voi, né ad altri Soggetti non certo perché sia insensibile al dolore di chi soffre, anzi tutt’altro!

Non donerò nulla né a Voi, né ad altri Soggetti perché la donazione è solo un atto per assopire la propria coscienza di “falliti morali”!

Non donerò nulla né a Voi, né ad altri Soggetti sino a che ciò che sarà donato sarà deducibile dalle tasse!

Non donerò nulla né a Voi, né ad altri Soggetti perché il sistema delle donazioni permette di far sopravvivere una società irriverente verso chi soffre! Una società dell’improvvisazione, della mancanza del senso morale, della carenza del senso socio/politico delle cose!

Inoltre, e questo sarebbe bene che fosse dal pubblico risaputo, nelle tasse che il contribuente italiano o italyota paga, e paga con un carico fiscale altissimo, certo il più alto d’Europa se paragonato alla mancanza di servizi che non gli sono poi resi dallo Stato, sono comprese spese ordinarie e straordinarie che riguardano eventi improvvisi che possono accadere per calamità naturali, però dallo Stato, al bisogno, il cittadino non ha alcun corrispettivo in termini di utilizzo di servizi!

Ma dove va il fiume di denaro che ogni anno il popolo italyota versa? Le inchieste svolte, mai smentite, lasciano ancor più la certezza che il popolo di questa nazione è abbandonato a se stesso e all’improvvisazione di guitti politicanti, e di comici del sindacato!

Lo spreco, con i soldi dell’erario pubblico è enorme, ma sempre, a chi più nemmeno riesce a far fronte alle esigenze della propria famiglia e sue, perché economicamente bistrattato dai datori di lavoro, in primis proprio da questo fatiscente Stato che nemmeno è capace di perequare le pensioni e gli stipendi dei lavoratori al costo della vita, si richiede denaro da versare in opere pie!

Stato dove ogni cosa governativa è retta con incapacità e indegnità!

Stato dove ogni cosa governativa è regno di pressapochismo!

Stato dove anche per le cose governative l’elettorato è stato soppiantato dai Partiti, che si sono impadroniti d’ogni cosa!

Stato dove i conflitti d’interesse dei politicamente eletti sono sotto gli occhi di tutti, ma dove nessuno fa nulla per porre fine al ludibrio e allo squallore di una nazione che ancora tale non è saputa divenire per mancanza di senso civico!

No! Non donerò nulla, non l’ho mai fatto e mai lo farò!

Ma sono certo piango veritieramente, assai più di tanti crapuloni che usano il denaro pubblico per i loro capricci!

Piango, ne sono certo, più di tutti i farisei che si fingono angosciati dal dolore partecipando a trasmissioni televisive per loro create ad hoc anche in mezzo ai poveri abruzzesi!

Piango per i bambini malnutriti e sofferenti al punto tale da essere clienti fissi della malnutrizione, e mi chiedo come ciò possa essere possibile! La risposta è sempre unica: “Le popolazioni cui quei bambini appartengono sono tenute volontariamente in regime di schiavitù economica per depredarli di quelle terre che possiedono, e in più, dove qualcosa sembra economicamente muoversi, tra quelle povere genti s’impiantano regimi agricoli che nulla hanno a che fare con la loro cultura e con le loro necessità alimentari”!

Erano poveri con dignità! Ma l’opulento Occidente li ha resi dei disgraziati senza dignità!

No! Non donerò mai nulla e non pretenderò mai nulla in dono da un mondo viscido e immorale come questo che vivo!

Condannai nel mio piccolo il bel gesto di Giovanni XXIII, per me ultimo grande papa insieme a Albino Luciani, quando donò la tiara tempestata di pietre preziose per gli sventurati indiani colpiti dalle carestie.

La tiara scomparve, ma la fame è ancora lì!

Ho condannato nel mio piccolo la chiesa che ha sbandierato a tutta la stampa di donare 5 milioni di euro per gli abruzzesi perché è scritto: “Non fare sapere alla tua mano destra cosa fa la tua mano sinistra”! Ma che fine ha fatto, per la gerarchia ecclesiale sempre solo affamata di teocrazia e clericocrazia, la parabola che insegnavano certi “insignificanti” preti di periferia, quelli dei “vangeli scomodi” che favolavano sul ricco epulone e sul suo modo di fare donazioni!

La chiesa, con il suo dare, non ha fatto nulla di più che il suo dovere… non c’è nemmeno da ringraziala!

Questa è l’epoca del farisaico, dell’apparire, del liberismo economico, del consumismo vituperato e combattuto… però solo a parole da chiesa, cattolicesimo, politica e massoneria!

Non donerò nulla né a Voi, né ad altri Soggetti perché rispetto la coscienza d’essere UOMO,

e la coscienza di essere me stesso con il mio carico di difetti, ma anche di speranza per una società migliore!

E dire che queste idee, oltre che in famiglia, mi furono ripetute da preti di periferia nei collegi salesiani e di gesuiti che frequentai! Purtroppo quella razza di preti è stata fatta sparire!

kiriosomega, l’agnostico per grazia ricevuta [che per non creare polemiche non cita il malfare che circonda molte cosiddette Onlus].

Written by kiriosomega

15 Aprile 2009 alle 17:00

… mo che ce farai?

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MO CHE CE FARAI?

di kiriosomega/carboc

Te do ‘na pizza cher video telefonino da family te diventa orfany”. Questa potrebbe essere la nuova frase che, in vari dialetti, è sulla bocca di tutti mentre l’azione espressa diventa anche il novello sport nazionale che farebbe fremere le masse.

Si, ciò è veramente ipotizzabile perché, nonostante abbiamo adottato dalla lingua inglese anche la parola “privacy”, possiamo affermare che la sua nozione è ogni giorno meno rispettata, sempre più arcana ed iperuranica.

Alle telecamere dei satelliti spia militari e di altri soggetti, che con la motivazione della nostra sicurezza da ogni sito ci spiano ma che in realtà tutelano solo gli interessi del capitale, dei loro detentori e del Potere costituito, si sono affiancati i moderni computers capaci di scrutare nelle nostre case e nelle nostre abitudini. Così riceviamo anche messaggi pubblicitari via etere da chiunque vuole irretirci “con un canto brasilero” e con la scusa del progresso che c’illumina la mente, mentre corriamo il rischio che anche i numeri di codice delle nostre carte di credito siano sottratti dai soliti ladri sempre attivi.

Quando poi desideriamo stipulare un contratto tramite internet, è ormai anche inutile dire provare per credere, siamo costretti ad accettarlo in toto e senza deroghe nelle parti che riguardano la pubblicità che la società, cui ci rivolgiamo, attua, in caso contrario la macchina ci ripeterà con “infinita pazienza” che non abbiamo barrato un campo obbligatorio. Ma c’è ben di più, perché siamo costretti ad accettare che la stessa società comunichi i nostri dati anagrafici a ditte consociate e ad altre che si assoceranno, poi, mentre ponderiamo sul da farsi arriva il primo messaggio istantaneo confidenziale. “Ciao, sono…P… lavoro come segretaria o commessa o… Chiamami…”. Qui iniziano promesse a non finire che comprendi, se sei scaltro, riguardano arti amorose virtuali a pagamento, ma se ti lasci irretire scopri, quando ti si snebbia il cervello per solito di fronte all’enorme costo della bolletta telefonica, che l’aggettivo “amorose” era solamente rivolto al tuo portafogli.

C’è dunque una gran differenza con gli anni della mia lontana goliardica gioventù universitaria, perché almeno allora esisteva… “un nascosto sano vecchio meretricio” ed acquistavi, pro tempore, l’oggetto del piacere desiderato. Ora invece ti propinano immagini porcografiche chissà di chi, con abbinati sospiri e mugolii di una signora che sta guadagnandosi qualche soldo in un centralino telefonico. Scusate per essere alla page devo scrivere –call center-.

Ma che volete, c’informano intanto i ben informati garanti per questo e quello, è l’era della tecnologia ed il progresso crea nuove occasioni.

Certo, esistono nuove occasioni ma solo per i “furbi” e le arrembanti società di capitale che fanno quello che vogliono all’insegna del concetto: “Sei un utente? Hai solo diritto a subire il Potere” e continuano “…Dammi i quattrini che hai in tasca, tanto non sono tuoi ed è meglio che li tengo io”.

Per quanto riguarda un’altra piaga, quella della cosiddetta “messaggistica istantanea”, che tutti subiamo quando ci colleghiamo ad internet e che gli antivirus possono controllare solo se abilitati a farlo dopo congruo pagamento, interpellato il servizio … si ottiene la risposta che il “caso” non è di loro competenza ma del servizio prestato da … Quest’ultimo, anch’esso raggiungibile solo attraverso la trincea rappresentata dai centralini telefonici, spesso con personale raccogliticcio e poco educato, alla stregua di tutti gli altri similari, comunica genericamente che il servizio è pubblico, che non può essere modificato, e che la Legge non lo vieta.

Attenzione, nel gioco di parole nessuno dichiara che il problema, nella legge, non è nemmeno contemplato e che per questo non lo vieta!

Il solito –vuoto- voluto dal sistema per lasciare un mondo di chiaroscuri in cui far rimestare i furbastri di turno”.

Possiamo quindi affermare, in conclusione di questo preambolo, che nascosti dietro i centralini telefonici con interlocutori spesso stanchi, avviliti e troppo spesso precari, si nascondono gli interessi dell’ultaliberismo che è divenuto impersonale ed irraggiungibile. Il “Scior parun da le belle braghe bianche…” si è “transustanziato” reincarnandosi in un lontano paradiso fiscale lasciando in sua vece miseri mortali, i centralinisti, incaricati di ricevere gli improperi e talvolta le parolacce degli utenti. Gente, questa, che durante l’esercizio della propria funzione, nell’intento di guadagnare l’indispensabile per vivere, è spesso costretta ad essere evasiva nelle risposte agli utenti perché obbligata e fiaccata dalla noia di rispondere sempre le stesse cose ai medesimi quesiti. Sul vertice opposto del trust, e sempre in sostituzione del padrone, nell’empireo della dirigenza della s.p.a. e della holding compaiono i laureati. Sono quadri dirigenti che hanno superato corsi formativi in comunicazione e master, sono i centurioni del nuovo millennio, i boiardi del capitale privato, i difensori fino all’ultimo della democrazia (poca) mercantile (tanta), i burocrati della globalizzazione. Sono sempre preparatissimi nel compito di scavar quattrini ma sono sempre accompagnati da gran povertà morale e di spirito, perché alla natura sono venuti male, nella testa. E’ gente in carriera, troppo spesso ignorante dei problemi della popolazione, dei figli e della loro educazione, ed è incapace di tornare “umana” per valutare i dilemmi e i drammi degli uomini.

Ecco allora che torna a galla, per il Lettore attento, la gran differenza tra idea ed azione del gorilla di D’André e della sua tragica ultima scelta e, così, anche riscopriamo un concetto societario economico di una passata sana dottrina politica, unico reale contraltare al materialismo capitalistico ed all’ideologia marxista e, proprio per questo, volutamente da ambedue posta in oblio.

“…Il massimo benessere degli uomini non coinciderà mai con il maggior beneficio industriale”. -Il massimo profitto ricercato dall’industria, eccedendo le reali necessità delle genti, imporrà, come già avviene, il suo dictat ed i propri falsi dei agli organismi politici che per antonomasia dovrebbero tutelare la collettività-. In questo modo, il capitale, per i suoi peculiari interessi, stravolgerà i diritti dell’uomo e delle sue attese di una vita migliore che non è riposta solo nell’avanzamento economico/tecnologico”.

Ma l’ultimo affronto verso la libertà dell’individuo è scattato, anche in Italia, da quando è giunto il video telefonino. Quest’oggetto è certo utile per tante cose ma pericolosissimo per altri meno leciti e spesso inconfessabili fini, mentre ormai ognuno di noi è già sua preda. In Giappone ne sono stati venduti circa venti milioni d’esemplari contro gli otto milioni degli Stati Uniti e oltre una decina di milioni che già circola in Italia –questi dati risalgon o a un paio d’anni addietro-. Esistono perciò eserciti di persone dotate di scatto web, video a porter, che  trasmettono a parenti, amici, semplici conoscenti, nemici e, senza “licenza alcuna”, su internet, immagini di fatti privati altrui in tempo reale.  Ma anche Google, il maggior motore di ricerca si è imbarcato in quest’avventura attraverso suoi programmi così da porre in web immagini di volti di gente intenta alle sue cose.  E la loro  moralità (assai scarsa) ribaltando di propria iniziativa le leggi costituite, fa sapere che se qualcuno si sente leso per essere stato fotografato e posto alla berlina, deve avvertirli per  essere reso iriiconoscibile, ma se ciò è possibile perché si può cancellare la targa di un’auto, la stessa cosa non è fattibile per il macellaio che sta sotto casa mia e che se anche oscurano il suo volto io riconoscerei per il luogo a me usuale dove si svolge il fatto. Ma è anche chiaro che chi ha motivo di lamentarsi del cattivo trattamento subito potrà farlo solo dopo che il suo riconoscimento è avvenuto, dunque, a danno ormai avvenuto!

Ovviamente, i possibili soggetti delle immagini pubblicate sono infiniti, almeno per quanto è infinita la stupidità del cretino che è sempre più ingegnosa di quante precauzioni sono poste in essere per impedirgli di nuocere.

Le società che gestiscono l’U.M.T.S. e tutto quel genere di cose, di fronte alle prime generiche accuse e lamentele, già obiettano che l’uso del video telefono in diretta, anche non mediato da interlocutori consapevoli e coscienti dei dispositivi di legge, supera, in beneficio, ciò che può essere il non lecito. Così, piccole tristi storie di periferia restano ancorate, tra l’altro, a matrimoni rotti con figli senza più il babbo accanto ed a gelosie, a volte feroci, apportatrici di ben più gravi avvenimenti. Anche il servizio pubblico non è meno bersagliato dall’utente frustrato e dal giornalista in cerca di scoop. Ma la tecnologia presto condurrà a telecamere telefoniche mignon con microfoni direzionali amplificatori di suoni e poi ci fornirà “de li mejo mortacci loro”, tanto che esclameremo a proposito dei loro master “C’hai na tellina ar posto der cervello, ma sì te pijo te faccio du’ occhi neri che se ‘ncominci a mastica’ bambù er WWF te protegge”.

Ma a parte lo scherzo il problema che dobbiamo affrontare è terribilmente serio, proprio perché “Un’immagine vale più di mille parole” come già recitano più pubblicità di reti di videofonia.

Click, fatta l’immagine e spedita come messaggio s.m.s. al prescelto gestore del web, da questo si ottiene la dichiarazione che la diapositiva sarà in rete entro pochi minuti e, per incrementare il servizio che sempre è a pagamento, è indetto un premio giornaliero per la foto più “interessante”. Non è però ancora noto se è comunicato il nome del vincitore o, per ragioni di privacy, esso deve essere occultato al pubblico.

Intanto il deputato alla privacy che fa? Studia il problema per far si che non ci siano problemi!

Nel frattempo, in attesa di definire la questione giuridica quando è violata la legge sulla “ragion privata” della persona e della sua vita, come ci si può difendere?

Presto detto, ricorrendo al giudice di pace che certo ha poco da fare, e che perciò dovrà seguire anche questi meschini casi in uffici in cui è costretto, a sua discrezione, a comperarsi le penne, gli inchiostri e la carta. Ma quando l’autore del misfatto è un minorenne chi pagherà il danno materiale avvenuto, e se il linimentum pecuniae non potrà essere oblato dai suoi genitori disoccupati, salariati o stipendiati cosa potrà fare la persona che ha patito il danno?

Il rimedio è tuttavia già dietro l’angolo con grandi sorrisi e compiacimento delle società assicuratrici che già cercano la nuova pubblicità: “Vieni da noi! Premi modici! Non lasciare che quell’incosciente –bastardone- di tuo figlio ti rovini”. E la nuova assicurazione sarà obbligatoria ed indicizzata come la R.C.A!

E mentre queste nuove controversie sempre più comunemente si manifestano, il mondo sempre più s’accascia nel suo malessere dovuto al materialismo capitalista la cui essenza fu evidenziata per la prima volta in un documento del 1950 redatto da George Kennan allora Capo del Dipartimento di Stato U.S.A. Il documento, denominato “Piano di Studio delle Politiche Economiche”, così recita: “…E’ in nostro possesso circa il 50% delle ricchezze mondiali ma solo la popolazione statunitense può accedervi… ed è noto che essa rappresenta solo il 6,3% di quella mondiale… In quest’ottica è manifesto che non sappiamo e non possiamo sottrarci dal provocare invidia e avversione contro di noi… Il nostro vero obiettivo per il prossimo futuro è di progettare e proteggere accordi commerciali che ci permetteranno di mantenere questa condizione di disparità… Per ottenere questo risultato abbiamo la necessità di fare a meno di tutti i romanticismi e d’ogni sogno ad occhi aperti… Dobbiamo dunque valutare attentamente i nostri obiettivi immediati… Abbiamo anche l’obbligo di smettere di parlare d’obiettivi irreali come i diritti umani, il miglioramento delle condizioni di vita e la democratizzazione degli altri popoli… Il giorno nel quale si vagheggiava di Potere in modo corretto è ormai lontano…”.- Questo corsivo è liberamente tradotto da “What Uncle Sam Really Want” di Noam ChomskyEdizioni Odonian Press, 1986”-.

E’ agghiacciante leggere la dichiarazione del secolo trascorso, sopra riportata, che possiamo però accostare, per similarità di concetti, con ciò che proferì durante il suo mandato il Presidente U.S.A. R. Reagan quando pubblicamente affermò: “…Il benessere del popolo americano non si tocca né si baratta…”. La stessa egoistica e delirante concezione è anche riportata in ciò che si legge nello statuto dello statunitense P.N.A.C. –1997- “…La leadership del nostro Paese deve dominare il mondo…”.

Intanto tutto è orchestrato e condito dalla gran robustezza economica che le nascoste forze sioniste della “Grande Mela” sanno sviluppare con i loro interessi, città questa dove esse sono presenti in così gran numero da soverchiare quello dei loro connazionali viventi tra Israele e Russia.

In conclusione del nostro discorso possiamo affermare che anche il video telefonino si aggiunge all’ampia categoria dei falsi dio perché è solo uno status symbol, una non vera utilità quando non è affidato a professionisti della comunicazione.

Ah, dimenticavo “ ‘er capitalismo è tarmente brutto che si lo vede er sole nun nasce ‘l giorno dopo”.

Written by kiriosomega

13 Aprile 2009 alle 14:09

riflessioni rabbiniche palesi e nascoste!

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riflessioni rabbiniche palesi e nascoste!

riflessioni rabbinche: PREDARE LE TERRE ALTRUI- SOTTRARRE IL CONTROLLO DELLE ACQUE- IMPEDIRE LE ATTIVITA' COMMERCIALI- DISTRUGGERE- MASSACRARE CHIUNQUE- PER PERDERE COMUNQUE ENTRO 20 ANNI. PER ME TUTTO QUESTO HA UN NOME: "CRIMINE CONTRO L'UMANITA'"!

riflessioni rabbinche: PREDARE LE TERRE ALTRUI- SOTTRARRE IL CONTROLLO DELLE ACQUE- IMPEDIRE LE ATTIVITA’ COMMERCIALI- DISTRUGGERE- MASSACRARE CHIUNQUE- PER PERDERE COMUNQUE ENTRO 20 ANNI. PER ME TUTTO QUESTO HA UN NOME: “CRIMINE CONTRO L’UMANITA’”!

Written by kiriosomega

12 Aprile 2009 alle 20:19

Pubblicato in Delitti contro l'uomo!, Disegni satirici

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io agnostico per grazia ricevuta… auguro ai credenti buona pasqua.

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io sono agnostico... però auguri a tutti i credenti!
io sono agnostico… però auguri a tutti i credenti per la loro [pasqua!]…  in realtà, nella tradizione nordica, OSTARA, Eostre o Eostar o Estia o Vesta, la dea greca dell’abbondanza corrispondente alla greca Opi. Dea dell’abbondanza festeggiata nel giorno dell’equinizio di primavera, poi dal cristianesimo/giudaico trasformata in pasqua. QUANTE MENZOGNE CLEROCRATICHE IN QUESTO MONDO, E QUANTE ROVINE DOVUTE ALLA TEOLOGIA.   SE TUTTI I RAGAZZI DEL MONDO SI DESSERO LA MANO MANDEREBBERO TUTTI NOI ADULTI A FARE IN C…  GIÀ’, PERCHÉ’ NOI ADULTI, IL MONDO, L’ABBIAMO AVUTO IN PRESTITO DA LORO, E GLIE LO STIAMO RICONSEGNANDO COME SE FOSSE UNA CLOACA! kiriosomega, agnostico per grazia ricevuta!

Written by kiriosomega

10 Aprile 2009 alle 13:30

Pubblicato in Società e Costume

Dogmi? Come si creano? Chi li sancisce? Sono tanti? Quali sono?

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Dogmi? Come si creano? Chi li sancisce? Sono tanti? Quali sono?

di kiriosomega

Gli assiomi della fede.

Quand’ero studente, iscritto presso una facoltà teologica, l’insegnante di teologia morale, un agostiniano, chiariva, tra le primissime cose del suo programma, che dio esiste, e che il concetto, udite, udite, può essere spiegato con la LOGICA!

Come si possa logicamente spiegare il concetto d’infinito attribuito al dio proprio non so, ma la funambolica tesi era così proposta: “L’innata religiosità dell’uomo istintivamente preconizza ed inconsciamente perora la necessità del dio creando un culto (religione), poi, l’uomo, presa conoscenza attiva del fenomeno trapassa dall’inconscio al conscio, condizione che indispensabilmente conduce alla fede che, terzo caposaldo della spiegazione, dimostra con la sua esistenza anche la necessità della realtà dell’ente supremo.

Tutta quest’arditissima tesi non solo non dimostra alcunché, ma durante il liceo, od anche alla scuola media, la spiegazione di un qualsiasi teorema facendo ricorso a se stesso per svolgerlo avrebbe condotto ad una squillante bocciatura del cretino che così si fosse espresso.

Il discorso dell’insensato uomo in gonna continuava poi nel dire, nuovamente udite, udite, che la tesi era però classificata “assioma della fede” dai suoi stessi sostenitori. Ma allora…? Beh, per logica deduttiva rispondiamo:

Incoerenza o stupidità?

L’assioma è indimostrabile, dovrebbero sapere i privilegiati interlocutori con il dio (loro), perché, in caso contrario sarebbe un teorema che sempre è soggetto all’antico c.v.d. (come volevasi dimostrare).

Ricordate la geometria classica, quell’euclidea, che asserisce che ogni forma complessa esistente si basa sull’esistenza del punto che è affermato come assioma perché indimostrabile? Il punto, infatti, non ha tridimensionalità così come il dio (Agostino e successivi), solo che nello studio delle forme, per progredire nelle nostre conoscenze, abbiamo creato la geometria non euclidea ed appreso anche lo studio delle curve tipo Mandelbrot; mentre nel campo delle congetture teologiche siamo rimasti fermi alle ancestrali paure.

Possiamo dunque logicamente sostenere che dogma=assioma, per la comune matrice dell’indimostrabilità!

Come si crearono i dogmi?

La maggior parte di questi indiscutibili principi teologici fu definita nei primi secoli del cristianesimo, quando si rese necessario, pro domo sua, distinguere le convenienti verità di fede da quelle sconvenienti definite eretiche.

Le verità dogmatiche sono contenute, a dire della teologia cristiana, nella rilevazione divina e manifestate nelle Sacre Scritture o nella tradizione della Chiesa che discrezionalmente si avvalse, per il proprio consolidamento, del profetismo giudaico e della falsa scienza teologica che speculò sulla natura del dio, necessariamente giungendo, per l’insostenibilità dei concetti formulati, al dogma che sempre è proclamato in un concilio e dal papa in prima persona. Con quest’atto, l’ultimo dei monarchi assoluti, il papa re, vincola tutti i credenti a prestare fede al suo dire per fede.

Allorché sancito, il dogma diviene indiscutibile all’interno dello stesso corpo dottrinario e non può essere abrogato, ma solo “dilatato nelle coscienze e nella sua sostanza”. L’articolo di fede, ora libero di “volare nelle percezioni” dei credenti, per la sua accettazione diviene nuovo caposaldo della fede, che, per estensione conduce ad un successivo concepimento illogico di una nuova assurdità dogmatica che cristallizza ed involve il pensiero dei credenti, così che ogni futura razionale evoluzione della loro mente è impossibile. Anzi, essi stessi sostengono la propria identità fideistica, sempre più ammaliati da una lunga tradizione sociale e familiare, con arroganza e prepotenza sino a dichiararla l’unica e vera, non pensando che il loro tragico mentale comportamento sarebbe eguale, ma con difesa di diverso simbolo, se fossero nati islamici o giudii.

Con questa metodica l’illogica premessa necessariamente costruisce altre successive paranoiche tesi, che, per esprimerci con un’espressione culturalmente avanzata, camminano con il culo per terra!

Chiaramente dobbiamo chiederci la motivazione di sì gran costrutto d’idiozie, ma la risposta è semplice: “Speculare, da parte dei preti, sull’umana paura della morte e del nulla, così facendo i propri comodi mentre detengono il controllo del territorio e delle menti dei poveri di spirito”.

Purtroppo, il castello di bugie assiomatiche condusse nei secoli culturalmente e tecnologicamente meno avanzati ad una gran produzione di dogmi, mentre, al contrario, nei tempi moderni gli uomini con la gonna se ne guardano bene dal crearne di nuovi, perché si scontrerebbero con la SCIENZA, IL CUI METODO E’ LA CRITICA DELL’ACQUISITO E DELL’ACQUISIBILE.

Come già abbiamo accennato, la supremazia clericale, quella dei ministri nulla facenti del dio, esige il controllo dei territori e delle intelligenze dei poveri di spirito sempre “tassati dal pizzo del salvamento”, e queste stesse masse esagitate sono indotte a scagliarsi, e si scagliano, contro ogni diversità definendola eresia, di fatto impedendo o rallentando l’evoluzione sociale perché sempre allucinati sostenitori dei propri interessi.

Dunque, possiamo affermare che a monte d’ogni guerra c’è un’economia del credo religioso che, infondendo la certezza e la necessità delle proprie scelte, sancisce il diritto al comando, proprio per questo, preti d’ogni dove, anche appartenenti allo stesso credo, benedicono gli armigeri e le bandiere in partenza per la guerra.

QUASI UN ELENCO DEI DOGMI.

Nonostante il proliferare dei dogmi teologici non esiste, stranamente, un elenco ufficiale di essi, e tale mancanza è dovuta, a mio logico parere, alla sconvenienza di una loro precisa identificazione per non creare un unico grosso contenzioso con la scienza.

1° DOGMA: Dio è uno e trino [SECONDO ME E’ PIU’ QUATTRINO]. Ha assunto la forma di principio stabilito durante il concilio di Costantinopoli del 381 n.e. Dio è uno solo in tre persone: Dio-Padre, Dio-Figlio e Dio-Spirito Santo. Le persone divine sono distinte tra loro, ma la loro distinzione non divide l’Unità divina.

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2° DOGMA: Gesù Cristo è Figlio unigenito di dio, generato, ma non creato, della sostanza del Padre, eterno e immutabile. Fu concordato durante il primo concilio di Nicea nel 325 n.e. Gesù Cristo è il Figlio di Dio, è stato generato prima dei secoli, ma non è una creatura di Dio, ed è della stessa sostanza del Padre.

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DOGMA: Maria è Madre di Dio
Dogma proclamato dal concilio di Efeso (431). Maria è Madre di Dio perché è madre di Gesù. Infatti, colui che è stato concepito per opera dello Spirito Santo e che è diventato veramente suo figlio, è il Figlio eterno di Dio Padre. E’ Dio egli stesso.

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DOGMA: Gesù Cristo è vero Dio e vero uomo
Gesù Cristo, nell’unità della sua persona divina, ha due nature inscindibili, quella umana e quella divina, ed è perfetto quanto alla divinità e perfetto quanto alla umanità (concili di Efeso, 431, e di Calcedonia, 451).

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DOGMA: Maria è sempre vergine
Il II concilio di Costantinopoli, nel 553, sancì la perpetua verginità di Maria: prima, durante e dopo il parto di Gesù Cristo. Quando i Vangeli parlano di “fratelli e sorelle di Gesù”, si tratta di parenti prossimi.

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DOGMA: Il purgatorio esiste
E’ lo stato di quanti muoiono nella grazia di Dio, ma, anche se sono sicuri della loro salvezza eterna, hanno ancora bisogno di purificazione. La dottrina del Purgatorio fu sancita come dogma nei concili di Firenze (1439) e di Trento (1545-1563).

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DOGMA: Transustanziazione
E’ la conversione del pane e del vino nel corpo e nel sangue di Cristo, al momento della consacrazione. La transustanziazione divenne dogma nel 1215, nel IV concilio Laterano, e fu confermata dal concilio di Trento, quando la Chiesa cattolica, in seguito alla riforma protestante, stabilì i confini dell’ortodossia.

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DOGMA: Immacolata concezione
Proclamata da papa Pio IX l’8 dicembre 1854, stabilisce che la Vergine Maria è stata concepita pura, senza peccato originale. E’ cioè stata preservata dalla condanna universale del peccato fin dal concepimento.

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DOGMA: Infallibilità papale
Il dogma è contenuto nella costituzione Pastor aeternus approvata dal Concilio Vaticano I il 18 luglio 1870. Afferma che il papa deve essere considerato infallibile quando parla ex cathedra, cioè quando esercita il suo “supremo ufficio di Pastore e di Dottore di tutti i cristiani” e “definisce una dottrina circa la fede e i costumi”. Pertanto quanto da lui stabilito vincola tutta la Chiesa per sempre.

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DOGMA: Assunzione di Maria
E’ l’ultimo dogma, proclamato da papa Pio XII il 1° novembre 1950. Indica che la Madonna, finito il corso della sua vita terrena, fu “assunta” (cioè accolta) in Paradiso con l’anima e con il corpo, accanto al Figlio e a Dio Padre.

Written by kiriosomega

5 Aprile 2009 alle 02:23

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pstt… vogliamo dirti dove metterti il mattone!

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pstt... vogliamo dirti dove metterti il mattone!

pstt... vogliamo dirti dove metterti il mattone!

Written by kiriosomega

3 Aprile 2009 alle 16:37

L’illogicità del soprannaturale!

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L’illogicità del soprannaturale!

L’illogicità del soprannaturale!

“Se pensi non credi. Se credi non pensi.”.

Signor
papa: ma il suo dio è trino o quattrino?

Omai da tanti anni osservo, muto spettatore, il modus operandi della sua chiesa, e devo affermare che sempre più ne resto sconcertato anche per lo sfacciato perseguimento che essa svolge verso il quattrino piuttosto che nei confronti del celebrato trino. Più esplicitamente voglio dire, sig papa, che se mai è esistito un dio con cui la fede umana ha creato alleanza, i maggiori avversatori di tale intesa sono stati proprio i preti di cui Lei è capo, i quali, nell’interesse della temporale clericocrazia, hanno distrutto genuine credenze popolari facendone una non capibile teologia.

Anch’io, sig papa, come tanti italiani provengo da una famiglia cristiana cattolica che mi fece studiare presso salesiani e gesuiti in qualità di “convittore interno” come una volta s’usava dire e fare, e forse fu proprio in quei collegi che
nacquero la mia critica verso la chiesa gerarchica ed il feroce dubbio sull’esistenza del dio.

Sì, lo so che a Lei, sig papa, non glie ne può fregar di meno sulla natura della mia cultura e credo, ma abbia la pazienza d’ascoltarmi e comprenderà che il mio discorso La coinvolgerà in prima persona.

Asserivo che la mia famiglia originaria era di formazione cattolica ed anche d’elevata istruzione profana, ma non feci molta fatica a comprendere che di cristianesimo non conoscesse nulla oltre le storielle domenicali, e nemmeno sul cattolicesimo e sulle sue nascoste trame doveva essere molto edotta. Infatti, sig papa, il pensiero laico socialista, che s’affacciò nel mondo occidentale dall’inizio novecento, fu assai duramente combattuto dai suoi predecessori sino ad opprimere le coscienze che volevano riscattarsi da una vita di miseria ed umiliazioni, e ciò continuò sino al ridicolo, come Lei ben sa, quando ancora negli anni cinquanta, un secolo dopo l’unificazione d’Italia, esisteva l’indice dei libri proibiti affisso nelle parrocchie per schiacciare quella cultura che Lei definirebbe satanica. L’operazione clericale, sempre sottile e grossolana insieme, non traguardava, però, solo l’ottundimento delle coscienze dei singoli
attraverso l’imposizione dell’insegnamento religioso scolastico con ciò accantonando l’educazione civica [mi piacerebbe discutere dalla mozione Casati Stampa del 1852 per giungere ai giorni nostri, ma sarebbe troppo lungo], ma si spingeva oltre per contrastare il nascente mondo laico. Infatti, ricorderà, sig papa, come dai suoi predecessori fu coccolata la cattolica Democrazia Cristiana, dopo che già erano avvenuti i vituperabili accordi con i Liberali (Patto
Gentiloni, 1913, per non fare esistere il divorzio in Italia) e la caduta del fascismo, e tutto ciò affinché quel partito detenesse il controllo del potere repubblicano continuando ad impregnarlo di cattolicesimo di cui ancora non ci siamo
liberati. Oltre la duplice azione descritta, al buon fedele anche era obbligo praticare i sermoni di commento dei vangeli e della bibbia, ma non di leggerne i libri, perché, ricordo anche a me era ripetuto da parte dell’uomo che in paese era in gonna nera: “…da solo non puoi capirli… devono essere spiegati… ascoltami!”.

Asserivo che i miei genitori erano come tanti altri indotti ad occasionalmente parlare, o forse meglio straparlare, di Gesù e santi, in verità solo la mamma perché il babbo mai intervenne in tali storielle, e ricordo che una volta lapidariamente affermò: “Son cose di donnette”.

In ogni caso non sapevano nulla del Cristo, né avevano mai letto il Vecchio Testamento che la chiesa ha contrapposto al Nuovo per un imbroglio di traduzione tra “brth” B(e)r(i)th, “l’alleanza/patto/fede”, diathéke (diathéke-diathékai patto/fede), che fu traslitterato in “testamentum” e poi “testamento; ma, ben riflettendo, il testamento non lo stilano persone che sono in punto di morte? Forse che Lei sa che il suo dio è morto e non vuole comunicarlo?

Il mio riscatto dal dogma, già in nuce esistente sin da tenera età, maturò con l’approfondirsi dei miei studi di storia della filosofia, delle religioni e della chiesa di Roma, ottenendo infine la certezza della verità acquisita con l’apprendimento teologale condotto per mio esclusivo piacere perché già ormai laureato in una disciplina empirica.

Ah, sig papa, per la precisione, la facoltà teologica in cui m’iscrissi mi cacciò prima della laurea quinquennale non perché cattivo studente, anzi, tutt’altro, infatti, avevo prodotto anche alcuni contributi culturali con traduzioni dall’ebraico e stesura di una notevole massa di dati che circolavano tra gli altri studenti, però il direttore dell’istituto decise che “non ero umile”, ovvero pericolosa faina per il suo pollaio, e con tale mistificata motivazione mi cacciò dalla facoltà che, al contrario delle scuole della repubblica, ma questo Lei ben lo sa, in Italia è privata e gestita dal Vaticano, cosa che mi tenne dall’esordire in tribunale per giusta causa.

Dopo la premessa, forse doverosa o forse solo chiacchiera, guardiamoci un po’ da vicino, sig papa, e disputiamo come vecchi amici.

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Certo già Lei ha notato, sig papa, che non L’appello “santità”, ma la nomino signore, però Le chiedo di non adombrarsi per l’impiego del termine con cui non è aduso sentirsi nominato, anzi, l’utilizzo di tale locuzione vuol significare che ancora La stimo come persona con cui gradirei avere uno scambio d’opinioni. Perciò subito Le domando, conoscendo la storia glottologica del sostantivo “papa”, come può accettare che Le sia rivolto senza sentirsi un millantatore nei confronti della naturalezza e semplicità di cui sempre va divulgando la necessità. Eh sì, sig papa, perché Lei s’atteggia all’esatto contrario del suo dire anche con il vestire paramenti e travisamenti che mi forzano il pensiero verso i signori della risata, intendo i clown del circo. … Certo, signor papa, comprendo che Lei è prigioniero del suo ruolo, e che la gerarchia, il popolino… hanno le loro necessità, ma provi, proprio Lei, pian piano ad essere “più umile” e pudico nel proporsi, con ciò, anche se pia favola, ne trarrà beneficio la sua fede.

Però, sempre in tema di celebrata semplicità di vita e di stranezze da Lei commesse, desidero guidare la sua attenzione anche verso il fatto di come Lei si porge alle masse plaudenti e di quanto mostra di compiacersi “nel bagno di folla” ululante. Mihi visum est, anche Lei esclamerebbe da spettatore attento, che proprio quello accennato è il culto della personalità che sconfina nella megalomania presente durante l’accadere di turbe psicomentali a carattere maniacale, o nelle forme dissociative ebefreniche e deliranti, ma anche durante altre patologie che non nomino e che sono vicine al tanto contestato e nascosto dire del “crimen solicitationis”. Tanto grande è la sua immedesimazione con il ruolo assegnatole che il “sentimento di potenza” e megalomania, che emergono dalla recita che compie, novello rabbino, La conducono a formulare gesti con le mani non diversi dalle giudaiche fiche. Anche per questo, dunque, non può definitivamente condannare sedicenti maghi, cartomanti, astrologi e seguaci di qualunque setta, perché per farlo dovrebbe condannare, almeno verbalmente, perfino se stesso dato che ha ormai perso, speriamo per sempre, il braccio
secolare sommariamente giustizialista.

A proposito, sig papa, molti moderni defensor fidei asseriscono che una manovra politica nord europea e/o USA/Israel vuole colpire la chiesa di Roma, altri accusano il solo mondo anglosassone di questo e quello, altri… … … certo che tali manovre esistono, e, in ogni caso, sono accuse che Le cadono addosso come macigni, anzi “massoni”, che Lei e la sua istituzione volevate ignorare sino a che le circostanze non Vi hanno costretto a porvi allo scoperto formulando
accuse contro i dissidenti invece di spiegare la Vostra linea di pensiero. Però, mi chiedo, perché mai i preti non possono essere processati dalle leggi repubblicane italiane, questa è un’altra cosa che non riesco a capire perché deve trattarsi di un nuovo dogmatico misterium fidei; comunque, questo fu un errore fondamentale dell’Uomo Nero che peccava, ahimè, di troppa bontà.

Torniamo al contrasto che Lei mostra con l’evangelico Cristo ed il suo insegnamento, di cui si dichiara esplicito e legale rappresentante in Terra senza nemmeno la certezza della sua storica esistenza. Ma si rende conto, sig papa, che così facendo Lei opera il reato di “abuso della credulità popolare” per manipolazione delle menti culturalmente più deboli, mentre esalta la cattiveria dei più scaltri, i politicanti cattolici, che trovano gli spazi per sottometterli con Lei ed i suoi despoti. Fortunatamente per Lei, sig papa, dal nostro Legislatore fu depennato il reato di plagio, però, se n’avessi la
possibilità, mi piacerebbe riproporlo sotto l’aspetto della “succubanza”, dal succubus latino, lasciando che la gente, istruita, decida chi è il demonio che ancora le sta sopra e la perseguita.

Dunque, amico mio, Lei si diverte a far credere alle masse ciò che Lei non è, e di cui nemmeno Lei stesso ha contezza, tanto s’è compenetrato nel ruolo che adora.

Lei, sig papa, ancora in quest’epoca diffonde la storiella del dio, del suo figlio Cristo Gesù, della madre di dio, -dunque anche il dio ha una madre!-, e lo fa come se parlasse di membri della sua famiglia che diuturnamente vede ed ascolta, mentre è certo che di quelle entità non ne sa più di me. Infatti, in altro consesso, e secondo opportunità, Lei afferma che il dio è inconoscibile, mentre nelle sue facoltà teologiche i docenti s’arrampicano sugli specchi, sempre scivolando, per dimostrare che, assurda tesi: “ La ragione ci conduce al dio attraverso la fede, e che lui/esso si manifesta alla ragione umana attraverso la stessa fede”. Una dimostrazione del genere, che Lei spaccia per logica, non supera nemmeno l’esame di licenza elementare.

Desidero proporle, per ancora ragionare tra noi, una breve serie di citazioni notevoli che, mi permetta l’ardire per l’ardore del discorso, Lei desidererebbe non fossero mai state ideate, ma purtroppo per Lei, esistono:

BINI
- da “Manoscritto di un prigioniero”: “Il cuore e la sventura  produssero
la religione naturale.”

BROWNE
– da “ Urn burial”. “In alcuna cosa gli uomini hanno perduto la ragione quanto nelle questioni di religione.”

EURIPIDE
– da “Bellerofonte”. “C’è qualcuno che può affermare che in cielo ci sono gli dei? Non ci sono…”

FEUERBACH
- da “Essenza della religione”.  “Dio, altro non è, se non l’essenza della fantasia  e dell’immaginazione.”

FRANCE
– da “Le sette mogli di Barbablù”: “Il nulla è un infinito che ci avvolge, di là giungiamo e là torneremo. Esso è un’assurdità ed una certezza. Non si può concepire eppure c’é.”

EPICURO
-   da “Dichiarazione sugli Dei”: “Quivi novi potuit tanto post ante quietos ìnlicere ut cuperent vitam mutare priorem?”

GIOVENALE
– da: “II, 149, 152”: “Esse aliquos manes et subterranea regna… nec pueri credunt.”

HUME
– da “Dialoghi sulla religione naturale”: “La religione non ha origine dalla ragione, ma dalla paura e dalla fantasia.”

JONSON
– da “Fall of Sejanus”: “What excellent fools religion makes of men.”

LE DANTEC

– da “L’ateisme”: “Se vi sono degli atei è segno che le prove dell’esistenza della divinità non valgono niente. Esse sono considerate valide da quelli che credono e che, per conseguenza, non ne hanno alcun bisogno. Al contrario, tali prove sono inefficaci per coloro che non credono.”

LICHTENBERG
– da “Osservazioni e pensieri”: “Che cos’è il nostro concetto della divinità se non la personificazione dell’incomprensibile.”

NIETZSCHE
– da “Ecce homo”: “Dio è una risposta grossolana, un’indelicatezza verso noi pensatori. In fondo è solamente un rozzo divieto che è espresso ai ricercatori: “NON DOVETE PENSARE.”

PLAUTO
– “Humanum amare est, humanum  autem ignoscere est.”

RUSSEL
– da “Perché non sono cristiano”: “La religione è una specie di malattia endemica procurata dallo sgomento.”

SCHOPENHAUER
– da “Parerga et Paralipomena”: “Le religioni sono come le lucciole, hanno bisogno del buio per risplendere.”

SENECA
– da “Ercole furente”: “Quod nimis miseri volunt, hoc facile credunt.”

SPENGLER
– da “Essere umano e destino”: “La fede non si pone il problema della logica e del metodo. Essa è fuga dalla logica e dalla prova provata.”

Weiss, Verret, Freud, Otto e Altri, hanno espresso il loro parere, sostanzialmente negativo, sull’essenza del dogma.

A questo punto del discorso desidero farle rilevare che credere in un ente supremo, sia pure il suo dio, non implica che ciò avvenga attraverso la sua mediazione perché una fede non necessita d’intermediari per accendersi, né ha bisogno di sedicenti vicari/parenti/amici dello stesso dio così come avveniva in tempi più antichi con l’animale totem/parente della tribù, avvenimento che invece favorisce il profano religo, dunque il suo reale compito è quello di fare politica pro domo sua.

Per quanto riguarda l’esistenza del Cristo, Lei ha contezza del fatto che l’unica fonte storica che assai fugacemente ne accenna l’esistenza è un trafiletto presente in un solo libro degli Annales di Tacito, peraltro ampiamente rimaneggiati dal Poggio Bracciolini segretario del papa Martino V Colonna. Perciò io ritengo che la sua chiesa, scusi la presunzione, anche per quel rimaneggiamento, per non scontrarsi con filologi e storici, non ha mai spiegato ai proseliti, tra l’altro, che il primo vangelo tra i cosiddetti canonici è stato scritto circa cento anni dopo i fatti narrati. Posso anche testimoniare, oltre al già asserito, che da una mia piccola personale indagine sul moderno popolo domenicale della messa dei poveri, ore 06:30 circa, e dei ricchi, ore 12:00, emerge la totale ignoranza d’ogni fatto storico che Lei assicura come vero.

Di questi tempi è la confutazione storica, anche italiana, del Gesù cristiano, ma Lei, dal punto di vista che sempre la chiesa ha adottato, ossia dell’ignoranza del nemico che così è vinto a metà, non ha mai ritenuto di chiarirci le idee visto che dichiara di conoscere ogni cosa divina in modo infallibile [Infallibilità della chiesa, anno 1076 dogma imposto dal suo collega Urbano II; Infallibilità del papa, anno 1870, dogma voluto da Pio IX]. Non sarebbe perciò ora, per zittire anche la mia voce di piccolo dissenziente, che Lei, sig papa, rappresentante del dio in terra ci ammaestrasse e ci facesse comprendere il nostro errore?

Nell’attesa di sue nuove, sig papa, continuo nella mia esposizione.

Lei afferma, lo scrivevo precedentemente, che il suo dio ha una madre, mentre lo dichiara increato in altre tesi, ma asserisce anche che tale ente ha voluto che proprio Lei sia il suo rappresentante verso tutti noi, perché Lei… … … già perché proprio Lei?

Tuttavia, essendo Lei è infallibile in materia di dogmi divini deve già essere a conoscenza della risposta di quale Cristo, il suo o un altro, ha salvato esseri intelligenti che, ormai assai verosimilmente, sappiamo si trovano in altri mondi. Infatti, l’esobiologia sempre più prepotentemente dimostra la presenza di vita organica in altri pianeti che si vanno scoprendo. Allora Le chiedo: “Il suo dio ha avuto un solo figlio o più figli per salvare dal peccato originale tutti gli esseri che abitano l’universo, e li ha fatti porre tutti in croce o qualcuno l’ha fatto arrostire così come i suoi predecessori amavano che avvenisse in passato, quando non usavano la grande scure che insieme alla barba dei “disgraziati” ruzzolava via anche la testa?”.

Se così è, ma anche se si trattasse di un solo figlio che tale dio ha voluto porre in croce con chiodi, corone di spine, colpi di lancia e pregresse flagellazioni, non crede che un simile padre deve essere condannato all’ergastolo od alla pena di morte per sì gravi patimenti inflitti ad altra persona?

[A proposito di chiodi, tre quesiti particolari mi “perseguitano” sin da bambino, allorché appresi la storia della croce, dei chiodi e d’altro. Mi spiego, della prima sappiamo quasi tutto ed abbiamo, a suo dire, anche lignee reliquie conservate qui e là, ma dei chiodi che mi dice? Vero che chiodi metallici sono noti all’uomo sin dall’età del bronzo, ma chi e dove forgiò quelli per affiggere il Cristo, come mai di questo importantissimo particolare nessuno mai ci ha rivelato alcunché? E il venerato sepolcro di Giovanni di Gamala, ops, scusi, del suo Cristo, dov’è? Possibile che dopo tutta l’importanza che gli si è attribuita nessuno scrittore tra i suoi sostenitori abbia lasciato almeno una traccia per trovarlo? Ma, cosa che storicamente assai mi deprime, è l’affermazione che lo spezzare il pane e distribuirlo con il vino ai partecipanti alla cena fu un atto particolare del suo Cristo, possibile che Lei non sappia che per il rabbi ciò era un rituale consolidato in uso tra i giudei
di quel tempo?]

Certo, sig papa, Lei mi risponderà che sono stati gli uomini a compiere sì gran scempio; però, vorrei rammentarle che Lei afferma, sed semper ad usum delphini, che l’umanità è stata costruita ad immagine e somiglianza del suo creatore.
Perciò, aggiungo io, la creazione deve essergli riuscita proprio male dato che così grandemente belluino è l’uomo. Però, considerando l’asserzione ecclesiale come vera, nuovamente devo asserire che il suo dio non è perfetto perché ha errato almeno nella progettazione della sua specie prediletta. E non ci racconti, sig papa, la favola del libero arbitrio che ancor più dimostra l’inadeguatezza di questo dio, infatti, non seppe nemmeno prevedere che l’uomo avrebbe peccato già nell’eden… Ma Lei non sostiene che il suo dio conosce passato, presente e futuro? Dunque, secondo lei, tale dio già era a conoscenza che l’uomo avrebbe peccato, allora perché punirlo dato che lui aveva deciso l’avvento del peccato sin da quando “l’assemblò”! Ma, altro grave ed incomprensibile avvenimento: “Perché condannare al peccato originale tutta l’innocente sua discendenza?”! Insomma, le aberrazioni mentali del suo dio sono legittime ai suoi occhi, certo al contrario delle colpe di certi uomini che sono dichiarati pazzi criminali od anche criminali pazzi per molto meno… e sempre secondo convenienza.

Torniamo al Cristo, sig papa, e pensiamolo, poveretto, appeso alla croce che la sua tradizione descrive. Bene, non è possibile che un uomo sia rimasto appeso al marchingegno, nemmeno per un’ora, per fragilità dei punti anatomici interessati dai chiodi, e, altra dolente nota, i latini, uomini pragmatici e spicci, non usavano la crocifissione come Lei la narra, ma la loro croce, che tale non era, si costruiva tra due “stipites” (montanti) infissi nel terreno e sormontati da
una “furcula” (forcella) in cui era poggiato il patibulum (trave trasversale) cui era legato il condannato che spesso era esposto a sud est con le palpebre tagliate e con i piedi che appena strusciavano in terra. La vita lentamente s’allontanava dal condannato che in primis diveniva cieco per l’esposizione ai raggi solari, e la morte liberatoria dall’inaudita sofferenza si presentava dopo più giorni d’agonia per esaurimento della “macchina” cuore-polmoni che non riusciva più a compiere un lavoro isovolumetrico. Complici, in ciò, la tetania della muscolatura intercostale e del collo, l’ipossia cerebrale ingravescente, l’edema della glottide, la congestione posturale distale e la terminale fibrillazione atrio ventricolare, scusi se non descrivo particolareggiatamente tutto il meccanismo secondo una diagnosi medico legale.

Comunque sia, sig papa, la sua tradizione recita che il Cristo, dopo la morte in croce, nel terzo giorno lasciò l’ade, o il limbo, che da qualche giorno non esiste più, od altro luogo imprecisato, e con tutto il corpo salì verso la casa del padre che è qui e là e in ogni luogo. Però nemmeno ci comunica, sig papa, Lei che del dio sa tutto, come egli/esso trascorre il tempo… perché un tempo ci deve essere, lo deve vivere il suo dio, visto che Lei dichiara che impiegò sette giorni, con il dì di riposo, per costruire il mondo.

Se entriamo per un momento di soppiatto nella logica matematica possiamo affermare, sig papa, che tracciando una retta orientata con un’origine a piacere indicata con 0, otterremo due semirette con vettore opposto e tendente, per la geometria euclidea, all’infinito positivo e negativo. Supposto che la tesi del doppio infinito possa essere vera, non lo è, in ogni caso otteniamo che tutto ciò che esiste è contenuto, come inferenza, nell’universo stesso che abbiamo sostenuto essere infinito. Però, dobbiamo aggiungere che ogni cosa che inferisce è parte dell’universo stesso che sarebbe diverso se qualcosa, anche la più insignificante, mancasse. Da ciò conseguono due considerazioni: è la materia che crea lo spazio che perciò non è infinito, dunque è la materia, e non viceversa, che crea l’energia “fine”, quella da molti definita “logos creatore”, la logica scholastica dell’Agostino è inaccettabile perché toglie al dio ogni estensione tridimensionale, anzi polare, e forse frattalica, però su questo ultimo versante della geometria ancora non mi impegno perché non mi sento sicuro di saperla sostenere, e dunque nulla può essere senza Essere.

In parole semplici, tutto ciò che E’ ha tre dimensioni più l’inferenza tempo, quindi è osservabile direttamente od indirettamente, tutto ciò che non ha tali qualità NON E’, quindi è NON ESSERE. L’ipponese nord africano (algerino) s’è inventato la “Teologia Negazionista”! Insomma, sig papa, la sua tesi del dio è un crivello comunque si apprezza. Sia ben inteso, e detto per inciso, non migliore è il credo giudaico del roveto ardente che, però, ha la capibilità, perché collocato nel tempo e nello spazio.

Lasciamo, però il mondo della logica matematica che dovremmo approfondire tra tensori, matrici, equazioni gaussiane, comportamento della freccia/tempo in prossimità d’intensi campi gravitazionali studiando se monotona o derivabile, velocità luce, relatività… e torniamo ad un più domestico dire.

Ricorda, sig papa, le più antiche tradizioni sociali, fedi che si perdono in tempi d’oltre quattromila anni addietro? Mi permetta di rammentarne assai brevemente qualcuna che mostra, non se ne abbia a male, come il suo costrutto teologico moderno altro non è che il rifacimento “drag and drop” degli antichi credo.

I primitivi “Kirios Soteres”, dal mio libro “Pirati”

…Dall’Egitto i giudei trassero, insieme al loro alfabeto presinaitico, anche ciò che divenne l’importante rito cristiano della transustanziazione, come testimonia un graffito geroglifico risalente ad almeno 1500 anni prima della N.E.

In tale scritto, che riguarda il culto di Iside, è riferita l’intera cerimonia della trasformazione del vino nel sangue della divinità, e descrive l’azione del sacerdote che al momento opportuno esordiva con le parole: “Tu sei il vino, ma non sei più vino perché sei le viscere di Iside”. Dopo queste definizione il ministro del culto prendeva il calice con nuovo liquido e lo trapassava ai fedeli inginocchiati che rendevano grazie all’ente supremo per le gioie dispensate.

Anche nella liturgia dell’anatolica figura di Attis e della frigia o anatolica Cibele, identificata nella cultura greca con “Rea la Grande Madre” e con Opi in quella romana, il rito si trasforma in un gioioso pasto comunitario dopo inni e libagioni. Le formule rituali, anche di questo cerimoniale, furono ritrovate incise su tavolette d’argilla, e sappiamo che erano pronunciate comunitariamente da tutti i seguaci presenti dopo aver bevuto, ma guarda caso anche loro, il vino transustanziato in sangue della divinità. L’incisione su creta riporta anche questa frase che era pronunciata dai credenti: “Io mi sono mischiato con Attis”, ed il cureta rispondeva: “Gioioso e bello, ora anche tu dio, sconfiggerai la morte”.

Già, perché anche Attis sconfisse la morte. Infatti, nel suo vangelo è scritto che nel sepolcro in cui fu deposto dai discepoli non fu trovato il corpo del dio sacrificatosi per salvare il mondo umano, perché, egli vinta la morte resuscitò e risalì in cielo lasciando in esso solo il sudario che lo ricopriva.

Che la favola della sindone, che però Lei non asserisce come dogma di fede, abbia un’origine storica diversa da quella che, in ogni caso, la Chiesa moderna lascia liberi di credere?

Nel culto di Attis s’incontrano tre leggende. 1°) Una lo vuole pastore amato da Cibele cui, sempre secondo il mito, il giovane fece voto di castità che, però, malauguratamente infranse per una ninfa o per Sangaride figlia del re di Pessinunte. Cibele, allora mossa da gelosia, provocò nell’amato bene un tale stato di follia che lo spinse ad evirarsi, così morendo dissanguato. 2°) Attis, figlio di Creso re di Lidia, fondò il culto di Cibele con ciò insultando Zeus che lo fece uccidere da un cinghiale. 3°) Secondo la leggenda frigia Attis nacque dalla ninfa Nana che era stata ingravidata dai chicchi di una melagrana cresciuta dal sangue dell’ermafrodito Agdisti che Dioniso aveva evirato. Agdisti, s’innamorò poi di Attis, e per impedire il suo amore con una donna gli fece insorgere una crisi di follia durante la quale il giovane si evirò. Cibele, mossa a compassione lo trasformò in pino e le gocce di sangue divennero le bellissime violette di campo.

In ogni modo, qualunque cosa affermano i vangeli di Attis, siamo chiaramente a conoscenza che tra canti e suoni, in seguito definiti orgiastici, Coribanti, Cureti o Dattili Idei, tutti rigorosamente eunuchi, insieme ai devoti mangiavano e distribuivano pasti comunitari benedetti dal dio. Funzione religiosa ancora oggi nota nella liturgia cristiana con la definizione di banchetto eucaristico.

Fu però il culto di Dioniso ad introdurre, come già in quei tempi antichi si usò fare, l’uso di cibarsi di pane azimo durante il rito teofagico della transustanziazione, così rendendo quest’alimento importante quanto il vino. …La figura di Dioniso certamente è la più complessa di tutta la mitologia primitiva, perché egli contemporaneamente rappresentava una triade: “L’opulenza, la fertilità ed il benessere”. Per questo motivo spesso egli era raffigurato con un chicco di grano.

Dioniso, nonostante il nome, non era d’origine greca, egli ebbe natali certamente orientali ed era un dio molto antico. Il suo culto fu anche legato a riti e miti iniziatici che indicavano l’alternarsi delle stagioni e dei raccolti, ma fece anche parte dei successivi misteri eleusini e delle cerimonie orfiche che assunsero carattere mistico e filosofico. Anche le sue feste, sig papa, hanno origini assai più antiche di ciò che Lei vuol farci credere, un esempio per tutte, il Natale, o meglio il solstizio d’inverno, è l’antica misteriosofia del dies natali solis invictis.

Su queste antichissime credenze teofagiche rappresentate dal pane e dal vino transustanziati si sono uniformate molte religioni sorte in un tempo a noi più vicino. Così molte tra esse, dogmi della redenzione e della rinascita dell’uomo dopo la morte, purché fedele al dio, predicano la salvezza attraverso una vita di rinuncia e mortificazione della carne per raggiungere un premio eterno che è la beatitudine donata dalla visione del dio.

Dopo la descrizione di culture drag and drop, soffermiamoci, sig papa, sulla cristofagia che Lei sostiene, perché secondo il suo rito il corpo del crocefisso è suddiviso in un numero grandissimo di particole che ne racchiuderebbero l’anima, il sangue, il corpo e la divinità che è ivi resa materiale per la transustanziazione. Il rito, Lei sostiene, è praticabile solo dai puri di spirito e mondi da peccati, ovviamente da Lei rimossi anche a pagamento -indulgenze plenarie, messe per i defunti…-, però, sig papa, dopo tutta questa teologia usciamo dal discorso ed analizziamo un po’ di storie in dimensione umana.

Per un po’ tra noi polemizzare, sig papa, vorrebbe per piacere illustrarmi chi o cosa Le dà certezza che il suo dire è sempre giusto? Come Lei riesce a conoscere i voleri dell’inconoscibile dio? Come può avere cognizione di cose che nemmeno la scienza ancora giustamente conosce, affermando, per esempio, il momento dell’insorgenza dell’anima, diamola per vera, nell’embrione. E nella morula essa è già presente? O forse già esiste negli oociti e spermatociti di terzo ordine che ne portano appresso un pezzo dai genitori che rimangono monchi. Ma poi in loro ricresce la parte asporata? E con quale scienza Lei afferma che le cellule staminali sono assimilabili a persone? Perché condanna i rapporti sessuali non finalizzati a procreare? Perché vieta l’uso del profilattico che può salvare tanta gente, circa 9 milioni di persone all’anno, dall’infettarsi da HIV o da AIDS? Perché vieta l’aborto favorendo annualmente la morte di otto milioni di gestanti? Dato fornito dall’OMS. Ma chi glie la dà tale sacrilega arroganza che fa soffrire milioni di persone?

Inoltre, sig papa, Lei e la sua congrega che siete dediti alle lucrose botteghe dell’8%°, dello scippo dell’ICI, di lasciti, prebende, oboli e vendite varie d’immagini e reliquie, ma anche d’acque miracolose e sfratti esecutivi di tante povere famiglie dalle case del Vaticano, Lei, sig papa, che non vuole spostare le antenne delle sue radio grandemente inquinanti e che sorgono in luogo densamente popolato, Lei, sì, proprio Lei, sig papa, che dichiara di non esercitare alcuna azione politica, sa di possedere un controllo sociale tremendo sui succubi, perché sempre decide, a suo insindacabile parere, cosa è giusto e cosa è sbagliato per le genti italiche che Lei ed il cattolicesimo hanno reso “italiote” ed anche quasi minoritarie per la presenza assistita, ma a Lei remunerata e dunque da me pagata, di tantissimi “itagliani” che hanno più diritti di noi indigeni.

Lei, sig papa, ha anche condannato il socialismo e decretato l’anatema sul comunismo e sui “fratelli maledetti” affinché le loro malefatte non si ripetessero. Ma dei crimini commessi dal colonialismo delle sue congregazioni nelle Americhe, dei delitti perpetrati dai moderni neocon e dall’assassino Bush o dall’inglese Blayre, e dell’occupazione violenta della Palestina e ciò che ancora ne addiverrà, perché non ne parla mai? Ma nemmeno mai accenna ad autoaccusare la chiesa per le sue malefatte, invece l’autoassolve per evidente interesse di parte. Dunque dimentica, sig papa, o meglio non vuole parlarne, le sue guerre di conquista ed espoliazione dei Mori. Dimentica la drammaticità delle crociate per l’esaltazione della presunzione del fanatismo cristiano. Dimentica che ha convertito gli Indo americani attraverso la “Co.Mi.Ca.” (Commercio- Missionario- Cannone). Dimentica le centinaia di migliaia di disgraziate “streghe” inviate al rogo spesso senza nemmeno essere state precedentemente garrottate, tecnica barbara d’uccisione ma meno cruenta dell’ardere vivi. Dimentica gli in numeri Giordano Bruno ed i Savonarola. Dimentica gli ultimi due ghigliottinati, Monti e Tognetti -24 Novembre 1868. Dimentica le storiche oppressioni psicologiche del cattolicesimo sulle popolazioni da conquistare e conquistate. Dimentica tutti i morti ammazzati dal pugnale e dal veleno durante i “cum clave” del passato. Dimentica… Certo che se la colomba dello spirito santo scendesse in terra sceglierebbe un orinatoio dove posarsi, è più immacolato della sua chiesa.

Lei, sig papa, ha condannato tutti quelli che Le sono contro, tutti quelli che non può controllare, tutti quelli che non si prostrano in ginocchio davanti a Lei, ma ha dimenticato di condannare e sbeffeggiare il becero ed insano capitalismo che ha dalla sua la predazione che esercita autorizzandola con leggi che esso stesso promana. Così, modernamente, si aggrediscono Paesi, civiltà, società, e la lebbra dei disvalori ha attaccato ogni cosa senza che Lei si schieri contro i “potenti “ della terra. A costoro, ladri ed assassini, sono state concesse udienze ed indulgenze.

Mi dica, infine, sig papa, chi mai è Lei per causare sì gran piaghe al mondo. Mi dica, sig papa, perché s’ostina nel suo dictat? Perché Lei si ritiene il moderno ipse dixit? Perché afferma che Lei è la -conditio sine qua non- avvenga la salvezza umana e, per quelli che ci credono, anche la via di salvezza eterna, cosa peraltro comune a tutte le fedi messianiche.

Diciamoci ora confidenzialmente la verità, o almeno lo spero!

Lei, mi auguro, per la sua onestà intellettuale non crede in nulla di ciò che afferma, ma per la recita che compie s’attiene scrupolosamente alla parte assegnatole.

Io Le auguro, sig papa, con il massimo mio affetto di doversi scagionare del suo operato in un’aula di un tribunale, quasi quasi lo affermo da cristiano, e ciò per mondarsi dei peccati che ha compiuto e che dovrà compiere… e quelli di cui io parlo veramente sono colpe contro l’Uomo e la sua dignità.

A questo punto, sperando di non averla annoiata, sig papa, smetto il mio dire e le formulo i migliori auguri di una “rinascita illuminata” della sua scienza/coscienza, perché, ne sono certo, in nome dell’umiltà di cui si vanta, scendendo dal suo podio e immergendosi nei problemi dell’umanità potremo realmente parlare alla pari di destini sociali, economici, politici di questa sola e disgraziata umanità afflitta dai potenti che sono grandi solo perché gli altri stanno in ginocchio.

Con umano affetto

kiriosomega

Tutto iniziò tra giudei, secondo la bibbia! Caino e Abele- Ovvero la fratellanza delusa.

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CAINO E ABELE- OVVERO LA FRATELLANZA DELUSA. CAINO E ABELE -OVVERO LA FRATELLANZA DELUSA- Verso il sole Verso il sole Di kiriosomega Nel momento in cui gli elementi societari basilari più universalmente accettati si mostrano in dissonanza con la realtà, è segno che qualcosa non va e che deve, ad ogni costo, essere chiarita.Tra i numerosi conflitti del mondo moderno i più rilevanti sono quelli dell’esaltazione indeterminata della persona umana, dell’assoluta concordia sul principio cristiano dell’amore, d’inutili starnazzamenti e leziosaggini per conseguire la pace tra i popoli, d’orrore per i minorenni omicidi ed i cattivi nazisti. Tutte cose, queste, che ci riempiono di meravigliato raccapriccio come se il fatto fosse assolutamente estraneo a chi ne parla ed ai suoi interlocutori. “La marmaglia? I ragazzi del vicinato” rispose il padre di cinque figli, di cui tre con carichi giudiziari pendenti, al giornalista che lo apostrofava.

Nonostante il “tutto va bene” e il “ci vogliamo un gran bene nel nome di Dio”, assistiamo e sopportiamo impotenti continue violenze morali e fisiche esercitate dal potere costituito e dalla criminalità, mentre spesso la tecnologia più avanzata è usata come mezzo di controllo e d’omicidio di massa. Nuove genti hanno detropnizzato Attila dal diritto di prelazione sul genocidio dei popoli, facendolo così apparire, insieme a Gengis Khan, a Tamerlano, Stalin, Pol Pot e “cespugli” vari… come innocue creature bisognose d’affetto. In questo mondo dove “tutto va bene” si arriva ormai a giustificare anche il concetto di “guerra preventiva”, senza mai avere il coraggio di guardare finalmente la trave nel proprio occhio, e non la pagliuzza degli altri. Sì, certamente qualcosa non va in questa società, qualcosa che è così sottile e contemporaneamente così enormemente grande che non potrà essere chiarita in questo breve scritto. Un concetto però è chiaro, i fratelli, i fratelli in Dio, la fratellanza, le fratrie e quant’altro sono un’ipocrisia da tutti noi creata per nascondere la nostra “Fame” che troppo spesso si sublima, leggendo le statistiche medico legali del reato, nell’attività più vecchia del mondo, l’omicidio. Quest’aberrante attività deve essere colpita sempre e in ogni modo con la massima severità, non sono attenuanti la minore età o la temporanea infermità mentale, queste sono aggravanti del reato perché mostrano il vero volto del mostro-reo. Propongo un esempio per chiarire il concetto: “Condurre l’automobile, in città, con andatura pericolosa, è chiaro segno di squilibrio della personalità del conducente che, proprio perché abilitato dallo Stato alla guida di un automezzo, quindi reputato presuntivamente sano nelle funzioni ideative, si mostra con personalità tendente ad offendere e necare quando si lascia che il mister Hyde, che è in ognuno di noi, emerga. Questo comportamento non può essere addebitato ad imperizia o pazzia o seminfermità o alla tossicodipendenza ed all’ebbrezza alcolica, ma è da addebitarsi alla profonda asocialità contenuta nella personalità del reo che, pertanto, deve essere colpito in maniera adeguata. Quale possa essere il “premio alla colpa” deve essere il legislatore a stabilirlo, ma egli non deve scambiare per attenuanti quelli che invece sono i veri motivi scatenanti del reato.

Fratellanza: astratto concetto di comunione rivolto alla specie umana che si vorrebbe credere capace di superare i suoi ristretti tabù etnici, sociali, politici ed economici, ma che nella pratica non va aldilà del più generico dei “volemose bene”.

“Occhi nel folto celati malignamente spiavano la sparuta famigliola d’ominidi che presta consumava il suo pasto. Le vedette già erano state silenziosamente trucidate, solo l’urlo annunciò l’immediato pericolo quando ormai era già troppo tardi per la fuga. L’imponente mole del grosso primate fu subito su di loro, armata di gran ferocia e della propria selce. Urla di paure ancora mai espresse, grida, stridii a nulla valsero. La morte giunse rapida in un turbinio di fendenti e di schizzi di sangue mentre qualcuno, avido, s’impadroniva del cibo.” La fame aveva scatenato l’arte di uccidere, il rito che porta a sazietà era stato compiuto. Questa fu la tragica successione d’avvenimenti che, all’alba dell’uomo, i nostri antichi progenitori vissero e vollero, o crearono e sopportarono secondo le occasioni. Chissà, forse con un differente occasionale comportamento una dissimile attitudine sarebbe sortita nella nostra specie, perché la memoria genica avrebbe avuto un diverso substrato. Ma ci sarebbe stato poi stato veramente utile campare all’insegna del “questo non si fa?” Certo però che nemmeno è conveniente sopravvivere all’insegna del più esasperato permissivismo, a patto di “saperci fare!” . Già il Genesi 4,26 racconta: “Adamo conobbe poi Eva, sua moglie; ella concepì ed ebbe Caino, agricoltore….ebbe poi Abele suo Fratello. Abele fu pastore di greggi e Caino agricoltore….. Caino disse poi ad Abele suo fratello: “Andiamo ai campi” e, quando furono arrivati Caino si scagliò contro Abele suo fratello e lo uccise”. Questo è l’istruttivo racconto con cui s’inizia la storia ufficiale della fratellanza che tale è, anche ai nostri giorni, solo di nome. Anche il vocabolario sembra contemplarla quasi per forza mentre dà maggior risalto a termini concettualmente simili ma non eguali. Nell’esame degli esempi che potremmo fare, nell’interesse del nostro discorso, mi sembra opportuno ricordare come si esprimeva il dialettale “Martoglio”, nella sua “Centona”, sui fatti di Caino ed Abele:

***“Abbeli morsi a manu di so frati; Ma pirchì morsi….?

Morsi pirch’era un veru…beccaficu.

Sudd’era Abbeli iu,

Quannu Cainu accuminciava a carrammari

“Sorvi” e mi spuntava u primu chicchimiddu

C’immiscava un corpu di reorvi

e Tempu nenti facia Abeli a iddu.”

Non sempre però la storia della tanto bistratta fratellanza è così truculenta, essa, al contrario, spesso s’ammanta dei panni del dì di festa ma, certo, il risultato non cambia.

Ricordate la raffinata storia d’Isacco, Rebecca e dei loro figli Esaù e Giacobbe – Genesi 25,19 e 27,46: “Esaù divenne buon cacciatore e uomo della campagna, mentre Giacobbe, uomo amante del comodo, se ne stava sotto le tende.”.

Fu il fato o il desiderio di possesso che indusse Giacobbe al reato? … “Quand’egli, cottasi una vivanda, vide Esaù tornare dai campi che così lo apostrofò: “Via fammi mangiare un poco di cotesta roba rossa, sono stracco morto…” ma l’equivoca risposta fu: “Vendimi subito la primogenitura” ed Esaù: “Non vedi che sto per morir di fame, che ho da farmene della primogenitura?”. Subito Giacobbe aggiunse: “Giuramelo dunque”. Esaù giurò e vendette la primogenitura a Giacobbe”. In seguito, ciò che inizialmente sorse, forse con l’aiuto del caso, proseguì col dolo, in cui la complicità di un uomo e di una donna, solo madre e figlio questa volta, raggirarono la buona fede di un padre cieco che impartì al subdolo la sua benedizione con il maggior lascito d’eredità. A chi di profonda ignoranza o di vivo ingegno, lascio la lettura dei commentatori rabbinici e ecclesiastici a questo proposito, che ciascuno giudichi a suo senno, mi permetto però di rammentare alcune terzine dell’Inferno – XI, 52,55

…”La frode, ond’ogni coscienza è morsa

Può l’uomo usar in colui che si fida

E in quello che fidanza non imborsa.

Per l’altro modo quell’amor s’oblia

Che fa natura, e quel ch’è poi aggiunto,

Di che la fede spezial si cria:

Onde nel cerchio minore, ov’è il punto

Dell’universo in su che Dite siede,

Qualunque trade è in eterno consunto”….

Nei pochi versi sopra citati c’è di che a lungo ponderare, anche senza scomodare la teoria che vuole racchiusa, in ogni terzina dantesca, un triplice significato. Nella letteratura, d’ogni tempo e dove, sono numerosi gli esempi che illustrano i vincoli di sangue intesi come motivi di coesione familiare, di pace e di concordia, ma proprio il continuo richiamo a questi concetti mi fa pensare che tutto non va per il suo verso. Sorvoliamo sul fatto che mancano le prove della “voce del sangue”, ed osserviamo che è la stessa letteratura che c’indica una miriade d’esempi di fratelli uniti solo fino alla spartizione dei beni, poi tra loro il diluvio. Torniamo al nostro vocabolario e leggiamo com’è interpretata la parola fratellanza, impareremo che essa è una: “Relazione naturale e civile di fratelli e sorelle; consorzio pacifico di tutti gli uomini; società laica di mutuo soccorso; relazione di religiosi dello stesso ordine”. Facile è perciò trascendere da questo termine a quello di “fratelli” che in biologia sono intesi come individui aventi i genitori in comune. Si distinguono in fratelli naturali quando i genitori sono sposati; “uterini” quando hanno in comune solo la madre; “consanguinei” quando sono figli dello stesso padre ma la madre è diversa. Gli ultimi due casi sono comunemente intesi come “fratellastri” e per solito il termine è usato in senso spregiativo (Re Lear). Ma, anche trasponendo il discorso della fratellanza ai fratelli, subito notiamo che nulla di nuovo esiste solo il sole perché raramente questi restano uniti, infatti, naturalmente tendono alla diaspora. Questo comportamento è legato sia al desiderio di preminenza della propria personalità, che rimarrebbe altrimenti limitata nel suo sviluppo, dai legami familiari, sia al tabù dell’incesto (Freud – Totem e Tabù). Esistono però rari casi in cui, in un certo gruppo familiare, non avviene la diaspora. Ma, anche in questa coincidenza il concetto di fratellanza è disatteso perché, per solito, si realizza un giogo di predominio da parte di un soggetto del gruppo che è investito di massima autorità. Chiari esempi di questo fenomeno sono gli antichi accorpamenti sociali a conduzione patriarcale. E’ rilevante, a questo proposito, lo scritto “I Malavoglia” del “verista” G. Verga sul ciclo dei vinti. Altrettanto rappresentativi sono i gruppi che si uniformano creando il matriarcato, “legge del maggiorasco”. Ma la vera realtà dell’economia della natura è insita nella “catena alimentare” che nel mondo degli animali diversi dall’uomo si mostra con tutta la sua forza e necessità di esistere. Anzi, tra questi non c’è alcun tentativo di distorcere la verità dei fatti come ci dimostrano la recente etologia di K. Lorenz ed anche la nostra ragion logica. La lotta per la supremazia è la regola nel branco, fenomeno che si propone, nell’economia delle cose, come uno squisito meccanismo naturale di selezione della specie. Natura docet, affermavano i nostri padri latini. Il volere però esaminare questi avvenimenti, ci discosterebbe molto dal tema che trattiamo, lasciandoci, infine, con l’inevaso quesito di domandarci se è giusto accomunare le abitudini naturali di vita di tutti gli animali includendo l’uomo. Il pensiero del raffronto, tra questi mondi apparentemente lontani, scaturisce dalla constatazione del fatto che nel gruppo umano la volontà di mascherare la realtà fa apparire come prevalente l’aspetto sociale e politico su quello biologico. Anche in mondi culturalmente elevati esiste una gran propensione verso il sembrare più che l’essere. Personalmente ho assistito all’assenso, durante un seminario di medicina sociale, di medici che assecondavano l’etiologia del delitto basata su teorie sociali, proposte da un magistrato. Succedeva anche, nella stessa occasione, che tutti costoro si schierassero contro le tesi dei grandi biologi moderni che affermano e dimostrano la prevalenza, anche nel mondo degli umani, della bio sociologia. Certo ci vuole molto coraggio per realizzare il gran salto di mentalità, ma esso avverrà in ogni caso, necessariamente, per la naturale evoluzione della specie. Si notano, infatti, nella storia dell’umanità il formarsi di fratrie che, iniziandosi da un antico gruppo familiare, per esempio i clan scozzesi, conducono nel tempo al raggruppamento d’individui uniti da interessi ed ideali comuni o forse da angosce e fobie collettive, dominate dall’istinto di possesso e prevalenza. Ad una più attenta lettura, la mitologia di Caino ed Abele ci suggerisce, adombrata, la lotta avvenuta tra popoli stanziali, gli agricoltori, difensori delle loro terre e dei raccolti, e le genti nomadi, i pastori, che nel loro girovagare con gli armenti, li invadevano distruggendo le coltivazioni. Lo stesso “Esodo” altro non è che il racconto, da tanti orpelli ormai ammantato, di ciò che avvenne nei vasti possedimenti del Faraone, quando il volere degli schiavi, peraltro di diverse razze, creò il “popolo eletto” che doveva unirsi in “Nazione” per difendersi dal predominio dei più forti. Tutta la strategia fu sorretta dalla creazione, nel movimento profetico, di un dio senza volto, guerriero e vendicativo che, in un’arca, andava in battaglia con chi in lui si riconosceva. Il credo religioso della fratellanza subiva già allora i primi duri colpi sino a quelli inferti dal moderno sacerdote che, convenientemente schierato, benediceva le truppe del “Ein Volk – Ein Reich – Ein Fuhrer” e dei “First to go – Last to know”, sempre in nome dello stesso dio. Un ottimo saggio storico, “La paura in occidente – secoli XIV – XVIII” di J. Delumeau”, evidenzia, qualora ce ne sia bisogno, come l’angoscia collettiva è stata sempre brillantemente asservita agli Stati ed alla Chiesa per tenere unite e sottomesse le genti. Lungo è l’elenco delle fratrie che nel tempo sono assurte a notorietà, ricordiamo i “Fratelli d’Amore, i Fratelli della costa, i Beati Paoli, la Mafia, i Templari, i Casini di conversazione, i Fratelli laici e quelli cristiani, il Rotary… ma tutte dimostrano che alla luce di quel generico “volemose bene” sono frammisti interessi politici, economici, snobismi, aneliti culturali e… meno leciti scopi. Il raffronto tra fratrie e fratellanze, vuole perciò porre l’accento sulle loro differenze almeno linguistiche, infatti, questa ultima possiede come primo ed unico scopo quello di promuovere l’amore com’elevazione spirituale dell’uomo sopra le contingenze, per una comunione universale. Ma come raggiungere il fine? L’insegnamento è, purtroppo, spesso arido di gratificazioni perché pochi uomini sono in grado di profittarne mentre molti di loro sanno fraintenderlo; inoltre, sembra che l’umana natura sia costruita in modo da richiedere particolari stimoli, lusinghe e forse anche paure. Tra gli antichi popoli si celebravano riti magici e religiosi con l’intento di stringere legami di fratellanza tra i membri della comunità. Gli impegni reciproci assunti, vincoli cultuali spesso sacrificali, comprendevano diversi obblighi sociali e, la paura della divina punizione, discendente da immaterialità trascendenti o trascendentali, faceva sì che essi fossero rispettati. Un’amara considerazione ci fa subito comprendere come la poco praticata “catena d’unione”, delle famiglie massoniche, sia in ogni caso un inadeguato unguento a lenirne i mali che le colpiscono. Data l’ancora iniziale forma culturale in cui magismo e feticismo, demonologia e panteismo… erano alla base d’ogni rapporto sociale, è semplice oggi comprendere come i cerimoniali “della Primavera, dell’Acqua, del Fuoco…” sono alla base di riti riproposti in molte festività religiose. La celebrazione di san Giovanni, per esempio, mostra precise derivazioni dalle antiche festività dedicate al latino dio “Giano”, mentre, al contrario, i ludi fescennini ed i riti carnascialeschi si riallacciano ad avvenimenti popolari con matrice liberatoria ed esorcistica. Qualunque sia stata l’origine delle feste, il loro scopo è sempre stato quello di creare una sorta di parentela con le forze naturali e quindi di fratellanza tra coloro che in esse si raffigurano. Su questi temi d’origine “pagana” s’incanalarono le Chiese in epoche più recenti, ciò per almeno due ordini di motivi. Il primo mostra una precisa relazione con l’ineluttabilità di non interrompere bruscamente le tradizioni ed i secolari condizionamenti popolari, fatto che sempre è pericoloso per l’ordine pubblico, il secondo colloca la sua necessità nell’avvalersi di ciò che già esiste per proporre il proprio messaggio. I problemi non sono, in questo modo, risolti, perché così agendo, i messaggi del Budda e del Cristo sono travisati al punto da giungere ad assurdi quali quelli che oggi imperano: “Ama e rispetta il fratello tuo perché così n’otterrai giusta ricompensa, ma anche legittima dannazione eterna se non lo farai”. Ciò è come voler sancire che l’Amore fraterno è un concorso a premi, o se preferite, una sorta di contabilità tra dare ed avere. Certamente il legame di fratellanza come concetto spirituale è al di sopra d’ogni contingenza, esso è premio a se stesso, è base dell’essere, è il dovere per il dovere della morale di Kant, è anche il, certo troppo astratto, L…U…F… massonico. Questo concetto di fratellanza già era espresso nelle dottrine buddiste del quarto secolo avanti Cristo e, secondo alcuni esegeti, era già presente anche nelle dottrine degli Arii. Nei tempi, le grandi scuole iniziatiche filosofiche ed esoteriche, pontificando, se n’appropriarono più volte ma, probabilmente, la migliore espressione del concetto di fratellanza è contenuta nell’esposizione del Cristo. Purtroppo, di volta in volta, i messaggi proposti per insegnamento e guida furono travalicati dal simbolismo ed a tal punto travisati che gli stessi ministri del culto non divennero che sterili adoratori di cariatidi, quando essi stessi non furono organizzatori d’orge e delitti… Da tutti questi presupposti nasce l’esigenza di creare una fratellanza universale avulsa dal potere religioso e politico, dalle convenienze economiche e dall’ignoranza, dal servilismo e dalla paura d’essere puniti. La fratellanza deve invece rendersi concreta nella coscienza del sé in un rapporto multi univoco con tutte le creature della propria specie e, nel limite della ragione, anche con tutte le altre creature. Ma nonostante tutti gli insegnamenti della storia, oggi pullulano i farisei che del rito fanno commercio, spesso travisandone l’essenza che, probabilmente, essi stessi non conoscono. Si è così purtroppo creato un mondo pieno di Gulliver e di Lilliput, in cui anche lo stesso combattimento non può esistere in gruppi diversi. Termino, lasciandovi alle Vostre meditazioni, con un ultimo pensiero che traggo da una vecchia canzone di Francesco Guccini: “…Da te, dalle tue immagini, da ogni loro impostura, libera, libera, libera nos Domine”.

Interessantissimi sono a questo proposito gli scritti del Professor Gino Raja, già docente di filosofia estetica. S’invita il lettore a leggere i volumi: “La fame” e “L’arte di uccidere”.

Nino Martoglio, catanese, poeta e scrittore minore della letteratura italiana. Tra i suoi scritti salienti sono da ricordare il “San Giovanni decollato” portato sulle scene da Angelo Musco, e la “Centona” opera in versi. “***Abele morì per mano di suo fratello; ma perché morì…? Morì perché era un vero… stupidotto. Se fossi stato io Abele, non appena Caino incominciò ad armeggiare sarei balzato su, come se mi fosse comparsa la prima idea pazzesca, gli avrei sparato un colpo di rivoltella e, immediatamente, avrei fatto di lui Abele”.

Si legga su quest’argomento la bell’esposizione fatta da G. VENTURA nel suo testo “La terra delle quattro giustizie”, edizioni ATANOR.

Si legga a questo proposito il bellissimo saggio di “Laffont” intitolato “E Mosé creò Dio”, purtroppo l’edizione italiana è scomparsa dalle librerie ormai da molti anni.

Si tratta, nell’ordine, delle truppe della Wehrmacht e dei Marines americani

kiriosomega

Written by kiriosomega

1 Aprile 2009 alle 11:35