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I diari di “Claretta”.
La A. P. (Associated Press) prima, e il Corriere della Sera dopo, riportano il tentativo di scoop in proposito dei diari di Claretta da cui vorrebbero fare mergere la figura di S. E. Benito Mussolini come sanguinario sterminatore di ebrei.
Non ho avuto occasione di leggere i diari in questione, ma ugualmente desidero proporre una considerazione che emerge dal mio “strano” mestiere.
Claretta, dalle più disparati fonti, ed anche e specialmente dalle analisi psicologiche della sua personalità pur traguardate secondo la cultura del periodo in cui visse, la si può definire, senza per questo volerne offendere il ricordo, come “un’oca giuliva” che, più che innamorata di Ben, era innamorata di una propria autocostruita e idealizzata immagine del Duce.
Il discorso clinico psichiatrico è lungo, conduce lontano, e Ve lo risparmio.
Che il Duce sia stato o no razzista è impossibile dedurlo dai diari della sopra citata, perché era solo invasata per un suo credo spesso assai acritico. Tant’è che il Duce mai a Lei rivelò suoi pensieri politici, o decisioni.
Ritraendo il Duce, solo in alcune battute, possiamo affermare che fu figlio delle propria epoca.
Egli, pur spirito senz’altro libero e anarcoide, ma anche politicamente geniale, fece in tempo a vivere e conoscere de visu, da studente e da politico, il periodo ormai più decadente delle sturm un drunk di cui, secondo me, fu assai affascinato.
Senza lunghe tesi a sostegno del mio dire esprimo soltanto una sua significativa frase: “Meglio vivere un giorno da leoni…”.
Quello riportato, è lo stesso dire del Leopardi che riscattò la sua vita di solitudine e inevitabile prostrazione alla vita, tanto che molti ingiustamente, senza a fondo comprenderlo, lo considerarono un pessimista, mentre fu un antesignano realista combattivo che che scrisse anche il verso “… sol io combatterò, procomberò sol io” (Ode all’Italia).
Il Duce, dunque, possedeva una visione eroica della vita, adattata però alle nuove contingenze sociali che vedevano il socialismo sempre più svilupparsi e schierarsi contro lo status quo che in Italia era rappresentato dal potere del prete e del suo gran coltello, di cui ancora molte famiglie serbavano il triste ricordo.
Il Duce, come tutti sappiamo era un romagnolo sanguigno, amante del “carpe diem” specie quando dedicato alle belle donne che lo “assediavano”, come assediano chiunque abbia Potere.
Perciò, se a Claretta egli pronunciò frasi aventi a che fare con situazioni sociali, è possibile argomentare che da “maschio” tronfio, desideroso di sorprendere la donna che gli si era abbarbicata come edera, con sempre nuovo ingegno s’inventasse lì per lì anche le cose più assurde, tanto l’oca avrebbe solo strabuzzato gli occhi, aperto le gambe e chiuso il cervello che forse mai aveva esercitato.
Il Duce razzista, come già ho scritto, è possibile che lo fosse, ma certo non sono gli scritti di una donnetta che possono rivelarlo.
kiriosomega
Ubi dolor ibi digitus
Ubi dolor ibi digitus!
Spunto e riferimento tratti da: “Alcune considerazione del vescovo Tomasi pubblicate da ItaliaInformazioni”.
Fermo restando che non è compito della chiesa proporre considerazioni politiche, anche perché le critiche che sovente espone, a mio giudizio deve emetterle in assemblee di credenti, e, dunque, in luoghi appartati e riservati, e non poi offerti alla stampa da preti nell’esercizio delle loro funzioni.
Non è possibile, in questo caso, non essere d’accordo con l’analisi che riferisce il vescovo Tomasi sui pericoli che la società, non solo italica, sta subendo. La sua dichiarazione è, tutto sommato, una questione di buon senso, anche se assolutamente non concordo con i suoi velati, nemmeno tanto, riferimenti al Fascismo… ma in tempi di “fratelli maggiori e… minori… si capisce che… ubi major minor cessat… e quegli alberghetti in Terra Santa, poi anche esentasse…”. Così la chiesa è concorde, con chiappe tramanti a inchinarsi al nuovo Cesare, ma io che sono devoto della Lupa Capitolina e che presso di essa ho i miei lupercali non concordo con quel che, mihi visum est: “Est Cursus Dishonorum!”.
Ma, considerati i riferimenti impliciti del dire del Signor Tomasi, tra la struttura e statura morale di Mussolini, e quella di berlusconi, o del suo emulo francese, o del pensionato U$A… c’è un abisso di moralità e umanità.
Il primo, a dir di molti, soffrì di manie di grandezza, tutte da dimostrare… perché la guerra non avrebbe certo risparmiato l’Italia come certi… disinformati, meglio novelli Catilina vogliono far credere. E poi, certo nessuno può accusarlo di essersi mai costruito leggi ad personam, o d’essersi arricchito privando la nazione di ciò che era possibile… Anche la pensione alla Vedova, con i suoi figli, fu accordata con difficoltà dopo circa dodici anni dalla morte del marito, perché, questa la motivazione della Corte dei Conti, non si trovava modo di calcolarla giacché il Duce del fascismo non percepiva un regolare stipendio!
Eh sì, bisogna proprio affermarlo: “Da una parte i nani, questa volta senza riferimenti specifici, dall’altra un Gigante”. Ma un Gigante, questo sì, che stupidamente si lasciò catturare e uccidere. L’ingenuità, o il senso del dovere di Mussolini che avrebbe potuto fuggire all’estero con i suoi documenti politici e… qualche soldarello, per il barbaro omicidio cui andò incontro fece il gioco di chi temeva fossero rivelate scomode politiche verità dimostranti i veri volti dei guerrafondai, e le loro motivazioni che condussero alla seconda guerra mondiale. Ma tutto s’accomodò con quella bocca per sempre turpemente chiusa. Da allora, all’Italia, espropriata anche di terre dove le foibe ancora grondano sangue, toccò lo status di “colonya America”, però senza dollaro e con tributi enormi da pagare. Infatti, gli ameri-cani hanno sempre dimostrato d’essere seguaci del: “ruere ed exruere” senza mai “icere e disicere”. Perciò, abituati a distruggere sin dalla decimazione dei pellerossa, volentieri ricostruiscono il paese conquistato ponendolo in stato di soggezione economica politica, anche occupandolo con basi militari in tempo di pace così che la sua “resurrezione” non può avvenire. Da noi ci sono ben 115 insediamenti ameri-cani esentasse, almeno tre in possesso d’ordigni atomici detenuti illegalmente per le leggi italiane.
Sul secondo personaggio del nostro riferimento, quello in all directions di bassa statura, sappiamo che è assai diverso. In ogni modo, da una parte c’è lui con la sua patologica autostima mentre gioca al cucù anche con le tardone, [mi scuso con le Signore, il mio è un dire solo dimostrativo], però non disdegnando le ballerine… perché la pillola blu… però le malattie cardiovascolari… in qualche caso benigne… Dall’altra parte ci sono tutti gli altri che lo osservano con… Questo piccoletto dal petto gonfio, dai capelli rifatti insieme al lifting e… forse altro, costui che nessuno mai ha sentito parlare di Patria e suoi valori, costui che ha distribuito i militari nelle strade, gente non addestrata al servizio d’ordine pubblico, ora s’è inventato, ricattato dal padano “re foruncolo”, anche le “ronde” che a Milano, in estremo tributo all’americanismo strisciante, hanno già denominato “City Angels”. Costui, ora vuole anche il nucleare, quattro centrali, sabotando un referendum popolare nazionale che pose in evidenza: “NO”, a torto o ragione! Costui lo vuole quando altri Paesi lo stanno dismettendo. Costui lo vuole pur sostenendo la nazione costi enormi in periodo di profonda crisi ormai solo economica, perché la finanza, io la definisco spaccio “d’usura di marca talmudica”, ha i forzieri pieni, mentre ha chiuso i rubinetti della fiducia tra banchieri e banche tra loro. Costui le vuole in questo Paese dove non c’è posto per le discariche di rifiuti solidi urbani che sono finiti in mano alla delinquenza abituale. Rifiuti che viaggiano con il “treno dei miracoli” che dall’Italya si dirige a Bruxelles portando anche europarlamentari ben retribuiti, ma il tragitto si compie via Germania con tappa obbligatoria per lasciare il carico che, invece, è pagante sia per il trasporto, sia per il trattamento successivo.
Non hanno capito i politic(ant)i di casa nostra che l’Italia è un Paese piccolo, lungo e stretto dove non ci sono posti lontani dagli abitati, o dai centri coltivati e dalle falde acquifere. La Padiana era il nostro granaio, ora solo è letamaio, e la parte peninsulare, assai stretta, in un punto sino a circa quaranta chilometri, è centralmente occupata dagli Appennini. Allora, costui, dove metterà le centrali? Chi le vorrà?
Rispondo con la sfera di cristallo della “maga Marchi”: “Le vorranno(?), non importa, le accetteranno per forza Sicilia e Sardegna”. Ciò, se politicamente la manovra avrà successo parlamentare, avverrà grazie ai federalismi fiscali (il plurale non è errore) del celtico bossi!”. Io profeta di sventura? No! Me lo auguro, ma non ci credo.
In centro Sicilia ci sono vasti territori in cui nemmeno i pascoli sono utilizzati, perché intoccabili. In Sardegna, invece, i cittadini convivono con il nucleare da quando durante il Governo del “Divo Giulio”, era il 1971, la “mens diabolica” concesse circa novecento miglia marine di mar Tirreno agli ameri-cani che crearono anche infrastrutture terrestri e ridotte varie per sommergibili nucleari e navi, mentre l’estesione marina fu interdetta al naviglio civile. In Sicilia, nei dintorni di Serradifalco (CL), dove ancora si aprono le antiche miniere di solfo a cielo aperto, già da molto tempo i contatori geiger segnalano un picco elevato di becquerel. A nord di Cagliari, in località Quirra, villaggio agricolo inferiore a 200 residenti nel comune di Villaputzu, cinquemila abitanti circa, avvengono “fatti strani”, ed in ambedue le zone, sicula e sarda, l’incidenza di cancri solidi ed a cellule sparse, mieloidi e linfoidi, è elevatissima. A Villaputzu è anche presente un’insolita incidenza di teratomi neonatali per mutazioni ed attivazioni di condizioni di tossicità genica. Tra l’altro, alcuni neonati non sopravvissuti sono nati affetti anche da cranioschisi, mentre oltre venti persone presentano tumore di Hodgking, e di queste più di dieci sono già decedute. Tutte le persone colpite da cancro sono residenti nei distretti nominati, ed hanno prestato servizio all’interno delle basi militari del circondario come dipendenti della Vitrociset, ditta che si occupa di manutenzione.
E’ noto che l’isola di Sardegna fa parte della geostrategia N.A.T.O. come punta di diamante dello scacchiere mediterraneo ed europeo. In essa, sin dall’immediato dopo guerra sono presenti molte zone militari anche “non italiane”.
L’allora titolare (1971) del Dicastero della Protezione Civile, On. Zamberletti, ammise, costretto dalla stampa, che quelle zone erano stragiudiziali nei confronti della sua competenza.
Tra l’altro, sempre in Sardegna, è stato creato il più esteso poligono europeo con un’ampiezza di oltre miglia2 807 (pari ad acri2 32.123) e di questi ben miglia2 62 si estendono in mare. Ma nella realtà la zona marina interdetta alla navigazione, non militare, è più ampia dell’intera Sardegna che ha una superficie di km223.813 (pari a miglia2 14.796), mentre il bacino idrografico proibito, sviluppandosi anche in acque internazionali, ha un’ampiezza di miglia2 173.983 (pari ad acri2 6.918.951). In queste acque, si aggirano silenziosi, in navigazione di superficie e sommersi i sommergibili nucleari e naviglio militare di vario tipo e nazionalità. Purtroppo, ancora oggi, ogni tentativo di monitoraggio ambientale affidato alle Istituzioni civili è irrealizzato, perché non è permesso l’ingresso nelle zone marine e terrestri del demanio militare.
E’ anche utile richiamare alla memoria che verso sud, in quest’ampio braccio di mare la cui profondità scende ad oltre seimila metri, precipitò il DC9 ITAVIA con a bordo 81 persone, e fu proprio qui che i nostri intercettori ingaggiarono due battaglie aeree con Mig libici, ed è sempre questa la zona investita dalle manovre aeronavali mediterranee anche della flotta francese.
Tornando al pericolo del nucleare per le radiazioni emesse dall’U. I che si crea come sottoprodotto della lavorazione cui è sottoposto l’Uranio nelle centrali nucleari, i soliti inetti non si sono occupati d’acclarare, o hanno incoscientemente taciuto, che questa è una sostanza pirofòrica, cioè capace d’autocombustione e d’incendiarsi anche per sfregamento oltre che per contatto con il fuoco.
Il piccoletto del nucleare, che mai ha pronunciato la parola “Patria” in atti pubblici ma interessato al mondo degli… affari, ha finora solo ricercato il “politicamente corretto” facendolo promulgare dai lacchè parlamentari che, se non eseguono… “tutti a casa” senza potere e senza stipendio. In ogni caso lo scontro è aperto per il dopo che verrà… e lui, quello che molti indicano senza rendersi conto dello sbaglio, come emulo del Duce che da una nuvoletta lo guarda schifato, non ha nemmeno mai dimostrato:
1. come costruì il patrimonio Fininvest,
2. perché le banche nel periodo del suo fallimento economico gli concessero prestiti da favola a interessi irrisori,
3. ogni riferimento alla P2 è precisamente voluto,
4. …5… 6… 7… 8… 9… 10
11…) e, dulcis in fundo, si fa per dire, solo l’inglese Mills è stato condannato per corruzione senza nemmeno un riferimento al corruttore. Come abbiano fatto i magistrati del processo a fare stare insieme le motivazioni della sentenza emessa è un assurdo tutto italyota. Un corrotto senza corruttore… e l’ectoplasma stralciato dai tribunali se la ride… Ahi, serva italya.
E sempre lui, il dannoso essere, dove porterà le scorie radioattive vetrificate, certo organizzerà viaggi della speranza a Lourdes, perché queste non le vorrà nemmeno la Germania.
Dal punto di vista ambientale possiamo però aggiungere, scorie a parte, che il non avere centrali nucleari non è stato proficuo per l’Italia per ragioni economiche, ma non lo è più nemmeno oggi per ragioni sempre economiche dovute ai tempi di costruzione e per il costo dell’uranio assai più elevato. Per la costruzione di una centrale occorreranno almeno dieci anni di lavoro, mentre è, questa è ipotesi soggettiva, molto più proficuo puntare su energie alternative.
In quanto al pericolo di fughe radioattive per scoppio della centrale, è lo stesso che se ciò avvenisse nella cintura di territorio alpino dove, appena dietro l’angolo delle Cozie o Graie, c’è il Superfenix francese.
In ultimo racconto la storia di parte delle scorie. Ha dell’incredibile sapendo che il plutonio… procediamo con ordine.
Uranio impoverito è presente in molti manufatti per la sua alta densità, così esso è giunto nelle schermature di limitate zone radioattive, come per esempio i reparti radiologici d’alcuni ospedali, dove ha sostituito, per la sua alta densità, le lastre di piombo annegate nel cemento armato.
Ecco che su questa qualità sono nati anche gli “ospedali all’uranio”, ciò mentre l’asbesto era posto fuori legge e si scatenava la campagna contro il fumo di sigaretta, tutto con la complicità della solita ruffiana incoscienza politica. Per ammalarsi d’asbestosi occorrono quindici o anche vent’anni di miniera a scavarlo, respirarlo a cielo aperto, mentre, occasionalmente, non crea nulla, ma gli interessi per togliere dal commercio un prodotto di bassissimo costo per favorire resine epossidiche e plastiche, assai più remunerative, compirono il miracolo!
Oltre al pericolo per le radiazioni emesse dall’U e dall’U. I, i soliti inetti politici e finanzieri dediti allo scempio delle genti, non si sono occupati d’acclarare che la seconda sostanza è pirofòrica, cioè capace d’autocombustione incendiandosi anche per semplice sfregamento oltre che per contatto con il fuoco.
E’ stato “l’Osservatorio Etico Ambientale” a segnalare e denunciare per primo, all’opinione pubblica, il “nuovo sport nazionale degli ospedali all’uranio”, ciò avvenne in data 13/Marzo/2003. Secondo questa pubblica denuncia, nell’ospedale Maggiore di Trieste pare sono contenuti ben kg 30 d’U. I, distribuiti tra le mura di contenimento della radiologia e nelle apparecchiature per l’irradiazione dei tessuti carcinomatosi.
Ma altri numerosi nosocomi italiani sono nella lista “nera”.
Il danno ambientale che poco tempo fa poteva scatenarsi nelle città d’Ancona e di Bologna è stato fortunatamente fugato. Infatti, l’ospedale anconetano fu mira d’alcuni incendi dolosi che furono in fretta estinti e non giunsero alla radiologia, se così fosse avvenuto l’intera città sarebbe oggi contaminata da radiazioni atomiche che durerebbero alcune centinaia d’anni, cosa che avviene nei Balcani (guerra 1989/1999 anno in cui intervenne la NATO con i suoi bombardamenti americani all’U depleto, in Irak e a Gaza per azione israeliana).
Il fuoco, nell’ospedale bolognese, iniziatosi da un corto circuito, non raggiunse le vicinissime sale xgrafiche, fermandosi pericolosamente vicino ad esse.
Ovviamente, scusate il tono apparentemente paternalistico, la popolazione ospedaliera e cittadina non fu informata del pericolo, perché, per i soliti incoscienti, l’U.I. non è pericoloso ed il popolo è bue. Nihil sub sole novi.
Però, stranamente, l’uranio impoverito è adoperato per l’assemblaggio d’armamento nominalmente considerato “convenzionale”, ma che già, in zona d’operazioni belliche, ha condotto a morte per cancro tantissime persone. Da qualche tempo anche militari italiani che sono stati presenti in quelle aree in qualità di forze di sorveglianza in peacekeeping, però svolto con armi in pugno! E quanto costano le guerre che combattiamo nel mondo per gli ameri-cani? La cifra annua basterebbe per toglierci dalla stagflazione, non è una boutade.
Le vittime per radioattività sono innumerevoli anche tra i civili, ed i dati del fenomeno sono tuttora in monitoraggio nei territori investiti dalle radiazioni dell’U.I.
La disgraziata sostanza è usata nei proietti per renderli capaci di forare anche la corazza dei blindati, ed è presente nei gusci degli stessi per resistere alla penetrazione, [l’uso del concetto delle “chobam” (multistrato differenziato senza uranio), risale all’epoca dell’industria tedesca degli anni ’40].
Anche materiali esplodenti, come le mine, sono arricchiti con U.I. e vogliamo nuovamente ricordare, per i distratti, che quando questa sostanza s’incendia emette raggi (alfa) che si disperdono su un’ampia superficie di territorio.
U. I. è anche utilizzato com’elemento compensatore, per il suo alto peso specifico, nella costruzione dell’opera morta di navi e nelle derive delle barche a vela. U. I. è posto in opera per convenientemente appesantire i piani di coda degli aerei, ed è miscelato in molte leghe metalliche. In seguito, è anche apparso, secondo alcune fonti, negli amalgami usati per le otturazioni dentarie.
Grandi società di navigazione aerea hanno ammesso l’uso dell’uranio impoverito nell’assemblaggio dei loro velivoli.
Insomma, quello che sembrava un “non impiego delle scorie nucleari perché stoccate in opportune discariche”, ove ciò già avviene, in realtà si sta dimostrando un vero attentato alla salute pubblica mondiale, tutto in nome di un progresso che però non rispetta l’uomo ed il suo ambiente.
Ah, dimenticavo, è ammissibile che l’errore avvenga, ma ciò che mi spaventa è la sua perpetuazione in nome del Dio Denaro che ha tacitato per sempre il Dio Cristo, in cui il capitale afferma, solo a parole, di credere!
Corruptissima in republica plurimae leges (Tacito).
Kiriosomega
UN DISCORSO PRIVATO MAI PUBBLICATO!
Un discorso privato mai pubblicato e non detto.
DRAMMA IN PIU’ ATTI E QUADRI DI SCENE DIVERSE. LE FUTURE ANCORA DA SCRIVERSI!
In uno dei tanti covi bushani/sionisti, cospiratori tramano nell’ombra, mentre un’idea tutti li raggela: “Abbiamo stampato troppa carta, ora, con i debiti cha abbiamo siamo al verde come il nostro dollaro“!
Interpreti del dramma:
1) Bush il sanguinario. Ha relativa importanza confrontandola all’apparenza. E’servo del sionismo internazionale.
2) Il sionismo internazionale, ovunque ben presente. Indossa per l’occasione il travisante burka velandosi d’imposture, mentre accusa e fa addebitare all’Islam i disastri economici della Terra.
3) Non lontano dal centro del quadro si trova Vladimir Vladimirovič Putin, in questa situazione l’apparente cattivo.
4) Ormai asservito, momentaneamente al centro della scena, Mikail Saakashvili, il bugiardo ex studente dei college ameri-cani. Brama l’Europa e la NATO pur sapendo che renderà la Georgia una base militare permanente degli U$A.
5) In disparte, impotente, immota astante, l’Europa lacché del $.
6) Più lontano, nell’ultimo buio nascosto ripostiglio è collocato l’azzimato berlusconi. Quello che s’agita in italya, e che non conta niente nemmeno fuori dei confini della nazione che lo sopporta. E’ il personaggio che nello scorso incontro internazionale di Parigi esclamò alla stampa: “Questi- intendendo i delegati di più nazioni presenti- non hanno esperienza! Io sono il più anziano [implicitamente- Io sì che so tutto! Io sì ho esperienza!]. Il dramma dimostra che il desso ha così tanta esperienza, e carisma, che nessuno se lo fila anche in quest’avventura che tiene il mondo sospeso.
7) La Terra, li subisce tutti.
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“Abbiamo stampato troppa carta, ora, con i debiti cha abbiamo siamo al verde come il nostro dollaro”!
Un esame di questo genere è avvenuto ed avviene nell’Amministrazione sionista tecnocratica di bush. Che essa abbia ereditato il malessere economico creato sin dai tempi di Nixon poco importa, fatto sta che oggi la situazione degli ameri-cani e tragica.
E tale è perché i maggiori suoi creditori sono Cina ed India. La prima, assai forte militarmente e politicamente, notoriamente non ha mai condiviso la “democrazia” statunitense, la seconda sembra essere più “domestica”, ma certo è enigmatica, e sarà sempre meno prevedibile in forza del proprio credito perché anche i suoi cittadini stanno “imparando a mangiare tutti i giorni”.
Per stampare a iosa la loro carta straccia, e mantenere il proprio splendido tenore di vita, gli ameri-cani, dall’Agosto 1971, ricorsero allo smantellamento del concetto di valore della moneta rapportato alla quantità aurifera detenuta dallo Stato, di fatto introducendo la nozione di P.I.L. tanto contestata anche dagli economisti italiani di quel periodo. Ma in breve, vuoi con la forza, vuoi con l’indolenza e sottomissione d’oziosi e strapagati governanti inutili alle loro nazioni ed a se stessi, ovviamente e principalmente nella piccola e povera Italia, insieme alla democrazia appoggiata dal cannone si estese nel mondo occidentale l’ormai avviato e comodo concetto di P.I.L. Astrazione di convenienza specialmente per gli USA che fecero ripartire la loro macchina da… stampa!
Per chiarirci, la necessità egoistica americana di propugnare il P.I.L. fu dettata dalla volontà degli sceicchi dell’OPEC che, scaltriti ed allarmati da precedenti avvenimenti, proprio nell’Agosto 1971 non accettarono più la divisa verde e pretesero il pagamento in oro per il greggio fornito.
Avvenne che, nell’apparente benessere economico che si creò nel tempo, le vere risorse nazionali, la forza lavoro propria dell’uomo, fu abbandonata per entrare in un mondo d’economia artificiale ed artificiosa, e, da quel giro vorticoso di miliardi virtuali, si crearono creditori fortissimi che sono emersi dall’oblio in cui la catastrofica II guerra mondiale li aveva relegati. E’ chiaro che parliamo dei due colossi asiatici Cina ed India. Colossi che ora sono i maggiori creditori dell’inetta economia americana che possono semplicemente ricattare reinvestendo i propri dollari dove loro faranno maggior comodo, cosa che già sta avvenendo specialmente in Africa.
Oggi, non detto, ma notizia di certa fonte, ben 150 banche statunitensi sono alla bancarotta. Però esse non chiudono, e sono in qualche modo sorrette dal governo. Se, invece, esse dovessero giungere alla chiusura, l’economia statunitense crollerebbe in meno di 24 ore, e le banche fallite dovrebbero essere processate ber bancarotta fraudolenta insieme a tutto il sistema economico che le ha sorrette e coperte negli intrallazzi contabili.
Il concetto espresso è indiscutibile nella sua verità, ma assai lungo da spiegare in questo spazio, anche se di facile intuizione nei suoi meccanismi.
Ed allora, ormai quasi al tracollo, che cosa hanno da inventarsi, per galleggiare, i tecnocrati sionisti/statunitensi affinché possano mantenere il loro “splendore” avvalendosi del compiacente strisciante bush. Possono solo inventarsi due strategie: “La globalizzazione, che già dà i suoi aridi frutti; e un’economia di guerra!”.
Le due vie s’equivalgono nel distruggere le economie locali, ovunque possibile, ma paritarie sono anche nel far sì che i distruttori provvedano alla ricostruzione del Paese che hanno ridotto in povertà. In ciò, essendo strapagati dagli stessi Paesi ormai in ridotti a rovine e miseria. Questo è, modernamente, il modo d’intendere del capitale.
Infatti, nella praxis, si combattono i governi considerati nemici e residenti in Paesi ricchi di risorse minerarie, anche con “pistole fumanti inesistenti”. S’interviene, poi, con aiuti economici umanitari. Si favoriscono, nascostamente, gli accumuli di ricchezze e potere da parte di poche già influenti famiglie che si ricattano in seguito, o che sono fedeli perché non vogliono perdere i privilegi acquisiti. S’indicono, in seguito, manovre militari congiunte, vedi, ultimo caso, quello della Georgia con “Immediate Response 2008”. Poi si vendono armi e tecnologia ai governanti “ombra”, ormai creati e ricattabili. S’inviano, dopo breve tempo, addetti militari ed istruttori, e, dulcis in fundo, si spingono anche gli “avvocati” presidenti (Mikhail Saakashvili) a comportarsi in modo tale da divenire satelliti statunitensi. In ciò, ovviamente, scatenando, nel caso in esame, le ire della Russia che non è disposta ad essere esautorata da quello che considera il suo “bacino naturale d’utenza e d’influenza”. Ma, cosa ancora più grave per il sentimento nazionalistico russo, e ben valutata dal Cremlino, oltre all’ingordigia americana che ha mire sulle zone minerarie centro euro-asiatiche, è la possibile preoccupante presenza di basi militari statunitensi a ridosso del proprio confine.
Ma anche Cina e Corea del Nord, piccola ma battagliera, non sono disposte a tollerare ingerenze statunitensi in quelli che anch’esse considerano loro naturali serbatoi di sfogo.
Ma già deve essere preventivato, in previsione di una a breve rapida evoluzione degli scontri, che il vero conflitto russo/cinese/coreano contro l’Occidente di USA/GB, capofila di una serie d’altri piccoli Paesi, prossimamente si svolgerà per l’appropriazione del petrolio contenuto nella piattaforma artica.
Ecco perché, ma a questo punto del discorso tutto è lapalissiano, Israel/USA hanno paura che nuovi Paesi possiedano armamento atomico e missili intercontinentali. Infatti, in questo caso, si creerebbe uno stato di cose simile all’età comunale del nostro medio evo, con la differenza che allora le armi non avevano la capacità di distruzione di massa, e dell’intero pianeta!
Dunque, la realtà di ciò che rapidamente abbiamo descritto dimostra che ogni popolo, se forte nei propri patrii ideali, tende naturalmente verso il nazionalismo. E, se “CATTIVI FASCISTI” oggi esistono, nel senso degenerativo del termine, essi sono proprio gli USA ed il sionista Israele che non possono fare a meno di coinvolgere ogni cosa nella globalizzazione che li salverebbe dal baratro in cui già si sono cacciati”. Il loro comportamento è, però, ben diverso da quello dell’Italico Fascismo che asseriva: “LA RICCHEZZA DI UNA NAZIONE E’ NELLA SUA FORZA LAVORO CHE NON PUO’ E NON DEVE ESSERE SACRIFICATA AL MASSIMO BENESSERE DEL CAPITALE PRIVATO; DUNQUE, DELLE AZIENDE. INFATTI, RECITAVA IL DUCE: “IL MASSIMO BENESSERE DI UN’AZIENDA NON COINCIDERA’ MAI CON IL MASSIMO BENESSERE DEL POPOLO!”.
Purtroppo l’idea della giustizia sociale perse la guerra contro i guerrafondai capitalisti. Ma l’idea non è morta, e verrà il tempo in cui, se sopravvivrà la specie umana alle sue contraddizioni, essa sarà esplorata e praticata come terza via tra capitalismo e comunismo.
La storia gli darà ragione, e Lui lo sapeva!
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A dimostrazione di quanto rende l’economia di guerra, a chi la scatena vincendo, brevemente riporto i verosimili guadagni economici realizzati dagli U$A con la “Prima Guerra del Golfo”.
“Per il concetto del finanziamento dell’azione è verosimile che l’esborso per sostenere i costi dell’operazione bellica “Desert Storm”, del 1991, si valuti in 40 miliardi di $ così ripartiti:
“10 miliardi di $ sostenuti dagli U.S.A.
“30 miliardi di $ investiti dalla “Al-Mamlaka al – ‘Arabîya as – sa’ûdîya” di allora e dal “Dawlat al-Kuwait”.
Problema dei governi interessati: come trovare i fondi senza sofferenza?
Risposta degli stessi governi: innalziamo il costo del barile di petrolio!
Molti ricorderanno che il prezzo del barile era allora attestato intorno ai $ 15, ma, con l’avvento della guerra del golfo, esso si accrebbe sino a $ 42/43 al barile. Dato che l’aritmetica è semplice, otteniamo che il guadagno stimato sulla stessa quantità di vendite si triplicò, attestandosi intorno ai 60 miliardi di $.
Ottima soluzione, vero? Ma il gettito di quest’entrata dove andò a finire?
Chiunque ha frequentato il mondo arabo sa che da loro è invalsa la regola che nel business si procede alla divisione paritaria dei ricavi. Dunque 60 miliardi di $ diviso due, U.S.A. da una parte ed i due Paesi Arabi aderenti dall’altra, indicano che ognuna delle parti incamerò 30 $ miliardi di dollari.
Gli Stati Uniti, attraverso le loro cinque compagnie petrolifere di bandiera, più due private sempre americane, con una spesa di 10 miliardi di $ ottennero un guadagno lordo di 30 miliardi di $ così proporzionalmente ripartito:
21 miliardi di $ d’appannaggio per il governo americano e,
9 miliardi di $ alle due società petrolifere private americane.
Gli Stati Uniti da quella guerra “umanitaria” hanno dunque ricavato, come utili, circa 20 miliardi di $…
Ma c’è di più.
Per combattere un guerra è necessario avere armi!
Domanda: “Qual è il Paese in cui l’industria degli armamenti è prima nel mondo, e non ha cortei ululanti di contestazione?”.
Risposta: “Gli Stati Uniti!”.
Così quella nazione, attraverso l’indotto “guerra” si attribuirono il 100% circa del denaro occorrente per porla in opera.
Altro che solo i trenta miliardi di dollari dei conti che abbiamo svolto. Quella guerra significò per gli U$A lucrosi appannaggi e rafforzamento dell’economia interna.
Considerazioni: “Sembra proprio che le questioni umanitarie non emergono!”.
Gli andò bene allora, perché non riprovarci ad libitum?
Il prossimo atto del dramma speriamo che non vada in scena, perché in quel caso sarà difficile che i sopravvissuti possano scriverne la storia.
Ma io che sono agnostico e non ascolto il giudaico jehovah, né la cristiana trinità, ma nemmeno mi fido degli altri dei, sono tendente al pessimismo, così da esclamare: “Dies irae, dies illa, … Quantus tremor est futurus…”
kiriosomega
