Scommetto che ogni nuova disavventura dello IOR sarà insabbiata, è già successo.


Scommetto che ogni nuova disavventura dello IOR sarà insabbiata, è già successo.

Di seguito a questo articolo per accorpare comuni concetti è qui ripubblicato il mio

scritto: “Ma “Dio è Trino o Quattrino”?

TEDESCHI-IOR

… dai ti prego… lasciati prendere!

Da Ior, Opus Dei, banche, sistema bancario, politica, clero, sindacati, comunità marine in montagne e comunità di campagne al lago… che puzza di merda si leva.

Intanto Bertone se ne va a Porta Pia senza il cappello da bersagliere e con tonaca svolazzante d’uomo con la gonna che insegue e condivide la “traccia” di pio IX; Profumo è buttato fuori da Unicredit però con 40 milioni di euro di buona uscita, perché non capita anche a uno di noi, certo perché siamo onesti o fessi; il “collega” Marchionne e confindustria… lasciamo stare; i parlamentari non vogliono toccati i loro emolumenti anche quelli vitalizi, di segreteria…; Berlusconi continua a romperci i co… oni e ad ospitare il folle bedù libico che ci spara addosso senza che nemmeno protestiamo; Tremonti prosciuga l’Italia anche se bagnata da quattro mari; la Gelmini, povera stella, fa la ricca intellettuale ed i precari li lascia a casa; Calderoli , certo è lui, spara alle cicogne nere perché altrimenti portano i bambini negher, e Wal-terun, ormai adulto leghista doc, continua la sua vita padana con mentalità mafiusa… e non finisce qui, scopriamo, parola del coraggioso e per certi versi condivisibile , a mio parere, ricch…one vendola, che c’è stato ai tempi della DC anche un presidente del consiglio culattone! Che sia tra quelli che furono il bersaglio preferito da Forattini?

CHE SCHIFO DI PAESE E’ DIVENUTO QUESTO NEL DOPOGUERRA! E PER NON ESSERE FRAINTESO AGGIUNGO CHE NON ESALTO LA MONARCHIA, MA L’ONESTA’ E PROBITÀ’ DI MUSSOLINI CHE FU CONDANNATO AL LUDIBRIO DEL POPOLINO, ANCHE DOPO LA MORTE, PER L’INTERESSE DI U$A/SION, DITTATURA NASCOSTA, E DELLO STALINISMO CHE VERAMENTE FU DITTATURA SELVAGGIA E MALVAGIA SOTTO LE CUI INSEGNE COMBATTERONO, IN ITALIA, I COSIDDETTI PARTIGIANI CHE VOLEVANO CHE IL PARADISO RUSSO SI TRASFERISSE NEL GIARDINO D’EUROPA.

Per migliorare il quadro generale di questa moderna colonya u$a si apprende, da diverse fonti, che dal 20 settembre sono indagati Ettore Gotti Tedeschi, attuale direttore generale dello IOR, ed il direttore generale dell’ASPA, Paolo Cipriani. L’accusa per ambedue è di violazione del Decreto Legislativo n. 231 del 2007 che contempla la materia disciplinare in tema di riciclaggio di denaro.

La GdF ha trovato e posto sotto sequestro, ecco del buon pastore la buona novella, ben 23 milioni di euro di proprietà della chiesa di Roma depositati in un conto corrente giacente presso il Credito Artigiano, che è una banca italiana facente oggi parte del Gruppo Credito Valtellinese.

Il “Piccolo Credito Valtellinese”, come fu denominato ab initio, fu fondato nel 1946 da Giuseppe Vismara, imprenditore cattolico assai vicino al cardinale di Milano Ildefonso Schuster.

La piccola banca, con i suoi sportelli, ebbe storia locale sino al 1995, lavorando specialmente in Brianza ed a Milano. In seguito il Piccolo Gruppo Valtellinese, divenuto Credito Artigiano, si allargò, e nel 1965 eresse una nuova sede a Firenze.

Nel 1975, il Credito Artigiano raggiunse Roma dove i “figli di-letti diversi della Vedova” convergono per acquisire prebende, ed allegramente, laici e cattolici della mai citata Opus Dei si uniscono per arraffare affari, e qui costruì una nuova filiale.

Così rafforzato, e presente nel territorio nazionale, nel 1997 il Credito Artigiano ottenne le certificazioni UNI EN ISO 9002, ed entrò a fare parte del Gruppo Credito Valtellinese. Solo due anni dopo la banca fece il gran salto di qualità, quando nel 1999 il Gruppo fu quotato in borsa presso la Borsa Valori di Milano”.

Sin qui l’avvenimento e la storia del gruppo bancario, ora qualche considerazione politico-sociale!

Lo IOR è una prelatura del papa, che n’è unico proprietario ed azionista. La fondazione, il cui acronimo significa Istituto per le Opere Religiose, s’avvale d’un collegio di cardinali supervisori che n’autorizzano le operazioni dopo avere ottenuto il N. O. dall’infallibile pontifex maximus. Pontefice che, dunque, inevitabilmente è a conoscenza d’ogni avvenimento interno.

Sull’infallibilità del papa è piacevole ricordare la storia narrata da Pasquino, la statua romana (quasi) parlante che nel 1870 così sentenziò:

“Il Concilio è convocato,

i vescovi han decretato che infallibili due sono,

Moscatelli e pio IX”.

Moscatelli era una marca di zolfanelli allora in commercio che si assicurava non fallissero. Passata la giornata, appesa al collo di Pasquino apparve nuova ilare lapidaria comunicazione:

“I.N.R.I. Io Non Riconosco Infallibilità”.

Il meccanismo di controllo dello IOR, seppure succintamente è precisamente descritto, ed esso è ancora tal quale operante in Vaticano. Esso era tale anche ai tempi dello straniero polacco, che necessariamente fu a conoscenza degli oscuri segreti di quest’Istituto. Segreti che si portò nella tomba.

Ricordiamo tra i più noti:

1) Lo scandalo Sindona.

2) L’omicidio Calvi ed il fallimento del suo Vecchio Banco Ambrosiano.

3) La lettera di fideiussione per 200 milioni di dollari offerta in garanzia, attraverso Calvi, a Governi di Paesi Latino-Americani. Lettera fatta sparire da marcinkus, il banchiere di dio monsignore ma non troppo. Banchiere che vox populi volle fosse

4) Implicato nella scomparsa d’Emanuela Orlandi. Avvenimento in cui molti ravvidero la “mano” del banchiere vaticano che avrebbe stuprato la ragazzina facendola poi sparire servendosi dalla “banda della magliana” il cui capo, in quel periodo, era Renatino, Enrico de Pedis pluri pregiudicato che stranamente fu sepolto come “martire” all’interno della basilica di Sant’Apollinare di proprietà dell’Opus dei, è ciò avvenne con l’avallo, presumibilmente contro il Codice canonico, del cardinale Ugo Poletti.

Ma la magistratura ordinaria ben si guardò d’indagare giungendo sino al papa per interrogarlo.

Ed ecco perché anche questa volta s’insabbierà ogni cosa. L’aprire certe fognature, ma la merda sempre è merda, porterebbe finalmente anche l’ytalyota più idiota a capire perché il papa da molto tempo non vuole che sì usi il preservativo, infatti, lui ed i compari suoi s’inculano i popoli da circa duemila anni senza protezione alcuna, e sono in apparente buona salute.

Dunque, il papa non può ignorare cosa avviene all’interno del sedicente Istituto per le Opere religiose che, autorizzato da specifico suo mandato, si attiva avvalendosi dell’ASPA: “Amministrazione del Patrimonio della Santa Sede” oggi diretto da Ettore Gotti Tedeschi.

… e vogliamo che tra tedeschi non si capiscono…? Perciò ecco il resoconto:

TEDESCHI-IOR

… e vieni qui…

Tedeschi – Ior

L’agnostico kiriosomega

Le ragioni dell’agnostico – 2) Dio creò l’uomo a sua immagine e somiglianza?

Si suggerisce agli interessati di leggere anche lo scritto riportato al seguente

indirizzo: “Le ragioni del credente – 1) Dio creo l’uomo a sua immagine e somiglianza?”

 

https://kiriosomega.wordpress.com/2011/03/13/e-dio-creo-luomo-a-sua-immagine-e-somiglianza/

Nello scritto che segue sono contenute precise notizie sulla banca vaticana e sullo IOR!

 

“Un grave problema dell’umanità sta nelfatto che gli idioti sono assai presuntuosi, e le persone sensate sono piene di dubbi”. Bertrand Russell

Ma “Dio è Trino o Quattrino”?

 

(condensato di un capitolo del mio omonimo libro in cerca d’editore coraggioso)

Ero lì… nel mio candido lettino… quando sentii una voce che diceva: “Kirios! OH… chi è…? Alzati, sono il tuo dio”!… Così, in questo modo sollecitato ho deciso di mettere in prosa perché dio è solo quattrino, per ora sono riuscito a scrivere quel che segue. (libera imitazione di Guccini).

“…deve essere imbavagliata la scienza suscitando tutte le possibili commissioni di bioetica”, così li senti urlare nei salotti bene delle TV, e dalle sacrestie che conducono ai pulpiti od ai tribunali.

Ma ormai cresciuto mi rispondo: “Solo un popolo ignorante e sofferente ha necessità di credere in un Dio salvifico cui sono attribuiti riti d’adorazione totalmente sovrapponibili con quelli asiatici di Marduk, Dioniso, Mitra… non a caso citati, insomma, a quelli precedenti Ciro il Grande che nel 535 circa “inventò” i giudei che si portarono appresso tradizioni e riti asiatici assai più antichi della cosiddetta bibbia scritta da Esdra”. Riti, come già affermato, che sono più antichi di migliaia d’anni di quelli giudeo/cristiani. Riti nei cui vangeli sono illustrati la transustanziazione, la comunione con spartizione di particole e vino come nel rito bizantino proprio nel modo che oggi ancora avviene, e la messa comunitaria in cui il cureta ai fedeli inginocchiati proclama la benevolenza del dio..

Tutta l’incastellatura teologale e filosofia fideistica, dei cosiddetti credo monoteisti, affermano l’ateo e l’agnostico, s’erge sul niente, appoggiandosi su inezie che il clero ha necessità di continuamente rimaneggiare per restare al passo con le conquiste scientifiche e sociali.

Ma una teocrazia salvifica non può essere come la scienza, rimaneggiabile. Essa è dilemma con due corna, o è totalmente sempre vera, o è interamente sempre falsa, ed in più essa non può essere spiegata perché la sua supposta “divina essenza” è trascendente, così direttamente inducendo un credo personale affidato alla “libertà di coscienza” (riferimento al condannato giansenismo). Ma ciò è inverosimile, improponibile ed inammissibile per la Chiesa che vuole determinare e dirigere le coscienze. Come inverosimile, improponibile ed inammissibile è, però così gli ecclesiasti vorrebbero imporci con i loro contorti discorsi, la verità di tanti morti ammazzati “ammalati di Libero Pensiero” che i dogmatismi in ogni tempo hanno prodotto. Eppure, i preti cattolici, unici fra tanti, che per loro interesse anche hanno proibito ai fedeli di leggere le allegoriche saghe rappresentate nelle antiche scritture (da dimostrare quanto siano antiche e veritiere), continuano a dipingersi come teologi cercando di spiegare ciò che loro stessi non sanno, e che per necessità definiscono inspiegabile.

Qui, allora controbatto che filosoficamente tra dogmatismo ed ateismo non v’è differenza alcuna. Ambedue le “Tesi sono Assolutiste” e si dibattono nella discussione del niente. Anzi, sfido chiunque, tra gli assertori del dogma cristiano cattolico, a dimostrare che gli dei di Troia o degli Achei, dei Sumeri… non esistono, e che il loro dio è l’unico vero. Agli altri, gli atei, chiedo invece di svelarci finalmente perché dio non esiste. Dunque, ecco perché sono agnostico e perciò non mi vedo con somiglianza in un dio!

Ben XVI e Tedeschi- Teteschi ambetue!

Nella foto, elaborazione kiriosomega, Ben XVI unico proprietario e azionista della Banca Vaticana, e Gotti Tedeschi attuale direttore dello IOR.

Te invoco, o Satana,

Re del convivio.

Via l’aspersorio,

Prete, e il tuo metro!

No, prete, Satana

Non torna in dietro!

G. Carducci

Purtroppo per i Liberi Pensatori non basta essere culturalmente onesti usando il sano logico agnosticismo, perché per quelli che sono giunti al potere considerando l’universo attraverso l’indimostrabile dogma del creazionismo, i primi sempre saranno “massoni deviati” malati d’ateismo, o sinagoghe di Satana alla stregua dei giudei.

Alcune citazioni famose.

BINI – da “Manoscritto d’un prigioniero”: “Il cuore e la sventura  produssero la religione naturale.”

BROWNE – da “ Urn burial”. “In alcuna cosa gli uomini hanno perduto la ragione  quanto nelle questioni di religione.”.

EURIPIDE – da “Bellerofonte”. “C’è qualcuno che può affermare che in cielo ci sono gli dei? Non ci sono…”.

FEUERBACH – da “Essenza della religione”.  “Dio, altro non è, se non l’essenza della fantasia  e dell’immaginazione.”

FRANCE – da “Le sette mogli di Barbablù”: “Il nulla è un infinito che ci avvolge, di là giungiamo e là torneremo. Esso è un’assurdità ed una certezza. Non si può concepire eppure c’è!”.

EPICURO – Dichiarazione sugli Dei”: “Quivi novi potuit tanto post ante quietos ìnlicere ut cuperent vitam mutare priorem?”.

GIOVENALE – da: “II, 149, 152”: “Esse aliquos manes et subterranea regna… nec pueri credunt.”

HUME – da “Dialoghi sulla religione naturale”: “La religione non ha origine dalla ragione, ma dalla paura e dalla fantasia.”.

JONSON – da “Fall of Sejanus”: “What excellent fools religion makes of men.”

LE DANTEC – da “L’ateisme”: “Se vi sono degli atei è segno che le prove dell’esistenza della divinità non valgono niente. Esse sono considerate valide da quelli che credono e che, per conseguenza, non ne hanno alcun bisogno. Al contrario, tali prove sono inefficaci per chi non crede.”.

LICHTENBERG – da “Osservazioni e pensieri”: “Che cos’è il nostro concetto della divinità se non la personificazione dell’incomprensibile.”

NIETZSCHE – da “Ecce homo”: “Dio è una risposta grossolana, un’indelicatezza verso noi pensatori. In fondo è solamente un rozzo divieto che è espresso ai ricercatori: “NON DOVETE PENSARE.”.
PLAUTO – “Humanum amare est, humanum  autem ignoscere est.”.

RUSSEL – da “Perché non sono cristiano”: “La religione è una specie di malattia endemica procurata dallo sgomento.”

SCHOPENHAUER – da “Parerga et Paralipomena”: “Le religioni sono come le lucciole, hanno bisogno del buio per risplendere.”

SENECA – da “Ercole furente”: “Quod nimis miseri volunt, hoc facile credunt.”

SPENGLER – da “Essere umano e destino”: “La fede non si pone il problema della logica e del metodo. Essa è fuga dalla logica e dalla prova provata.”.

Freud, Otto, Verret Weiss, e Altri, hanno espresso il loro parere, sostanzialmente negativo, sull’essenza del dogma.

Da dove cominciare?

Trovare una via d’attacco per un argomento così vasto come quello che qui si vuole sinteticamente tracciare non è semplice cosa, ma sovvenendomi del dire della chiesa cristiana cattolica “sto nel mondo, con il modo mondo ma non son di questo mondo”, decidendo di dimostrarne l’inconsistenza e lo sciente raggiro posto in opera attraverso l’abuso della credulità popolare, mi avvalgo del concetto di come un dio proclamato trino è, in realtà, sempre solo quattrino, dunque, sterco del diavolo come il prete spesso recita. Salvo che lo stesso sterco non faccia comodo a… alla chiesa di Roma ed alla sua profonda insaziabile “sacra bottega”!

Già la S. Brigida della chiesa cristiana cattolica s’espresse con dure parole: “Curia Romana non petit ovem sine lana; dantes exaudit, non dantibus ostia claudit”. La Curia Romana non vuole pecorelle senza lana, essa accoglie  chi dà, e spranga la porta in faccia a chi non può.

E cosa di più chiaro di tale pensiero sulla brama di ricchezze, con tradimento della forse mai esistita missione salvifica, se non discutere del moderno comportamento ecclesiale da Pio IX a Benedetto XVI, così indispensabilmente stringendo il nostro campo storico d’indagine che però potremmo dimostrare valido già dalla truffa della proto chiesa romana fin da che si definì erede dell’Urbs per donazione da parte di Costantino, l’imperatore Trachala, che però per certo era un seguace del mitraismo.

E siccome “Omne ignotum pro magnifico” ecco che qui intendo scrivere, seppur in maniera condensata, dello I.O.R. e di come fu fondato, delle motivazioni che lo portarono in essere, di come sì regge, e di conseguenza, implicitamente, perché il cattolicesimo italiano ha, ancora fino ad oggi, profonde radici in questa ytalyota societas.

Qui, dimostrando l’attaccamento alle cose terrene, al potere temporale, resta ben tracciato come ogni azione fideistica si vanifica se non ha ragioni geometriche. Infatti, la stessa teologia agostiniana, di quell’Agostino d’Ippona considerato padre e dottore della chiesa, diviene “negativa” allorché per ricercare il perfezionamento del concetto di dio è costretta addirittura a negarne l’esistenza riducendolo nel “non essere”. In altre parole svuotandolo delle prerogative dell’esistenza, vale a dire delle coordinate polari di spazialità dimensionale e di temporalizzazione.

Paradosso di Epicuro.

Dio vorrebbe impedire il male, ma non può?

Allora dio non è onnipotente.

Dio può impedire il male, ma non vuole?

Allora è cattivo.

Dio è desideroso di impedirlo ma non ci riesce?

Allora, da dove proviene il male?

Dunque, dio è incapace, e per di più non vuole impedire il male?

A questo punto perché lo chiamiamo “Dio”?

La fede, il peggior male che ha colpito l’intelligenza umana, spesso ha nome: “Creduloneria” ma non si dice, ciò disturba il Potere!

La chiesa afferma che dio fece l’uomo a sua immagine e somiglianza, però se così fu avvenne assai maldestramente, aggiungo io! Egli permise agli uomini il compito di ergere la chiesa… e dio poteva non sapere della cattiva riuscita della stessa se davvero è onnisciente?

Da questo punto, quello che segue è il mio breve moderno tracciato storico del dio cristiano che ritengo sempre solo: “Quattrino”!

… Nel 1870 avvenne la capitolazione di Roma, era il tempo di Pio IX, quello dell’infallibilità sua e dei Moscatelli1. Infallibilità che “sor Pasquino”, una delle due statue parlanti della Roma ottocentesca, nella sua gran saggezza sancì come INRI, “Io Non Riconosco Infallibilità”! Ma anche padre Dante, lo ghibellin fuggiasco, ben prima di Pasquino non parteggiava per i papi e la loro simonia.

«…Ahi, Costantin, di quanto mal fu matre,
non la tua conversion, ma quella dote
che da te prese il primo ricco patre!»
(Dante: InfernoXIX, 115 – 117. Invettiva contro Costantino. Il Poeta reputa l’apocrifo documento di donazione di Roma e possedimenti vari ai papi come vero, e per questo gran male accusa Costantino che però, certo, non si convertì al cristianesimo restando fedele al mitraismo usando il cristianesimo come possibilità di maggior suo potere.

Dopo due settimane dall’espugnazione di Roma Vittorio Emanuele II ne promulgò l’annessione al Regno d’Italia, con il Papa che rispose scomunicando tutti gli “invasori” e contemporaneamente dichiarandosi prigioniero politico in Vaticano. A tal punto, per contingenze storiche ed opportunità politiche e sociali i Savoia offrirono alla chiesa la smisurata cifra di tre milioni di lire annuali, più l’extraterritorialità di S. Pietro, di S. Giovanni in Laterano e di Castelgandolfo, ma anche fu deciso di far sì che fosse riconosciuta l’inviolabilità del Papa, e che la Santa Sede possedesse un Corpo Diplomatico.

A tale ottima offerta il Papa però testualmente rispose, mantenendo la scomunica: “Io voglio un pezzo di terra da dove comandare…”, ciò perché presumeva e pretendeva che gli Stati cattolici europei inviassero le loro truppe per scacciare i Piemontesi dal suo regno. Non dimentichiamo che ancora oggi il Papa è l’unico monarca assoluto esistente, dunque, la dizione di Papa re ben gli si attaglia.

Il comportamento del Papa non era illogico, perché effettivamente sperava in aiuti esterni come sempre era avvenuto sin dall’arrivo dei Franchi, ma i tempi erano ormai mutati e l’Illuminismo era assai vivace.

Per dimostrare come la chiesa sempre ha voluto ottenere il primato politico, militare ed il controllo economico nel Giardino d’Europa, oltre che semplicemente ricordare le devastanti guerre tra papi e imperatori, riporto una sinossi indicativa dell’arrogante comportamento ecclesiale durante lunghi secoli:

PAPI CHE INVOCARONO LO STRANIERO PER TENERSI L’ITALIA!

ANNO ESERCITO STRANIERO Papa
754 – 756 I FRANCHI SONO CHIAMATI IN ITALIA STEFANO II
773 – 6 – 780 – 6 I FRANCHI SONO CHIAMATI IN ITALIAI FRANCHI SONO CHIAMATI IN ITALIA ADRIANO IADRIANO I
875 I FRANCHI SONO CHIAMATI IN ITALIA GIOVANNI VIII
877 I FRANCHI SONO CHIAMATI IN ITALIA GIOVANNI VIII
879 I GRECI SONO CHIAMATI IN ITALIA GIOVANNI VIII
894 – 895 I TEDESCHI SONO CHIAMATI IN ITALIA TOMMASO
951 I TEDESCHI SONO CHIAMATI IN ITALIA GIOVANNI XII
963 I TEDESCHI SONO CHIAMATI IN ITALIA LEONE VIII
966 I TEDESCHI SONO CHIAMATI IN ITALIA GIOVANNI XIII
980 I TEDESCHI SONO CHIAMATI IN ITALIA BONIFACIO VII
995 – 996 I TEDESCHI SONO CHIAMATI IN ITALIA GREGORIO IV
1004 I TEDESCHI SONO CHIAMATI IN ITALIA BENEDETTO VII
1013 – 1021 I TEDESCHI SONO CHIAMATI IN ITALIA BENEDETTO VIII
1026 I TEDESCHI SONO CHIAMATI IN ITALIA GIOVANNI XIX
1085 I NORMANNI SONO CHIAMATI IN ITALIA GREGORIO VII
1130 – 1136 I TEDESCHI SONO CHIAMATI IN ITALIA INNOCENZO II
1154 I TEDESCHI SONO CHIAMATI IN ITALIA EUGENIO III
1265 I FRANCESI SONO CHIAMATI IN ITALIA URBANO IV
1277 I TEDESCHI SONO CHIAMATI IN ITALIA NICOLO’ III
1310 I TEDESCHI SONO CHIAMATI IN ITALIA CLEMENTE
1345 GLI UNGHERESI SONO CHIAMATI IN ITALIA CLEMENTE IV
1355 I TEDESCHI SONO CHIAMATI IN ITALIA INNOCENZO VI
1432 I TEDESCHI SONO CHIAMATI IN ITALIA GIOVANNI XXII
1499 I FRANCESI SONO CHIAMATI IN ITALIA ALESSANDRO VI
1500 GLI SPAGNOLI SONO CHIAMATI IN ITALIA ALESSANDRO VI
1521 TEDESCHI E INGLESI SONO CHIAMATI IN ITALIA LEONE X
1527 I TEDESCHI SONO CHIAMATI IN ITALIA CLEMENTE VII
1831 FRANCESI ED AUSTRIACI SONO CHIAMATI IN ITALIA GREGORIO XVI
1849 FRANCESI SPAGNOLI AUSTRIACI SONO INVOCATI IN ITALIA PIO IX
1867 I FRANCESI SONO CHIAMATI IN ITALIA PIO IX

Ed alla precedente tabella faccio seguito con due altre ugualmente notevoli che ho intitolato: “PAPI CON IL BIBERON”, E “CARDINALI BAMBINI”! Queste dimostrano come la storia della chiesa è improntata alle necessità politiche economiche, altro che salvifiche.

PAPI CON IL BIBERON!

  • Ottaviano dei Conti Tuscolo, (Roma, circa 937 – Roma, 14 maggio 964) prima elezione 16/12/955 – 06/11/963 deposto dal successore. Riprende il potere dal 963 al 964 anno di morte per mano del marito della sua amante “Stefanetta”. Marito che lo precipita dalla finestra della camera in cui s’intratteneva con la bella. Ottaviano fu eletto Papa all’età di 18 anni. Prese il nome di Giovanni XII. Un suo cavallo fu da lui eletto Cardinale.
  • Teofilatte dei conti Tuscolo, eletto e decaduto tre volte dalla carica di Papa 1032/1044; 1045/1045; 1047/1048. Secondo Raoul Glaber, storico, Teofilatte fu eletto Papa all’età di 12 anni; altri gli attribuiscono l’età di 20 anni per l’assunzione della carica. Assunse il nome di Benedetto IX.

CARDINALI BAMBINI!

  1. Pietro Roger de Beaufort fu nominato Cardinale all’età di 17 anni da Papa Gregorio X. Dopo qualche anno diverrà Papa con il nome di Gregorio X.
  2. Giovanni d’Aragona fu creato Cardinale all’età di 17 anni da Papa Sisto V.
  3. Francesco Gonzaga fu eletto Cardinale all’età di 20 anni da Papa Pio II.
  4. Ippolito de’Medici fu eletto Cardinale all’età di 18 anni da Papa Clemente VII.
  5. Odetto Collignis fu consacrato Cardinale all’età di 10 anni da Papa Clemente VII.
  6. Guido Ascanio Sforza fu nominato Cardinale all’età di 15 anni da Papa Paolo III.
  7. Giulio de Rudere fu nominato Cardinale all’età di 12 anni da Papa Paolo III.
  8. Giovanni de’Medici fu nominato Cardinale all’età di 17 anni da Papa Pio IV.
  9. Ferdinando de’Medici fu eletto Cardinale all’età di 11 anni da Papa Pio IV. [Anche il Papa in carica era un Medici].
  10. Andrea d’Austria fu eletto Cardinale all’età di 18 anni da Papa Gregorio XIII.

11. Alberto d’Austria fu eletto Cardinale all’età di 17 anni da Papa Gregorio XIII.

  1. Carlo di Lotaringia fu eletto Cardinale all’età di 17 anni da Papa Gregorio XIII.
  2. Maurizio di Savoia fu eletto Cardinale all’età di 14 anni da Papa Paolo V.
  3. Carlo de’Medici fu eletto Cardinale all’età di 19 anni da Papa Paolo V.

15.Ferdinando, Infante di Spagna, fu eletto Cardinale all’età di 9 anni da Papa Paolo V.

  1. Giovanni Alberto di Polonia fu eletto Cardinale all’età di 18 anni da Papa Urbano VIII.

17.Luigi di Borbone fu eletto Cardinale all’età di 9 anni da Papa Clemente XII.

  1. Cesare Borgia fu eletto Cardinale all’età di 17 anni dal padre Papa Alessandro VI.
  2. Giovanni de’ Medici [2] fu eletto Cardinale all’età di 13 anni da Papa Innocenzo VIII.
  3. Alfonso di Lusitania fu eletto Cardinale all’età di 8 anni da Papa Leone X (Giovanni de’ Medici [2]).

La controversia aperta con il regno d’Italia si sarebbe risolta solo dopo 59 anni con la legge delle Guarentigie voluta da S. E. B. Mussolini che, contestatore del cattolicesimo ed agnostico, ne subì nefaste conseguenze che storicamente ci portano ad asserire che il Vaticano era sede di spie accreditate presso la Santa Sede come diplomatici esteri. Qui di seguito la quasi incredibile notizia riportata dalla rivista  “IL GHIBELLINO2”, numero 2 – 3 del febbraio 1981, pagina 82: “In un dopo pranzo del 1942, a Tokio, Giovanbattista Montini, il futuro PAOLO VI, mercificava con gli USA la mappa degli obiettivi strategici da colpire per sottomettere il Giappone”. E l’aviazione U$A, nella successiva primavera, inflisse all’apparato militare giapponese una serie di decisive disfatte. In tal proposito, un documento dei Servizi militari USA, l’OSS L 39640 del 21 febbraio 1944, indicherà il Vaticano come: “Covo di spionaggio anglo-americano”. Dunque:

Nulla di ricco eccetto le chiese!

Nulla di grasso eccetto il prete!

Ezra Pound

Ancora con Pio IX

Nel frattempo, per la perdita dei territori dell’Italia centrale le preoccupazioni di Pio IX si accrescevano, e sempre più il Papa avvertiva l’esigenza di trovare nuove entrate monetarie e finanziarie.

Perciò i cattolici, non solo europei, cominciarono a “pompare” denaro verso il Vaticano attraverso i Nunzi Apostolici che, considerata la proibizione del regno d’Italia a lasciare che la chiesa speculasse nei propri territori, li investivano nei Paesi di loro residenza. Fu per tal escamotage che da allora il Vaticano cominciò nascostamente ad inviare denaro ai Nunzi affinché s’adoperassero nell’investirli in vantaggiose operazioni che si svolsero all’estero, e questa manovra, già proibita anche nell’Italia d’allora, è ancora nota come evasione fiscale e fuga di capitali all’estero.

Il primum movens della nuova manovra finanziaria fu il cardinale Giacomo Antonelli, segretario di Stato di Pio IX e discutibilissima figura di prelato che non andò mai oltre il diaconato. Prelato che alla sua morte lasciò ai propri tre figli naturali gran parte dei notevoli averi di cui si era reso proprietario. L’Antonelli, in ogni caso, può essere considerato l’antesignano d’una “stirpe” di banchieri rampanti perché indiscutibilmente assai capace in quel suo lavoro d’evasore, e di maestro del raggiro finanziario. E tale suo insegnamento, anche odiernamente, è ormai uso nella chiesa cristiana cattolica com’è appurato attraverso l’ultimo scandalo emerso a carico dello I.O.R. con il ritrovamento, da parte della GdF, d’un conto corrente per un valore di ben 23 milioni di euro riconducibile al Vaticano. Conto Corrente depositato presso il Credito Artigiano che è una piccola banca aderente alla cordata del Gruppo Credito Valtellinese3.

Indicativa dell’insano amore della chiesa romana verso il denaro, ed il potere, fu la guerra tra finanza laica e cattolica ufficialmente scoppiata agli inizi degli anni ’80 del secolo scorso, quando dilagò lo scandalo P2 in cui fu coinvolta anche la Società Generale Immobiliare “l’S.G.I.” del Vaticano. Avvenimento che mise a nudo come l’Italia era contesa e sottoposta a forze finanziarie tra loro nemiche, e massimamente rappresentate dal Vecchio Banco Ambrosiano di Roberto Calvi, lo I.O.R. “l’Istituto per le Opere religiose”e le Banche di Michele Sindona. Quegli avvenimenti condussero al primo mandato di cattura del presidente dello IOR, Monsignor Marcinkus in data 24/02/1987, e d’altri due alti dirigenti vaticani. Ma assai più grave fu l’avvenimento, appurato, che il cosiddetto “Obolo di S. Pietro4” anche allora fuggiva nascostamente all’estero versato su un conto corrente della banca giudea Rotschild nel tempo in cui ancora, la sera del venerdì santo, nelle chiese cristiane era celebrato il “rito dell’uccidete i giudei” facendo ruotare le raganelle durante la funzione della via crucis.

Avevamo lasciato Pio IX che sperava di restaurare lo status quo ante, quando gli italiani erano entrati in Roma trovandola molto trascurata urbanisticamente e carente nei servizi. Perciò il nuovo Governo s’adoperò nell’elaborare progetti innovativi facendo insediare banche italiane nella novella capitale, e da quel momento si manifestò il malevolo genio finanziario dell’Antonelli che fece di tutto per controllare il multiforme contesto monetario “trafficando” in contratti e negoziati interni al Paese, ma anche con l’estero. Perciò, ora dava a prestito denaro a “blasonati” cittadini italiani, specie romani che potevano tornare utili, ora accendeva nuovi conti sulla “Banca d’Inghilterra” e presso la “Società Générel de Paris”. La finanza cattolica, dunque, s’organizzava sempre meglio, e tre anni dopo la caduta di Roma l’Union Générel, banca cattolica francese, aprì la sua prima filiale a Roma, evidentemente con la speranza di amministrare le finanze vaticane. Ma i cattolici romani, storicamente anti francesi, subito inaugurarono ed avviarono il “Banco di Roma” in competizione con quelli. Banco di Roma che fu invischiato, già dopo pochi anni dalla nascita, nello “scandalo della Lobia, o della Regia5” per l’immissione in circolazione di denaro vero, perché fatto stampare con le matrici governative che erano depositate presso la Banca d’Inghilterra, ma senza autorizzazione dello Stato Italiano. Le somme stampate dovevano coprire ammanchi già avvenuti presso Istituti bancari di Napoli e Roma, e chiaramente favorirono l’inflazione monetaria.

Fu nominata la prima Commissione Parlamentare d’Inchiesta ma, come diverrà consuetudine, dopo alcuni anni d’indagini che gettarono ombre anche sul re, essa scagionò ognuno degli indiziati dalla responsabilità del raggiro, anzi, qualcuno fu anche promosso ad incarichi superiori, e gli fu concesso il sospirato laticlavio!

Poi giunse Leone XIII

Anche Giovanni Maria Mastaj Ferretti, l’infallibile, decedette, e gli successe Giovanni Pecci che prese il nome di Leone XIII. Il nuovo Papa subito comprese che i rapporti con l’Italia non sarebbero migliorati, e agì, come altri dopo di lui, diversificando le amministrazioni interne del Vaticano creandone di nuove.

Francesco Crispi, che nel frattempo era divenuto Capo del Governo, il “ministro di malaffare” come lo definì l’incorruttibile deputato Napoleone Colajanni, decise d’intervenire nelle questioni vaticane e di storno di fondi dall’Italia per chiarire la situazione, ma Leone XIII rifiutò la chiarificazione perseguendo la tradizione dei Papi “prigionieri”.

Però, in seguito all’impoverimento sempre più evidente della cittadinanza romana, capite le speculazioni del Vaticano, insorse il popolo dell’Urbs e la città fu teatro d’intensi subbugli. Fu tra l’altro dal popolo organizzata una memorabile processione aperta con la statua di Giordano Bruno che fu deposta in Campo dei Fiori, e, per i torbidi che avvennero, la Francia protestò con l’Italia così che il Papa s’accinse a lasciare Roma per il paese dei Galli.

Questi, però, ad ogni buon conto, si guardarono bene dal caldeggiargli e favorirgli il trapasso.

In ogni modo, già il Vaticano aveva dato ordine di cedere tutti i titoli italiani di cui era in possesso, e di trasferire i fondi monetarizzati sul conto corrente della solita banca giudea, quella dei Rotschild di Parigi, intanto che sul Banco di Roma Leone XIII già aveva versato ben tre milioni di lire dell’epoca.

Ma la situazione si rasserenò, il Papa restò a Roma, e nel 1882 nella capitale fu aperta al pubblico la Banca Artistica Operaia finanziata in parte dal Vaticano, e per altra parte dagli azionisti del Banco di Roma.

Di lì a poco nasceva nella bergamasca, nel 1891, il Piccolo Credito Bergamasco, e nel 1896 vide la luce il Banco Ambrosiano sostenuto dall’Azione Cattolica.

Nel 1892 anche le Casse Rurali Cattoliche s’erano estese di numero, già erano ben più di trenta con funzione antisocialista, ed il Banco di Roma s’era espanso a tal punto che aveva filiali in Egitto, Francia, Libia, Malta con partecipazione diretta del Papa che era rimasto Papa-re del suo piccolo ma prosperoso impero.

Bisogna ancora aver presente che, sul finire degli anni ’60 del XIX secolo, era stata fondata a Torino, dal suo cardinale, la Società Generale Immobiliare, “S.G.I.”. Così avvenne che, quando il Governo Italiano decise di rammodernare Roma, il Vaticano già aveva acquistato tramite la S.G.I. buona percentuale delle società incaricate dei lavori cittadini, in maniera da poter partecipare alla speculazione edilizia dovuta alla ricostruzione.

Preme porre l’accento che ogni manovra finanziaria era svolta in maniera sfuggente attraverso persone che non avevano diretti rapporti con il Vaticano per quella legge che, già emanata dal Governo Italiano, proibiva alla chiesa di Roma d’accedere nel suo mercato come se fosse una Nazione Sovrana, anche perché stipendiata da lucrosa rendita annua di tre milioni di lire!

Ma dopo breve la tensione tra Stato e chiesa s’allentò per la confluenza d’interessi tra liberali e cattolici culminata nel Patto Gentiloni, ed Ernesto Pacelli, Presidente del Banco di Roma, divenne l’uomo di fiducia di Leone XIII ed il garante dei traffici finanziari tra le istituzioni che si stavano dividendo il potere nella nazione.

Il contenzioso, come già accennato, si risolse nel 1929.

Possiamo affermare che lo stato d’ossessione in cui visse la chiesa romana per riuscire a ricostituire un suo patrimonio, dopo l’espugnazione italiana, fu il pensiero dominante della sua politica sempre più temporale e meno salvifica. In quel periodo essa avrebbe potuto prediligere la propria missione spirituale, ma non lo fece privilegiando l’economia ed inseguendo titoli ed azioni bancarie. Addirittura, certi Vescovi enunciarono di tramutare l’Obolo di San Pietro in tributo fisso da fare ricadere sui cattolici, proprio come avveniva nel medioevo, ma la decenza prevalse principalmente per paura di deleteri negativi effetti.

Dunque, la chiesa era entrata nella logica dei mercati, e nel sistema del profitto che non ha più abbandonato. La Religione cristiana era trapassata dal dio trino al dio quattrino, e la costruzione dell’uomo a somiglianza del dio era sparita specie dalle Amministrazioni Vaticane, anche se il popolino per superstizione s’abbarbicava disperato ed affamato di speranza al credo fideistico!

Il Governatorato di Pio X

Quando Morì Leone XIII, il primo riformatore delle finanze vaticane, subentrò Pio X che apportò nuove manovre correttive alle istituzioni amministrative finanziarie interne, ma in quel periodo i torbidi monetari furono molti, e gran parte del tesoro vaticano accumulato svanì.

Quelle furono le condizioni che condussero la chiesa verso i Patti Lateranensi, concordato che fu stilato in tre attestazioni principali.

  1. S’attribuiva al Papa il primato sulla Città del Vaticano, ormai indipendente e sovrana.
  2. S’aggiudicava al Vaticano, in compenso delle perdite subite, un miliardo in Buoni del Tesoro al 5% d’interesse annuo che lo Stato italiano si impegnava a versare.
  3. Il Concordato era teso a risolvere le questioni economiche insolute tra i due Stati.

Dal Concordato si originò il Governatorato Vaticano, organismo preposto al vettovagliamento e casermaggio interno, ma anche ad ogni incombenza materiale da risolvere.

Pio XI, successivo Papa, a sua volta consolidò la presenza clericale sul territorio italiano costruendo parrocchie, seminari e università teologali, ma anche istituì una commissione detta “Amministrazione Speciale della santa Sede” per la cura del patrimonio incamerato.

Uno dei tre membri investiti dall’incarico fu Bernardino Nogara, il genio delle finanze vaticane che ancora potrebbe a molti insegnare la gestione di grossi patrimoni. Le sue mosse furono semplici ma intelligenti. Nogara investì 1/3 della somma in azioni industriali italiane, Bastogi, Beni Stabili, Immobiliare, Sip… 1/3 lo profuse in attività immobiliari, e con il terzo restante acquistò il bene rifugio d’ogni tempo, l’oro, ma anche valuta pregiata. Poi investì rendite in banche italiane acquisendo la maggioranza in molte industrie, per esempio tessili, cementizie, di costruzioni, di telefonia, ma anche sul mercato immobiliare non disdegnò di cimentarsi. Alla vigilia della II guerra mondiale speculò sull’oro con ottimi profitti, stabilendo e stabilizzando stretti rapporti d’affari con banche U$A, ma anche con i Rotschild, con gli Hambros di Londra, con il Credit Suisse, ma in particolare i rapporti si fecero assai stretti con le americane First National, The Bankers Trust Company, Continental Illinois di Chicago, Chase Manhattan… che poi si trasformarono in Multinazionali.

Le operazioni furono così remunerative che si potrebbe scommettere che da “Cristo in poi il personaggio capace di maggior miracoli fu proprio Bernardino Nogara”, così s’espresse il potente cardinale di New York Francis Spellman.

Ma oltre a quanto già riferito esisteva nella chiesa, dal 11/02/1887, un altro fondo quasi nascosto lasciato da Leone XIII. Fondo che costituì la futura banca vaticana, e che in quel tempo era amministrato da una Commissione detta: “Ad Pias Causas” che aveva un proprio regolamento e che rendicontava i capitali delle opere pie, quelli spesso lasciati, prima di morire, come doni o eredità da cattolici.

Fu Pio X che nel 1904 riformò l’Istituto indicandolo come Commissione Cardinalizia per le Opere di Religione, e circa quattro anni dopo la Congregazione del Concilio da cui dipendeva il fondo decise che esso poteva essere governato dai vescovi delle diocesi in cui si producevano le elargizioni fatte al Papa, tuttavia la Commissione Centrale di controllo non fu cassata.

Anche trascorsa la prima guerra mondiale la condizione politica economica vaticana appariva suscettibile d’ampliamento, e questo desiderio, insieme con la nascita del NazionalSocialismo tedesco convinsero il Papa a non trascurare il fondo segreto perché sarebbe tornato utile. Di conseguenza nel 1934 nasceva l’Amministrazione delle Opere di Religione che poi adottò un regolamento voluto ed emanato da Pio XII nel 1941, ma già nel 1942 per i prosperosi lasciti che acquisiva fu nuovamente riformato con nuovo ordinamento e nominato Istituto per le Opere di Religione.

Era nato lo I.O.R. con presidenza affidata a monsignor Alberto di Jorio per suggerimento di Bernardino Nogara, e con statuto formato da sette brevissimi articoli.

E’ nato lo I.O.R.

Sul finire delle ostilità, nel 1945, gli Alleati ormai militarmente vincitori nella guerra del dollaro contro lo Stato Sociale diedero alla chiesa, anzi allo IOR, senza parere dell’Italia reale proprietaria, la possibilità di acquistare azioni della Banca Provinciale Lombarda, del Banco di San Giminiano e San prospero, della Banca Cattolica del Veneto…

La domanda a questo punto non è perché, ma PERCHÉ?

La chiesa tornò di nuovo ricca, anche più di prima, e la Santa Sede, anzi, la Sacra Bottega, consigliata dal solito cardinale newyorkese F. Spellman trasferì una parte delle sue riserve auree negli U$A, dove il Delegato Apostolico, Amleto Cicognani, già investiva l’obolo di S. Pietro che versavano i cattolici americani.

La logica del profitto prosperava, e la missione salvifica languiva, anzi, se mai era stata in essere ormai era scomparsa, infatti, la chiesa di Roma era entrata anche nel mercato delle armi insinuandosi nell’italiana Beretta e nell’americana Lookheed. La chiesa faceva affari, essendone consociata, con la Serono, azienda del farmaco specialista in pillole anticoncezionali. Ma essa s’era inserita nelle Ferrovie Italiane ed estere, nei cantieri navali… sì che nel 1953 il suo possesso in oro giacente presso la Federal Reserve Banck era calcolato in kg 19327, e con gli interessi ricavati controllava la speculazione edilizia romana e dei numerosi quartieri che nascevano nella città sull’azione dell’ormai prossimo boom economico, e della ricostruzione industriale.

Nel 1960, in occasione delle Olimpiadi la chiesa costruì l’aeroporto internazionale di Fiumicino, ma anche la Via Olimpica che rivalutò i terreni di sua proprietà. Terreni che apparivano al demanio come proprietà della Società Generale Immobiliare che, però, ormai sappiamo era dalla stessa chiesa gestita e controllata.

Intanto piccoli organismi economici vaticani acquisivano il controllo della “Ceramiche Pozzi”, della “Società Italiana per le Condotte dell’Acqua”… e lo IOR faceva capolino nella “Banca Privata Finanziaria di Milano”, e nella “Banque de Financement de Genève”.

Verso la metà degli anni ’60 il Ministero delle Finanze Italiane aveva calcolato che il patrimonio d’investimenti vaticano in Italia si aggirasse su una cifra di 120/150 miliardi di lire, e di questi ben 19 miliardi erano controllati e gestiti dallo IOR, ma il computo era certamente assai in difetto come provano stime inglesi.

Inoltre, una delle Commissioni Parlamentari Italiane che aveva il compito d’indagare sul finanziamento illecito ai partiti, e sul fallimento delle banche di Michele Sindona, era il 1988, dimostrò che i beni mobili ed immobili posseduti dal Vaticano erano stimati in 48 miliardi di dollari, di cui tre controllati e gestiti dallo IOR. Ciò avveniva grazie ad una concessione elargita da S. E. Benito Mussolini che puntò sulla chiesa come possibile intercedente, in favore del Fascismo, di fronte ad un’eventuale perdita della guerra; e la “graziosa” mossa fu svolta, accettata, quando gli Alleati già erano sbarcati in Africa, ma mai fu contraccambiata. Però, mentre il fascismo era in condizione di doversi difendere dalle vicissitudini belliche, i governanti DC ratificarono senza motivo necessario il privilegio elargito alla chiesa.

Così, a questo punto della narrazione possiamo stabilire che due erano le istituzioni vaticane che autonomamente gestivano le finanze del piccolo Stato, l’Amministrazione Speciale dei Beni della santa Sede, e lo IOR.

Non solo in Italia.

Gli affari prosperavano nella chiesa gerarchica. Il Vaticano era ormai uno stato ricco, aveva rapporti diplomatici un po’ ovunque e anche con gli Stati Uniti si consolidarono ufficialmente dal 1984 attraverso il Delegato Apostolico, mancava un Nunzio, ma tale inconveniente fu di fatto cancellato dall’arcivescovo di New York, monsignor Spellman, che se ne fece carico comportandosi, di fatto, come il nuovo ambasciatore tra i due Paesi, e in ciò era avvantaggiato dall’essere il primate della diocesi più ricca degli U$A. Lo Spellman si adoprava continuamente tra le due sponde atlantiche avvalendosi d’un ente morale, numerosissimo in iscritti, specialmente cattolici irlandesi, che ha nome Knights of Columbus. L’ associazione, che ufficialmente non ha scopo di lucro, riconosce come fondatore padre Michael J. Mc Givney, 1882, e prevalentemente si mantiene con assicurazioni accese nel ramo vita sin da quando i primi immigranti irlandesi svolgevano rischiosi lavori non coperti da alcuna garanzia. Oggi la confraternita è presente in tutti gli stati degli U$A e possiede filiali in Alaska, Cuba e Portorico, in Canada, nelle Filippine, in Messico, Ecuador… mentre in Europa esiste un’autorevolissima deputazione con grande influenza in Vaticano ed un’altra in Polonia. Lo scopo dichiarato è la dipendenza dal cattolicesimo, ma in essa esiste un forte spirito nazionalista americano che sembra prevaricare ogni altro intendimento.

L’associazione durante gli anni ’30 in Italia ebbe problemi di sopravvivenza, insieme all’Azione cattolica era contrapposta all’Opera nazionale Balilla e come mediatore intervenne proprio F. Spellman attraverso le credenziali che possedeva il conte Enrico Pietro Galeazzi, ed in seguito a ciò tra i due nacque profonda amicizia che “favorì”, più tardivamente, un presidente dello I.O.R, il lituano d’origine monsignor Marcinkus.

I Cavalieri di Colombo sono strutturati come la Massoneria Italiana e l’Opus Dei ed il Rotary, hanno un presidente sezionale, un segretario, un tesoriere e riunioni con ordini del giorno. Nel 1982, nell’anniversario del loro centenario, con un capitale di dieci milioni di dollari U.S. fondarono la Vicarius Christi Found, ed i guadagni associativi, ben oltre qualche milione di dollari annui sono consegnati al Papa. A Roma l’associazione finanziò, nel 1987, il restauro della facciata della Basilica di S. Pietro, costruì scuole cattoliche e impianti sportivi per ragazzi, inoltre regalò una stazione radio alla chiesa, quella che disturba con il suo campo magnetico ogni apparato elettrico del circondario. La quantità di denaro di cui dispongono è mostruosa, è certo che nel 1985 offrirono in beneficenza ben 66 milioni di dollari…

Anche C. Wojtyla li tenne in gran considerazione, infatti, quando il 7/10/ 1979 li incontrò negli U$A così s’espresse: “… Avete mostrato la vostra benevolenza al Papa… nel vostro futuro mostrerete il vostro valore nel far parte delle forze evangelizzatrici della chiesa…”, e così anche la Polonia ebbe, attraverso il cardinale Andrzej Maria Deskur, il suo “premio” in denaro.

Pertanto, le credenziali del cardinale Spellman non potevano essere più influenti. Perciò era abituato a ripetere: “Business, in Business” ponendo ben in chiaro l’idea che le questioni economiche, secondo lui e secondo la chiesa gerarchica, dovevano possedere una ben diversa morale da quella predicata!

Per questo pensiero, nascosto e conclamato secondo occasione, Spellman, non ancora cardinale, allorché l’UNRRA fu creata dagli U$A e demandata al controllo e distribuzione di 4 miliardi di dollari, ma ancor più, quando fu varato il Piano Marshall, brigò per ottenere che in alcuni Paesi considerati con forte presenza cattolica fosse incaricata la chiesa di Roma per la distribuzione dei generi alimentari.

L’azione si svolse con la compiacenza di Ludovico Montini rappresentante italiano all’UNRRA, affiliato alla DC e fratello di quel Montini che in seguito salirà al papato con il nome di Paolo VI, così attraverso diverse fonti “diplomatiche”, vertenti su unica funzione, i viveri furono assegnati al Vaticano che li smistava nelle diocesi da dove erano assegnati ai parroci con l’ordine di distribuirli, nemmeno a dirlo, alla famiglie bisognose cattoliche escludendo comunisti, anarchici, socialisti, anticlericali, addirittura in Spagna furono esclusi dal ricevimento dei beni anche i Repubblicani perché avevano perso la guerra!

Da quel momento in avanti, attraverso l’opera anche dell’Enrico Pietro Galeazzi la storia del vaticano ancor più diviene quella d’una multinazionale che ruotò, in un primo tempo, intorno alla S.G.I. I.C. con sede in Monrovia, Liberia, che, sì, era fuori dalle normali “rotte commerciali”tra cui si svolgevano traffici ed intrallazzi tra i vari Stati, ma era anche un magnifico paradiso fiscale dove banche e multinazionali si attestavano per non “soffrire” dei controlli statali.

Per terminare l’illustrazione del perché l’uomo non è costruito ad immagine e somiglianza del dio creduto creatore, e, ovviamente a questo punto nemmeno lo è la chiesa sua creatura, voglio richiamare un aneddoto personale.

In prima persona ascoltai la tiritera d’un preticello che con sufficienza e compatimento narrava al mio ormai quarantenne amico “Mastro Lindo”, paraplegico dalla nascita ma lucidissimo nell’ideazione, anche se impedito nella parola scandita, che il dio lo ama più degli altri uomini e che per questo l’ha posto alla prova donandogli le sue sofferenze.

Mastro Lindo, questo il nome che lui da sé s’impose per il suo aspetto e per i momenti di chiassate atti a sfuggire al suo misero stato, atterrito e furioso s’erse per come poté dalla carrozzina cui era legato, e che ancora lo aiuta a compiere le sue monellerie e, con voce stentorea, ululò: “Ma va fa ’n cuuulo!” Il pretino fuggì, in fretta, biascicando qualcosa sull’acqua aspersoria che toglie ogni peccato, ma fu inseguito dagli improperi e dalle risa sguaiate di Mastro Lindo che, guardandomi con sorniona complicità, subito mi sussurrò avviando la carrozzina: “Andiamo in spiaggia a vedere le strafig…”. Era un’estate calda, e loro erano lì ad ingozzarsi di sole.

E allora, la somiglianza con dio… sarà per la prossima creazione, ma personalmente mi auguro che l’universo non abbia più voglia d’essere creato!

Kiriosomega l’agnostico

1 Infallibilità: “Al tempo degli avvenimenti raccontati due erano gli infallibili per “Pasquino”, la statua parlante romana insieme alla meno nota “Marforio”, gli zolfanelli del fabbricante Moscatelli, e il nuovo in tal senso arrivato Pio IX che attraverso il Concilio Vaticano I si era investito dell’Infallibilità religiosa. Così s’espresse Pasquino: “Il Concilio è convocato, i vescovi han decretato che infallibili due sono, Moscatelli e Pio IX”.

2 Il Ghibellino fu un giornale mensile italiano fondato e diretto da Salvatore Ruta durante gli anni cinquanta. La rivista s’ispirava al tradizionalismo cattolico e si occupava dell’esoterismo medioevale forse avendo a modello le più antiche pubblicazioni Ur e Krur di cui furono direttori Evola, Parise, Reghini. Ispirata a quel movimento culturale trova, tra i redattori, intellettuali come Attilio Mordini, Julius Evola, Giulio Attilio Schettini, Giovanni Allegra, Giovanni Cantoni. La rivista era edita a Messina.

3 Il “Piccolo Credito Valtellinese”, come fu denominato ab initio, fu fondato nel 1946 da Giuseppe Vismara, imprenditore cattolico assai vicino al cardinale di Milano Ildefonso Schuster. La piccola banca, con i suoi sportelli, ebbe storia locale sino al 1995, lavorando specialmente in Brianza ed a Milano. In seguito il Piccolo Gruppo Valtellinese, divenuto Credito Artigiano, si allargò e nel 1965 eresse una nuova sede a Firenze. Nel 1975, il Credito Artigiano raggiunse Roma dove i “figli di-letti diversi della Vedova” convergono per acquisire prebende, ed allegramente, laici e cattolici della mai citata Opus Dei e Knights of Columbus… s’incontrano per arraffare affari, e proprio qui esso costruì una nuova filiale. Così rafforzato, e presente nel territorio nazionale, nel 1997 il Credito Artigiano ottenne le certificazioni UNI EN ISO 9002, ed entrò a fare parte del Gruppo Credito Valtellinese. Solo due anni dopo la banca fece il gran salto di qualità, quando nel 1999 il Gruppo fu quotato in borsa presso la Borsa Valori di Milano”.

4 L’obolo era una moneta greca che valeva 1/6 di dracma, ma modernamente, prima in Belgio, divenne ciò che nel Paese indicarono come: “Le denier de Saint Pierre”, e che gli inglesi chiamavano: “ Peter’s Pence”. Anche i cattolici francesi e tedeschi adottarono la dizione che così fu universalmente intesa come il denaro versato a favore del Papa.

5 Lo scandalo del Banco di Roma.

Nel 1888 la penuria di moneta corrente, per sconsiderate speculazioni, condusse al cedimento alcuni istituti bancari torinesi che furono salvati in extremis dall’intervento governativo. Vi erano state, ed erano emerse vistose irregolarità amministrative e vere e proprie falsificazioni avvenute con la duplicazione dei biglietti monetari in circolazione che coinvolsero anche le banche incaricate di emissione autorizzate dallo Stato a stampare banconote. Il caso più clamoroso fu quello che coinvolse la Banca Romana, già Banca del Vaticano, che portò alla caduta del governo Giolitti alla fine del 1893. Nello stesso anno crollò il Credito Mobiliare, seguito a breve distanza dalla Banca Generale. Conseguenza di questo stato di caos finanziario fu il riordinamento del sistema d’emissione, avviato da Giovanni Giolitti con l’istituzione della Banca d’Italia (agosto 1893), alla quale fu assegnata una funzione preminente nell’emissione monetaria, e fino al 1926 una limitata facoltà in questo senso fu lasciata anche al Banco di Napoli e al Banco di Sicilia. Dal 1894 la Banca d’Italia svolse il servizio di tesoreria dello Stato in tutto il Regno, e fra il 1900 e il 1930 assunse i compiti di guida e di controllo del sistema creditizio tipici delle banche centrali dei Paesi più progrediti, divenendo un importante elemento di stabilità nell’economia nazionale. Sul modello delle banche tedesche, che esercitavano sia il credito commerciale, sia quello industriale e svolgevano un’opera di coordinamento tra le industrie e le banche locali, furono inoltre fondati a Milano la Banca Commerciale Italiana (1894) e il Credito Italiano (1895).

Gli avvenimenti.

Nel 1892 la Banca Romana, quella che in passato fu la Banca dello Stato Pontificio, fu anche uno dei sei istituti di quel tempo autorizzati ad emettere denaro con corso legale. Denaro sui cui si fondava il sistema bancario italiano. Altri Istituti d’emissione con similare incarico furono: “La Banca Nazionale del Regno d’Italia, la Banca Nazionale Toscana, il Banco di Napoli, il Banco di Sicilia; ma il Banco di Roma si manifestò tra le prime ad approfittare dell’ondata di speculazione edilizia che attraversò Roma e altre città d’Italia tra il 1889 e il 1893. Per crediti eccessivi concessi all’industria edile della capitale, la circolazione monetaria cartacea prodotta dalla Banca superò di 65 milioni il limite legale stabilito, e gran parte del denaro eccedente, incluse banconote in serie doppia e perciò falsate per 40 milioni, fu utilizzata per prestiti sottopagati offerti a politici, deputati e ministri, tra i quali gli stessi Crispi e Giolitti. La commissione d’inchiesta nominata nel 1889, quando i primi fallimenti bancari di quell’anno lasciarono trapelare l’eccedenza della circolazione monetaria, attirò l’attenzione su questa e altre irregolarità, e tra le altre fu accertato un ammanco di cassa pari a 9.000.000 di lire coperto abusivamente mediante l’emissione di biglietti a vuoto. I risultati dell’inchiesta, che Crispi e Giolitti avevano voluto mantenere segreti adducendo la preoccupazione per eventuali gravi contraccolpi nel sistema creditizio, furono resi pubblici nel dicembre del 1892, e la successiva inchiesta amministrativa condotta nel gennaio del 1893 portò all’arresto d’autorevoli personaggi, ma si concluse nel luglio 1894 con la clamorosa assoluzione di tutti gli imputati. I giudici, chissà, anch’essi pagati, per non coinvolgere figure di spicco del mondo politico, tra le quali Crispi, affermarono che nel corso dell’inchiesta erano stati sottratti importanti documenti per cui si ebbe il non luogo a procedere che divenne prassi nel Paese di Pulcinella.

6 UNRRA – United Nations Relief and Rehabilitation Administration fu fondata a Washington il 9/11/1943. Era un’organizzazione umanitaria internazionale a cui aderirono 44 Paesi per fornire aiuto e assistenza ai Paesi più colpiti dalla guerra. L’UNRRA cessò la propria esistenza nel 1947, al suo posto sorsero l’Organizzazione Internazionale per i Rifugiati, l’Organizzazione Mondiale Sanitaria, e il Fondo Internazionale d’Emergenza delle Nazioni Unite pro Infanzia che sarà trasformata nel Fondo delle Nazioni Unite per l’InfanziaUNICEF.

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