… e Dio creò l’uomo a sua immagine e somiglianza!


Salve, Lettore, ciò che segue è scritto secondo la più rigorosa esegesi tradizionalista cristiana cattolica, ed è quanto di più faticoso ho sostenuto per le balle che ho scritto. Spero, però, che a LEI credente possa essere utile lettura per rafforzarsi nel suo credo nonostante la teologia e la teosofia sono, a mio modo d’intendere, sconcertanti balle supreme tenute assai ben nascoste dagli uomini in gonna! In ogni modo, per questo lavoro dovendo ponderare pensieri e parole mi sono ancor più reso conto del perché quand’ero iscritto in una facoltà di teologia i preti mi temettero fino a buttarmi fuori, e ciò quando ero ormai giunto al terzo anno del corso di studi. Sicuramente fu la paura della “bocca di fuoco” che loro stessi avevano molte volte sollecitato a iscriversi nonostante lo conoscessero di idee opposte!

Ovviamente a questo seguirà un altro scritto anch’esso condensato d’alcuni capitoli del mio libro: “Dio è Trino o Quattrino”, volume in cerca d’Editore coraggioso!

Se dovessero sorgere  problemi di interpretazione, prego i Lettori di suggerirmi le loro contrapposizioni.

DIO CREO’ L’UOMO A SUA IMMAGINE E SOMIGLIANZA!

Già la fede nel concetto di Dio che crea il suo essere a propria somiglianza prelude a:

  1. PROFESSIONE DELLA FEDE CRISTIANA.
  2. CREDO IN DIO PADRE.
  3. CREDO IN DIO, PADRE ONNIPOTENTE,  CREATORE DEL CIELO E DELLA TERRA.

HA-’ADAM/UOMO/ ADAM/TSELA/

“Dio creò l’uomo a sua immagine, a immagine di Dio lo creò, maschio e femmina li creò”, Genesi 1,27.

L’uomo occupa un posto unico nella creazione divina: “Egli è “immagine di Dio”, perciò nella sua natura unisce il mondo spirituale e il mondo materiale; e fu creato « maschio e femmina » (III). Dio così volle nella sua misericordia.(IV).

Possiamo perciò affermare che Dio,

  1. l’UNO, ha in sé il principio vitale e lo promana da sé.
  2. L’uomo, due, ha in sé il principio vitale, ma non lo trae da sé.
  3. Le cose inanimate dell’universo non hanno in sé il principio vitale, e non possono trarlo da sé. [Gli interessat6i potrebbero condurre un parallelismo con la: “La simbologia del numero” di C. De Saint Martin edito da Adelephi].
  4. Dio così volle nella sua infinita misericordia, una misericordia per il creato.
  5. Una misericordia per la sua creatura prediletta per la quale si sacrifica fino alla sofferenza estrema.

Dunque, l’universo di quattro cose è fatto:

  1. Dell’essenza di dio che promana senza mai differenziarsi, esempio semplice è il vaso di Plotino.
  2. Della presenza dell’uomo che fu fatto signore del creato, perché è somiglianza ed immagine di Dio.
  3. Delle cose che l’universo contiene che furono costrutte per il soddisfacimento dell’uomo.
  4. Della misericordia di Dio.

E come non richiamare alla mente la Turba Philosophorum che così condensò:

I numeri……… Tutta la grande Opera.“…… di parecchie cose fatte: 2, 3 e 3, 1;

1 con 3 fa 4, 3, 2, e 1. Da 4 a 3 vi è 1,

da 3 a 4 vi è 1, dunque da 1 e 1, 3 e 4;

da 3 a 1 vi è 2, da 2 a 3 vi è 1, da 3 a 2,

1, 1, 1, 2 e 2. E 1, 2 da 2 e 1, 1 da 1.

Siamo a “immagine e somiglianza” di Dio.

Turba Philosophorum!

Varie sono le vie per l’approccio della dimostrazione che l’uomo è fatto a somiglianza ed immagine di Dio, e, per mia “pochezza”, per non incorrere in possibili errori di tipo teologale, mi sforzerò di condurre un’indagine esegetica su alcuni termini che considero principali per la comprensione del libro della Genesi, ovviamente soffermandomi sulla trattazione della creazione dell’uomo e sulla razionalità del rapporto che lo unisce con Dio.

Tesi: “L’uomo è il solo essere costrutto da Dio ad immagine e somiglianza sua”.

-Dimostrazione esegetica interpretativa-

Nel Testo Sacro masoretico i vocaboli utilizzati per indicare immagine e somiglianza dell’uomo con Dio Faber sono tselem (LXX – eikón; latino. – imago) e demut (LXX – omoiosis; latino – similitudo).

Il primo termine, tselem, ha il significato d’impronta, copia, riproduzione… come per l’accezione che nella nostra lingua si riferisce alla creazione di statue (Num 33,52; Re 11,18; Am 5,26;).

Il secondo vocabolo, demut, invece in lingua italiana suscita una concezione più eterea, impalpabile, astratta… e, apparentemente, in una qualche maniera che sembra attenuare la forza plasmatica del precedente lemma.

Spingendoci oltre il dire spesso sfumato delle parole, e dunque dei due termini citati, il problema più profondo della nostra ricerca ha come mira il concetto e l’estensione dell’idea di cosa realmente vogliono significare tselem e demut, o, più semplicemente:

  1. Che cosa significa che l’uomo è immagine di Dio;
  2. In che cosa si fonda il suo essere a immagine di Dio”.

Dunque, per sintesi, vogliamo comprendere come: “La creazione dell’uomo, Adam, ad immagine e somiglianza di Dio è un evento speciale tra lo stesso Dio, che così ha voluto, e l’uomo. Ciò perché – Dio costruisce una creatura che gli è affine, e con cui può dialogare mentre ella lo ascolta! Per questo motivo, Dio, dispone di creare ciò che deve avere una relazione privilegiata con lui-Questo è il concetto sotteso all’espressione: “…a sua immagine e somiglianza”.

Allora, per conseguenza, davanti a Dio non c’è l’uomo, ma una creatura, un essere, che è “Adam”, l’Umanità, tutto il genere umano, perché tutta l’umanità è voluta da Dio.

Adam è, perciò, concetto collettivo; infatti, il comando di dominare il mondo dandogli facoltà anche d’imporre nome a cose e animali che contiene, nel testo originale è tradotto è espresso al plurale con: “Dominino”. Ecco che allora “l’imago Dei”, l’immagine di Dio, sta nell’essere uomo, è l’Uomo Capax Dei, cioè capace di creare con Dio, e nel volere di Dio.

L’Adam, Adamo, è l’immagine di Dio, e semplicemente egli è l’intera l’umanità che n’addiviene e si compie per la relazione che Dio vuole esista come padre-figlio in cui c’è, sì, dualismo, ma anche profonda comunione.

Traendo con sé quest’immagine di Dio nell’universo l’uomo diviene il sigillo di Dio nel mondo. Egli è il suo ambasciatore, è il suo delegato, e, quest’immagine, quest’idea/forza, non fallisce mai, qualsiasi sia il peccato che l’uomo compie, così solo temporaneamente ed apparentemente interrompendo la somiglianza di cui è oggetto.

Anche dopo il diluvio, che trafisse il dilagante smisurato peccato umano, dio volle che il b(e)r(i)th, la diateké, il testamentum, il testamento, l’alleanza, serbasse il suo valore primigenio, ovvero d’essere più forte del peccato e del male che l’uomo può commettere!

Ma Adam, nella teologia cristiana del Nuovo ed Antico Testamento, fu creato maschio e femmina, due uguali speculari per esplicita diversità posta nella sessualità.

Infatti, i principi maschile e femminile non sono solamente accadimenti, semplici forme esteriori l’uno dell’altro, ma aspetti intimi nella stessa persona d’Adam, uomo o donna che sia, e questa verità è valida anche biologicamente.

Il principio maschile e femminile sono contemporaneamente presenti in ciascuna persona, ed in lei osserviamo che il sesso è determinato dalla dominanza di un fattore Xx o Xy prevalente l’uno sull’altro. Sì tratta solamente d’un semplice fenomeno fisico che condiziona la mente a livello psicologico, creando, per la costellazione neurormonale, comportamenti contingenti diversi, ma in ognuno dei due tipi esiste unità e, contemporaneamente, dualità.

L’unità è nel fatto che l’uomo è uno in somiglianza e immagine con Dio; la dualità si evince dal maschile e femminile che in lui sono presenti.

Nel mondo ebraico, diversamente dalla teologia cristiana, i rabbini, in altre parole gli interpreti delle scritture, ma non sacerdoti come quelli cristiani, si sono chiesti secondo quale concetto nell’umanità si mostrano il principio maschile femminile.

Essi trovarono risposta ricorrendo al mito dell’androgino secondo cui l’Adam primitivo sarebbe stato un essere indifferenziato, ossia maschio e femmina contemporaneamente.

Quest’interpretazione rabbinica si fondava sul racconto di Genesi 1 in cui è riferito che l’Adam è creato maschio e femmina, ma anche su Genesi 2 secondo cui la donna fu creata separando un lato, tsela, nel nostro linguaggio una “costola” di Adam.

L’interpretazione ebraica è però da considerarsi soltanto una narrazione fantastica, un immaginario collettivo che sorse da antichi popoli come esplicitazione di un’esperienza psicologica, fisica e societaria dell’uomo, ma da tale racconto noi dobbiamo estrapolare la verità ancora rilevabile.

Il testo della Genesi, infatti, è lontano dal mito giudaico, e la verità che da esso promana va rilevata e penetrata.

In ogni caso, e senza possibilità di diverse interpretazioni, il testo della Genesi evidenzia che l’uomo e la donna solo se insieme compongono l’ha-‘Adam, l’insieme d’uomo e donna, l’uomo che incontra l’altro, in altre parole il partner speculare così da abbandonare la fase di indifferenziazione, di anonimia del singolo per raggiungere lo stadio di “essere visto, essere riconosciuto, essere scelto”! Perciò, solo attraverso la transizione, il trapasso, il divenire dell’essere l’ha-‘Adam si trasforma da quid ad ipse!

L’immagine di Dio, dunque, non è un accidente casuale dall’uomo, ma è proprio la natura dell’essere uomo, sia nel maschio, sia nella femmina, infatti, come già riferito, l’uomo e la donna sono formati ed esistono nell’essere e per essere immagine di Dio.

Dunque, l’immagine di Dio coinvolge e converge sulla natura umana pienamente precisata, ed esistente solo come natura relativa a Dio.

Ma un’altra riflessione deve essere sviluppata per quanto espresso in Genesi 1,27:

  1. Dio creò l’uomo a sua immagine,
  2. A immagine di Dio lo creò,
  3. Maschio e femmina li creò.

Dunque, è facilmente capibile che la realizzazione dell’Adam è la coppia uomo-donna, e solo in somiglianza di Dio.

Dio creò il maschio e la femmina! Non il maschio soltanto, né la sola femmina, perché separati non sono immagine di Dio, infatti, come più volte qui sostenuto, l’Adam comprende zakar, il maschio, e neqebah, la femmina.

E’ dunque zakar/neqebah che ha in sé l’immagine e la somiglianza di Dio, ed è in essa è posta la realtà che più si avvicina alla rappresentazione di Dio.

Però, nonostante tutto, quest’interpretazione si rivela riduttiva, e deve meglio essere sviluppata.

Tenendo conto del contesto in cui si sviluppa il racconto del Genesi, si deve comprendere che l’Adam è collettivo, come l’Adam cantato nel Salmo 8, dove si evidenzia che l’immagine-copia dell’uomo manifesta per prima cosa nella volontà dell’incontro con Dio, perciò sostengo che essere a immagine e somiglianza di Dio comunichi prima di tutto che l’uomo è un essere relazionale con Dio e con gli altri, e questo legame con Dio e con gli altri è centrale nella relazione con lo stesso Dio, e nel rapporto uomo-donna.

La relazione con Dio, senza la quale l’uomo non sarebbe tale, non è mezzo solo di fede, perché già è essa insita nell’azione creatrice di Dio, azione che nemmeno il devastante peccato, con la sua forza tragica, può rompere e annullare. E ciò è talmente indiscutibile che neanche la crescita sterminata del peccato, che fece giungere Dio fino al castigo del diluvio, ha potuto far sì che ripetesse la creazione che ricorda come realtà lacerante, mai cancellabile, ma su cui nuovamente offre la propria alleanza/benedizione.

E l’uomo è, sé è relazione, dunque umanità che s’esprime innanzi tutto nella differenziazione sessuale. L’Uomo in quanto uomo non esiste, ma esiste perché maschio e femmina, e scopre il suo intrinseco significato soltanto nell’essere l’uno con l’altra, e l’uno per l’altra dei due.

Gli uomini sono dunque immagine di Dio nell’umanità di cui fanno parte e che rappresentano in sé, ma ciò ha significato soltanto se sono uniti e se si completano accogliendo la differenza che esiste tra loro, anche perché l’uomo e la donna, immagini di Dio, esistono se come consapevoli davanti a Dio; perciò hanno pienezza della grazia solo se alleati di Dio nel creato.

Conseguenza di quanto affermato è che la sessualità non è uno spiacevole incidente, ma è l’esaltazione dell’azione creatrice di Dio. Credere la sessualità come prerogativa negativa è errato, perché significherebbe perdere di vista e sminuire la pienezza del disegno di Dio.

La sessualità è evento positivo, ma non in se stesso o per se stesso, ma come rimando intensivo verso l’amore di Dio.

Per la differenza maschio/femmina non esiste, dunque, concezione cinica o ascetica contraria, perché essa ha rapporto con Dio, essa riconduce a Dio. Essa fu creata come realtà molto buona da Dio, – Genesi 1,31 –.

Il patto, l’alleanza tra uomo e donna è, quindi, immagine di ciò che Dio stipulò con gli uomini. Esso non è indifferenziazione o disordine, ma è relazione tra differenti.

La sessualità deve allora essere vissuta come la percezione basilare d’ogni differenza, e deve essere riconosciuta come una vocazione verso la relazione amorosa e creatrice.

Ma se l’alleanza uomo/donna, come la Scrittura ci insegna, è ripetizione creata dell’immagine dell’alleanza Dio/Adam, Dio/popolo, ciò significa che l’amore di Dio verso l’umanità, nonostante i peccati dell’uomo, implica un’assoluta fedeltà dell’uomo e della donna alla loro relazione d’amore con Dio.

La coppia umana è fruttuosa se accoglie di vivere la propria diversità come il luogo dell’accoglienza e dell’inizio dell’altro, perciò il senso della procreazione umana non è nella sessualità, ma nell’alleanza e nella benedizione che essa manifesta per piacere di Dio.

Ma nel discorso biblico Dio anche si rivela uno stato di deficienza nell’uomo:

Non è bene che l’uomo sia solo”.

Attenzione, non è detto che l’uomo è male, o che è cosa non buona ciò che Dio ha creato, ma si fa solo emergere uno stato di necessità. Necessità non con riferimento a Dio, ma bisogno che rende conto che l’uomo abbisogna di un partner corrispondente e adeguato.

Anzi, il testo antico vuole rivelare che la relazione con l’altro è essenziale per mantenere il legame con Dio, infatti, l’uomo diventa Uomo, si umanizza, nella misura in cui conosce e vive la sua dualità, ed ecco che Dio, ravvisando che la creazione dell’uomo non è finita, decide di fare per l’uomo un “aiuto contro di lui”. “…contro di lui…” è in ebraico ezer kenegdo, letteralmente: “aiuto come davanti a lui” che già i LXX tradussero in due modi diversi in Gen 2:

-Gen 2,18: boethòs kat’ autón, aiuto di fronte a lui, cfr Sir 36,24;

-Gen 2,20: boethòs ómoios autô: aiuto simile a lui cfr Tb 8,6-7.

Ma il testo ebraico è però aperto ad un’altra possibile traduzione che è nella tradizione ebraica: “aiuto contro di lui”. Cioè, la diversità uomo-donna comporta una conflittualità, una differenza che crea tensione.

L’uomo e la donna sono fatti l’uno per l’altro, ma contemporaneamente l’uomo è un problema per la donna, e la donna è un problema per l’uomo. Ed è nel quotidiano che affiora la differenza conflittuale che sì scatena dal dualismo uomo-donna, diversità che deve essere assolutamente accettata; mentre nell’interpretazione rabbinica dell’androgino essa appare solo un tentativo di misconoscere il dualismo che vuole rimuovere.

E’ necessario, dunque, sostenere e ravvisare che uomo e donna realmente sono dissimili, ma anche che il loro rapporto non può manifestarsi in altra via se non quella della sottomissione reciproca che ben diversa è da quella dell’annullamento della differenza dualistica.

Perciò, la donna, il fratello, l’altro uomo, sono aiuto perché sono anche “contro”.

Dio, dunque, conosceva che l’uomo non fu fatto per essere solo, perché sapeva che l’uomo è veramente tale quando è in relazione.

L’uomo ha necessità del dualismo, e Dio separa per unire, separa per creare comunione, e creò la donna dal lato “tsela” dell’uomo, Gen 2,22.

La donna è perciò partner dell’uomo, e i due si completano.

La donna è costrutta con/dall’uomo, è uguale a lui.

Ella è la ‘ishshah tratta dallo ‘ish. Gen 2,23.

Il testo ebraico mette in relazione, con un gioco di parole derivante da un’etimologia popolare, l’uomo e la donna anche al livello linguistico: “‘Ishshah che deriva da una radice semantica che significa -essere debole-, e il radicale ‘ish con significato d’essere forte e/o socievole. In ogni modo, ’ish e ‘ishshah sono la separazione dei lati, separazione che rende possibile lo stare insieme.

Per terminare:

“Di tutte le creature palesi, solamente l’uomo è preordinato per comprendere e amare il Creatore, infatti, questa è la sola creatura che Dio ha voluto per se stessa.Solo l’uomo sa partecipare, nella cognizione e nell’amore, la vita di Dio.

Per questo fine fu creato, e questa è la saggezza fondamentale della sua dignità.

Ma il teologo ancora sì domanda, o Dio, davanti alla meraviglia del tuo amore: “Quale fu la causa per cui offristi all’uomo sì gran decoro? Certo fu per l’amore preziosissimo con il quale hai rivolto lo sguardo sulla tua creatura, e di lei ti sei innamorato. Per amore l’hai creata, per amore le hai dato il bene supremo di provare il tuo Bene Eterno”.

Essendo l’uomo ad immagine di Dio, in sé ha la dignità di persona; egli, contrariamente dal resto del creato non è soltanto qualcosa, ma è qualcuno. Egli è capace di conoscersi, di possedersi, di donarsi e d’essere in comunione con altre persone. L’uomo è chiamato a formare Alleanza con il suo Creatore, ed a mostrargli una risposta di fede e d’amore che nessun altro può dare nel creato.

Dio ha creato ogni cosa e l’uomo;e l’uomo è stato creato per servire e amare Dio, e per offrirgli tutta la sua intelligenza.

Qual è dunque l’essere che deve venire all’esistenza circondato d’una tale considerazione? È l’uomo, grande e meravigliosa vivente figura, più prezioso agli occhi di Dio dell’intera creazione. E’ per lui che esistono il cielo e la terra, e il mare e la totalità della creazione, ed è alla sua salvazione che Dio ha dato tanta importanza da non risparmiare, per lui, neppure il suo Figlio unigenito. Dio, infatti, non ha mai cessato d’ogni cosa porre in atto per far salire l’uomo fino a sé, e porlo alla sua destra ».1

1(463) San Giovanni Crisostomo, Sermones in Genesim, 2, 1: PG 54, 587-588.

kiriosomega

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