Giù le mani dal risparmio!


Giù le mani dal risparmio delle famiglie!

“Presto il 45% di rendita dei BOT si trasformerà in tassazione. In Europa essa è solo il 20%”.

L’astuzia di questo governo e dei precedenti che hanno avuto lo stesso leader maximo, di cui ben è ormai nota la mentalità pseudo imprenditoriale tanto da poterlo definire il Signor “vogliotuttoio” per le sue numerose leggi ad personam e ad aziendam, è stata quella di non fare sfacciatamente apparire di mettere le mani nelle tasche degli ytalyany, ma di farle mettere a soggetti gerarchicamente suoi succubi cui sono stati tagliati i fondi distribuiti dallo Stato Sociale. Ma, siccome per Legge sì cercano i mandanti dell’azione e non solo gli attori, è possibile sostenere che il Governo è stato dai cittadini abbondantemente disapprovato nel suo reale porre le mani nelle tasche dei peones ytalyoty immiserendoli, così di fatto favorendo le banche ed un misero 10% delle famiglie di questo Paese che detengono il 49% dei beni prodotti, mentre gli tutti altri soggetti hanno difficoltà d’acquisto anche di beni di primo consumo. Il dato percentuale è stato comunicato televisivamente da RaiNews24, probabilmente in una trasmissione curata dal solerte Maurizio Torrealta. E venerdì scorso e ieri, io ritengo preordinata dalle grandi banche mondiali d’affari, è arrivata la “mazzata” per questa disgraziata ytalyetta. La borsa è crollata, e ciò anche per colpa di un euro ballerino che certo paga per l’arroganza del dollaro.

In breve affermo, per non produrre lunghi teoremi e per tentare di spiegarmi, che ciò che sta accadendo, a mio parere, potrebbe solo essere un avvertimento programmato da lontano, dagli U$A, ai politicanti di bassa lega del Paese affinché non abbandonino i “sentieri” tracciati dalla seconda guerra mondiale; perciò, nell’ottica del “levati tu che ora ci sono io”, non mi ha sorpreso la visita svolta in questi giorni in Israele dall’ex comunista mondialista Bersani che verosimilmente sarà la prossima guida!

Da qualche tempo, infatti, sembra che il futuro candidato premier del Sistema ytalya non si rechi più a Washington come ai tempi dell’obliato Craxi, ma a Gerusalemme perché è ormai lì che s’ottiene l’unzione per dirigere la colonya ytalya. E tutto questo è avvenuto, sempre a mio avviso, perché la sylviana ytalyetta aveva tolto ai Galli la possibilità d’appropriarsi del petrolio libico, ed anche ottenuto il metano russo amoreggiando sia con Gheddafi, sia con Putin pur facendo parte della Nato; dunque, mentre ancora lui è “cosa sua”, cioè degli Alleati. Ciò non è piaciuto ai padroni e signori della “cresta” sulla produzione altrui, quelli che creano la finanza comprando e facendo comprare con i futures (da noi si dice allo scoperto), in altre parole la promessa di pagare in seguito l’acquisto dell’oggi, dunque quasi senza soldi. Tutti costoro, allineati e perfetti servi del potere economico, poi rivendono in contanti e con enormi profitti il prodotto non ancora pagato. Ma ecco in fotografia, da BlitzQuotidiano, la manovra economica che chiaramente tutto rimaneggia meno che i costi della politica e del suo indotto:

manovra economica 2011manovra economica 2011
manovra economica 2011 (2)

manovra economica 2011 (2)

E dopo la manovra economica descritta che sarà rapidamente approvata per necessità, si deve aggiungere che alla precaria situazione ytalyota deve essere aggiunto lo spreco esercitato da un’armata di circa 38 mila persone che banchettano a carico dell’erario pubblico per i circa 8 mila comuni italiani che controllano 3.662 imprese in cui è assunto “l’esercito dei favoriti dai politicanti”. Ma, tra tali imprese, quelle che forniscono reali servizi pubblici sono soltanto 1/3, in pratica 1.266! I rimanenti 2/3 hanno ben altri interessi, infatti, 537 “s’industriano” nel settore delle infrastrutture e dell’edilizia, 266 sono sostenitrici di cultura, turismo e tempo libero e 140 hanno per fine l’istruzione, la ricerca e lo sviluppo. E’ dunque verosimile credere a priori, e maggiormente controllandone i bilanci, che sì riscontrerà che poche o nessuna azienda tra queste ha un rendiconto in attivo, o almeno in pareggio tra spesse e ricavi. Le restanti 1.453 aziende “lavorano” per produrre altri servizi. Ma oltre alle “controllate” esistono situazioni di fatto in cui comuni e province “partecipano”. La Corte dei Conti ha accertato, attraverso un’indagine eseguita durante il trascorso anno 2010, che in Italia esistono 5.860 “aziende partecipate”. Tra esse 3.787 hanno forma giuridica societaria. Le s.p.a. sono 1.635, mentre le r.s.l. sono 1.402. Esistono, inoltre, 556 consorzi e 194 cooperative. Dunque, i Comuni gestiscono un impero assai spesso socialmente scarsamente utile, ma contemporaneamente assai costoso. L’impero delle controllate e partecipate è stato quantificato, come già riferito, in 38 mila comodi e costosissimi posti lavorativi distribuiti tra consigli d’amministrazione, sono 23 mila, collegi sindacali, sono 12 mila, incarichi “apicali”, sono almeno 3 mila… E nel caos totale per le insulse baruffe chiozzotte dei politicanti nazionali l’armata Brancaleone continua la sua marcia insieme alla politica dei massimi palazzi che rende agli stessi politicanti di rango superiore una fortuna economica, assai maggiore di quella che un cittadino può sperare d’ottenere da un sano onesto lavoro.

Kiriosomega, agnostico

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