Il contributo di solidarietà


Ugo Cortesi – Alfonsine ha scritto:

Il contributo di solidarietà

Lo scritto che segue è del mio amico Ugo, anche noto come “l’Urlo di Romagna“.

Scrive Ugo: “Il 31 maggio del 2008 inviai ad alcuni giornali, a siti internet e M.L. uno scritto “Miseria e nobiltà” pubblicato anche dagli amici dell’IDV del Veneto sul sito:

http://www.veneto.italiadeivalori.it/doc/080604_op_miseria&nobilitas.pdf

In esso proponevo l’istituzione di un Fondo di solidarietà nazionale per far fronte ad eventi imprevisti ed imprevedibili. Qui desidero ripetere parte del contenuto e proporre un’ulteriore aggiunta”.

Miseria e nobiltà
Giorni fa ho riguardato un film del 1954: “Miseria e nobiltà”, tratto da una commedia scritta da Eduardo Scarpetta (padre di Eduardo De Filippo), con la partecipazione del grande Totò in una delle sue migliori interpretazioni. Il film lo vidi per la prima volta a metà degli anni sessanta e pur nella sua comicità mi lasciò un segno, facendomi capire meglio la differenza fra la giustizia e l’ingiustizia sociale nel bisogno quotidiano delle famiglie. Nella realtà italiana di allora, mi chiedevo come mai nessuno intervenisse per alleviare i patimenti di tante famiglie e se fosse giusto che una Nazione potesse mantenere tanti dei suoi figli in uno stato di continua necessità. Negli anni ’70 e fino agli inizi degli anni ’80 la congiuntura è stata abbastanza favorevole per poi far cadere nuovamente, dagli anni ’90, buona parte delle famiglie italiane, in uno stato di semi povertà, allargando nel contempo la forbice fra i non abbienti ed i più facoltosi, sempre in presenza della condizione di allora: l’indifferenza dello Stato. Anni fa, dopo aver letto sulla stampa che i premi non ritirati delle lotterie nazionali, venivano destinati ai fondi pensione del solo personale delle Lotterie del Ministero delle Finanze, scrissi una lettera ad alcuni politici chiedendo loro se ritenevano opportuno che detti fondi dovessero invece confluire in un “Fondo di Solidarietà Nazionale” da utilizzarsi per le fasce più povere o in caso di eventi straordinari ed imprevedibili come le catastrofi naturali. Come potete immaginare la mia lettera rimase “lettera morta” perché nessuno rispose, e nessuno prese qualche iniziativa simile a quella suggerita. Mi persuasi quindi ancor di più che è più facile convincere un turco a fumare meno che a farsi ascoltare dalla politica. Ciò detto, vengo al punto. Nei giorni scorsi alcuni giornali hanno pubblicato i redditi dei maggiori top manager italiani, con l’indicazione degli emolumenti totali lordi (quindi sommando pure incarichi diversi) dei trenta dirigenti più pagati. Fedele al detto che “si dice il peccato ma non il nome del peccatore”, non dirò i nomi ma solamente i cognomi anche se, in effetti, non si tratta di peccatori. Il primo in classifica con 37.045.281 Euro all’anno è un certo Sig. Arpe, Amministratore delegato di una importante Banca italiana, mentre il trentesimo in classifica, con 2.751.000 Euro all’anno è un certo Sig. Zappa, Direttore Generale di una importante azienda a partecipazione Statale. Facendo la media dei primi venti il risultato è che dichiarano annualmente €uro 11.850.650 che equivalgono a Euro 987.554 mensili ed Euro 32.467 giornalieri compresi sabati, domeniche e festivi. Scusate se è poco.
Alcuni mi diranno che sono animato da invidia o quant’altro poiché trattandosi di imprese private ed in libera concorrenza di mercato ognuno può fare ciò che vuole, basta che paghi le tasse. Ed è proprio qui che casca l’asino, che sarei io, ma anche qualche altro milione di connazionali, perché man mano che passa il tempo noto che da popolo bue stiamo diventando popolo asino. Sono convinto che i predetti signori paghino le tasse fino all’ultimo centesimo e non faccio loro alcuna colpa, anzi sono contento per loro e sarei altresì contento se ci fosse un maggior numero di persone che guadagnasse come loro, ma mi viene sempre in mente Totò nel film “Miseria e nobiltà”.
Come allora, anche oggi chiedo se ci sia qualche politico che prenda a cuore la questione e lancioun suggerimento. I sindacati, che personalmente ritengo facciano più politica che l’interesse dei lavoratori, una cosa buona l’hanno fatta e ciò stabilire il salario minimo per i lavoratori dipendenti, dimenticandosi del riassestamento ed adeguamento dello stesso salario al vero costo della vita. Non hanno però stabilito un salario massimo che in libero mercato è logico non stabilirlo, ma almeno,con l’intervento dello Stato, regolamentarlo.Se, per fare un esempio, il salario minimo lordo annuale è di 18.000 €uro si potrebbe determinare che il salario massimo tutelato è di 15 volte in più e cioè 270.000 Euro lordi annui (che è già un’esagerazione). Ciò non vuol dire che il datore di lavoro non possa elargire emolumenti maggiori, anzi può farlo in piena libertà, ma con tutela fino a 270.000 Euro che vuol dire semplicemente:
a) I contributi assistenziali e previdenziali oltre ai 270.000 Euro saranno devoluti al Fondo di solidarietà Nazionale, previa maggiorazionedi10punti.
b) Le imposte da calcolarsi oltre i 270.000 €uro saranno maggiorate di 10 punti e, questa parte,devoluta al fondo di solidarietà nazionale.
c) Dicasi la stessa cosa per il Trattamento di Fine Rapporto.
d) Il dipendente andrà in pensione, dopo aver maturato gli anni di servizio previsti, con la percentuale stabilita, ma calcolata solamente su 270.000 €uro, anche perché i contributi superiori a detto importo sono già stati devoluti al Fondo di Solidarietà Nazionale.
Nello stesso modo si possono regolamentare gli emolumenti degli artisti, dei calciatori, degli sportivi in genere e di tutte le altre categorie privilegiate.
Provate ora a pensare di quanti miliardi di €uro disporrebbe ogni anno il Fondo di Solidarietà Nazionale.
A detto fondo potrebbero pure essere devoluti i premi non ritirati delle lotterie nazionali, i risarcimenti di danni per cause intentate nell’interesse pubblico, l’otto per mille e tante altre cose. D’altra parte poi lo Stato dovrebbe non ritenere ammissibili a contribuzioni statali o altre forme di sussidio o di intervento, quelle aziende che abbiano elargito emolumenti al proprio personale oltre al salario massimo tutelato. Per fare un’altro esempio, sarebbe come pretendere, da parte di un’azienda automobilistica che si trovi in crisi, l’intervento dello Stato o contributi di rottamazione, qualora il suo Amministratore Delegato dichiarasse oltre 6.900.000 Euro all’anno, nella maggior parte elargiti dall’azienda stessa. Ma questo è solo un esempio……..o no.
Ciò detto sono nuovamente sicuro che nessun politico prenderà a cuore l’argomento, per la solita vecchia storia che: “E’ più facile convincere un turco a fumare meno che a farsi ascoltare dalla politica”.
Mi auguro e spero di essere smentito, ma considerando che siamo nel Paese del “chi ha avuto ha avuto e chi ha dato ha dato” possiamo anche scordarci il passato, ma sono quasi certo che le cose non cambieranno. Quel “quasi” lo metto perché, come si dice, la speranza è l’ultima a morire. Attenzione però che è gravemente malata e per questo le faccio tanti auguri per una pronta guarigione.
Termino questa considerazione porgendo a tutti vive cordialità.
Ugo Cortesi – Alfonsine di Romagna

L’Urlo di Romagna scrive: “Miseria e nobiltà – Contributo di solidarietà”!

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