illogicità della fede!


L’illogicità del soprannaturale!
“Se pensi non credi. Se credi non pensi”.

la fede, quando ti accorgi che non hai più tempo per vivere capisci che non è servita a niente!

la fede, quando ti accorgi che non hai più tempo per vivere capisci che non è servita a niente!

Signor papa: ma il suo dio è trino o quattrino?
Ormai da tanti anni osservo, muto spettatore, il modus operandi della sua chiesa, e devo affermare che sempre più ne resto sconcertato anche per lo sfacciato perseguimento che essa svolge verso il quattrino piuttosto che nei confronti del celebrato trino. Più esplicitamente voglio dire, sig papa, che se mai è esistito un dio con cui la fede umana ha creato alleanza, i maggiori avversatori di tale intesa sono stati proprio i preti di cui Lei è capo, i quali, nell’interesse della temporale clericocrazia, hanno distrutto genuine credenze popolari facendone una non capibile teologia.
Anch’io, sig papa, come tanti italiani provengo da una famiglia cristiana cattolica che mi fece studiare presso salesiani e gesuiti in qualità di “convittore interno” come una volta s’usava dire e fare, e forse fu proprio in quei collegi che nacquero la mia critica verso la chiesa gerarchica ed il feroce dubbio sull’esistenza del dio.
Sì, lo so che a Lei, sig papa, non glie ne può fregar di meno sulla natura della mia cultura e credo, ma abbia la pazienza d’ascoltarmi e comprenderà che il mio discorso La coinvolgerà in prima persona.
Asserivo che la mia famiglia originaria era di formazione cattolica ed anche d’elevata istruzione profana, ma non feci molta fatica a comprendere che di cristianesimo non conoscesse nulla oltre le storielle domenicali, e nemmeno sul cattolicesimo e sulle sue nascoste trame doveva essere molto edotta. Infatti, sig papa, il pensiero laico socialista, che s’affacciò nel mondo occidentale dall’inizio novecento, fu assai duramente combattuto dai suoi predecessori sino ad opprimere le coscienze che volevano riscattarsi da una vita di miseria ed umiliazioni, e ciò continuò sino al ridicolo, come Lei ben sa, quando ancora negli anni cinquanta, un secolo dopo l’unificazione d’Italia, esisteva l’indice dei libri proibiti affisso nelle parrocchie per schiacciare quella cultura che Lei definirebbe satanica. L’operazione clericale, sempre sottile e grossolana insieme, non traguardava, però, solo l’ottundimento delle coscienze dei singoli attraverso l’imposizione dell’insegnamento religioso scolastico con ciò accantonando l’educazione civica [mi piacerebbe discutere dalla mozione Casati Stampa del 1852 per giungere ai giorni nostri, ma sarebbe troppo lungo], ma si spingeva oltre per contrastare il nascente mondo laico. Infatti, ricorderà, sig papa, come dai suoi predecessori fu coccolata la cattolica Democrazia Cristiana, dopo che già erano avvenuti i vituperabili accordi con i Liberali (Patto Gentiloni, 1913, per non fare esistere il divorzio in Italia) e la caduta del fascismo, e tutto ciò affinché quel partito detenesse il controllo del potere repubblicano continuando ad impregnarlo di cattolicesimo di cui ancora non ci siamo liberati. Oltre la duplice azione descritta, al buon fedele anche era obbligo praticare i sermoni di commento dei vangeli e della bibbia, ma non di leggerne i libri, perché, ricordo anche a me era ripetuto da parte dell’uomo che in paese era in gonna nera: “…da solo non puoi capirli… devono essere spiegati… ascoltami!”.
Asserivo che i miei genitori erano come tanti altri indotti ad occasionalmente parlare, o forse meglio straparlare, di Gesù e santi, in verità solo la mamma perché il babbo mai intervenne in tali storielle, e ricordo che una volta lapidariamente affermò: “Son cose di donnette”.
In ogni caso non sapevano nulla del Cristo, né avevano mai letto il Vecchio Testamento che la chiesa ha contrapposto al Nuovo per un imbroglio di traduzione tra “brth B(e)r(i)th, “l’alleanza/patto/fede”, diathéke (diathéke-diathékai patto/fede), che fu traslitterato in “testamentum” e poi “testamento; ma, ben riflettendo, il testamento non lo stilano persone che sono in punto di morte? Forse che Lei sa che il suo dio è morto e non vuole comunicarlo?
Il mio riscatto dal dogma, già in nuce esistente sin da tenera età, maturò con l’approfondirsi dei miei studi di storia della filosofia, delle religioni e della chiesa di Roma, ottenendo infine la certezza della verità acquisita con l’apprendimento teologale condotto per mio esclusivo piacere perché già ormai laureato in una disciplina empirica.
Ah, sig papa, per la precisione, la facoltà teologica in cui m’iscrissi mi cacciò prima della laurea quinquennale non perché cattivo studente, anzi, tutt’altro, infatti, avevo prodotto anche alcuni contributi culturali con traduzioni dall’ebraico e stesura di una notevole massa di dati che circolavano tra gli altri studenti, però il direttore dell’istituto decise che “non ero umile”, ovvero pericolosa faina per il suo pollaio, e con tale mistificata motivazione mi cacciò dalla facoltà che, al contrario delle scuole della repubblica, ma questo Lei ben lo sa, in Italia è privata e gestita dal Vaticano, cosa che mi tenne dall’esordire in tribunale per giusta causa.
Dopo la premessa, forse doverosa o forse solo chiacchiera, guardiamoci un po’ da vicino, sig papa, e disputiamo come vecchi amici.
Certo già Lei ha notato, sig papa, che non L’appello “santità”, ma la nomino signore, però Le chiedo di non adombrarsi per l’impiego del termine con cui non è aduso sentirsi nominato, anzi, l’utilizzo di tale locuzione vuol significare che ancora La stimo come persona con cui gradirei avere uno scambio d’opinioni. Perciò subito Le domando, conoscendo la storia glottologica del sostantivo “papa”, come può accettare che Le sia rivolto senza sentirsi un millantatore nei confronti della naturalezza e semplicità di cui sempre va divulgando la necessità. Eh sì, sig papa, perché Lei s’atteggia all’esatto contrario del suo dire anche con il vestire paramenti e travisamenti che mi forzano il pensiero verso i signori della risata, intendo i clown del circo. … Certo, signor papa, comprendo che Lei è prigioniero del suo ruolo, e che la gerarchia, il popolino… hanno le loro necessità, ma provi, proprio Lei, pian piano ad essere “più umile” e pudico nel proporsi, con ciò, anche se pia favola, ne trarrà beneficio la sua fede.
Però, sempre in tema di celebrata semplicità di vita e di stranezze da Lei commesse, desidero guidare la sua attenzione anche verso il fatto di come Lei si porge alle masse plaudenti e di quanto mostra di compiacersi “nel bagno di folla” ululante. Mihi visum est, anche Lei esclamerebbe da spettatore attento, che proprio quello accennato è il culto della personalità che sconfina nella megalomania presente durante l’accadere di turbe psicomentali a carattere maniacale, o nelle forme dissociative ebefreniche e deliranti, ma anche durante altre patologie che non nomino e che sono vicine al tanto contestato e nascosto dire del “crimen solicitationis”. Tanto grande è la sua immedesimazione con il ruolo assegnatole che il “sentimento di potenza” e megalomania, che emergono dalla recita che compie, novello rabbino, La conducono a formulare gesti con le mani non diversi dalle giudaiche fiche. Anche per questo, dunque, non può definitivamente condannare sedicenti maghi, cartomanti, astrologi e seguaci di qualunque setta, perché per farlo dovrebbe condannare, almeno verbalmente, perfino se stesso dato che ha ormai perso, speriamo per sempre, il braccio secolare sommariamente giustizialista.
A proposito, sig papa, molti moderni defensor fidei asseriscono che una manovra politica nord europea e/o USA/Israel vuole colpire la chiesa di Roma, altri accusano il solo mondo anglosassone di questo e quello, altri… … … certo che tali manovre esistono, e, in ogni caso, sono accuse che Le cadono addosso come macigni, anzi “massoni”, che Lei e la sua istituzione volevate ignorare sino a che le circostanze non Vi hanno costretto a porvi allo scoperto formulando accuse contro i dissidenti invece di spiegare la Vostra linea di pensiero. Però, mi chiedo, perché mai i preti non possono essere processati dalle leggi repubblicane italiane, questa è un’altra cosa che non riesco a capire perché deve trattarsi di un nuovo dogmatico misterium fidei; comunque, questo fu un errore fondamentale dell’Uomo Nero che peccava, ahimè, di troppa bontà.
Torniamo al contrasto che Lei mostra con l’evangelico Cristo ed il suo insegnamento, di cui si dichiara esplicito e legale rappresentante in Terra senza nemmeno la certezza della sua storica esistenza. Ma si rende conto, sig papa, che così facendo Lei opera il reato di “abuso della credulità popolare” per manipolazione delle menti culturalmente più deboli, mentre esalta la cattiveria dei più scaltri, i politicanti cattolici, che trovano gli spazi per sottometterli con Lei ed i suoi despoti. Fortunatamente per Lei, sig papa, dal nostro Legislatore fu depennato il reato di plagio, però, se n’avessi la possibilità, mi piacerebbe riproporlo sotto l’aspetto della “succubanza”, dal succubus
latino, lasciando che la gente, istruita, decida chi è il demonio che ancora le sta sopra e la perseguita.
Dunque, amico mio, Lei si diverte a far credere alle masse ciò che Lei non è, e di cui nemmeno Lei stesso ha contezza, tanto s’è compenetrato nel ruolo che adora.
Lei, sig papa, ancora in quest’epoca diffonde la storiella del dio, del suo figlio Cristo Gesù, della madre di dio, -dunque anche il dio ha una madre!-, e lo fa come se parlasse di membri della sua famiglia che diuturnamente vede ed ascolta, mentre è certo che di quelle entità non ne sa più di me. Infatti, in altro consesso, e secondo opportunità, Lei afferma che il dio è inconoscibile, mentre nelle sue facoltà teologiche i docenti s’arrampicano sugli specchi, sempre scivolando, per dimostrare che, assurda tesi: “ La ragione ci conduce al dio attraverso la fede, e che lui/esso si manifesta alla ragione umana attraverso la stessa fede”. Una dimostrazione del genere, che Lei spaccia per logica, non supera nemmeno l’esame di licenza elementare.
Desidero proporle, per ancora ragionare tra noi, una breve serie di citazioni notevoli che, mi permetta l’ardire per l’ardore del discorso, Lei desidererebbe non fossero mai state ideate, ma purtroppo per Lei, esistono:
BINI – da “Manoscritto di un prigioniero”: “Il cuore e la sventura produssero la religione naturale.”
BROWNE – da “ Urn burial”. “In alcuna cosa gli uomini hanno perduto la ragione quanto nelle questioni di religione.”
EURIPIDE – da “Bellerofonte”. “C’è qualcuno che può affermare che in cielo ci sono gli dei? Non ci sono…”
FEUERBACH – da “Essenza della religione”. “Dio, altro non è, se non l’essenza della fantasia e dell’immaginazione.”
FRANCE – da “Le sette mogli di Barbablù”: “Il nulla è un infinito che ci avvolge, di là giungiamo e là torneremo. Esso è un’assurdità ed una certezza. Non si può concepire eppure c’è.”
Epicuro – da “Dichiarazione sugli Dei”: “Quivi novi potuit tanto post ante quietos ìnlicere ut cuperent vitam mutare priorem?”
GIOVENALE – da: “II, 149, 152”: “Esse aliquos manes et subterranea regna… nec pueri credunt.”
HUME – da “Dialoghi sulla religione naturale”: “La religione non ha origine dalla ragione, ma dalla paura e dalla fantasia.”
JONSON – da “Fall of Sejanus”: “What excellent fools religion makes of men.”
LE DANTEC – da “L’ateisme”: “Se vi sono degli atei è segno che le prove dell’esistenza della divinità non valgono niente. Esse sono considerate valide da quelli che credono e che, per conseguenza, non ne hanno alcun bisogno. Al contrario, tali prove sono inefficaci per coloro che non credono.”
GIOVENALE – da: “II, 149, 152”: “Esse aliquos manes et subterranea regna… nec pueri credunt.” – da “Osservazioni e pensieri”: “Che cos’è il nostro concetto della divinità se non la personificazione dell’incomprensibile.”
NIETZSCHE – da “Ecce homo”: “Dio è una risposta grossolana, un’indelicatezza verso noi pensatori. In fondo è solamente un rozzo divieto che è espresso ai ricercatori: “NON DOVETE PENSARE.”
PLAUTO – “Humanum amare est, humanum autem ignoscere est.”
RUSSEL – da “Perché non sono cristiano”: “La religione è una specie di malattia endemica procurata dallo sgomento.”
SCHOPENHAUER – da “Parerga et Paralipomena”: “Le religioni sono come le lucciole, hanno bisogno del buio per risplendere.”
SENECA – da “Ercole furente”: “Quod nimis miseri volunt, hoc facile credunt.”
SPENGLER – da “Essere umano e destino”: “La fede non si pone il problema della logica e del metodo. Essa è fuga dalla logica e dalla prova provata.”
Weiss, Verret, Freud, Feuerbach, Otto e Altri, hanno espresso il loro parere, sostanzialmente negativo, sull’essenza del dogma.
A questo punto del discorso desidero farle rilevare che credere in un ente supremo, sia pure il suo dio, non implica che ciò avvenga attraverso la sua mediazione perché una fede non necessita d’intermediari per accendersi, né ha bisogno di sedicenti vicari/parenti/amici dello stesso dio così come avveniva in tempi più antichi con l’animale totem/parente della tribù, avvenimento che invece favorisce il profano religo, dunque il suo reale compito è quello di fare politica pro domo sua.
Per quanto riguarda l’esistenza del Cristo, Lei ha contezza del fatto che l’unica fonte storica che assai fugacemente ne accenna l’esistenza è un trafiletto presente in un solo libro degli Annales di Tacito, peraltro ampiamente rimaneggiati dal Poggio Bracciolini segretario del papa Martino V Colonna. Perciò io ritengo che la sua chiesa, scusi la presunzione, anche per quel rimaneggiamento, per non scontrarsi con filologi e storici, non ha mai spiegato ai proseliti, tra l’altro, che il primo vangelo tra i cosiddetti canonici è stato scritto circa cento anni dopo i fatti narrati. Posso anche testimoniare, oltre al già asserito, che da una mia piccola personale indagine sul moderno popolo domenicale della messa dei poveri, ore 06:30 circa, e dei ricchi, ore 12:00, emerge la totale ignoranza d’ogni fatto storico che Lei assicura come vero.
Di questi tempi è la confutazione storica, anche italiana, del Gesù cristiano, ma Lei, dal punto di vista che sempre la chiesa ha adottato, ossia dell’ignoranza del nemico che così è vinto a metà, non ha mai ritenuto di chiarirci le idee visto che dichiara di conoscere ogni cosa divina in modo infallibile [Infallibilità della chiesa, anno 1076 dogma imposto dal suo collega Urbano II; Infallibilità del papa, anno 1870, dogma voluto da Pio IX]. Non sarebbe perciò ora, per zittire anche la mia voce di piccolo dissenziente, che Lei, sig papa, rappresentante del dio in terra ci ammaestrasse e ci facesse comprendere il nostro errore?
Nell’attesa di sue nuove, sig papa, continuo nella mia esposizione.
Lei afferma, lo scrivevo precedentemente, che il suo dio ha una madre, mentre lo dichiara increato in altre tesi, ma asserisce anche che tale ente ha voluto che proprio Lei sia il suo rappresentante verso tutti noi, perché Lei… … … già perché proprio Lei?
Tuttavia, essendo Lei è infallibile in materia di dogmi divini deve già essere a conoscenza della risposta di quale Cristo, il suo o un altro, ha salvato esseri intelligenti che, ormai assai verosimilmente, sappiamo si trovano in altri mondi. Infatti, l’esobiologia sempre più prepotentemente dimostra la presenza di vita organica in altri pianeti che si vanno scoprendo. Allora Le chiedo: “Il suo dio ha avuto un solo figlio o più figli per salvare dal peccato originale tutti gli esseri che abitano l’universo, e li ha fatti porre tutti in croce o qualcuno l’ha fatto arrostire così come i suoi predecessori amavano che avvenisse in passato, quando non usavano la grande scure che insieme alla barba dei “disgraziati” ruzzolava via anche la testa?”.
Se così è, ma anche se si trattasse di un solo figlio che tale dio ha voluto porre in croce con chiodi, corone di spine, colpi di lancia e pregresse flagellazioni, non crede che un simile padre deve essere condannato all’ergastolo od alla pena di morte per sì gravi patimenti inflitti ad altra persona?
[A proposito di chiodi, tre quesiti particolari mi “perseguitano” sin da bambino, allorché appresi la storia della croce, dei chiodi e d’altro. Mi spiego, della prima sappiamo quasi tutto ed abbiamo, a suo dire, anche lignee reliquie conservate qui e là, ma dei chiodi che mi dice? Vero che chiodi metallici sono noti all’uomo sin dall’età del bronzo, ma chi e dove forgiò quelli per affiggere il Cristo, come mai di questo importantissimo particolare nessuno mai ci ha rivelato alcunché? E il venerato sepolcro di Giovanni di Gamala, ops, scusi, del suo Cristo, dov’è? Possibile che dopo tutta l’importanza che gli si è attribuita nessuno scrittore tra i suoi sostenitori abbia lasciato almeno una traccia per trovarlo? Ma, cosa che storicamente assai mi deprime, è l’affermazione che lo spezzare il pane e distribuirlo con il vino ai partecipanti alla cena fu un atto particolare del suo
Cristo, possibile che Lei non sappia che per il rabbi ciò era un rituale consolidato in uso tra i giudei di quel tempo?]
Certo, sig papa, Lei mi risponderà che sono stati gli uomini a compiere sì gran scempio; però, vorrei rammentarle che Lei afferma, sed semper ad usum delphini, che l’umanità è stata costruita ad immagine e somiglianza del suo creatore. Perciò, aggiungo io, la creazione deve essergli riuscita proprio male dato che così grandemente belluino è l’uomo. Però, considerando l’asserzione ecclesiale come vera, nuovamente devo asserire che il suo dio non è perfetto perché ha errato almeno nella progettazione della sua specie prediletta. E non ci racconti, sig papa, la favola del libero arbitrio che ancor più dimostra l’inadeguatezza di questo dio, infatti, non seppe nemmeno prevedere che l’uomo avrebbe peccato già nell’eden… Ma Lei non sostiene che il suo dio conosce passato, presente e futuro? Dunque, secondo lei, tale dio già era a conoscenza che l’uomo avrebbe peccato, allora perché punirlo dato che lui aveva deciso l’avvento del peccato sin da quando “l’assemblò”! Ma, altro grave ed incomprensibile avvenimento: “Perché condannare al peccato originale tutta l’innocente sua discendenza?”! Insomma, le aberrazioni mentali del suo dio sono legittime ai suoi occhi, certo al contrario delle colpe di certi uomini che sono dichiarati pazzi criminali od anche criminali pazzi per molto meno… e sempre secondo convenienza.
Torniamo al Cristo, sig papa, e pensiamolo, poveretto, appeso alla croce che la sua tradizione descrive. Bene, non è possibile che un uomo sia rimasto appeso al marchingegno, nemmeno per un’ora, per fragilità dei punti anatomici interessati dai chiodi, e, altra dolente nota, i latini, uomini pragmatici e spicci, non usavano la crocifissione come Lei la narra, ma la loro croce, che tale non era, si costruiva tra due “stipites” (montanti) infissi nel terreno e sormontati da una “furcula” (forcella) in cui era poggiato il patibulum (trave trasversale) cui era legato il condannato che spesso era esposto a sud est con le palpebre tagliate e con i piedi che appena strusciavano in terra. La vita lentamente s’allontanava dal condannato che in primis diveniva cieco per l’esposizione ai raggi solari, e la morte liberatoria dall’inaudita sofferenza si presentava dopo più giorni d’agonia per esaurimento della “macchina” cuore-polmoni che non riusciva più a compiere un lavoro isovolumetrico. Complici, in ciò, la tetania della muscolatura intercostale e del collo, l’ipossia cerebrale ingravescente, l’edema della glottide, la congestione posturale distale e la terminale fibrillazione atrio ventricolare, scusi se non descrivo particolareggiatamente tutto il meccanismo secondo una diagnosi medico legale.
Comunque sia, sig papa, la sua tradizione recita che il Cristo, dopo la morte in croce, nel terzo giorno lasciò l’ade, o il limbo, che da qualche giorno non esiste più, od altro luogo imprecisato, e con tutto il corpo salì verso la casa del padre che è qui e là e in ogni luogo. Però nemmeno ci comunica, sig papa, Lei che del dio sa tutto, come egli/esso trascorre il tempo… perché un tempo ci deve essere, lo deve vivere il suo dio, visto che Lei dichiara che impiegò sette giorni, con il dì di riposo, per costruire il mondo.
Se entriamo per un momento di soppiatto nella logica matematica possiamo affermare, sig papa, che tracciando una retta orientata con un’origine a piacere indicata con 0, otterremo due semirette con vettore opposto e tendente, per la geometria euclidea, all’infinito positivo e negativo. Supposto che la tesi del doppio infinito possa essere vera, non lo è, in ogni caso otteniamo che tutto ciò che esiste è contenuto, come inferenza, nell’universo stesso che abbiamo sostenuto essere infinito. Però, dobbiamo aggiungere che ogni cosa che inferisce è parte dell’universo stesso che sarebbe diverso se qualcosa, anche la più insignificante, mancasse. Da ciò conseguono due considerazioni:
1) è la materia che crea lo spazio che perciò non è infinito, dunque è la materia, e non viceversa, che crea l’energia “fine”, quella da molti definita “logos creatore”,
2) la logica scholastica dell’Agostino è inaccettabile perché toglie al dio ogni estensione tridimensionale, anzi polare, e forse frattalica, però su questo ultimo versante della geometria ancora non mi impegno perché non mi sento sicuro di saperla sostenere, e dunque nulla può essere senza Essere.
In parole semplici, tutto ciò che E’ ha tre dimensioni più l’inferenza tempo, quindi è osservabile direttamente od indirettamente, tutto ciò che non ha tali qualità NON E’, quindi è NON ESSERE.
L’ipponese nord africano (algerino) s’è inventato la “Teologia Negazionista”! Insomma, sig papa, la sua tesi del dio è un crivello comunque si apprezza. Sia ben inteso, e detto per inciso, non migliore è il credo giudaico del roveto ardente che, però, ha la capibilità, perché collocato nel tempo e nello spazio.
Lasciamo, però il mondo della logica matematica che dovremmo approfondire tra tensori, matrici, equazioni gaussiane, comportamento della freccia/tempo in prossimità d’intensi campi gravitazionali studiando se monotona o derivabile, velocità luce, relatività… e torniamo ad un più domestico dire.
Ricorda, sig papa, le più antiche tradizioni sociali, fedi che si perdono in tempi d’oltre quattromila anni addietro? Mi permetta di rammentarne assai brevemente qualcuna che mostra, non se ne abbia a male, come il suo costrutto teologico moderno altro non è che il rifacimento “drag and drop” degli antichi credo.
I primitivi “Kirios Soteres”, dal mio libro “Pirati”
…Dall’Egitto i giudei trassero, insieme al loro alfabeto presinaitico, anche ciò che divenne l’importante rito cristiano della transustanziazione, come testimonia un graffito geroglifico risalente ad almeno 1500 anni prima della N.E.
In tale scritto, che riguarda il culto di Iside, è riferita l’intera cerimonia della trasformazione del vino nel sangue della divinità, e descrive l’azione del sacerdote che al momento opportuno esordiva con le parole: “Tu sei il vino, ma non sei più vino perché sei le viscere di Iside”. Dopo queste definizione il ministro del culto prendeva il calice con nuovo liquido e lo trapassava ai fedeli inginocchiati che rendevano grazie all’ente supremo per le gioie dispensate.
Anche nella liturgia dell’anatolica figura di Attis e della frigia o anatolica Cibele, identificata nella cultura greca con “Rea la Grande Madre” e con Opi in quella romana, il rito si trasforma in un gioioso pasto comunitario dopo inni e libagioni. Le formule rituali, anche di questo cerimoniale, furono ritrovate incise su tavolette d’argilla, e sappiamo che erano pronunciate comunitariamente da tutti i seguaci presenti dopo aver bevuto, ma guarda caso anche loro, il vino transustanziato in sangue della divinità. L’incisione su creta riporta anche questa frase che era pronunciata dai credenti: “Io mi sono mischiato con Attis”, ed il cureta rispondeva: “Gioioso e bello, ora anche tu dio, sconfiggerai la morte”.
Già, perché anche Attis sconfisse la morte. Infatti, nel suo vangelo è scritto che nel sepolcro in cui fu deposto dai discepoli non fu trovato il corpo del dio sacrificatosi per salvare il mondo umano, perché, egli vinta la morte resuscitò e risalì in cielo lasciando in esso solo il sudario che lo ricopriva.
Che la favola della sindone, che però Lei non asserisce come dogma di fede, abbia un’origine storica diversa da quella che, in ogni caso, la Chiesa moderna lascia liberi di credere?
Nel culto di Attis s’incontrano tre leggende. 1°) Una lo vuole pastore amato da Cibele cui, sempre secondo il mito, il giovane fece voto di castità che, però, malauguratamente infranse per una ninfa o per Sangaride figlia del re di Pessinunte. Cibele, allora mossa da gelosia, provocò nell’amato bene un tale stato di follia che lo spinse ad evirarsi, così morendo dissanguato. 2°) Attis, figlio di Creso re di Lidia, fondò il culto di Cibele con ciò insultando Zeus che lo fece uccidere da un cinghiale. 3°) Secondo la leggenda frigia Attis nacque dalla ninfa Nana che era stata ingravidata dai chicchi di una melagrana cresciuta dal sangue dell’ermafrodito Agdisti che Dioniso aveva evirato. Agdisti, s’innamorò poi di Attis, e per impedire il suo amore con una donna gli fece insorgere una crisi di follia durante la quale il giovane si evirò. Cibele, mossa a compassione lo trasformò in pino e le gocce di sangue divennero le bellissime violette di campo.
In ogni modo, qualunque cosa affermano i vangeli di Attis, siamo chiaramente a conoscenza che tra canti e suoni, in seguito definiti orgiastici, Coribanti, Cureti o Dattili Idei, tutti rigorosamente eunuchi, insieme ai devoti mangiavano e distribuivano pasti comunitari benedetti dal dio. Funzione religiosa ancora oggi nota nella liturgia cristiana con la definizione di banchetto eucaristico.
Fu però il culto di Dioniso ad introdurre, come già in quei tempi antichi si usò fare, l’uso di cibarsi di pane azimo durante il rito teofagico della transustanziazione, così rendendo quest’alimento
importante quanto il vino. …La figura di Dioniso certamente è la più complessa di tutta la mitologia primitiva, perché egli contemporaneamente rappresentava una triade: “L’opulenza, la fertilità ed il benessere”. Per questo motivo spesso egli era raffigurato con un chicco di grano.
Dioniso, nonostante il nome, non era d’origine greca, egli ebbe natali certamente orientali ed era un dio molto antico. Il suo culto fu anche legato a riti e miti iniziatici che indicavano l’alternarsi delle stagioni e dei raccolti, ma fece anche parte dei successivi misteri eleusini e delle cerimonie orfiche che assunsero carattere mistico e filosofico. Anche le sue feste, sig papa, hanno origini assai più antiche di ciò che Lei vuol farci credere, un esempio per tutte, il Natale, o meglio il solstizio d’inverno, è l’antica misteriosofia del dies natali solis invictis.
Su queste antichissime credenze teofagiche rappresentate dal pane e dal vino transustanziati si sono uniformate molte religioni sorte in un tempo a noi più vicino. Così molte tra esse, dogmi della redenzione e della rinascita dell’uomo dopo la morte, purché fedele al dio, predicano la salvezza attraverso una vita di rinuncia e mortificazione della carne per raggiungere un premio eterno che è la beatitudine donata dalla visione del dio.
Dopo la descrizione di culture drag and drop, soffermiamoci, sig papa, sulla cristofagia che Lei sostiene, perché secondo il suo rito il corpo del crocefisso è suddiviso in un numero grandissimo di particole che ne racchiuderebbero l’anima, il sangue, il corpo e la divinità che è ivi resa materiale per la transustanziazione. Il rito, Lei sostiene, è praticabile solo dai puri di spirito e mondi da peccati, ovviamente da Lei rimossi anche a pagamento -indulgenze plenarie, messe per i defunti…-, però, sig papa, dopo tutta questa teologia usciamo dal discorso ed analizziamo un po’ di storie in dimensione umana.
Per un po’ tra noi polemizzare, sig papa, vorrebbe per piacere illustrarmi chi o cosa Le dà certezza che il suo dire è sempre giusto? Come Lei riesce a conoscere i voleri dell’inconoscibile dio? Come può avere cognizione di cose che nemmeno la scienza ancora giustamente conosce, affermando, per esempio, il momento dell’insorgenza dell’anima, diamola per vera, nell’embrione. E nella morula essa è già presente? O forse già esiste negli oociti e spermatociti di terzo ordine che ne portano appresso un pezzo dai genitori che rimangono monchi. Ma poi in loro ricresce la parte asportata? E con quale scienza Lei afferma che le cellule staminali sono assimilabili a persone? Perché condanna i rapporti sessuali non finalizzati a procreare? Perché vieta l’uso del profilattico che può salvare tanta gente, circa 9 milioni di persone all’anno, dall’infettarsi da HIV o da AIDS? Perché vieta l’aborto favorendo annualmente la morte di otto milioni di gestanti? Dato fornito dall’OMS. Ma chi glie la dà tale sacrilega arroganza che fa soffrire milioni di persone?
Inoltre, sig papa, Lei e la sua congrega che siete dediti alle lucrose botteghe dell’8%°, dello scippo dell’ICI, di lasciti, prebende, oboli e vendite varie d’immagini e reliquie, ma anche d’acque miracolose e sfratti esecutivi di tante povere famiglie dalle case del Vaticano, Lei, sig papa, che non vuole spostare le antenne delle sue radio grandemente inquinanti e che sorgono in luogo densamente popolato, Lei, sì, proprio Lei, sig papa, che dichiara di non esercitare alcuna azione politica, sa di possedere un controllo sociale tremendo sui succubi, perché sempre decide, a suo insindacabile parere, cosa è giusto e cosa è sbagliato per le genti italiche che Lei ed il cattolicesimo hanno reso “italiote” ed anche quasi minoritarie per la presenza assistita, ma a Lei remunerata e dunque da me pagata, di tantissimi “itagliani” che hanno più diritti di noi indigeni.
Lei, sig papa, ha anche condannato il socialismo e decretato l’anatema sul comunismo e sui “fratelli maledetti” affinché le loro malefatte non si ripetessero. Ma dei crimini commessi dal colonialismo delle sue congregazioni nelle americhe, dei delitti perpetrati dai moderni neocon e dall’assassino Bush o dall’inglese Blayre, e dell’occupazione violenta della Palestina e ciò che ancora ne addiverrà, perché non ne parla mai? Ma nemmeno mai accenna ad autoaccusare la chiesa per le sue malefatte, invece l’auto assolve per evidente interesse di parte. Dunque dimentica, sig papa, o meglio non vuole parlarne, le sue guerre di conquista ed espoliazione dei Mori. Dimentica la drammaticità delle crociate per l’esaltazione della presunzione del fanatismo cristiano. Dimentica che ha convertito gli indo americani attraverso la “Co.Mi.Ca.” (Commercio- Missionario- Cannone). Dimentica le centinaia di migliaia di disgraziate “streghe” inviate al rogo spesso senza
nemmeno essere state precedentemente garrottate, tecnica barbara d’uccisione ma meno cruenta dell’ardere vivi. Dimentica gli in numeri Giordano Bruno ed i Savonarola. Dimentica gli ultimi due ghigliottinati, Monti e Tognetti -24 Novembre 1868. Dimentica le storiche oppressioni psicologiche del cattolicesimo sulle popolazioni da conquistare e conquistate. Dimentica tutti i morti ammazzati dal pugnale e dal veleno durante i “cum clave” del passato. Dimentica… Certo che se la colomba dello spirito santo scendesse in terra sceglierebbe un orinatoio dove posarsi, è più immacolato della sua chiesa.
Lei, sig papa, ha condannato tutti quelli che Le sono contro, tutti quelli che non può controllare, tutti quelli che non si prostrano in ginocchio davanti a Lei, ma ha dimenticato di condannare e sbeffeggiare il becero ed insano capitalismo che ha dalla sua la predazione che esercita autorizzandola con leggi che esso stesso promana. Così, modernamente, si aggrediscono Paesi, civiltà, società, e la lebbra dei disvalori ha attaccato ogni cosa senza che Lei si schieri contro i “potenti “ della terra. A costoro, ladri ed assassini, sono state concesse udienze ed indulgenze.
Mi dica, infine, sig papa, chi mai è Lei per causare sì gran piaghe al mondo. Mi dica, sig papa, perché s’ostina nel suo dictat? Perché Lei si ritiene il moderno ipse dixit? Perché afferma che Lei è la -conditio sine qua non- avvenga la salvezza umana e, per quelli che ci credono, anche la via di salvezza eterna, cosa peraltro comune a tutte le fedi messianiche.
Diciamoci ora confidenzialmente la verità, o almeno lo spero!
Lei, mi auguro, per la sua onestà intellettuale non crede in nulla di ciò che afferma, ma per la recita che compie s’attiene scrupolosamente alla parte assegnatole.
Io Le auguro, sig papa, con il massimo mio affetto di doversi scagionare del suo operato in un’aula di un tribunale, quasi quasi lo affermo da cristiano, e ciò per mondarsi dei peccati che ha compiuto e che dovrà compiere… e quelli di cui io parlo veramente sono colpe contro l’Uomo e la sua dignità.
A questo punto, sperando di non averla annoiata, sig papa, smetto il mio dire e le formulo i migliori auguri di una “rinascita illuminata” della sua scienza/coscienza, perché, ne sono certo, in nome dell’umiltà di cui si vanta, scendendo dal suo podio e immergendosi nei problemi dell’umanità potremo realmente parlare alla pari di destini sociali, economici, politici di questa sola e disgraziata umanità afflitta dai potenti che sono grandi solo perché gli altri stanno in ginocchio.
Con umano affetto
kiriosomega

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