Banditi al Governo? Ovvero del: “Come ti depredo gli italiani”!


Banditi al Governo?

Ovvero del:

Come ti depredo gli italiani”!

potere - se la gente sapesse quanto è solo il potere e quanto è facile combatterlo

potere – se la gente sapesse quanto è solo il potere e quanto è facile combatterlo

Nel mondo occidentale e nella piccola Italia i proprietari dei grandi beni materiali, e gestori della politica sono le banche. Banche dietro le cui ragioni sociali si nascondono i nomi dei soliti noti appartenenti alla finanza internazionale. Uomini, questi ultimi, che sono riusciti a immettere nelle banche centrali e satelliti soggetti di propria fiducia, e da essi stessi con larghezza sovvenzionati. Uomini per inclinazione appartenenti a quella che definisco una “particolarcrazia” [ειδικότερα-κρατία] che si mostra senza logica umanistica e fantasia politica. Uomini caratterialmente aridi come solo tecnici finanziari sostanziosamente pagati sanno essere; ovviamente esistono debite eccezioni, ma i tempi attuali lasciano ritenere che queste sono piuttosto rare! Perciò, questo il mio pensiero, il tecnicismo non supportato da conveniente preparazione umanistica, che solo la scuola può dare, non può generare che mostri persino preparatissimi nelle loro conoscenze, ma incapaci di comprendere che soltanto il bene dell’Uomo è il bene supremo, senza per questo scadere nell’antico filosofico concetto dell’antropomorfismo.

Bandito -[ban-dì-to]- quando aggettivo sostantivato:

  • 1) Messa al bando di qualcuno,
  • 2) corte bandita – nel medioevo, banchetto in cui un feudatario invitava i signori suoi vicini.
  • quando sostantivo maschile:
  • 1) Chi commette crimini, anche, dunque non sempre, a mano armata. Sinonimo è malvivente.
  • quando forma figurata:
  • 1) Chiunque persegue un proprio scopo a qualsiasi costo,
  • 2) Individuo senza scrupoli.
    • Qui disputeremo, è bene precisarlo, solamente secondo il concetto di: “Uomo che persegue il “proprio” scopo a qualsiasi costo”!
  • In aggiunta alla già espressa definizione dal dizionario italiano è da esplicitare il pensiero della vox populi che ha imparato a contemplare come bandito chiunque agisce contro la logica e contro il bene della corporazione dei cittadini, anche qualora ciò avviene per interesse collettivistico, perché i collettivi sono sempre e in ogni caso minoranze solo topiche e non omogenee nei confronti di idee comunitarie più universali.

    Soggetti “collettivi” nel senso già espresso si sono dimostrati i partiti politici oggi avulsi da ogni realtà sociale, i gruppi parlamentari ancorché impersonati da un solo parlamentare o consigliere che mostrano come il loro volere primeggiare è solo questione di personale arrivismo, le associazioni bancarie che come rulli compressori mirano solamente all’interesse monetario, i grandi trust economici anche sovranazionali che sono interessati unicamente al proprio potere ricattatorio da imporre ai Governi, i gruppi studenteschi politicizzati che però, unici fra tutti, ancora nutrono una parvenza di umanità… ovvero tutti quelli espressi e altri che maturano interessi particolari differenziabili dal bene comune dell’intera società dei cittadini.

  • Esclusi gli studenti, i già citati illogici e collettivisti individui, anche a volte arricchitisi attraverso trafugamenti a vario titolo di beni tributari, o addirittura perché pedissequi assertori della concussione e corruzione, essendo al potere si sono auto-referenziali e perciò sono osannati dalla stampa sempre loro serva per ragioni di propri finanziamenti. E proprio l’auto-refenzialità mostra gli “illogici” come attori del “politicamente corretto” perché, almeno in apparenza, essi agirebbero nelle permessibilità e meandri delle farraginose leggi che da sé hanno creato. Dunque, tutti costoro sarebbero formalmente e legalmente inattaccabili, in tal proposito memorabili per la loro iniqua funzione sono le leggi ad personam di recente memoria, ed è quindi pressoché sterile ripetere che il “politicamente corretto” è creato dagli stessi “banditi” che nel mondo occidentale si sono impadroniti delle leve del potere!
  • Le genti oggi al potere, in questo Paese ormai note come “casta”, si fingono d’essere le classi culturalmente più avanzate della ytalyota società, e sono proprio queste a mostrarsi più capaci a lasciarsi traviare da spirito anti-nazionalista così da mostrarsi americanizzate, inglesizzate, francesizzate… ossia dipendenti da quei Paesi da cui il male peggiore è storicamente giunto per la nostra Italia.
  • Tutte questa raccogliticcia classe dirigente potrà essere sceverata dal proprio costume di amanti della facile calunnia e della denuncia immotivata, del profitto ad ogni costo, dell’arrampicamento sociale, delle chiacchiere vuote e inutili com’è ormai costume degli attuali politicanti… per prima cosa riportando la scuola a più antichi principi secondo cui essa è il bene primario della società dei cittadini che vogliono il “meglio” per il proprio Paese.
  • Infatti, come già fu asserito dall’Uomo Nero, giugno 1925, solo creando un nuovo stile di vita si potrà fare leva sulla società opulenta e sulla storia, ma a ciò contribuiscono anche altre fasi di maturazione pubblica che possono elencarsi con:
  • 1) “Offrire a ciascun cittadino l’opportunità di un posto di lavoro secondo capacità e inclinazione,
  • 2) proporre sopra ogni cosa l’insegnamento per il disinteresse personale,
  • 3) consigliare l’addestramento alla disciplina cosciente e motivata,
  • 4) motivare l’istruzione all’uso della probità della vita,
  • 5) indirizzare alla lealtà, al coraggio, alla schiettezza anche secondo il motto “Preparo alle glorie d’Italia i nuovi eroi” (Hdemia Militare Modena 152° corso).
  • E’ però sempre necessario vegliare attentamente sulle devianze sociali perché in uno Stato coabitano molte diverse anime, per cui il compito primo della politica deve essere quello di controllare che non si crei un disordine morale profondo poiché per i problemi di ordine pubblico, intesi in senso poliziesco, le leggi esistenti sono già sufficienti”.

Il moderno Diritto di questo Paese poggia interamente sulle ampie “spalle” del Diritto Romano da che questo creò lo “Ius”, e di quest’ultimo con logica possiamo affermare che si tratta di un insieme di norme e costumanze che, stratificate nel tempo, sono divenute ordinarie nella nostra civiltà che le vive e nutre. Similari tradizioni sono presenti in ogni popolo, e sono in essi altrettanto talmente radicate che attraverso il loro studio è possibile identificare la società cui appartengono, proprio perciò la globalizzazione spinta e voluta dal mondo finanziario, che ambisce a sovvertire l’ordine naturale delle cose anche in materia morale, è pericolosa aldilà dei guai che gli sciacalli della finanza sono capaci di costruire perché “banditi”.

Insomma, la globalizzazione mondialista come scopo finale molto riecheggia il mito della torre di Babele e delle sue catastrofiche conseguenze!

Per meglio svolgere quel parziale concetto del Diritto e del suo apprendimento che qui svolgo, possiamo facilmente renderci conto che le prime norme astratte che il bambino assimila sono le nozioni di “prima e dopo”, e che con l’introiezione, una delle tappe maturative della personalità che ha luogo fra i 4 e 5 anni di età, avviene che sia per lui istintivo comprendere che ogni determinazione derivante dai suoi modelli comportamentali traguarda solo le possibili azioni future, mentre gli studenti delle facoltà di legge d’ogni dove con logica approfondiscono e dimostrano che: “Nullum crimen, nulla poena sine praevia lege poenale”eanche “nulla poena sine lege”.

Dunque, ogni comportamento è chiaro e preciso nella sua regolamentazione naturale spazio temporale, e lo è a tal segno che: “E’ possibile essere condannati solo per reati già “determinati” nel C. P. dei Paesi con diritto positivo, perché ogni legge può possedere nella sua efficacia solamente carattere di estensione temporale futura, ovvero essa può colpire solo comportamenti proibiti dopo essere entrata in vigore. Più semplicemente, essa traguarda il futuro comportamento dei cittadini, mai i loro trascorsi”.

Ma nei Paesi Occidentali, non so se la cosa è da intendersi valida solo in colonya ytalya, la buona logica è modernamente stravolta da classi dirigenti arroganti e prepotenti che, per ora tralasciando il loro aver già creato nuclei di polizia del pensiero dopo aver imposto verità storiche e scientifiche per presunzione di legge, si sono avvalse, specie in materia economica, della facoltà di estendere la retroattività d’una norma giuridica. Infatti, in tal proposito, contraddicendo il contenuto dell’art. 25 della Carta Costituzionale, il Legislatore ha creato permissioni supposte logiche che lasciano stupiti.

Perciò, la retroattività giuridica posta in opera dal nostro Legislatore è la capacità/possibilità di un atto giudiziario in materia economica, ma in certi casi anche pro reo nel C. P, di avere valenza antecedente al suo tempo di statuizione e entrata in vigore, ciò fino al segno di creare condizioni anomale di addebiti economici sui cittadini.

Un passo nella filosofia per chiarire un concetto importante: “Con il comportamento delle leggi in maniera retroattiva è ovviamente inficiato il concetto di morale. Morale che è di per sé solamente la sommatoria di mutevoli usi e costumanze correnti di una popolazione. Usi e costumi, seppur stratificati e standardizzati dal tempo, che mutano con gli evi e le società, così che la stessa morale, ove fosse necessario spiegarlo, è sempre cangiante. Ovviamente questo concetto si estende all’etica che è considerata, in filosofia e teologia, la summa delle morali e perciò categoria arbitrariamente imposta come ancestrale, ma le morali essendo particolari e mutevoli originano che la somma dei particolari non può essere oggettiva! Dal che l’etica non esiste, e la morale è soltanto una scelta tra convenienze.

Lasciandoci alle spalle l’aspetto filosofico dei concetti, ora possiamo più precisamente affermare che la legge s’arroga, specie in materia economica, ma anche penale però solo secondo il principio del “favor rei”, dunque in favore del giudicando, il diritto di mostrarsi un atto autoritativo e sanzionatorio con non-retroattività, e come tale si manifesta attraverso il sistema di controllo societario che si basa, come già scrissi in altra lettera, su tre distinte inscindibili fasi: “Produttiva – Opprimente – Scambista”.

Di fatto, invece, con la con la concessione della retroattività legale perorata dal Governo in carica, avviene che in Italia un cittadino soffre di una forte dissociazione per il conflitto vigente tra l’applicazione di leggi amministrative, e il principio Costituzionale di non retro-attività delle Leggi.

Dunque, per evitare ovvi anomali comportamenti legali è opportuno che le leggi abbiano una sola costante condotta: “Quella dell’applicabilità in maniera non retroattiva”!

A questo punto si può affermare che dare alle leggi la possibilità della retroattività è illogico, illegittimo e banditesco, poiché con tal sistema la casta dominate persegue solamente un interesse proprio e particolare.

Ed è notizia proprio di questi giorni che il Governo in carica, che io continuo a sostenere essere illegittimo e anticostituzionale, con lo scellerato “Decreto di Stabilità” vuole far sì che i tagli alle agevolazioni fiscali siano conteggiati retroattivamente, cioè a partire dall’esercizio 2012 che, inutile affermarlo, ha un’anzianità di 10 mesi.

Ciò contrariamente ad ogni logica per come già esaminato, e in contraddizione con la legge n. 212 del 27 luglio 2.000 che ha per titolo e oggetto “Disposizioni in materia di statuto dei diritti del contribuente“, infatti, con l’Art. 3 in essa contenuto si stabilisce che: “…Relativamente ai tributi periodici le modifiche introdotte si applicano solo a partire dal periodo d’imposta successivo a quello in corso alla data di entrata in vigore delle disposizioni che le prevedono“.

La motivazione di tale pervicace governativa disposizione ha come motivazione ciò che qui già è stato discusso, e tutto è fatto apparire agli occhi dell’ytalyota come “politicamente corretto”!

Anche un giornale chiaramente sempre schierato, “Il Sole 24Ore”, descrive la retroattività della norma come: “Ennesimo caso di arroganza fiscale”.

Certo sarebbe interessante ascoltare i pareri dei costituzionalisti, cosa che scrivo da una decina di mesi, ma anche quei pochi affidabili “Augusto Barbera, Michele Ainis e Stefano Rodotà” sono silenti.

kiriosomega

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