La morte è una livella, ma non deve far dimenticare i disastri.


La morte è una livella, ma non deve far dimenticare i disastri.

rauti

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E’ morto Pino Rauti.

Stamattina le contestazioni al funerale sono state veementi! Anche in chiesa esse sono continuate, specie quando il traditore, una tra le massime cariche dello Stato, s’è portato in prima fila accompagnato da una guardia del corpo. Le contestazioni nel prosieguo si sono poi mostrate tanto accese da far interrompere l’officio cattolico per più minuti.

Per l’accadimento, la figlia di Rauti, Isabella, la consorte d’altro personaggio della stessa risma dei due, ha chiesto al pubblico di rispettare il luogo di culto, e di smettere le chiassate facendo ben capire che ciò aveva valore anche nei confronti del primo esponente di un parlamento ormai ridotto a poco più di niente.

E che poteva altro fare considerato che il padre, verosimilmente per amor di cassetta e certo non di Fascismo, era riuscito a collocarla vicino a un alemanno che mostra per certe amicizie e scelte che il suo allevamento in seno ai Fascisti fu solo un proprio personale trampolino di lancio per poi fregarsene di tutto e di tutti?

Ciò, appunto alla Rauti che mostrò d’essere, anche se abilmente coperto da forze politiche straniere, il fulcro di un antifascismo strisciante sino al segno di barattare anche per denaro, così si sussurrò in più province, la svendita a Forza Italia di quel che restava del Partito in Sicilia e Calabria, e inoltre con l’ascesa politica del genero per culminare in maggiore potere personale, seppur ormai un’avanzata età fosse stata da lui raggiunta.

Ma la manovra di allora, anche stranamente “coincise” con il ritorno della figlia con lo stesso “straniero”, da cui già era separata.

Insomma, secondo me, l’ultimo premio alla colpa per la pugnalata al Credo Fascista fu il “posto fisso” per figlia e genero.

Ma già sul sagrato, all’arrivo dell’Iscariota, aperti insulti erano plateali e da tutti udibili, tanto che non capisco con quale “resistenza” egli abbia potuto sopportare ed assistere alla cerimonia funebre, anche se ipotizzo che tra traditori “m-si” capiscono, o forse la sua presenza è servita a rinfrancarlo nella certezza che una bocca compromettente si fosse definitivamente chiusa.

Verso il neo Badoglio, dunque, nonostante fosse circondato da guardie del corpo come si conviene a cotanto personaggio, sono volati insulti e sputi, le cose più decenti ascoltate sono state il: “Vattene” e proprio l’epiteto “Badoglio” ma anche s’è visto il “segno dell’ombrello”!

kiriosomega

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