Potere secondo l’evoluzione storica e politica. (prima parte)


Discorsi sul Potere secondo l’evoluzione storica e politica. (di kiriosomega)
Prima parte.

Il Potere

Il Potere

 

Proemio-
In sintesi il Potere è la capacità di forze sociali ad attuare:
1) Elaborazione “PRODUTTIVA”. In questa condizione il potere non si limita a negare e approvare, bensì s’adopra nel pilotare la società verso la realizzazione di conoscenze che gli consentono d’auto alimentarsi e riprodursi.
2) Programmazione “OPPRIMENTE”. Questa fase è lo strumento di dominio che il potere manifesta e esercita attraverso leggi, apparati polizieschi e giudiziari che lo tutelano in cambio di loro protezione e guadagno.
3) Pianificazione “SCAMBISTA”. Il potere, tutelando se stesso, crea un mutuo accordo tra governanti che di volta in volta si scambiano benefici, prestazioni e servizi in cambio d’obbedienza e consenso che diviene un reale mutuo soccorso tra i “nuovi baroni e baronie”.
Preambolo-
Nel discorso che voglio affrontare sul tema “Potere” ritengo utile un breve prologo che come di seguito espresso distingue l’evoluzione del consorzio umano in tappe evolutive che così sono riuscito a definire e condensare:
1) Società primitiva senza diritto di possesso- Piccoli gruppi di ominidi vaganti per la foresta capeggiati da un grosso maschio seguito da un certo numero di femmine e cuccioli. Ognuno, per i propri bisogni, solo fisiologici, provvedeva per sé nella misura opportuna.
2) Società primitiva con diritto di possesso- Nell’evoluzione gli ominidi divennero stanziali occupando un territorio adeguato dedicandosi all’agricoltura, caccia e pesca. In questo periodo sorge e s’afferma la necessità del conteggio dei beni con  la nascita dell’aritmetica e della parola scritta. Sempre in questa fase il Potere si perfeziona, e pur essendo ancora sancito e esercitato da un solo uomo ad esso s’affiancano i migliori guerrieri e maghi/sacerdoti. Così il Potere si rafforza, e nell’apparente distribuzione, in realtà crea una casta che lo mantiene ed esercita per il maggior proprio benessere.
3) Società di tipo medievale monarchico/imperiale. E’ quella che abbiamo imparato meglio a conoscere dai testi scolastici. Un re/imperatore mantiene un Potere centrale assoluto, ma per la vastità dei territori dipendenti e la difficoltà di comunicazioni a lunga distanza, si creano sottopoteri periferici che mantengono propri piccoli eserciti per le locali necessità di difesa da enti esterni sovvertitori, e dunque di protezione per il contado e per i suoi occupanti che in cambio “offrono” prestazione di mano d’opera.
4) Società comunarde (periodo di transizione). E’ questo, a mio giudizio, un periodo transizionale tipico della penisola italica, periodo che potrebbe essere nosografato con fisionomia propria indicante un tentativo di democratizzazione delle città, o anche come inane tentativo di mantenere lo statu quo ante che si disintegrava per il fiorire dei commerci che creavano ricchezze smodate al di fuori delle classi nobiliari abituate a detenere il Potere.
5) Società Capitalista. E la forma più oligarca di Potere e riconduce, senza corti e reali, all’affermazione del principio del comando come in epoca imperiale. La sua comprensione è immediata e inequivocabile. Essa una società filosoficamente nata morta, e che non può assolutamente fruttificare alcuna positiva esperienza perché vuole mantenere e cristallizzare le condizioni sociali nella maniera in cui esse erano nel momento in cui lo stesso capitalismo assurse a metodo sistematico e sistematizzato di Potere. Oggi possiamo indicare queste società, ancora esistenti, come forze plutocratiche tanto avversate dal Fascismo che per questo fu combattuto e distrutto nel suo essere, ma non abbattuto nell’idea che ancora si prospetta unica via alternativa tra plutocrazie e comunismi, ma questo è un discorso che affronterò in altro momento.
6) Società socialista. E’ l’unica linea evolutiva sociale che non è stata ancora completamente esplorata. In teoria possiamo definirla come la filosofia economica del buon padre di famiglia che tenta di lasciare ai figli parti eguali della sua eredità. E’ ovvio che l’idea socialista è l’antitesi delle dottrine plutocratiche giudaiche economiche dei fisiocratici A. Smith e D. Ricardo che emersero nel XVIII secolo, e che divennero la base di quel capitalismo che si oppose alle idee malthusiane sull’economia naturale delle cose.
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Cap § 1

In ognuno dei sei tipi societari elencati le ricchezze presenti sono diversamente distribuite, ma sin dalla comparsa del diritto di proprietà l’uomo in comando tese ad accentrarle in se stesso come unico soggetto di Potere, o anche di ristretti gruppi oligarchici nel tempo  affiancati e supportati da maghi/sacerdoti che tendevano, ove potevano, al loro specifico Potere teocratico, dunque già sin dall’inizio agendo come antipotere nel Potere.‑
Oggi, la lunga storia evolutiva societaria ci ha resi edotti, senza necessità qui d’offrire troppe spiegazioni, che nel corso della storia umana l’accumulo dei Poteri si è sviluppato virando da un singolo, o piccoli gruppi, verso un ente che modernamente è divenuto lo Stato. Stato moderno che, ovunque nacque Liberale, fu subito incline al Liberalismo, modus attraverso cui s’appropriò di diritti sempre più estesi mentre sempre meno tollerava la presenza in sé d’altre potenze che potessero tendere alla scissione del Potere nel tentativo di manifestarsi come indipendenti.
Lo Stato, dunque, ha di sé e in sé il concetto d’essere centro di comando che esercita il proprio Potere d’organizzazione della società. Società che monopolizza sempre più radicalmente per il proprio volere d’ottenere la massima autorità, cosicché ben è capibile l’antico ciceroniano detto “Summum jus summa iniuria”.
Tra i soggetti, che per brevità d’espressione qui definisco Stato e Antistato, o anche Mafia, è perciò sempre avvenuta ed è in atto un’incessante lotta per la conquista del Potere, ma sempre essa è mascherata dallo statu quo ante, come tenterò di mostrare spero in future discussioni, quale azione perturbante dei suoi collaudati meccanismi. Si tratta perciò di scontro d’interessi tra gruppi di più recente nascita che furono e sono ogni volta definiti particolari, perché che si scagliano contro i principi generali già sanciti dall’Ente esistente.
E’ chiaro a questo punto, ad ogni logica, che anche il Potere può manifestarsi temporaneo subendo picchi e deflessioni, ma sapendo apprezzare l’insieme globale della scena in cui esso si muove si deduce che il suo processo d’ingigantimento è in costante ascesa. Processo evolutivo del Potere che si appalesa ai cittadini con straordinario accrescimento degli strumenti del Potere/Stato che si mostrano sotto forma di fonti economiche/finanziarie, forze armate, potestà legislativa, forze di polizia. E’ possibile perciò affermare che allorché il Potere subisce qui e là nel tempo dei rovesci, esso mai ha patito una sua reale disgregazione, anzi, sotto nuove o antiche spoglie ogni potenza che ha conquistato il Potere ha sempre ottenuto una sommatoria tra l’antico e il nuovo dominio.
Anche la già accennata potenza religiosa, che sempre ha teso a una sua configurazione sufficiente e non secondaria nell’arte del comando, nel confronto con il Potere non fideistico è stata infiacchita e svilita, o esaltata e nobilitata così che il complesso di diritti e di mezzi che erano costituiti non si è disgregato, ma solamente trapassato tra più e diverse mani con diverse finalità, ma sempre dominate dal  celato desiderio, a tratti manifestato con punizioni, di mantenere il Potere più assoluto.
Poi, con l’avvento della moderna Democrazia, assai diversa da quella ateniese ma oggi attuabile in quella forma attraverso le vie telematiche, il Potere si trasferì nuovamente in altri soggetti, cosicché il precedente Imperium fu debellato e il nuovo ente al Potere si trovò maggiormente solo nell’esercizio della sua funzione, per tale condizione, di fatto, divenendo più potente sin dall’esordio e aumentando nel tempo.
Ma il Potere democratico ha trovato una sua via per meglio essere accettato dai cittadini, ha artatamente sospinto in primo piano il concetto di Potere Societario, quindi dei cittadini, che, così abbindolati, hanno posto in opera minori cautele nell’assuefarsi, e alfine soggiacendo ad esso!
Tuttavia, si può obiettare che non sarebbe giusto interpretare la trasformazione politica da un qualsiasi Potere a quello democratico come la semplice sostituzione di un “padrone con un altro plurimo”, infatti, se il trapasso consistesse solo in questo non si potrebbe comprendere come alla nozione “democrazia”, ossia sovranità popolare, siano generalmente connessi i concetti di legalità e libertà che, per immediata logica, sono estranei ad essa! Dunque, in ogni caso dato il vincolo, apparente o meno, vero o falso costruito tra democrazia e libertà/legalità, almeno in teoria, fu attuata una trasformazione sociale.
Allora, per il concetto di democrazia fatto apparire come artefatto capace di soddisfare una richiesta di generalizzazione dei bisogni di libertà e legalità, sorse collettivamente nella cittadinanza il pensiero che esisteva una volontà del Potere che oltrepassava il semplice fatto d’avvicendamento del “sovrano dispotico”.
Perciò a molti, oserei dire ai meno critici, ma questa è solo, per ora, una mia illazione, la democrazia apparirebbe come la macchina sociale che vuole addomesticare l’atavico Minotauro. Minotauro precedentemente solo arbitro e assoluto padrone d’ogni sua brama nei confronti della società umana. Minotauro, che nel sentire comune dei democratici, è divenuto un soggetto plasmabile e esecutore inesausto di idee sociali, di libertà, di legalità.
Ma, ecco che l’aggettivazione “ai meno critici” emerge prepotente, se davvero il Minotauro fosse stato trasformato nel comune desiderio del societario sentire di maggiori garanzie di miglior vita, tutte le forze sociali e religiose prima operanti sarebbero ormai totalmente inutili, poiché sarebbe stato realizzato il fatto che la solitudine del Potere aveva originato qualcosa di non più pericoloso per l’uomo. Anzi, tale Potere, quello democratico che asservisce il Minotauro, sarebbe altamente desiderabile.
Ma un tale tentativo ha veramente la dignità per esistere, o, come nell’anarchismo, è solo un sogno utopico che merita d’essere valutato soltanto quale umano esperimento di raggiungere quella perfezione di cui i testi tradizionalisti, dal credo biblico giudaico a quello evangelico cristiano, da Ermete Trimegisto agli statuti massonici, dalla cultura druidica a Evola e Ventura… sono ripieni, spesso narrando dell’età dell’oro o della mitica chiave spezzata.
Comunque sia, il Minotauro in pastoie, del “regime” democratico, per le blandizie che offre, per la posizione di preminenza che ha assunto, per le speranze che fa nascere, fa sì che alcune caratteristiche ambite dalle società siano con questo Potere schierate creandogli il destino di nutrire idee liberali democratiche, legalitarie, libertarie… ma a mio giudizio tutto ciò è falso, perché purtroppo non è così, e lo spiegherò in un lavoro parallelo che esaminerà la “Geografia del Potere”!
Continua
kiriosomega

 

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