Rapporto genitori figli. Descrizione culturale. prima parte


 

Il rapporto genitori figli è spesso conflittuale nel periodo adolescenziale: “Come cambia con l’età?”.

Prime considerazioni-

Nel rapporto genitori figli sempre più burrascoso secondo le notizie fornite dai media, si deve credere che sia accaduto un vero disastro, e anch’io, nonostante in famiglia abbia la possibilità di ottimi dialoghi su qualsiasi argomento desidero affrontare, dal sesso alla politica, dalla fede a questioni letterarie, sono del parere che in generale il rapporto si è deteriorato.

Mi sono spesso interrogata sulle cause di ciò, ed ho cercato di fornirmi motivazioni anche fondate sull’apprendimento nozionistico culturale di cui la scuola mi ha dotata.

Se è vero che un’idea vive da un centinaio d’anni prima d’essere accolta dalla società (Freud), sarei del parere che il guasto tra figli e genitori, e massimamente tra adolescenti e famiglia, è da individuare con l’avvento di una tecnologia sempre più massiva che ha invaso la società e le famiglie.

Dovrei perciò illustrare, per mostrare come la famiglia si è evoluta dalla rivoluzione industriale in poi, come il primo telaio, nella seconda metà dell’ottocento, o l’invenzione della macchina a vapore modificarono società rurali che non avevano in sé grandi aspettative, se non il soddisfare necessità primarie, in altre parole possedere un alloggio e cibo, ma un simile discorso mi condurrebbe a discussioni sociologiche e politiche che non affronto.

Alla luce della vita e conoscenze attuali potrei dunque affermare che le necessità della povera gente del passato si limitavano al sopravvivere, mentre ormai sembra indispensabile anche il superfluo. E se anche Autori greci e latini non mancano d’indicarci luttuosi eventi tra genitori e figli, emblematici, in diverse culture, i miti di Isacco e Esaù, o d’Edipo Re”, ritengo si possa ben affermare che in quella vita agreste, dove tutti erano capaci di mietere, o foraggiare il bestiame, o allevarlo, o anche d’essere al bisogno guerrieri, credo fosse certamente più salubre e rinsaldante il rapporto genitori figli.

Voglio significare, con quanto sopra espresso, che la tecnologia evolutasi nel tempo ha da un lato apportato gran benessere sociale semplificando il lavoro, ma ha reso nel contempo l’uomo sia come singolo, sia come collettività schiavo di sempre nuove esigenze che giocoforza hanno fatto ricadere un peso negativo sulla famiglia che, credo, non sia stata a sufficienza tutelata.

Potrei anche impegnarmi a riferire come culturalmente, e quindi socialmente i consorzi umani e i parentadi iniziarono a complicarsi già dal 1700 con modificazione del concetto societario e di famiglia su cui naturalmente prima si poggiavano.

La gran metamorfosi culturale sociale, infatti, secondo me avvenne proprio con il secolo dei lumi e con l’avvento della sua filosofia fisiocratica che ruppe in economia con le idee malthusiane inneggiando ad nuovo corso determinato dal pensiero dei giudei Adam Smith e David Ricardo che, introducendo la “filosofia della mano divina”, spinsero le società al capitalismo per oggi giungere all’ultra liberismo finanziario che stiamo vivendo. Filosofia della mano divina che portò all’operatività dell’idea che per ognuno è lecito arricchirsi a qualsiasi costo, perché se ciò avviene è per il volere di dio, e, inoltre, a giustificazione è asserito che dall’arricchimento privato qualche frutto potrebbe sempre ricadere sul prossimo! Insomma, la neonata società borghese in qualche maniera e nascostamente faceva suo il pensiero degli Stati assolutisti in cui il monarca affermava: “Sono Re per volere di dio”.

Ovviamente, per gli sconvolgimenti economici, sociali e familiari del nuovo corso storico fu l’assetto collettivo a mutare con profondi rivolgimenti che hanno fatto sì che, nel tempo odierno, siano avvenuti anche episodi del tutto esecrabili.

La famiglia moderna, la primitiva cellula su cui si è basato lo sviluppo umano, la famiglia intesa come “pater familias” seguito da moglie e figli è stata slegata anche in Italia con un referendum che dette ad ambedue i genitori la qualifica di capo famiglia, perciò indirettamente permettendo alla donna d’aver più grande possibilità personale di dedicare maggior parte del suo tempo anche al di fuori di quel nucleo basale societario improvvisamente come modello fatto divenire arcaico.

Con genitori ambedue ormai preda del capitalista non certo gioviale motto “produci, consuma, crepa” per un maggior reddito familiare divenuto indispensabile, i figli, giocoforza, sono stati relegati quasi a un ruolo marginale, forse secondario, perché da allora la loro educazione sociale è divenuta ancor più approssimativa.

Perciò, poche sono oggi le famiglie che ancora hanno reale e proficuo pensiero educativo verso i figli, così che la gran parte dei loro ragazzi ha cercato necessario rifugio per le proprie ambasce e necessità. La adolescenziale cruciale crescita spesso avvenuta in quasi solitudine li ha spinti verso insorgenti gruppi giovanili, o branchi come in certi casi devono essere indicati, ma anche in direzione di vere bande che rispondono a concetti sociali assai primitivi e delinquenziali: “La ragione è di chi urla di più. La ragione è del più forte”. E’ dunque, purtroppo, possibile affermare che tali squadre ossequino l’antica massima: “Similis cum similibus”.

Devo allora affermare che i giovani, specialmente in età adolescenziale, quella che prepara all’ingresso nel mondo degli adulti, sono, sì, ribelli per naturali ragioni criptiche, ma sono anche in certa parte interpretabili perché necessariamente gli adolescenti cercano il confronto con chi li circonda.

Così, per la loro schiettezza, mancanza di tabù, capacità pratica, disponibilità alle novità inconsciamente i giovani vedono e sperano di trovare nel genitore un naturale interlocutore destinato a un confronto dialettico che li conduca a superare i dubbi e le ansie che li separano dal diventare adulti. La riluttanza, o la mancanza di tempo, o l’incapacità del genitore nel fornire risposte adeguate li condannano ad allontanarsi da lui, facendo cercare aiuti occasionali fuori dal proprio gruppo naturale anche con l’invenzione, a volte delinquenziale, di bande di bulli che possono degenerare come prima già o riferito.

Il confronto familiare, quando esiste, bisogna sostenere che degenerando all’interno del gruppo di prima necessità dell’adolescente diviene aspro anche per colpa di molti adulti incapaci a esercitare lo strano ma eletto mestiere di educatori, adulti che spesso si scusano con solita frase: “Sono stanco, il lavoro mi uccide…”. E per la loro assenza con silenzi protrtti non comprendono che, specialmente gli adolescenti non soddisfatti, aumentano il divario già esistente. Ecco che il conflitto generazionale si acuisce, e nel tempo da semplici alterchi verbali, con minacce mai eseguite, si ha la possibile degenerazione in eventi luttuosi.

Il ragazzo, a sé lasciato si sente abbandonato, perciò trapassa da melanconie a tristezze profonde, ma anche a episodi reattivi di agitazione immotivata approdando, sfortunatamente, assai spesso nel mondo degli stupefacenti ed a quello dei reati eseguiti per spezzare la monotonia. S’abbandona, il giovane, forse inconsapevolmente rompendo gli schemi comportamentali che l’introiezione gli aveva fornito in età infantile, anche ad atti orribili, come quello avvenuto qualche giorno addietro, quando adolescenti e preadolescenti hanno ucciso una persona poi giustificandosi con il dire: “L’abbiamo fatto per rompere la noia”!

Ma i problemi genitori figli fortunatamente non sono sempre irreparabili, e nella normalità dei casi sembrano chiarificabili, anche se il ragazzo in questa età è incline ormai a corrispondere al concetto del “voglio tutto e subito” per esagerata autostima di se stesso.

Ma l’autostima impositiva, che conduce assai spesso l’adolescente all’arroganza, non sempre dagli adulti è sopportabile per ovvie ragioni, quando essi sono coscienti delle loro responsabilità, tuttavia nonostante ciò seguono il figlio deviante con la speranza d’imporgli modelli comportamentali disattesi dalla fase d’introiezione già accennata che certo non fu ben maturata, e proprio in forza del comando del loro agire non sempre si rendono conto che il loro voler proporre è avvertito dagli adolescenti come azione improvvisamente imposta che istiga nuove reazioni di mancanza di dialogo.

Ai malumori più primitivi, si susseguono negli adolescenti più grandicelli anche piccole pretese che servono loro per ammirarsi grandi, pretese che si differenziano nell’occasione tra maschi e femmine, ma che nella cause profonde sono simili. Così mentre i maschi chiedono insistentemente chiavi di casa e possibilità di rientro a orari sempre più notturni, le bambine, che solo apparentemente sono più calme, chiedono di laccarsi le unghia e vestiario non consono alla loro giovane età. Anche in questo caso sorgono malumori da insoddisfazione, perchè tra i moderni adolescenti esiste anche una sorta di competizione nel mostrare l’ultimo modello di qualcosa imposto dalle TV commerciali. E tra i falsi miti che fanno leva sulle personalità in divenire dei ragazzi uno è comune a tutti indipendentemente dal sesso, il possesso di un mezzo di locomozione che l’adulto con tremenda paura a volte concede, e sempre dopo violenti scontri verbali.

Ma altri problemi per i genitori insorgono incalzanti e sempre dovuti all’età, quelli legati alla sessualità che nel maschio è dirompente, perché lui nota in sé anche un accrescimento muscolare e prestanza fisica, mentre nella femmina il fenomeno, meno appariscente ma altrettanto vero, è legato a uno specchio o alla mente che fa vedere alla ragazzina una bambina che si trasforma in una nobile signorina. Anche in quest’occasione sorgono ansia e timore nei genitori che, forse con più figli o oberati da lavori esterni, si lambiccano la mente su come frenare gli ardenti istinti naturali che stanno scoppiando incalzati da pubblicità televisiva, film, internet e telefonini che hanno sovvertito nella mente dei giovani l’immagine della realtà con quella virtuale.

Tutto questo e altro ancora hanno trasformato la “famiglia patriarcale rurale” in “famiglia ludica scomposta”, come spesso sento dire a mio padre.

Solo altri due problemi sociali che hanno stravolto le famiglie moderne con figli un po’ più grandicelli credo mi sia ancora doveroso descrivere.

La possibile partecipazione del giovane al mondo della droga, fenomeno da cui sono convinta assai difficilmente si esce, e che non discuterò perché d’attribuzione del mondo giudiziario di cui non ho conoscenza, e in generale anche il poco interesse dei giovani verso la scuola per il suo essere disarticolata dalla vita ha scarso apporto verso ciò che l’adolescente realmente brama: “Conoscere la vita”. Ma questo problema è enorme multifattoriale, poiché trascina con sé più categorie nel tentativo d’affrontarlo e risolverlo, Legislatori, teologi, sociologi, medici psichiatri e psicologi, insegnanti e genitori.

Insomma, la famiglia nel tempo è mutata nella sua fisionomia sociale e culturale! Da quella patriarcale o matriarcale che conduceva vita agreste, senza allontanamento dei figli, a quella moderna in cui la normalità è divenuta un’anormalità fino a pochi decenni addietro impensabile. “Anormalità” in cui la maggior carenza affettiva e esistenziale è a carico dei figli.

Per meglio chiarirmi posso specificare che agli albori della specie umana vi era un grosso maschio nomade seguito da femmine e cuccioli in cerca di cibo, e in quel tempo problemi educazionali con conflitti generazionali certamente non esistevano.

Poi sorsero agglomerati umani dove la famiglia era solo un nucleo che doveva fornire forza lavoro e guerresca e l’educazione dei ragazzi dall’età dei sei anni circa era responsabilità della città stato e della comunità. Vi fu poi l’avvento, nel mondo latino, del pater familias che disponeva di vita e di morte su ognuno degli appartenenti al suo nucleo e che avocava a sé solo i figli maschi che istruiva personalmente a affidava a istitutori. Destino diverso era destinato alle bambine che erano lasciate alle arti muliebri. Trascorso qualche secolo dal mondo latino, la religione cristiana ormai detentrice del Potere impostò la famiglia secondo un proprio concetto di apparente uguaglianza dei membri, ma ciò è assai discutibile. Era un mondo in cui superstizione e pestilenze dominavano tutte le società, e ben poco c’era di educativo e di mutato tra genitori e figli.

Solo con il 1700 s’affermarono nuclei familiari borghesi dove l’educazione sociale e civica ebbero un ruolo sempre più significativo. Fu quello il periodo in cui presero origine le scuole intese in senso moderno, ovviamente, consentitemi la battuta, con disperazione di adolescenti genitori e insegnanti. Ma nuovamente le fedi, nonostante l’anticlericalismo dell’illuminismo e del secolo successivo, anche se già ridotte a “più miti consigli” si stratificarono nelle società e nelle famiglie utilizzando i nuovi mezzi tecnici e tecnologici che erano posti nella disponibilità dell’uso d’ognuno, e perciò esse, in un Europa sia cattolica, sia protestante, sia ebraica tornarono potenti.

Oggi, invece, la famiglia come già ho avuto modo d’affermare è smembrata, sembra che partecipiamo al suo funerale. Per questo ritengo che una nuova forma societaria sta prendendo l’avvio sia per l’avvento d’immigrazione extracomunitaria in gran parte islamica, sia per l’avvento di prossime famiglie arcobaleno formate da coppie omosessuali.

Ma chi della disgregazione certamente più soffrirà non saranno gli adulti, che comunque dovranno modificare i loro comportamenti, ma i cuccioli, gli ometti che in un prossimo futuro dovranno risolvere le loro incertezze forse accuditi da un robot baby sitter!

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