Rapporto genitori figli. Descrizione tecnica. seconda parte


 

Il rapporto genitori figli è spesso conflittuale nel periodo adolescenziale: “Come cambia con l’età?”.

 

Il mondo dei rapporti interumani, e in particolare tra genitori e figli è assai eterogeneo già nel nucleo familiare d’appartenenza d’ognuno, complicandosi nella moderna società per il trasformismo culturale cui siamo tutti soggetti causa anche l’integrazione con genti che ci giungono da lontano con usi e costumi assai diversi da quelli autoctoni.

E’ perciò necessario sottolineare, per una sufficiente cognizione delle problematiche connesse, e per un’accettabile educazione filiale, che i genitori siano preparati a affrontare la gran fenomenologia cui tutti i soggetti dello stesso nucleo sono sottoposti per le pulsioni istinto affettive che si manifestano nel rapporto tra essi. Da parte giovanile si manifesterà spesso tracotanza, dall’altra si spera riflessione.

 

Per descrivere la conflittualità adolescenziale con se stessi e con il nucleo familiare, quella che a volte può trascendere la semplice dialettica anche con possibili incresciosi episodi, è necessario che siano ben superate le fasi maturative della personalità durante le epoche preadolescenziali; fasi che non risolte, o anche solo parzialmente risolte creeranno forti tensioni di disturbo della personalità nelle età future.

 

Considero perciò importante iniziare il mio discorso sulla possibile e verosimile conflittualità genitori figli da un volo pindarico che s’avvia dall’evoluzione caratteriale del bambino, un insieme di fenomeni che lo conducono alla formazione della personalità, e che andrà a esplicitarsi nell’adolescente e a formarsi nell’adulto.

 

Riporto, per omaggio al gran maestro, che per Frëud l’azione evolutiva dell’adolescente nel raggiungimento della socializzazione del mondo degli adulti, ha le sue premesse fondamentali nella maniera in cui furono condotti i suoi primi trenta giorni di vita extra-uterina, concetto però non successivamente universalmente accettato da altri pensatori.

 

Qui di seguito indico le fasi maturative del bambino, per rapidamente trapassare nel mondo dell’adolescenza ed ai suoi problemi.

 

  1. Riflesso di suzione presente alla nascita, indispensabile per la sopravvivenza.

  2. Già dopo pochi giorni dalla nascita si manifestano movimenti scomposti dei quattro arti alla ricerca ancora automatica della posizione spaziale del corpo. Si deve sottolineare che tali movimenti sono dovuti alla non completa maturazione del sistema nervoso periferico, e che con tali esercizi il bambino impara a la sua posizione nello spazio.

  3. Acquisizione dell’uso dei muscoli mimici.

  4. Stadio della lallazione, è la ripetizione continua di semplici sillabe labiali determinate al controllo dei muscoli della fonazione. Ha inizio verso il settimo mese.

  5. Stadio della dentizione, inizia verso l’ottavo nono mese.

  6. Avvento dell’espressione verbale con parole semplici, funzione che ha l’avvio verso il tredicesimo mese.

  7. Stadio della deambulazione che appare tra il decimo e il tredicesimo mese di vita extra-uterina, con allargamento degli orizzonti autonomi della conoscenza del bambino.

  8. Verso il terzo anno, per la conquistata autonomia di mobilità spesso dagli adulti repressa per i pericoli cui il bambino può soggiacere per inesperienza, come funzione d’indipendenza del proprio IO emerge nel bambino, che nel frattempo ha imparato a parlare, il ritorno alla parola chiave così mostrandosi dispotico e irascibile.

  9. Verso l’età del quarto anno inizia il fenomeno dell’introiezione, ossia la tappa attraverso cui il bambino fa suoi quei modelli comportamentali di vita che i genitori gli hanno trasmesso con la loro presenza e educazione.

  10. Contemporaneamente matura il superamento dei complessi di Edipo o Elettra che devono essere estinti entro il sesto anno d’età pena la devianza sessuale.

  11. Inizio della scolarizzazione e confronto dell’Io ipertrofico d’ogni bambino con altri Io con simili caratteristiche.

  12. Inizia la socializzazione esterna alla famiglia che s’avvarrà della continuità scolastica come nuovo modello d’imitazione, e del gioco, diverso tra maschi e femmine, come affinamento delle capacità d’ognuno.

 

Ogni ritardo, o non completa maturazione e superamento di una o più delle fasi dette conduce, come già asserito, a devianze della personalità dalla normalità con conseguenti evidenti gravi dissidi familiari. E’ bene però tenere presente che mai ragione o torto sono tutti a carico di un soggetto, perciò per i genitori, già consolidati nel loro IO, è utile comprendere che nella pratica quotidiana la normalità dev’essere considerata solo una media aritmetica che mostra, in seno a un gruppo, la quantità maggiore di risposte similari di fronte allo stesso evento, ma mai essa è una giustezza assoluta perché è convenienza per certi usi e costumi stabilizzati nel nucleo familiare e nella società!

 

Sulle premesse svolte affronto ora il corpo del tema, la conflittualità genitori figli nel suo divenire.

 

Sento spesso sbrigativamente gli adulti definire la fanciullezza/adolescenza come il periodo più bello della vita dei giovani, quello che si ricorderà con gioia e nostalgia, ma ritengo, anche pensando che ciò possa essere vero, che i genitori non vogliano a volte comprendere che le sofferenze di un ragazzo sono altrettanto grandi delle loro, ovviamente commisurate alla necessità e età di vita.

 

Ecco che per la mancata comprensione, o almeno per quella che il giovane ritiene tale, scattano risposte emotive più o meno forti, più o meno controllate, più o meno educate che lo porteranno a scontrarsi con i canoni familiari e forse con altri adulti.

 

Perciò sono consapevole che per chi sta vivendo la propria adolescenza essa è contemporaneamente tempo bellissimo e periodo buio, perché costringe il bambino, non più proprio tale, a avvertire il bisogno di divenire adulto mentre ha in sé anche timore per l’imminente stravolgimento psicofisico che lo attende.

 

Dunque, l’adolescenza è naturale tempo di conflitti esistenziali dato che è una transizione, cioè è il trait-d’union tra il periodo della giovinezza e la fase adulta.

 

Ma la situazione adolescenziale, anche se turbolente, ha in se fenomeni potenti e positivi che si avvalgono anche dello scontro tra generazioni, ossia della necessità di superamento del gap generazionale utile all’evoluzione psicofisica della specie; e ciò ha proprie basi nei meccanismi della costellazione neuro ormonale che svegliano nell’adolescente “mondi arcani”, tutti da esplorare, inclusa l’ancora sconosciuta sessualità.

 

E’ ovvio però che accanto ai meccanismi squisitamente biologici nella società moderna assai conflittuale agiscono altri fenomeni per l’immediata circolazione del libero pensiero attraverso media e internet, che i genitori non possedevano, e i mutamenti adolescenziali hanno perciò anche origine sociale sia per imitazione, sia per necessità di agglutinamento di “simili cum similibus”

 

E avviene anche nel tempo dell’iniziale inconsapevole ricerca indirizzata alla conquista della personalità definitiva, che il ragazzo avverta il bisogno di riesaminare i modelli comportamentali che ha introiettato nelle età precedenti, quelli che ora gli dovrebbero servire come base morale. Ma proprio per quanto già espresso, l’adolescente, per il gravoso compito cui è soggetto, spesso deprimendosi avverte le sue certezze venir meno smarrendole, sopratutto quando esamina le proprie attitudini. Ecco che anche in questo caso il conflitto con i genitori/famiglia può incrinarsi per il fatto che non si sente avvalorato dal mondo degli adulti che tendono a minimizzare l’importanza dei suoi conflitti pensando e rimarcando: “Sei ancora piccolo per certe cose”!

 

In ogni modo nuove idee si fanno strada nella mente del giovane, e questo, a parer mio è affascinante, in quanto iniziano a sorgere altri nuovi interrogativi come quello esistenziale, anche religioso che lo porta a eterne domande… chi sono, perché ci sono… Tutto ciò ancor più manifestando conflitti.

 

Gli adolescenti, allora, tatuati o meno, stereotipati nel vestire con il concetto che la moda è moda di se stessa, quindi alla ricerca di nuovi valori, di modelli stabili da seguire (modelli di vita) dissentono dai modelli genitoriali criticandoli.

 

Ma i giovani adolescenti sono anche influenzati dai media che attraverso la TV, cinema e pubblicità creano falsi miti con scopi commerciali, miti che impongono una sorta di conformismo che non lascia libero sfogo alle personali opinioni ancora deviandone la personalità e allontanandoli dalla famiglia!

 

E alfine il giovane avverte la necessità della creazione di un proprio gruppo sociale in cui essere IN o non OUT, ma anche questo fenomeno è sovente in contrapposizione con la famiglia che rappresenta con le sue certezze un contrasto con la realtà quotidiana del gruppo.

 

E il rapporto con la famiglia si fa sempre più ostile e conflittuale, perché nell’adolescente la volontà d’essere adulto diviene ogni giorno più forte, e quella dei genitori s’appiattisce nel controllo del ragazzo perché pian piano si assuefà nella consapevolezza che i figli crescono!

 

Il comportamento protettivo, a volte esagerato, perciò scema e l’adolescente è a questo punto pressoché indipendente, ossia è cresciuto.

 

Ben descrivono la conflittualità tra adolescente e genitori i versi di una canzone. “Lui mette le mie camicie e poi mi critica se vesto cosi!”

 

Infatti, quando avviene la “trasformazione” da bambino che ha bisogno dei genitori a ragazzo che cerca la propria indipendenza, i genitori ne soffrono sentendosi messi da parte. Un altro problema relativo alla conflittualità tra genitori e figli è la strafottenza dei primi. Il ragazzo non avendo una guida si sente abbandonato a se stesso crescendo senza regole e senza una guida esperta nel campo della vita. La figura del genitore è importante per il giovane ragazzo che, affidandosi a lui impara le regole della vita che deve affrontare. Un altro problema che comporta il mondo adolescenziale è il divorzio dei genitori, il quale non accorgendosi della sofferenza del figlio abbandona quello che era stato creato nel periodo dell’infanzia creando così allontanamento da parte del o dei figli. Il dialogo è importante, perché permette al giovane di sfogare le proprie preoccupazioni e i propri pensieri, se manca esso il giovane può chiudersi in se stesso creandosi così un disagio interno e sociale. Un altro fattore negativo relativo allo scontro tra genitori e figli, sono le cattive amicizie che il ragazzo può fare durante il periodo scolastico, o fuori dall’ambito scolastico e familiare. La guida genitoriale se presente consente al ragazzo di capire le cosa è più consono alla sua età facendolo incamminare verso una vita sana e normale. In questo periodo il giovane ragazzo sente il bisogno di sbagliare ed imparare dai propri errori, di buttarsi nel vortice della vita e di fare nuove esperienze su quello che dovrà affrontare nel suo domani quando diventerà l’uomo del futuro. Il ragazzo con l’aumentare della sua età capirà che ciò che facevano i genitori lo avrebbero condotto verso un’integrazione sociale posta nella normalità. Quindi come mia considerazione affermo che: l’adolescente deve accostarsi al mondo degli adulti, e così lo stesso i genitori con i figli. Creare un dialogo continuo può eliminare i conflitti creatisi nell’ambiente familiare, perché si sa gli adolescenti tendono sempre a chiudersi in se stessi a causa della scarsa autostima.

 

 

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