SPINOZA PSICOLOGO


SPINOZA PSICOLOGO

Presentazione

Viviamo un’era caotica, tormentata socialmente, economicamente e psicologicamente. Molte certezze che permisero finanche ai disperati sessantottini d’identificarsi con un’idea politica o religiosa sono scomparse senza che nulla abbia avuto capacità di sostituirle, se non per eccezione di un archetipo preminente di crescita monetaria che coinvolgerebbe tutti gli strati sociali, ma che in effetti ne premia pochi!

Idea che, infatti, pur diffusa e nota, è propria solo dalle élite dominanti che la classificano come globalizzazione dei mercati.

Globalizzazione che potrebbe avere una modesta logicità per prodotti non deperibili, ma che certo non può essere vera in tema d’agroalimentare, dunque in materia d’alimentazione umana, e ciò sia per la deperibilità dei prodotti, sia per la diversa educazione alimentare delle genti e anche, non certo ultimo concetto, per il loro fabbisogno d’alimentazioni specifiche secondo l’ambiente geografico vissuto.

In questa nuova lapalissiana enorme demoralizzazione sociale, dove tutto ruota intorno al libero mercato, anche gli stessi concetti di bene e male, se pur sempre sofferenti per un certo relativismo politico religioso, più non hanno un accettabile definito contorno. Infatti, troppi tra noi agiscono senz’alcuna certezza che le azioni compiute rispondano a canoni etici, o anche soltanto a necessari compromessi. Così, sempre più spesso nella società s’avverte la necessità di ricorrere a psicoterapeuti e psicologi capaci d’illuminarci.

Sotto questo profilo potremmo ricevere aiuto anche da riflessioni sul pensiero di B. Spinoza.

Anche i genitori han smesso il loro sapiente lavoro dal marasma generale corrotti, e i figli, già preadolescenti, sono abbandonati in gruppi dove unica legge è l’essere “in” nel branco che rivela discordanza con ogni accadimento già precedentemente noto e codificato; ciò spingendosi sino al punto che solo l’imitazione e la forza fisica divengono i loro nuovi dei insieme con una dissacrazione immotivata e spinta da una realtà virtuale che sempre più è promiscua con quella vera, e non più distinguibile.

A questi già indicati giovanissimi s’affiancano per malessere d pulsioni affettive i “bamboccioni”, anche 35enni, spesso ottimi giovani in cerca d’identità sociale e di sostentamento autonomo che va sparendo dalle realtà nazionali e internazionali.

E tutto questo avviene perché il lavoro, che non manca, lo si vuol ingiustamente retribuire in forza del fatto che già robot sostituiscono l’uomo in ogni sua attitudine di faber, cosa che in maniera sempre aggressiva, ma più contenuta, già avvenne con la seconda metà dell’ottocento, quando il telaio e la macchina a vapore resero schiava e disorganizzata una società che sperava nell’avanzamento sociale attraverso l’occupazione.

Insomma, si può ormai esclamare che un malessere d’origine tecnologica ha superato i baluardi e le certezze difensive della società e dei nostri ragazzi, anche di quelli non più giovanissimi, rendendoli totalmente abulici e preda degli “affetti” come li definì Spinoza!

SPINOZA PSICOLOGO

NECESSITA’ DELLA PASSIONE-

1) LA PULSIONE NON E’ CONDANNABILE!

Sotto il profilo della ricerca d’aiuto psicologico possiamo trovare validi riferimenti anche nelle riflessioni del pensiero sviluppato da Spinoza; infatti, se per psicologo indichiamo una persona dotata di buona conoscenza della natura e dell’animo umano, dei suoi impeti e pulsioni, e capace di trarre da tale conoscenza criteri direttivi per l’umano agire, Spinoza appare essere un buon psicologo!

Nell’etica spinoziana riscontriamo la sua maggiore espressione, versante filosofico in cui certamente conduce una profonda analisi delle passioni che travagliano l’animo umano, e il suo lavoro è ciò che si potrebbe definire un quadro realistico che per certi versi mi ricorda quel realismo pirandelliano che è ben lungi dal venire; e il suo realismo è pieno proprio perché descrive e prende in esame l’animo umano e i suoi moti.

Fondamentale in Spinoza è l’assenza di qualsiasi condanna verso le passioni che considera moti inalienabili dell’uomo, ed a suo modo d’intendere ciò è dovuto al fatto che la ragione che dovrebbe sempre dirigere e accompagnare la caratterialità dell’uomo non sempre è sufficiente. Infatti, solo la ragione è la guida per l’uomo, e l’allontanarsi da essa è solo fonte di dolori e guai; ma il razionalismo spinoziano, da giudeo in questo caso anticipatore dell’Io deviante di Freud, non disconosce la forza imperante delle pulsioni istinto affettive.

    1. LA PASSIONE E’ INELIMINABILE

Pensare di eliminare la passione sarebbe, così ci comunica Spinoza, come trasmutare l’uomo in qualcosa di diverso facendogli perdere la sua connotazione umana; perciò essa è parte integrante dell’uomo in cui la necessità di conoscerla è suo compito per non restarne schiavo. E, dal momento che l’uomo è nella natura delle cose, gli affetti che lo travagliano seguono le leggi e l’ordine della natura naturans ripresa come concetto dalla Scholastica e dall’opera DE LA CAUSA” di Giordano Bruno!

La natura naturans, dunque, contrapposta alla natura naturata,  è perciò un valore fondante nel Pensiero di Baruch Spinoza che in ciò ravvede l’immanente come perpetua attività generatrice di Dio- [Ma io penso che il suo dio è come un rullo compressore che tutto spiana secondo il proprio volere]

Afferma Spinoza, nulla s’ottiene disprezzando, deridendo, condannando ciò che semplicemente è parte della natura stessa, ma come attraverso la conoscenza delle leggi naturali possiamo, almeno in parte, dominarne gli effetti, similmente mediante la conoscenza degli affetti, della loro natura e forza, possiamo pervenire ad una possibilità di dominio sugli stessi.

Spinoza, dunque, oppostamente a moralisti e altri filosofi che avevano considerate le passioni con sprezzante disdegno, come moti da cancellare, le accetta perché l’essere umano è tale nella sua realtà complessa.

Spinoza accetta, quindi, la natura umana analizzata nei suoi aspetti positivi e negativi, mentre, ovviamente, nessuno credito è concesso ad un’illusoria bontà innata dell’uomo, o a una sua illimitata capacità di saper dominare le passioni, ma neppure nel pensiero spinoziano è accolta una supina acquiescenza che possa dar luogo ad un permanere dell’essere umano in uno stato d’abbandono alle passioni.

Dunque, in Spinoza, è presa in esame sia la schiavitù umana relativamente alle pulsioni istinto affettive, sia la libertà umana riguardo a questi!

    1. SIAMO SOGGETTI A PASSIONI

Nel nostro agire siamo soggetti a passioni tutte le volte in cui agiamo senz’essere causa adeguata delle nostre stesse azioni.

La nostra mente fa alcune cose mentre altre invece patisce; cioè in quanto ha idee adeguate, fa certe cose necessariamente, e in quanto ha idee inadeguate, certe altre necessariamente patisce!1

Tanto più l’uomo patisce, quante più idee inadeguate possiede.

Per Spinoza i progressi che possiamo compiere nell’opera di liberazione dalle passioni sono strettamente connessi ai progressi che compiamo nell’opera della conoscenza. Spesso reputiamo d’agire liberamente secondo una scelta volontaria, mentre nella realtà siam solo spinti da impulsi di cui ignoriamo la causa, perciò siamo consci delle azioni ma non delle motivazioni che le determinano. [Nemmeno il successivo costrutto psicanalitico freudiano supererà il dilemma coscienza dell’azione e sconoscenza della sua motivazione intima, ciò anche dopo aver teorizzato Super Ego, Ego, Is, Id].

Talune cose, poi l’uomo è determinato a farle dalla sua stessa essenza.

Ogni cosa, per quanto è in essa, si sforza di preservare nel suo essere”2.Questo sforzo, se lo si riferisce alla sola mente si chiama volontà; se invece lo si riferisce insieme tra mente e corpo si chiama appetito che, dunque, altro non è che la stessa essenza dell’uomo, dalla natura della quale seguono necessariamente le cose che servono alla sua conservazione, e quindi l’uomo è determinato a farle”3.

Da ciò ne consegue che spesso, quando riteniamo di desiderare qualcosa perché la riteniamo buona, è vero il contrario, giudichiamo e riteniamo buona quella cosa proprio perché la vogliamo!

Parlando in termini di desiderio, ogni cosa come primo e fondamentale desiderio prova quello pressante che la spinge a esistere, a attuarsi. Tale desiderio ingloba tutti gli altri perché: “Se tendo alla mia conservazione vorrò di conseguenza tutto quello che mi potrà aiutare a perseguire il fine prefisso”.

L’essenza stessa dell’uomo è, dunque, costituita dal desiderio, dall’appetito, brama della mente e del corpo a conservarsi nell’esistenza. In fondo noi siam desiderio di noi stessi, desiderio prima oscuro, ma che poi potrà divenire cosciente.

Se, dunque, siamo spesso determinati a agire in un certo modo in conseguenza della nostra stessa essenza, se spesso c’illudiamo d’agire in base a libere scelte mentre invece non di libertà si tratta, ma d’ignoranza in quanto sconosciamo la vera causa del nostro agire, possiamo concludere che spesso soggiaciamo alla forza delle passioni.

Chiamo schiavitù l’impotenza umana a dominare e impedire gli affetti; poiché l’uomo soggetto agli affetti non appartiene a se stesso ma alla fortuna, ed è in suo potere in modo tele che spesso, benché veda il meglio, è costretto tuttavia a seguire il peggio4.

L’uomo soggetto alle passioni non è certo padrone di se stesso, non persegue il proprio bene, ed anche se talvolta comprende cosa sia meglio per lui, agisce in modo contrario. Posiamo perciò affermare che chi agisce in preda alle passioni, in realtà subisce.

Spinoza illustra bene tutta l’impotenza umana di fronte alla forza delle passioni che ci travagliano e ci condizionano, sembrerebbe che nessuna speranza possa esistere per l’uomo di uscire da questo stato di schiavitù e soggezione.

Ma Spinoza altrettanto bene illustra la potenza della mente, e la possibilità per l’uomo di raggiungere la liberazione dalle passioni, dall’ignoranza, dalla dipendenza degli impulsi e dagli affetti.

4) LA VIA CHE CONDUCE ALLA LIBERTÀ

Spinoza: “Passo infine all’altra parte dell’Etica che riguarda il modo o la via che conduce alla libertà. In essa, dunque, tratterò della potenza della ragione mostrando che cosa la stessa ragione possa sugli affetti, e poi che cosa sia la libertà della mente, cioè la beatitudine; e da ciò capiremo quanto il saggio sia più forte dell’ignorante5.

Già nella parte quarta dell’Etica, Spinoza aveva discusso dei dettami della ragione e dei benefici conseguenti il seguirli.

Vivere secondo ragione è ciò che più all’uomo conviene. La ragione non comanda nulla che sia contro natura, per cui seguire i dettami della ragione significa amare se stessi, cercare il nostro vero utile e non quello che ci appare tale solo perché ci appassiona. Desiderare tutto ciò che ci possa aiutare a raggiungere una maggiore perfezione, conservare il nostro essere: “Ecco ciò che la ragione ci indica come nostro bene”.

E’ ancora la ragione ci fa comprendere la profonda, autentica utilità che ogni uomo rappresenta per l’altro uomo, quando insieme cercano l’utile comune sotto la guida della ragione stessa.

Tuttavia, Spinoza sa bene che non possediamo un potere assoluto sulle passioni. Con impegno, con sforzo, con fatica possiamo, però, frenare gli affetti. La strada che l’uomo deve percorrere se vuole liberarsi dalla schiavitù delle passioni, è indubbiamente irta di difficoltà, ardua, impegnativa. E’ la conoscenza, secondo Spinoza, che ci può condurre all’emancipazione dalle passioni. Se delle passioni ci formiamo idee chiare e distinte, e lo possiamo per ogni affetto, queste cesseranno d’essere tali.

Ognuno ha il potere d’intender sé e i suoi affetti in modo chiaro e distinto, se non assolutamente, almeno in parte, e di conseguenza, di far sì d’esservi meno soggetto. “…” Per esempio, abbiamo dimostrato che è proprio della natura umana che ciascuno desideri che tutti vivano esclusivamente a modo proprio; il quale appetito, nell’uomo che non è guidato dalla ragione, è una passione che si chiama ambizione, ne è molto diverso dalla superbia; e, al contrario, nell’uomo che vive secondo il dettame della ragione, è un’azione o virtù, che si chiama pietà. E, in questo modo, tutti gli appetiti o cupidità, in tanto solamente sono passioni, in quanto sorgono da idee inadeguate; mentre sono ascritti alla virtù medesima se sono eccitati o generati da idee adeguate6.

La conoscenza di se stessi è forse l’impresa più difficile per l’essere umano, ma è anche quella da cui maggiormente questi può ricavare effetti benefici per la propria crescita. Istintivamente si tende a non riconoscere in se stessi la presenza di sentimenti e passioni più o meno degradanti; è più semplice, infatti, attribuire ad altri quello che non si vuole riconoscere in se stessi. (Già Fedro I° sec- Peras imposuit Iuppiter nobis duas: propriis repletam vitiis post tergum dedit, alienis ante pectus suspendit gravem. Hac re videre nostra mala non possumus: alii simul delinquunt, censores sumus).

E’ meno faticoso ritenere che la società, li istituzioni, il prossimo siano in qualche modo responsabili dei nostri guai e dei nostri aspetti negativi, piuttosto che esaminare a fondo noi stessi.

Il discorso di Spinoza può molto aiutarci nella misura in cui conosciamo e accettiamo la natura umana, e quindi comprendiamo che non bisogna né piangere, né scandalizzarsi, ma conoscere. Conosciamo noi stessi così come siamo, e non come vorremmo o dovremmo essere.

Partendo dalla conoscenza vera ed autentica possiamo intraprendere il cammino verso l’affrancamento dalle passioni.

Finché ignoriamo le cause dei nostri affetti, finché agiamo in base a idee inadeguate non possiamo non patire, e saremo necessariamente travolti dagli effetti delle nostre stesse azioni.

Se anche non tutti sono in grado di pervenire al terzo genere di conoscenza descritto da Spinoza, all’ideale del saggio, tutti possiamo giungere alla conoscenza di secondo grado che comporta una possibilità di agire secondo i dettami della ragione, e la ragione nulla ci comanda che sia per noi impossibile da attuare.

Se anche per breve riflettiamo sulla nostra vita e sul momento storico che stiamo attraversando, possiamo renderci conto di come possa rivelarsi prezioso l’applicare al nostro vivere quotidiano le indicazione forniteci da Spinoza.

La conoscenza, la volontà di perseguire un cammino, comportano fatica e impegno, ma il vivere e l’agire accecati dalle passioni, conducono solo alla distruzione.

L’essere umano tende alla propria conservazione, ma il risultato cambia se questo tendere è attuato in stato d’ignoranza, o, viceversa, in stato di piena consapevolezza.

Oggi più che mai abbiamo bisogno di una autentica coscienza e consapevolezza. L’agire sotto la schiavitù delle passioni può farci rischiare la stessa possibilità di vita.

L’interesse di oggi, l’apparente utile può trasformarsi nell’impossibilità di vita per il domani.

L’impegno del singolo verso se stesso, l’iniziare a cercare di conoscere se stesso per poter raggiungere una libertà interiore, non solo fa vivere meglio l’individuo che si assume questa responsabilità, ma si traduce anche in un beneficio per gli altri.

Niente è più utile all’uomo di un altro uomo che vive secondo ragione perché insieme cercheranno il bene comune.

1 Spinoza- Etica, Parte terza, prop. 1, pag 132. Boringhieri Torino, 1959

2Ivi, parte terza, prop.6, pag 140

3Ivi, parte terza, Scholio prop. 9, pag 141

4Ivi, parte quarta, prefazione pag 241

5Ivi, parte quinta, prefazione pag 293

6Ivi, parte quinta, prop. 4, pag 299-300.

kiriosomega

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