E nonostante tutto Roma divenne capitale-


antagonismi storici

Antagonismi storici

E nonostante tutto Roma divenne capitale-

Ogni attuale idea e azione, affermava Freud, ha una sua storia che si allaccia a un passato almeno centenario, ed ecco qui brevemente di seguito perché ancora, similmente ad altri, la grandeur francese ci osteggia, altro che Italia paritaria in Europa!

Là, in quell’€uropa, i disegni politici son designati almeno per i prossimi 20 anni, e prossima mossa sarà dare la direzione BCE a un natio centro europeo, la presidenza europea al rosso sig Schulz [del Partito della Merkel] divenuto famoso per il suo alterco con il sig Berlusconi, e inviare Draghi in Italia al posto di Renzi dando a Letta un incarico europeo di un qualche prestigio.

Ora una breve nota storica che subito chiarisce il titolo dello scritto-

Quando, già costituita in regno l’Italia mirò, com’era uso del tempo e per certi Paesi lo è ancora, alla conquista della terza sponda, il nord Africa libico nel tentativo di migliorare la sua povera economia, ottenne subito il forte contrasto della Francia che non la voleva in quelle latitudini perché avrebbe limitato i suoi appetiti-

Con l’inizio del secolo successivo l’Italia allora sperò nella conquista dell’Albania dopo la guerra Russo Turca, ma ciò non fu possibile. [Per chiarezza della vicenda del si legga il punto D dello scritto https://kiriosomega.wordpress.com/2010/02/22/da-sarajevo-a-versailles/]

Poi, allorché il nostro Paese agognò a espandersi nel centro Africa acquisendo come colonia l’Etiopia, territorio povero ma per noi strategicamente importante per il miglior controllo del Mar Rosso e del Golfo di Aden attraverso le già conquistate Somalia e Eritrea, ottenne le sanzioni.

Insomma, Francia e Gran Bretagna in particolare sempre l’hanno osteggiata, e ancora, insieme all’onnipresente Germania e ai Paesi della piattaforma centrale europea, senza tralasciare i sopravvenuti U$A, tutti la pilotano per propri fini perché ormai una classe politica smidollata e prona li asseconda!

Il Passato che fa la Storia-

In tanti oggi vogliamo credere che attraverso la Breccia di Porta Pia in Roma entrò la rivoluzione italiana, mentre invece in essa penetrò la monarchia dei Savoia già aiutata dalla Massoneria inglese, le cui motivazioni qui sorvolo, e dai prestiti monetari dei fratelli Nathan e Karl Bauer Rothschild cui certamente fu data gran parte dei talleri oro del Regno del Borbone per i prestiti di guerra che avevan consesso al Cavour-

Perciò l’ottenimento di Roma fu una presa di possesso mirata ma difficile della tanto sospirata capitale alla quale Vittorio Emanuele II già aveva dovuto rinunciare dopo regolare procedura diplomatica per la Convenzione del settembre 1864-

Comunque, a tempo debito, Roma entrò a completare le conquiste del regno così com’era avvenuto con altre ragioni d’Italia-

Conquiste che erano tutte avvenute con la compartecipazione delle armi straniere, e con l’astuta e alacre utilizzazione delle operazioni rivoluzionarie da parte dei Savoia-

  1. La Lombardia era stata era sta annessa al Piemonte in seguito a una guerra vittoriosa durante la quale l’Esercito Regio aveva avuto una piccola parte pressoché marginale.

  2. Il Regno delle due Sicilie, come testualmente s’esprimeva Garibaldi, era stato inglobato mettendo alla coda il vero liberatore e promotore e esecutore dell’impresa come se fosse un sorvegliato speciale del Cavour, e senza che potesse ottenerne suoi aiuti aperti ed efficaci.

  3. La Venezia invece era stata “conquistata” in seguito allo straordinario successo prussiano sull’Austria, e ciò nonostante le due sanguinose sconfitte piemontesi di Custoza e Lissa.

Il primo Re d’Italia aveva dunque ottenuto il regno praticamente in regalo!

  1. Ed anche Roma l’avrebbe voluta in regalo. In altre parole per gentile agevolazione del suo patrono Napoleone III che, non pago dell’alto usuraio prezzo imposto al Piemonte di cessione di Nizza e Savoia, aveva posto la sua odiosa ipoteca su Roma così prostrandosi ad una perversa malevolenza dei circoli di corte contro le ambizioni italiane.

Meglio i prussiani a Parigi, prorompevano irosamente i cortigiani di Eugenia de Montijo, insensatamente ignari dell’imminente fulminea Sedan, che gli italiani a Roma, e la stessa Imperatrice riecheggiava il grido di Garibaldi, “O Roma o morte”, storpiandolo in “Morte! Non Roma”.

Poi i prussiani entrarono a Parigi, e gli italiani giunsero a Roma.

Furon, così sembra poter dire, come due parallele marce disegnate nel libro del destino con un tratto di fatale interdipendenza.

Così aveva voluto Napoleone III, e Vittorio Emanuele II lo aveva assecondato convinto o presago che un bel giorno sarebbe arrivato a Roma con uno di quei consueti colpi di fortuna che in undici anni di drammatici eventi lo avevano fedelmente assistito.

Vi giunse, quindi, per la via opposta a quella segnalata dal pensiero a dall’azione mazziniana.

E allora, come può oggi quest’Italia figlia di quella monarchia infida, non apprezzata né qui né altrove, aspirare a un posto di rispetto in Europa dove è accettata se dà, ma dove è ancora ripudiata come nazione sia per quanto brevemente narrato, sia per quella Chiesa che, Santa Sede a convenienza, ma più spesso come Potere Temporale tentò di sottomettere l’Europa a quell’INRI che come volontà dell’Alto, o solo per voce di Pasquino e Marforio, si trasformò in Io Non Riconosco Infallibilità!

kiriosomegaeugenia de Montijo.wordpress.com

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