Sindrome di Quirra- VERSO UNA SOCIETA’ NUCLEARE


VERSO UNA SOCIETA’ NUCLEARE

Oligarchia del capitale e necessità d’armonico sviluppo

In astratto, non esiste alcun’eterna verità, non bella e poi brutta, ma essa muta con le qualità di vita degli uomini e delle relazioni sociali.

Questa appare l’unica via che spinge la “ragion logica” a trasformarsi in tempi susseguenti.

Dalla lettura della storia umana si deduce che il percorso evolutivo, che avvenne nella trasformazione dalle antiche religioni mediterranee verso quella cristiana, è simile a quello che sopraggiunse con il trapasso dalle antiche comunità alla nobiltà feudale. In seguito, il fenomeno tornò a mostrarsi, prepotente, durante l’epoca rivoluzionaria della nascente borghesia, età in cui al cattolicesimo ed all’umanesimo si contrapposero la riforma protestante, l’illuminismo ed il libero arbitrio sociale. In buona sostanza, il fenomeno, che si ripresenta nel tempo, è di un’evoluzione sociale sostenuta da esigenze economiche che, ingigantite dal divenire, virano l’etica e la sua compagna, la morale con la ruffiana politica, verso colori ora rossi, poi verdi, rosella o altro, ed a tutto questo s’accompagna solo una formale dispotica ricerca dell’origine umana e del suo creatore.

Mutamenti, ancora più essenziali, appariranno poi con la scomparsa del liberticida regime plutocratico, per il trapasso del Potere ad una nuova classe dirigente.

Cadrà il vessatorio attuale sistema, dei moderni “Principi Mercanti”, che impone lo sfruttamento dell’umanità per opera di un’esigua minoranza coesa dal gran capitale; esso sparirà, dissolvendosi, di fronte a nuovi comportamenti d’evoluzione sociale, economica e collettiva non ancora chiaramente definibili. evoluzione

Così, su quest’ineluttabile via evolutiva, l’odierna dominante gilda neoliberista che impone al consorzio umano, in nome di un fisiocratico ed addomesticato dogma, la difesa dei propri interessi materiali pressandolo a combattersi in virtù del credo che lo attende in un’altra vita, per poterlo meglio sfruttare in questa, finalmente si dileguerà.

In questo percorso d’avanzamento, dunque, si giungerà al disfacimento dei contrasti di classe e dei loro faziosi atteggiamenti, così che la scienza-coscienza degli uomini si amplierà all’unisono, divenendo disponibile al dialogo tra le parti.

Lo sviluppo maturativo per il raggiungimento dell’integrazione sociale sarà certamente lungo, e non potrà essere aiutato da decreti legislativi od amministrativi, ma, inarrestabile, alla fine trionferà per un’etica naturale collettiva.

Dalla generale premessa che abbiamo riportato, nascono anche le particolari implicazioni che esporremo. Queste, anche se riguardano ciò che oggi è definito con il concetto di “Nucleare”, nella sostanza sono scelte economiche necessarie che devono essere traguardate alla luce di una migliore distribuzione delle ricchezze energetiche del pianeta che ci ospita.

Così, conoscere il pericolo del rischio “radioattivo” non ha per conseguenza l’adesione ad una militanza politica, ma solo implica il dovere, ormai d’ogni cittadino, di vigilare sulla comune sicurezza per salvaguardare anche la propria.

E’ incontestabile necessità sempre ricordare, anche per la semplice lettura di ciò che esporremo, che è dovere supremo, d’ogni consorzio umano, di consegnare un ambiente vivibile alle future generazioni, per ciò, costruire un “mondo nucleare”, non basato sulla fusione, ma sull’attuale pericolosa fissione dell’atomo, deve far sì che ogni arrivismo mercantile privato, e la stupidità oligarchica dei gestori, sia abbandonata.

E’ perciò indispensabile, per la progettazione e la conduzione del nucleare, che unicamente commissioni di “studiosi” possono decidere, aldilà dell’attuale logica e dell’arroganza del Potere economico e politico, come le nuove centrali devono essere costruite e dislocate, e come deve avvenire il trattamento delle scorie nucleari dell’attuale processo di fissione.

Il rischio umano ed ambientale, creato dai rifiuti nucleari, soprattutto è connesso con i prodotti della lavorazione dell’U235, perché quest’elemento è sottoposto ad “arricchimento”, sia per renderlo idoneo all’uso nelle armi, sia per utilizzarlo come combustibile nelle centrali nucleari. Le scorie,

residuate della lavorazione, si presentano anche come esafluoruro d’uranio UF6 che è convertito, per riciclarlo, in uranio impoverito U.I. che sarà poi impiegato nell’industria civile e bellica.

Oggi, al contrario delle raccomandazioni che formuliamo, dobbiamo purtroppo affermare che, senza alcuna volontà di polemizzare, mentre commissioni di bioetica impediscono a milioni di malati di curarsi e sopravvivere alle loro gravi patologie attraverso l’uso delle cellule staminali, nessuna commissione di tal fatta discute dei problemi della fissione dell’atomo!

Attraverso questo retrivo e probabilmente interessato comportamento nemmeno un’informazione, sull’uso del nucleare e delle sue scorie giunge ai cittadini, perché l’argomento, ignorato, è ristretto al libero arbitrio di pochi.

E’ tuttavia ormai necessario tentare un armonico sviluppo mondiale per sanare un’economia sempre più classista e disarmonica, ed interessata solo ai propri profitti, ciò deve però avvenire, come abbiamo suggerito, con la massima lungimiranza ed accorgimento, dunque nel rispetto dell’ambiente che tutti ci ospita, e della salute d’ogni individuo.

Tabelle destinate alla comprensione dei dati in seguito espressi.

Numero Atomico

Elemento nome

Elemento Simbolo

Peso Atomico u.m.a.

92

URANIO

U

238,029

94

PLUTONIO

Pu

239,13

Uranium U: configurazione elettronica 1s2-2sp8-3spd18-4spdf32-5spdf2,6,10,3-6spd2,6,2-7s1.

Composti dell’attinide Uquando è ridotto in polvere, l’elemento brucia nell’aria a 150°175°C, ed approssimandosi alla T di 1000°C reagisce con il N formando nitruro d’uranile, di colore giallo, molto tossico. Altri importanti composti sono l’UO2 (biossido d’uranio), l’UO2Cl2 (cloruro d’uranile), l’UO3 (triossido d’uranile), l’UCl4 (tetracloruro d’U.).

Impiego industriale: dopo la scoperta della fissione nucleare, l’uranio divenne un “metallo” (attinide) d’importanza strategica. Fu principalmente utilizzato per la produzione d’armi nucleari e, più tardi, fu riconosciuto capace di creare energia alternativa per uso non bellico.

L’U.I. (Uranio Impoverito), nonostante la sua denominazione, possiede un’elevata radioattività che è pari al 60% dell’uranio fissile. Il materiale si presenta come un cocktail di sostanze la cui gran parte è rappresentata dall’isotopo U238 miscelato con una bassa % d’U235. L’U.I. mostra anche l’inquietante tendenza ad auto incendiarsi a contatto con l’aria ed a temperatura e pressione ambientali, così emettendo gran quantità di “masse” che non sono rilevate dai contatori geiger e che sono perciò insidiose più delle dell’elemento U235, questo perché sono respirabili con susseguenti eventi patologici, specialmente a carico delle vie aeree profonde e delle cellule midollari.

Plutonio Pu: configurazione elettronica 1s2-2sp8-3spd18-4spdf32-5spdf2,6,10,56spd2,6,2 -7s1.

Composti dell’attinide Pu: PuC (carburo di Pu); PuF3 (trifluoruro di Pu) PuF4 (tetrafluoruro di Pu); PuN (azoturo di Pu); PuO (ossido di Pu); PuO2 (biossido di Pu); Pu2O3 (sesquiossido di Pu); PuSi2 (siliciuro di Pu); Pu3S4 (solfuro di Pu). Ogni isotopo di Pu è radioattivo. Il più importante è il Pu239 che emette raggi con tempo di decadimento calcolato in 24.360 anni.

Impiego industriale: Quest’elemento, contenuto in piccolissima % nella pechblènda (uraninite), particolarmente si presta per la costruzione d’armi nucleari per la gran sezione d’urto che offre per la fissione nucleare. Nei reattori nucleari di tipo auto fertilizzanti si crea “allevamento” industriale di Pu con cattura di neutroni accelerati secondo lo schema indicato: 238 92U (n, g) (r) 23992U (b-) (r) 23993Np (b-) (r) 23994Pu.

Non sono un catastrofista né ricerco stupidi ed imbelli atteggiamenti di piacevole perbenismo o di protagonismo, tento sempre d’essere obiettivo e per questo sono convinto che “quanno ce vò ce vò” e “’sta vorta ce vò” perciò procedo a descrivere l’argomento.

Questo scritto non vuole proporsi come un lavoro scientifico, il suo fine è solo divulgativo di un tema, come già affermato, sempre celato alla società, e qui ci chiederemo, in particolare, la destinazione d’uso delle cosiddette scorie radioattive.

E’ innegabile che la forza lavoro è il motore trainante dell’umanità e delle sue conquiste sociali, economiche e tecnologiche. Infatti, è proprio da ciò che scaturisce che i valori affermati sono subordinati ad un armonico sviluppo dell’intera specie.

Dobbiamo però amaramente affermare che questo è un concetto soltanto teorico, perché solo pochi esempi, dovuti a grandi geni, ci mostrano uomini riflessivi sulle necessità d’attuare una strategia o una tecnologia che non appaiono giovevoli all’intero umano consorzio.

Il dramma di tutto questo, affermiamo ridancianamente, principiò il giorno in cui un preistorico capì che le pietre ruzzolano da una sommità, ma esse purtroppo non sempre sono sommitali, ed è questa la ragione per cui è necessario renderle tali.

Cominciò così il lavoro, cercando, in prospettiva, il sistema per non lavorare, in altre parole ottenere energia senza dispendio, contro il secondo principio della termodinamica“.

Da allora la tecnologia è avanzata ma con scelte non sempre opportune e, in ogni modo, mai con reali benefici economici e sociali che ricadono su tutti.

Da meno sviluppate tecnologie, per esempio impiegando carbone come combustibile allo scopo di creare energia, gli atomi d’idrogeno e di carbonio si combinano con quelli dell’aria producendo anidride carbonica ed acqua, così generando, con la propria reazione chimica, solo 1,6 kilowatt*ora*kg di combustibile. La quota energetica riportata è solamente il valore nominale della reazione, infatti, essa non coincide con quella sfruttabile, perché una parte di quest’energia è assorbita dal comburente per mantenersi ad una temperatura d’esercizio utile. Al contrario, impiegando 1 kg di U (U235) la reazione nucleare di quest’elemento fornisce sotto forma di calore ben 18,8 milioni di kilowatt*ora.

Nel mondo i reattori nucleari di vario tipo sono numerosissimi, quelli a noi più vicini sono in Francia, Svizzera, Germania, Spagna, Belgio, altri n’esistono in Russia, Ucraina, Inghilterra e Svezia, negli Stati Uniti e Canada, in Giappone, Taiwan e Corea, anche l’Iran ha sviluppato questa tecnologia.

Trattamento e smaltimento delle scorie radioattive.

uranio

uranio

Il trattamento delle scorie radioattive, se ben pianificato, impegna diversi indirizzi tecnologici, infatti, dall’uranio esaurito è possibile trarre nitrato d’uranile pari al 96% circa del ciclo di lavorazionemateriale che è riciclabile come l’ossido di plutonio che rappresenta circa lo 1%. Il restante 3% dei prodotti di fissione, non impiegabili perché tossici, sono oggi vetrificati ed “opportunamente stoccati in depositi protetti”(?).

Dalla mappa della dislocazione dei reattori nucleari nel mondo, sommariamente già indicata, ci rendiamo facilmente conto che la catastrofe nucleare, per fortuito accidente, è a portata di mano, allora che importa la presenza di un impianto in più, anche in Italia, se esso è tecnologicamente ben avviato ed opportunamente amministrato?

E’ tuttavia necessario che tutti i cittadini siano informati su come in realtà le scorie radioattive, adesso senz’alcuna comunicazione sociale in proposito, sono riciclate.

Ora tenteremo di far risaltare quali sono realmente i rischi che le popolazioni possono subire per l’incoscienza di pochi che possono creare un grave danno ai molti.

E, siamo dunque alle solite, che espresse nel gergo dei nostri padri suona: “Bos suetus aratro”.

Il problema delle giacenze radioattive, che dopo sessanta anni di fissione atomica sono stimate in oltre sei milioni di tonnellate, è da inquadrare nella destinazione d’uso cui sono finalizzate e nell’opportuno loro stoccaggio conservativo, ma, proprio qui, per quanto è noto, casca il povero asino.

“Con delibera della C.E.E. 76/248/CEE è abrogata ogni altra disposizione precedente in materia di sostanze radioattive ed è creata “l’United Reprocessors GmbH”, Gazzetta ufficiale n. L. 051 del 26/02/1976, con il fine principale di proporre, con sede in Europa, la commercializzazione dei servizi di recupero e trasformazione dei combustibili nucleari fissili spenti ancora contenuti nella risulta”. Simili a questa normativa n’esistono altre fuori della C.E.E., ma, nonostante le tante deliberazioni- non sempre “tutto è giusto e perfetto”.

I governi, per avvalorare un falso e pretestuoso vantaggio economico, continuano ad agevolare le manovre del neoliberismo capitalistico che, con finta morale, continua la sua marcia apparentemente inarrestabile creando un beneficio fittizio per l’umanità.

Infatti, la spesa pubblica sanitaria ed i costi aggiuntivi sociali, ovviamente distribuita su tutti i cittadini, aumenta a dismisura con incremento del carico fiscale sui singoli, e, purtroppo, oltre ai costi economici per il recupero del degrado ambientale dovuto ad inquinamento d’ogni genere, bisogna conteggiare anche un alto numero di decessi umani per patologie teratogeniche, cancerogene solide ed a cellule sparse, linfomi e tumori di Hodgkin. Il fenomeno, grave in tutti i suoi aspetti, può però essere limitato con programmazioni più oculate e con maggiore onestà “intellettiva e pratica” dei grandi trust multinazionali e dei politici.

Al contrario, invece, “summum jus summa iniuria”, il profitto di pochi è il malessere dei tanti.

Non siano però i lettori indotti a credere che in regime comunista le cose migliorano, perché qui l’infernale burocrazia, da cui quest’apparato non può esimersi, offre al capitale di Stato ed ai suoi amministratori privilegi ed opportunità d’inganni senza fine.

La situazione oggi è precaria perché, in tanti anni d’uso dell’energia atomica violentemente inaugurato dagli U.S.A. su Hiroshima il 06/Agosto/1945, il materiale radioattivo di risulta è sparpagliato su tutto il pianeta, incluso il fondo del mare ed in siti non controllabili dalle apposite commissioni. Sembra assai verosimile che i limiti ufficiali delle zone di stoccaggio dei materiali “vetrificati e non”, secondo molti rapporti presenti anche in internet, sono travalicati senza opportune misure profilattiche.

Possiamo fornire, a sostegno di questa tesi, due gravi esempi di zone “stranamente” investite da alta incidenza di malattie cancerogene, teratogene e mutagene, verosimilmente derivanti da attività radiante anomala del territorio circostante. Le zone, di cui solo sommariamente sarà accennato, non sono però le uniche, in Italia, investite da un maggior picco radioattivo e, in ogni modo, superiore alle medie standard nazionali.

In Sicilia, nei dintorni di Serradifalco (CL), dove ancora si aprono le antiche miniere di solfo a cielo aperto, i contatori geiger segnalano un elevato picco di becquerel.

A nord di Cagliari, in località Quirra (villaggio agricolo inferiore a 200 residenti) di Villaputzu, (cinquemila abitanti circa), avvengono “fatti strani”, ed in ambedue le zone, sicula e sarda, l’incidenza dei cancri solidi ed a cellule sparse, mieloidi e linfoidi, è elevatissima. A Villaputzu è anche presente un’insolita rilevanza di teratomi neonatali per mutazioni ed attivazioni di condizioni di tossicità genica. Tra l’altro, alcuni neonati, non sopravvissuti, sono nati affetti anche da cranioschisi, mentre una ventina di persone presentano il tumore di Hodgkin e di queste una decina pare siano già sono decedute. Tutte le persone colpite da cancro sono residenti in quel territorio, ed hanno prestato servizio all’interno delle basi militari, ivi presenti, come dipendenti della Vitrociset, ditta che si occupa di manutenzione.

carboc22

braccio di mare destinato a aerea militare NATO interdetto a navigazione

braccio di mare destinato a aerea militare NATO interdetto a navigazione

E’ ormai risaputo che l’isola di Sardegna fa parte della geostrategia N.A.T.O. come punta di diamante dello scacchiere mediterraneo ed europeo. In essa, sin dall’immediato dopo guerra, sono presenti molte zone militari anche “non italiane”.

Il sig. Presidente del Consiglio, On. G. Andreotti, durante il 1971 concesse, o dovette concedere, agli U.S.A, il permesso d’insediamento di una loro base, e, quando l’avvenimento si riseppe, l’allora titolare del Dicastero della Protezione Civile, On. Zamberletti, ammise, costretto dalla stampa, che quelle zone erano stragiudiziali nei confronti della sua competenza.

Tra l’altro, sempre in Sardegna, è stato creato il più esteso poligono europeo con un’ampiezza di oltre miglia2 807 (pari ad acri2 32.123) e di questi ben miglia2 62 si estendono in mare. Ma nella realtà la zona marina interdetta alla navigazione, non militare, è più ampia dell’intera Sardegna che ha una superficie di km223.813 (pari a miglia2 14.796), mentre il bacino idrografico proibito, sviluppandosi anche in acque internazionali, ha un’ampiezza di miglia2 173.983 (pari ad acri2 6.918.951).

In queste acque, si aggirano silenziosi, in navigazione di superficie e sommersi anche sommergibili nucleari e naviglio militare di vario tipo e nazionalità. Purtroppo, ancora oggi, ogni tentativo di monitoraggio ambientale affidato alle Istituzioni civili è irrealizzabile, perché non è loro permesso l’ingresso nelle zone marine e terrestri del demanio militare.

E’ utile richiamare alla memoria che verso sud, in quest’ampio braccio di mare la cui profondità scende ad oltre seimila metri, precipitò il DC9 ITAVIA con a bordo 81 persone, qui i nostri intercettori ingaggiarono due battaglie aeree con Mig libici, ed è sempre questa la zona investita dalle manovre aeronavali mediterranee anche della flotta francese.

Uranio impoverito è presente in molti manufatti per la sua alta densità, così esso è giunto nelle schermature di limitate zone radioattive, come per esempio i reparti radiologici d’alcuni ospedali, dove ha sostituito, per la sua alta densità, le lastre di piombo annegate nel cemento armato.

Ecco che, su questa “qualità”, sono nati anche gli “ospedali all’uranio”, ciò mentre l’asbesto era posto fuori legge e si scatenava la campagna contro il fumo di sigaretta, tutto con la complicità della solita ruffiana incoscienza politica.

Oltre al pericolo per le radiazioni emesse dall’U.I, i soliti inetti non si sono occupati di mettere in chiaro che questa è una sostanza pirofòrica, vale a dire capace d’autocombustione e d’incendiarsi anche per sfregamento oltre che per contatto con il fuoco.

E’ stato “l’Osservatorio Etico Ambientale” a segnalare e denunciare per primo, all’opinione pubblica, il “nuovo sport nazionale della costruzione d’ospedali all’uranio”, ciò avvenne in data 13/Marzo/2003. Secondo questa pubblica denuncia, nell’ospedale Maggiore di Trieste pare sono contenuti ben kg 30 d’U.I., distribuiti tra le mura di contenimento della radiologia e nelle apparecchiature per l’irradiazione dei tessuti carcinomatosi.

Ma altri numerosi nosocomi italiani sono nella lista “nera”.

Il danno ambientale, che poco tempo fa poteva scatenarsi nelle città d’Ancona e di Bologna, è stato fortunatamente fugato. Infatti, l’ospedale anconetano fu mira d’alcuni incendi dolosi che furono in fretta estinti e non giunsero alla locale radiologia, se così fosse avvenuto l’intera città sarebbe stata contaminata da radiazioni atomiche per alcune centinaia d’anni. Il fuoco, nell’ospedale bolognese, iniziatosi da un corto circuito, non raggiunse le sale xgrafiche, fermandosi però pericolosamente vicino alla radiologia.

Ovviamente, scusate il tono apparentemente paternalistico, la popolazione ospedaliera e cittadina non fu informata del pericolo, perché, per i soliti incoscienti, l’U.I. non è pericoloso ed il popolo è bue.

Nihil sub sole novi.

Nondimeno, l’uranio impoverito è adoperato anche per l’assemblaggio d’armamento nominalmente considerato “convenzionale”, ma che già, in zona d’operazioni belliche, ha condotto a morte per cancro molte persone, e, da qualche tempo, anche militari italiani che sono stati presenti in quelle aree in qualità di forze di sorveglianza in peace-keeping.

Le vittime sono innumerevoli anche tra i civili, ed i dati del fenomeno sono tuttora in monitoraggio nei territori investiti dalle radiazioni dell’U.I.

Non possiamo conoscere tutte le zone d’impiego di quest’armamento, ma possiamo certamente ricordare il Vietnam, il Kosovo, l’Afghanistan, l’Iraq degli anni ’90 ed attuale, tracciando in questo modo, attraverso le malattie contratte da militari e civili, la mappa della sua distribuzione.

La disgraziata sostanza è usata in bombe “intelligenti” e nei proietti per renderli capaci di forare la corazza dei blindati, ed è presente anche nei gusci degli stessi per proteggerli dalla penetrazione. [L’uso del concetto delle “chobam” (multistrato differenziato senza uranio), risale all’epoca dell’industria tedesca degli anni ’40].

Anche materiali esplodenti, come le mine antiuomo, sono arricchiti con U.I. e vogliamo nuovamente ricordare, per i distratti, che, quando questa sostanza s’incendia emette raggi che si disperdono su un’ampia superficie di territorio.

U. I. è anche utilizzato com’elemento compensatore, per il suo alto peso specifico, nella costruzione dell’opera viva di navi e nelle derive delle barche a vela. U. I. è posto in opera per convenientemente appesantire i piani di coda degli aerei, ed è miscelato in molte leghe metalliche. In seguito, la sostanza è anche apparsa, secondo alcune fonti, negli amalgami usati per le otturazioni dentarie.

Grandi società di navigazione aerea hanno ammesso l’uso dell’uranio impoverito nell’assemblaggio dei loro velivoli.

Insomma, quello che sembrava un “non impiego delle scorie nucleari perché stoccate in opportune discariche”, in realtà, si sta dimostrando un vero attentato alla salute pubblica mondiale, tutto in nome di un progresso che, però non rispetta l’uomo ed il suo ambiente.

Ah, dimenticavo, è ammissibile che l’errore avvenga, ma ciò che mi spaventa è la sua perpetuazione in nome del Dio Denaro che ha tacitato per sempre il Dio Cristo, in cui il capitale afferma, solo a parole, di credere!

E’ dunque possibile che dalla conoscenza sociale approfondita di tutto il fenomeno produttivo energetico nucleare, di cui a breve non si potrà più fare a meno, verso qualunque forma esso sia devoluto, emerga una conoscenza capace di eliminare la confusione cui siamo soggetti come spettatori passivi di un evento che il Potere non vuole farci conoscere.

kiriosomega (scritto nel 1999)

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