Bevi Rosmunda… Si ma…Potabile o Minerale?


Bevi Rosmunda… Si ma…Potabile o Minerale?

(di kiriosomega – 20/06/2006)

Fonte: kiriosomega

“Est orare ducum species violenta precandi

et enim  semper nudato supplicat ense potens”!

Qualche anno fa e in ogni modo nell’ormai scomparso secolo scorso, durante la lezione di storia il Maestro Silvio raccontava che Alboino, re dei Longobardi, dopo aver sconfitto i Gepidi ed ucciso il loro re Cunimondo ne sposò la figlia Rosmunda. La poveretta fu poi costretta a bere la “cervogia” in una coppa delle libagioni realizzata con il cranio del padre che era stato ripulito ed ingioiellato come allora era costumanza.

Non avendo in quel tempo ancora manifestato la mia idea di finire col fare autopsie, la notizia mi riempì di meraviglia come Giannino Stoppani, quando pescò dentro la bocca del nonno, in dormiveglia, la sua dentiera. Pensai che le più pericolose malattie avessero colpito la donna per avere sorbito la bevanda contenuta nel teschio, ma la storia c’insegna che non fu così perché per mancanza d’inquinamento, anche acqueo, la regina a lungo sopravvisse al marito che poi fece uccidere. In ogni caso lei bevve la “sapida bevanda” che la fantasia di Goscinny e la matita d’Uderzo definirono “cranica”, per noi comune birra. Non so se l’acqua di base di quel liquido era potabile, minerale, medicamentosa, soft drink o che altro, in ogni modo è certo che essa non conteneva alluminio, arsenico, bario, cromo, ferro, fluoruro, manganese, nitrati, piombo…Insomma, le acque non erano inquinate, nemmeno quelle d’uso per nottetempo bollire il guerriero celtico morto in battaglia affinché all’alba resuscitasse.

Al contrario, oggi, il prezioso liquido, come l’aria e la terra del nostro evoluto tempo, è contaminato da agenti chimici. Ritenere perciò, come molti fanno, che l’acqua minerale in bottiglia sia pura o la più pura, solo perché non fuoriesce dai casalinghi rubinetti, è quantomeno fantasioso o meglio è molto incauto.

Falde freatiche, pozzi artesiani, sorgenti anche d’alta quota, circoli polari sono ormai alla mercé dei nostri rifiuti industriali ed il prezioso liquido, anche quello del…biondo Tevere non è cristallino, e Virgilio più non scriverebbe le Georgiche e le Bucoliche.

Anche quest’importante capitolo di degrado ambientale è stato discusso in moltissimi seminari e congressi internazionali, ma… Possiamo però sostenere, senza che ce lo comunichino gli scienziati, che tutti dobbiamo impegnarci per proteggere ogni più piccola polla d’acqua, perché il futuro non ci riserva mielate prospettive, e, purtroppo, i governi dei Paesi sviluppati non sono disposti, in tema d’inquinamento, ad affrontare seriamente la questione perché paurosi di subire una retrocessione nel loro benessere.

Non si rendono conto, i degenerati detentori del Potere, che un corpo non armonicamente sviluppato è deforme e perciò malato. Non vogliono rendersi conto, i “miseri”, che già ai nostri figli lasciamo un mondo inefficiente e infermo.

Con questa considerazione, sine clangore et strepitu, si chiuse la conferenza di Kyoto, mentre da noi s’organizzava, sullo stesso tema, la più modesta contro assemblea di Firenze. Fu anche confermato, durante le due assise, che i Paesi costieri mediterranei sono a rischio di desertificazione per l’innalzamento delle temperature planetarie che sono direttamente relazionate ad una probabile esaltata azione dei raggi cosmici. Le radiazioni ad alta energia che ci bombardano, infatti, sommano la loro azione con quella dell’ormai noto effetto serra, con il risultato di provocare il surriscaldamento ambientale. Quest’ultimo non sembra più, perciò, il maggiore indiziato per l’aumentata temperatura atmosferica, pur restando un preciso indice del degrado ambientale.

Sulle fonti d’inquinamento è bene apprendere, per esempio, che le decantate benzine verdi non migliorano, con la riduzione del numero d’ottani, la tossicità dei gas di scarico prodotti dalle automobili. E, se anche fosse vero che la miscela di gas e particelle solide emesse da questi mezzi non sono una gran fonte d’inquinamento, è altrettanto vero che i fumi industriali o quelli emanati dai motori marini delle grosse navi o dai motori dei jet non sono altrettanto controllati. Abbandonando solo per poche righe il discorso sull’acqua, possiamo affermare che la tecnologia delle benzine, sin dagli anni ’70, ha attuato un processo che possiamo definire d’assemblaggio “senza Pb”. Sappiamo però che il metallo in questione è sostituito con composti “Aromatici od Olefinici od Ossigenati”. Mentre l’azione cancerogena del Pb è dai più risaputa, non è stato pubblicizzato il grave danno alla salute derivante dall’uso degli anelli aromatici (6 atomi di C con legame risonante 1-3-5-, 2-4-6-) anch’essi cancerogeni con azione elettiva per vescica, cute, reni, polmoni. L’azione svolta dalle sostanze che si creano dalla dissoluzione del benzene, del toluene o dello xilolo, conduce anche alla formazione di neurotossine che si depongono lungo il ciglio delle strade. Ma l’allarme non ancora lanciato, forse il più grave, ha attinenza con l’uso del MTBE contenuto nella benzina verde che si combina con lo ZDTP additivo degli oli per organi meccanici in rotolamento. La loro miscelazione, anche nelle marmitte catalitiche, già “stanche” dopo un’usura di soli dodicimila chilometri, crea sostanze esterofosforiche del tipo E-605, Sarin, Tabun… che sono gas nervini gettati nell’ambiente.

Che bel programma!

In ogni modo, è noto che l’alimento acqua è quello che maggiormente risente del malessere planetario. Infatti, come abbiamo più volte asserito, esso scorre contaminato da sostanze chimiche industriali e le morie d’animali acquatici e terrestri, con la mancata riproduzione d’altri, ne sono i silenti denuncianti.

In questo globo coperto per due terzi d’acqua, l’importanza del trasparente liquido, per la costruzione ed il mantenimento della vita, è dovuta alla sua particolare struttura chimica e fisica, cosa che lo rende un eccezionale solvente osmotico. A questo proposito dovremo sempre ricordare che l’acqua costituisce il 73% circa delle sostanze che compongono il materiale biologico vivente, dove è distribuita nei due grandi compartimenti definiti L.I.C. e L.E.C. –liquido intra ed extra cellulare-.

Purtroppo, aldeidi, ammoniaca, acido cloridrico e nitrico, diossido di carbonio, idrogeno solforato, arsenicati, fosfori, fluoruri, fenoli, ftalati…sono solo alcuni tra le innumeri porcherie che gettiamo e che raggiungono il prezioso liquido che è poi commercializzato su due fronti. Il primo di questi è rappresentato dalla distribuzione agricola, il secondo è destinato a diretta umana alimentazione.

Il ben noto inquinamento acqueo scientemente ed opportunamente pubblicizzato anche con tecniche subliminali da parte di società commerciali interessate, ha spinto molte grandi holding, piuttosto che a schierarsi contro lo scempio planetario, ad orientarsi nel commercio delle cosiddette “minerali” che sicuramente sono prive di “clorici olezzi”, ma che “compiacenti” etichette preservano dalla maggior curiosità di un pubblico troppo spesso ignorante.

Così, è divenuto colossale il giro d’affari che ruota intorno al prodotto acqueo imbottigliato. Ciò, anche per la credulità delle moderne mammine sempre irretite da una compiacente permissiva pubblicità che fa leva sull’ignoranza di un finto benessere, che, nel nostro Paese, conduce troppe improvvisate ditte, oltre seicento, a sfruttare questo segmento di mercato. Anche le due maggiori multinazionali mondiali dell’alimentazione, Nestlé e Danone, sono scese in campo, in Italia, con molti marchi di cui sono proprietari.

Premesso quanto già abbiamo manifestato, esaminiamo ora un altro aspetto, non meno inquietante del problema.

In tutte le Nazioni evolute è sancito che l’acqua è un bene pubblico Demaniale, perciò lo Stato è il suo legittimo proprietario.

I Governi italiani hanno però demandato la tutela del patrimonio acqueo alle Regioni, ciò per mezzo della riconferma di una normativa che, nel suo più moderno aspetto, è nota come “Legge Galli”. Ma proprio le Regioni permettono, attraverso concessioni, lo sfruttamento privato delle acque minerali, ma con uno “strano meccanismo”.

Mentre qualunque investitore si propone di trarre dal proprio patrimonio il massimo profitto, le Regioni, stranamente, riescono a perdere ogni guadagno per l’applicazione di tariffe, di sfruttamento delle acque, ridicolmente basse. Infatti, a fronte di una cifra di molte decine di milioni d’euro di fatturato privato, le Regioni riscuotono un introito di cointeressamento, in quest’esercizio, dell’ordine di solo due o tre centinaia di migliaia d’euro. Il ridicolo però non è solo in questo, perché lo smaltimento dei rifiuti solidi, bottiglie in vetro o P.E.T., ricade sulle stesse Regioni con una spesa superiore a quella introiettata.

Multinazionali quali le già menzionate Danone e Nestlé rappresentano oltre il 35% del mercato distributivo delle acque imbottigliate, ed In Italia, tra le più note, S. Pellegrino, Levissima e Panna appartengo alla Nestlé, mentre Guizza, Ferrarelle e San Benedetto sono di proprietà della Danone.

In tema d’acque minerali, ciò che lascia interdetti nella valutazione del legislatore italiano, è che esse non sono considerate potabili, ma, per le loro caratteristiche, sono catalogate presidi medicamentali a causa delle azioni blandamente terapeutiche loro attribuite. Effetti questi che derivano da specifiche formulazioni fisiche e chimiche che le fanno destinare ad un impiego troppo spesso solo molto marginalmente sanitario, ma che le affranca dal concetto d’acque potabili che, per legge, non possono contenere, per esempio, cadmio e sodio.

In un documento emanato nel nostro Paese si legge che: “L’acqua minerale non è, né per definizione né in pratica, obbligatoriamente più pura e più sana dell’acqua potabile”.

Tabella comparativa tra H2O “POTABILI” e “MINERALI”

Quantità max -per litro- ammesse dalla legge per alcune sostanze certamente tossiche e già, in natura, disciolte in H2O definite potabili e minerali
Decreto L. 31/05/2001- Totale max tollerato in acque potabili Decreto M. 31/05/2001- Totale max tollerato in acque minerali
Alluminio (µg/l) Max 200 Quantità non stabilita
Arsenico tot (µg/l) Max 10 Max 50
Bario (µg/l) Non Ammesso Max 1
Cromo (µg/l) Max 50 Max 50
Ferro (µg/l) Max 200 Quantità non stabilita
Fluoruro (mg/l) Max 1,50 Quantità non stabilita
Manganese (µg/l) Max 50 Max 2000
Nitrati (mg/l) Max 50 Max 45-10 (il secondo valore ammesso è l’indice per acque destinate all’infanzia)
Piombo (µg/l) Max 10-25 Max 10

 (microgrammi/litro)

Dall’osservazione dei dati riportati in tabella, si apprezza come nelle “minerali” il tenore di sostanze nocive ammesso sia notevolmente più elevato di quello concesso alle “potabili”.

Proprio per questa strana anomalia, per i prodotti dello stesso marchio provenienti dall’Italia e presenti sul mercato estero, il nostro Paese ricevette un pressante monito dalla Commissione dell’Unione Europea che ridefiniva, dopo parere medico biologico, i picchi limite delle sostanze disciolte nelle acque minerali e certamente nocive per la salute umana, in questo modo facendo adeguare la nostra normativa a quella Comunitaria.

In ogni caso, possiamo con somma facilità affermare che se le acque minerali non sono più pure di quelle potabili, il loro prezzo è in ogni modo più elevato, sino a millenovecento volte in più del liquido che esce dai casalinghi rubinetti.

Per avere la riprova dell’asserzione è sufficiente, per chi esegue le compere familiari, moltiplicare il costo di un litro di “minerale” per mille (un metro cubo) e confrontarlo con il costo della bolletta dell’acquedotto. La constatazione lascerà sbigottiti.

Ma come il solito si deve esclamare “…e non finisce qui…”, cui è possibile aggiungere, in questo nostro strano Paese, il meridionale “…cu’ è cretino si sta a casa”. Proprio così, perché in mezzo al gran proliferare d’acque imbottigliate, da tavola, minerali, minerali terapeutiche, oligominerali, minerali naturali… le società di gestione degli acquedotti hanno chiesto d’imbottigliare anche la potabile di rubinetto, declorandola e riducendo il tenore delle sostanze minerali grossolane in essa presenti.

La Coca Cola già è apparsa con un prodotto di questo tipo che denomina “Acqua Potabile Purificata”. La Parmalat aveva invece lanciato la sua “Acqua Parmalat”, ed altre industrie che producono soft drink stanno pressando per entrate nel lucroso nuovo “affare del secolo”, sicuramente anche per quelli a venire.

Insomma, “l’è proprj un bel rebelot”, s’esclama al mio paesello. Ho voluto esprimermi in maniaera “soft” in questo mio dire, proprio come si conviene ad una persona educata, ma vi assicuro, cari Lettori, che in privato mi sarei pronunciato in maniera molto colorita.

Ah, dimenticavo, l’acquirente sempre trascura di considerare che ogni prodotto in vendita avrà un prezzo che è il massimo di quanto è realizzabile. In altre parole, il prezzo non è più calcolato in base al costo produttivo più gli oneri accessori come avveniva fino agli anni ’70. Infatti, esso ormai dipende da un’analisi di marketing che non riguarda i valori reali del manufatto finito, ma si basa, come concetto economico, sul plusvalore massimo che può essere imposto nella fascia di mercato in cui si vuole immettere il prodotto.

In questa disparità, tra costi reali e valori aggiunti, è inquadrato il fenomeno inflazionistico che crea squilibrio tra salari e costo della vita.

Ecco che “l’affare” esiste, ininterrottamente esso esiste, come spesso afferma l’ingannevole pubblicità, ma esso è solo e sempre esistente a favore del produttore.

La Società umana, in ogni caso, in questa pazza globalizzazione, è degenerata. Siamo “galline livornesi già poste nelle stie, -per produrre, consumare, crepare-”. La prima parte della frase è riportata nel volume “L’anello di re Salomone” di K. Lorentz –, il secondo slogan, di pubblico dominio, l’ho aggiunto di mia iniziativa.

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