Il mondo va verso l’olocausto nucleare?(mio scritto del 18/05/2009)


Geopolitica 2009

Quasi semplici attuali considerazioni geostrategiche!

Il mondo va verso l’olocausto nucleare?

Da bush a barak: trovate le differenze!

Una tesi

geopolitica

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Tutte le condizioni del corrente malessere internazionale mossero dall’ingordigia energetica degli Stati Uniti che vollero cogliere anche l’occasione dell’irrisolta questione balcanica per tentare d’ottenere un porto franco in Adriatico, e tale ancoraggio sarebbe stato assai più costoso facendolo sorgere nell’accondiscendente colonya italya che già ospita almeno 115 basi U$A.
Infatti, per gli interessi americani la giustificazione di un tale possesso nell’Adriatico dalmata è sostenuta dal fatto che la piattaforma continentale euro-asiatica si è rivelata ricca di petrolio e d’altri minerali per la moderna tecnologia.
L’imperativo americano, necessariamente post titino, è, dunque, il dominio di quei territori per impossessarsi dei giacimenti minerari, e anche la creazione di una via di trasporto per farli giungere sino al mare.
Ma più Paesi limitrofi ai giacimenti si oppongono al progetto imperialista americano, perché egualmente “affamati” d’energia, ma anche giustamente gelosi della loro autonomia e sicurezza nazionale che non vogliono essere posta in discussione da basi U$A sorgenti nei pressi dei loro confini.
Ecco allora che gli yankee, maestri nell’inganno con tecnica sempre eguale e consolidata dall’esercizio politico-economico-militare, vorrebbero porre in essere differenti piani per tentare d’appropriarsi dei giacimenti euro asiatici, ovviamente con grande avversione, come implicitamente già riferito, specialmente di Russia, Serbia, Corea, Cina e Paesi Mediorientali.
La già indicata solita imperialista strategia statunitense, rozza ma sempre efficace, per impadronirsi d’intere regioni finanzia forze occulte convenienti che s’impegnano nel far cadere qualsiasi governo costituito nel Paese “bersaglio”; così da far sorgere in sua sostituzione asserviti poteri ombra, o quantomeno compiacenti.
Con diversissimo costo, possiamo indicare in due le vie utili all’asporto dei minerali europei/asiatici da cui gli americani otterrebbero utilità; ma è in primis per loro indispensabile riuscire ad ottenere le concessioni minerarie dei terreni.
Nel progetto si sono adoprate già ben quattro consecutive Amministrazioni U$A, e per riuscire in ciò si sono inventati “incidenti diplomatici… e molto altro”; ma in qualunque modo terminerà “l’avventura” che sta scuotendo il mondo per l’ambizione americana, questo sarà assai diverso da ciò che è stato in precedenza.
Una prima via (pipeline) è quella che raggiungerebbe i territori delle cinque ex repubbliche esterne dell’estinta URSS, le regioni minerarie da conquistare che “godono” di un’economia poverissima, attraversando circa 7/8 mila chilometri di territori dall’orografia quasi impossibile. Le regioni da oltrepassare, da un ipotetico porto da costruirsi in Mar Adriatico, sono: “Albania, Kosovo, Macedonia, Bulgaria, Mar Nero (suddiviso nelle diverse
competenze), Georgia, Azerbaijan, Mar d’Aral, Turkmenistan che confina con l’Afghanistan che è crocevia, verso Nord, con Uzbekistan, Kazakhstan Kyrgystan, Tagikistan e Turkmenistan, a Sud e Sud-Ovest con l’Iran e l’Iraq, a Sud Est con il Pakistan”.
L’altra via prevista con diverso piano è quella della conquista afghana, il crocevia già detto sopra, e attraverso di esso, con minor spesa anche di royalty, un’altra congetturata pipeline potrebbe dirigersi in Iraq raggiungendo lo Shat el Arab, o, in altre forse migliori ipotesi, tralasciando l’Iraq, la via dell’oro nero potrebbe entrare nel Paese degli ayatollah e raggiungere con minor spesa lo Shat el Arab, o ancora dirigendola in Pakistan potrebbe raggiungere Karachi che già è sede d’ampio porto, ma questa terza soluzione potrebbe suscitare le gelosie dell’India “grande creditrice” del dollaro insieme con la Cina.
Il problema che doveva essere affrontato per rendere attuabile questa seconda ipotetica pipeline, per gli U$A consisteva nell’avere dalla propria parte l’Iraq, perché l’Iran è molto intransigente ad accondiscendenze con gli statunitensi dei quali rifiuta il modello sociale!
Comunque, la via irakena o iraniana è notevolmente meno costosa della prima pipeline descritta, ma, mentre l’Iraq ridotto in miseria è stato espugnato, l’Iran si sta munendo d’energia atomica che lo rende pericoloso in caso di attacco.
Ed ecco la grande rabbia di americani e israeliani al loro seguito, o alla loro testa, che non riescono a far decollare il regime di globalizzazione nel loro esclusivo interesse in quei Paesi che sembravano essere meno “difficili”.

Nel 1996/99 l’UCK, Ushtria Çlirimtare e Kosovës o KLA, Kosovo Liberation Army, arrischiò la scalata al potere nella regione jugoslava dopo l’avvenuta morte di Josip Brotz, il maresciallo Tito, che era riuscito a tenerla unita. Il tentativo indipendentista non realizzò ogni aspirazione, nonostante che nel conflitto fosse intervenuta la NATO per volontà degli U$A. Il conflitto che sorse fu sanguinoso, e vide attori principali: “La Serbia da una parte, e le milizie del Kosovo appoggiate dalla NATO dall’altro”. Piegata militarmente la Serbia, alla cessazione delle ostilità, nel successivo trattato di Rambouillet si creò una sua forte ritrosia verso i negoziati perché ben aveva compreso che davano al Kosovo l’autonomia regionale rendendolo enclave statunitense con naturale sbocco nel Mediterraneo.
L’intervento NATO, nel conflitto tra Serbia e Kosovo, infatti, era stato sollecitato e voluto proprio dagli U$A con la motivazione ufficiale di pacificare le “devianze” nazionalistiche emergenti che, con la morte di Tito, ponevano in luce le contraddizioni regionali esistenti e le omissioni anglo/americane del 1939/45 attraverso cui Ioseb Besarionis Dze Jughašvili, Stalin, poté rafforzarsi nell’est Europa affidando al comunismo titino la nazione iugoslava.
L’analisi geopolitica oggi conducibile, ci guida a comprendere che il bombardamento NATO del territorio serbo mirava a combattere e abbattere il sogno della Serbia di divenire la “Grande Serbia”, con mire su tutta l’ex nazione titina e agognato sbocco nel Mediterraneo.
Dunque l’attacco alla Serbia fu voluto per ottenere il controllo del Kosovo e non per presunte
motivazioni umanitarie che, quando sorsero, avvennero dopo l’inizio dei bombardamenti Nato sulla stessa Serbia.
Perciò, a rigor di storia, la vera ragione dei più prossimi massacri balcanici fu l’appetito statunitense che già era stato ravvivato dall’avere consapevolezza che nella piattaforma centrale asiatico/europea erano presenti materie prime “interessanti”, tra cui petrolio. Quell’appetito ebbe naturale occasione d’emergere per l’inevitabile frammentazione dell’ex Jugoslavia di Tito, avvenimento che preluse alla pretestuosa guerra detta del Kosovo, che, come già accennato, subdolamente fu fatta combattere dalla NATO contro la Serbia per l’apparente difesa dei diritti umani di minoranze etniche regionali.
In realtà, ogni azione NATO era destinata a proteggere gli emergenti interessi economici statunitensi, e a salvaguardare la loro futuribile erigenda pipeline ponendo fuori causa la Serbia che avrebbe potuto coagulare intorno a sé, in funzione anti americana, una discreta forza. Possiamo però ragionevolmente ritenere che questo piano sia divenuto una “riserva” in extremis per il trasporto dei materiali da asportare dal bacino centro asiatico/europeo, ciò per l’elevatissimo costo dell’opera e per le imponenti royalty da pagare ai Paesi interessati dal passaggio della pipeline.
Parallelamente al piano sommariamente descritto, per ridurre i costi del progetto e rafforzare la propria immagine come paladini dell’umanità, dagli americani fu studiata una diversa strategia per ottenere l’approvvigionamento degli ambiti materiali, e le occasioni per procedere con il programma furono addossate a due personaggi dichiarati nemici pubblici N. 1 degli U$A: “Usama Bin Laden, e Saddam Hussein”.
Il primo di questi è sempre sfuggente, inafferrabile e quasi “senza volto”.
L’altro, invece, era reale e pericoloso alla causa americana che in precedenza lo aveva sfruttato creandolo anche “rais”, e facendogli credere d’essere inamovibile dal suo ruolo. Dopo la cessazione della guerra iracheno-iraniana durante la quale Hussein era stato armato dagli americani, e la caduta del sogno serbo, il Rais era divenuto esigente, ingombrante, e perciò sacrificabile accusandolo di sue colpe passate che furono poste in bella mostra al momento opportuno. Colpe che però erano state ignorate, quando il soggetto era vantaggioso nella tutela degli interessi degli americani nella guerra di contenimento degli ayatollah!
E’ anche inevitabile che nella storia di quest’ultimo decennio trovi posto, e in prima fila, l’intera vicenda di Al Qaeda e del suo presunto dissidente capo, l’arabo Bin Laden che “tradì” gli americani con cui cooperava per porre in atto il più fantastico piano di “attacco” agli U$A eseguito con l’attentato del 2001 al WTC.
Ma Al Qaeda, sempre per la filtrata e asservita stampa governata da interessi plutocratici, avrebbe continuato la lotta contro gli U$A anche con le lettere “all’antrace” e attentati vari che però si dimostrarono, insieme con la cosiddetta “pistola fumante” di Saddam, degli enormi imbrogli destinati ad accecare l’opinione pubblica.
In ogni modo, nell’opinione pubblica mondiale tutte queste vicende diedero modo di creare “la cultura del sospetto” verso l’intero mondo arabo, e permisero la seconda successiva fase che gli U$A attendevano.
Espugnato l’Irak con bush junior, così anche vendicando l’insulto subito da bush senior per il parziale fallimento di Desert Storm 1, e installato nel Paese un governo ombra compiacente, non restava che piegare l’Afghanistan che è suo confinante verso nord, dove, “per stranissima coincidenza e occasione”, si era nascosto l’inafferrabile Bin Laden che avrebbe rifornito d’armi e istruttori i fanatici talebani che nella guerra di liberazione di quelle terre dal giogo dell’URSS erano stati armati proprio dagli statunitensi.
Così facendo, piegato anche l’Afghanistan, la prevista pipeline e gli approvvigionamenti minerari sarebbero più facilmente e con minor costo giunti sino allo Shat el Arab, da dove, sempre attraverso il Golfo Persico potevano essere trasportati via mare negli U$A.

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Ma in Iran, a interferire con la trama del capitalismo espansionista statunitense era nel frattempo sorto un grave problema!
Un problema in parte previsto e temuto, ma certo ingigantitosi per la capacità industriale dell’Iran di munirsi d’energia atomica con conseguente grave pericolo per gli interessi economici americani.
Perciò, assai poco c’è di vero nelle dichiarazioni d’Israele e nella sua paura d’essere colpito dall’Iran con ordigni nucleari, perché questo, in estremo atto di difesa della sua identità, renderebbe inutilizzabili le zone petrolifere proprie ed europee/asiatiche, e solo in seguito tenterebbe di colpire la sentinella sionista/americana in Medio Oriente.
Dunque, la realtà è assai diversa da quella diffusa dalla stampa, perché la consegna della tresca U$A/Sion è: “Ottenere il massimo profitto difendendo a qualunque costo gli interessi americani della regione”. Inoltre, Israele, la sentinella mediorientale, con la sua azione di dirigente/dipendente degli U$A riceve da questo Paese armamenti, “comprensione internazionale” e decine di miliardi di $ ogni anno.
Loro però, i fraudolenti sionisti/americani, denominano i propri interessi “democrazia”, e ovviamente la difesa della questione è affidata al cannone!
Infatti, come più avanti dimostrerò, si sta stringendo il cerchio militare intorno al Paese degli ayatollah.
La situazione geopolitica è dunque già esplosiva e pronta al tracollo se in Iran, nelle prossime elezioni presidenziali, non emergerà un presidente più moderato di Ahmadinejad, e perciò disposto al compromesso.
Intanto l’Iran che non ha commesso massacri è ormai accusato di “neo nazismo” dall’asservita stampa internazionale e dai lacchè statunitensi che non condannano i reali eccidi perpetrati da Israele e dagli stessi U$A, e per di più il Paese delle “mille e una notte” si sta trovando pressoché solo a combattere l’arroganza colonialista ultraliberista perché la lega araba a tutt’oggi non sembra compattarsi.
Perciò, nella disunione che il mondo islamico lascia trasparire si ravvede la sua debolezza scaltramente interpretata dall’Occidente in modo da far sì che le forze militari che potrebbero contrastarlo siano le più deboli possibili, e, nessuno di quei Paesi, ma la critica vale anche per le nazioni europee, vuole rendersi conto che lasciare agli U$A/Sion ogni libertà d’azione economica, militare, politica significa che una a una ogni nazione sarà sottomessa da una tecnologia di controllo esercitata da pochi insani individui, così conducendo al sogno del controllo globale cui aspirano i rabbini sionisti.

PER CHIARIMENTO ECCO ALCUNE CITAZIONI ISRAELIANE.
G. zur Beek. -Die Geheimnisse der Weisen von Zion, III.a edizione 1919, p. 27: – Senza essere stato assorbito, oggi lo spirito ebraico domina là dove prima era stato appena sopportato. Noi non abbiamo più bisogno di chiuderci nel Ghetto medievale, poiché possediamo da tempo il dominio che ci è stato promesso. Senza di noi nessun potentato del mondo può intraprendere qualcosa, perché noi controlliamo il mercato dell’oro. Nessuna parola da noi non desiderata giunge alla pubblicità, perché noi controlliamo la stampa. Nessuna idea che ci dispiace penetra nel mondo intellettuale perché noi dominiamo il teatro. Lo spirito ebraico ha conquistato il mondo.
Cremieux presidente dell’Alliance Israelites Universelle – articolo da “Archives Israelites” 1861: -La dottrina ebraica deve un giorno compenetrare di sé tutto il mondo… Non è lontano il giorno in cui le ricchezze della terra apparterranno esclusivamente agli ebrei. Le nazioni scompariranno, le religioni tramonteranno.
Verbale della Loggia russo-ebraica “I Savi di Sion”, ct. in Meister – “Judas Schuldbuch, V ediz. Pag. 171: -Lo scopo principale che è il dominio mondiale ebraico, non è ancora raggiunto. Esso sarà però raggiunto e ci sta già vicino più di quel che le masse dei cosiddetti Stati cristiani se lo immaginino… Lo zarismo russo, l’impero tedesco e il
militarismo sono abbattuti, tutti i popoli sono spinti verso la rovina. Questo è il momento in cui s’inizia il vero dominio dell’ebraismo.
H. De Vries de Heekelingen – Israele – il passato , l’avvenire” , ediz. Tumminelli, Roma 1937 ripubblicato dalle edizioni Effepi di Genova: Prima di studiare l’influenza talmudica, sull’anima israelita, gioverà esporre sia pure brevemente la disposizione del Talmud1 ed il suo contenuto. Secondo la tradizione ebraica Jahweh avrebbe dettato a Mosè, sul monte Sinai, la Torà, che noi chiamiamo Pentateuco. A completare questa tradizione scritta, Jahweh, inoltre, avrebbe confidato a Mose’ alcune prescrizioni che, tramandate di padre in figlio, formano la tradizione orale. Fu soltanto al principio del III secolo n.e. che Jehuda Nassi consegnò per iscritto queste prescrizioni sotto il titolo di Mishnah, ossia la ripetizione, la legge ripetuta, che dovrebbe essere un complemento della legge mosaica.
Talmud, trattato Baba Mezia fol. 114 col. 2: -Voi israeliti siete chiamati uomini, mentre le nazioni del mondo non sono da chiamarsi uomini ma bestie.
Jebamoth fol. 94 col.2: -La progenie di un non ebreo e’ come progenie di animali.
Sanhedrin, fol. 19 col. 2: -Dovunque gli ebrei arrivano devono farsi sovrani dei loro signori.
Insomma, l’antico adagio: “L’unione fa la forza” è quanto mai valido in questi tempi in cui il capitalismo, l’unica filosofia economica nata morta, acclama il popolo dei mercanti e bottegai.
Ma così continuando lo stato delle cose, la guerra distruttiva avverrà, e accadrà tra Europa e Stati Uniti senza possibilità di soluzione, purtroppo!
Se qualcuno pensava che con l’avvento di mister Obama alla presidenza degli U$A qualcosa in questo mondo potesse cambiare in meglio, bisogna francamente riferirgli che è uno scemo internazionale, o è un italyota del governo, o d’opposizione, o è tutte le cose contemporaneamente.
Così, mentre mister Obama gestisce la sua macchinazione politica nel senso reaganiano de: “Il benessere del popolo americano non si baratta”, [aperto il collegamento digitare “Reagan” in“Modifica- Trova”] sempre lui, “l’abbronzato”, per dirlo con il bottegaio dell’etere Berlusconi, è quasi ovunque osannato per stupidità, o per cosciente sottomissione. A molti, lui sembra quasi nuovo salvatore del mondo… ma niente di strano che tra gli oppositori nascosti, PROPRIO NEL SUO PAESE, qualcuno voglia considerarlo “l’agnello sacrificale”!
1) In ogni modo, sino a che esisterà Israele il paese e gli ebrei sionisti che lo dirigono spereranno in lui per non perdere la decina e forse più di miliardi di dollari annui e armamenti che ottengono dagli U$A in qualità di nazione che ne difende gli interessi, pardon la democrazia, nel crogiolo mediorientale dove gli arabi vorrebbero spadroneggiare perché quella è casa loro.
Torneremo più avanti sull’esistenza di Israele in futuro.
2) Gli europei, invece, confidano in Lui semplicemente perché con il suo Paese sono legati dalla mistificazione che condusse alla seconda guerra mondiale e alla pretestuosa successiva storia che ne descrive le cause rovesciando molte verità. Tutta storia, dunque, che non può ancora essere sconfessata senza che avvenga un terremoto politico geostrategico con rovesciamento delle odierne entità politiche dominanti, ma anche con cancellazione del sistema liberistico economico di cui parte integrante è quell’imbroglio diplomatico che è lo stato d’Israele.
3*) Anche i turchi, se pur islamici, ora stanno verificando di “credere” in lui perché in questo tempo egli potrebbe essere il loro lasciapassare per entrare a far parte della zona euro. Se pur, per ottenere ciò, dovranno pagare un prezzo di fedeltà all’Occidente che consisterà nel non schierarsi con i Paesi islamici in caso di conflitto contro il “testardo” Iran. Piano di guerra portato avanti, apparentemente in solitudine, specialmente da parte dei guerrafondai sionisti che urlano allo stupro come involontarie deflorate verginelle.
4) Intanto, anche se Francia, Spagna, Paesi Bassi e Scandinavi in qualche maniera protestano, non appena saranno chiamati all’ordine, cesseranno ogni dire allineandosi al monarca nero.
5) Canada e Australia sono con gli U$A. Il primo Paese si considera insieme con gli Stati Uniti d’America perché si “vede” tra gli “americani importanti”, il secondo, lontano geograficamente, è adesso sottomesso ad americani e sionisti, anche se nuovo polo bancario con Cina, Giappone, Russia… tanto che da loro esiste ormai dal 2005 il reato di “opinione per lesa shoah”.
6) Così il “nero nipotino del sionismo” per compromesso politico elettivo, ma anche perché nipote del falascià rabbino nero di Chicago e zio della moglie Michelle, è anche amato dalle italyote Sinistre che lo ritengono di Sinistra non avendo capito niente del sottile gioco di politica internazionale che si sta svolgendo, ma altresì è prediletto dalle altrettanto italyote Destre che lo valutano di Destra solo per proprio interesse nella detenzione del potere nel “Giardino d’Europa”. E ciò fa sì che l’una e l’altra sponda del “nascente” bipartitismo della politica italyota siano proprio idiozia allo stato puro perché fingono di non capire che dagli U$A e da altri Paesi europei l’Italya è considerata inaffidabile e corrotta sia per memoria storica per il tradimento del suo alleato in corso d’evento bellico, sia per la presenza di Berlusconi che l’assai poco raccomandabile Bush definì, durante la riunione dei G8 di Tokyo avvenuta nel 2008, come: “Il più corrotto premier del più corrotto Governo occidentale”.
Quanto sopra affermato, è malignità?
No! E’ solo contezza Logica fondata e oggettivata da notizie stampa poco apparenti in Italya, ma ben presenti in quella estera!
Ma torniamo alla principale analisi di questo scritto:
– La Turchia, terzo esercito più potente di questa povera Terra, nelle migliori previsioni statunitensi dovrà rimanere ancorata alla NATO, o, se non altro, dovrà essere neutrale nei confronti di ciò che in campo internazionale si sta preparando: “Affrontare militarmente l’Iran, e, se necessario:
(A) -Fare in modo che esso perda il controllo economico del suo territorio affinché non danneggi la possibile pipeline diretta dall’Afghanistan allo Shat el Arab;
(B) -Che esso abbandoni il controllo della sua ricca zona petrolifera alle società governative americane e,
(C) -Dulcis in fundo, che possa essere distrutta ogni sua influenza sui popoli islamici che, senza la sua presenza più facilmente diverrebbero facili prede del capitalismo”.
8) Ed è proprio per questo fine che in politica internazionale si stanno componendo, ergendo ed esaminando i blocchi politici militari che si contrasteranno in previsione delle prossime decisioni per il futuro dell’economia mondiale e di chi dovrà presiederla e dirigerla.

geopolitica 3

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Dunque, è nei piani che l’intero mondo dovrà soccombere sotto l’unica egemonica volontà capitalista globalizzante statunitense/sionista, oppure riscattarsi nel sangue per essere ancora essere capace di pluralità.
Approfondiamo, ora, il quadro geostrategico che si va disegnando per testimoniare l’oggettività dell’analisi sopra proposta.
1A) Nei primi giorni di quest’aprile, nella città di Praga, mister Obama confermò che il BMD, lo scudo anti missilistico da porre in opera in Polonia in funzione di “sicurezza”, leggi
per far stare “buona la Russia”, non sarà necessariamente reso attivo, ma che ciò avverrebbe solo per timore della reazione di Putin e alleati nel caso in cui gli Stati Uniti dovranno porre in essere effettive azioni belliche contro l’Iran.
2A) Interpretando il “linguaggio diplomatico” statunitense è facile rendersi conto che il messaggio di “pericolo” dato alle stampe è indirizzato verso Putin e il suo Paese, ma che anche palesemente è offerta serenità e simultaneamente sicurezza finanziaria e politica che forse l’attuale Russia non può rifiutare. Sicurezza interna che ancora oggi Putin non possiede in maniera assoluta, anche perché tuttora il suo Paese non è capace di sostenere lo sforzo economico che potrebbe farlo militarmente competere con gli Stati Uniti.
In ogni modo, se la Russia abdica dal suo sogno di ridiventare militarmente forte come l’estinta URSS, sottilmente lascia comprendere l’amministrazione Obama, potrebbe non avere truppe NATO intorno alle sue frontiere nelle confinanti Polonia e Georgia, ma ciò solo a patto di non schierarsi in difesa dell’Iran in caso d’evento bellico.
Inoltre, se la Russia non creasse difficoltà in queste prossime futuribili vicende, gli U$A s’impegnerebbero in modo da far sì che l’ex patria degli czar possa continuare a esercitare la sua egemonia sulle ex repubbliche già sovietiche, però rinunciando ai giacimenti. In caso contrario la Russia porrebbe a repentaglio la propria supremazia nella piattaforma centro europeo/asiatica per le ritorsioni cui sarebbe economicamente e politicamente soggetta. Ovviamente, gli aiuti verso la Russia avrebbero attuazione solo a patto che l’impero U$A/Sionista non debba rinunciare all’occupazione afghana e al suo conseguente volere di realizzare una pipeline che da quel territorio, dirigendosi a sud, permetterebbe d’imbarcare il petrolio “derubato” alla regione pressoché posta sull’antica via della seta senza pagare royalty ad alcuno.
2B) Dalla Polonia e dal discorso indirizzato alla Russia, Obama si è poi spostato in Turchia, dove ha preso corpo il “logico” seguito del discorso già svolto, e che la sua Amministrazione sta tentando di realizzare. Qui, ha offerto amicizia al Paese e al Parlamento turco nella sua matrice liberale, ma anche solida alleanza purché esso resti fedele alla NATO. Questo passo, ho già in parte prima asserito, e il conseguente dire, sono dovuti al fatto che la Turchia, pur essendo Paese dell’ambito NATO, fa parte della polveriera mediorientale con una maggioritaria percentuale della sua popolazione sostenitrice dell’islam, ma anche con governo che in molte delle singole componenti mira alla teocrazia religiosa che tutti comprendiamo è lontanissima dalla democrazia americana. Gli U$A e Obama devono dunque riconoscere alla potente Turchia un gran ruolo d’influenza su tutta l’aerea del Vicino e Medio Oriente, e le hanno giocoforza offerto tutto ciò che per loro è concedibile. Ovviamente in cambio chiedono e rivendicano il “non intervento” in caso di conflitto armato con l’Iran. In più, ma non solo, gli Stati Uniti hanno anche promesso di spalleggiare convenientemente il desiderio turco di entrare a fare parte della UE.
3B) La Turchia, ormai combattuta tra europeismo e islamismo, ha dunque già da qualche tempo avviato negoziati con la Siria in modo di tastarne la possibilità ad allontanarla dalla sua quasi certa alleanza con l’Iran, e con ciò il Governo turco auspica di tutelare i propri confini verso sud in caso di guerra.
Per ottenere la non belligeranza con la Siria, in caso questa si schieri con l’Iran, la Turchia, che già provò a ottenere attendibilità facendo violente ritorsioni verbali contro l’arroganza d’Israele durante l’operazione “Piombo Fuso”, ha promesso diplomaticamente d’impegnarsi per fare in modo che il Paese sionista riconsegni le alture del Golan alla repubblica siriaca.
1C) Però tutta la manovra potrà realizzarsi solo in funzione del prostrarsi da parte dell’Europa al nuovo monarca nero e alla strategia americana/sionista da cui avrebbe sia tutto da perdere in termini di dignità, sia anche d’accettare nel suo interno, nuovo insulto, il
Paese turco che assolutamente nulla ha da condividere con la stessa Europa, nemmeno culturalmente.
E imposta dagli americani la Turchia nella zona euro, essa anche otterrebbe che il proprio primo ministro diverrebbe vice- segretariato della NATO.
Così, per le evidenti convenienze derivanti dalle offerte di Obama, il Governo Turco prevedendo le possibilità che si stavano realizzando già anche aveva avviato trattative con la sempre misconosciuta Armenia, evidentemente per proteggersi le spalle da possibili attacchi prevedibili per quella via durante la prossima crisi mediorientale, in ciò spingendosi sino a manifestarsi suscettibile di lasciare la questione armena agli storici che la valuteranno o no come genocidio.
1D) In sostanza, attraverso la risposta turca, possiamo arguire che la manovra U$A/Sion tende anche a rilanciare la fatiscente NATO che ormai ha sempre più in mostra i segni del tempo e dell’usura.
E) In questo modo, se i russi dovessero rifiutare le offerte statunitensi sperando di fomentare gli armeni contro la Turchia caduta nella trappola del capitalismo, ciò per difendere la propria frontiera caucasica, i turchi già hanno in corso manovre diplomatiche per prevenire l’evento attirando l’Armenia verso di essi.
F) Ma la Russia, che se sarà doma lo sarà solo per impossibilità a forgiare una risposta articolata e forte, non sta in ogni caso solo osservando gli avvenimenti turco/armeno/caucasici, ma ha intrapreso solide manifestazioni contro il filo statunitense Mikheil Nikolozis dze Saakashvili: მიხეილ ნიკოლოზის ძე სააკაშვილი. Manifestazioni che hanno la mira di condurre a un rovesciamento del governo filo-occidentale del Paese, con la fondazione di un nuovo corso filo-russo.
G) Sempre per azione statunitense, e con sotterranei accordi, i divisi Governi arabi moderati, questo il loro massimo tallone d’Achille, a Doha, verso la fine del mese di marzo, hanno tentato di porre in “isolamento” l’Iran, ma la manovra è fallita.
Infatti, tra l’altro, l’enigmatico bedù Gheddafi si è apertamente schierato contro i sauditi, e ha accettato di comporre l’antica diatriba che intercorreva con l’Italia che fa parte della NATO. Perché l’ambivalente comportamento del Colonnello con apertura e chiusura verso l’Occidente e i suoi satelliti? A cosa mira il bedù che nell’Opec conta assai poco per la determinazione del prezzo del petrolio? Certo non all’ampliamento della sua sfera d’influenza nel Mediterraneo perché l’Egitto non glie lo permetterebbe! Allora? Verosimilmente, Gheddafi che è ambiguo di natura e per disposizione, per rendersi “interessante” si sta giocando ogni affidabilità internazionale, ma anche quella interna al modo arabo e al suo Paese.
Gli Usa, intanto, già hanno truppe in Afghanistan, in Iraq e alle frontiere con l’Iran. Perciò, a questo punto, sarà volontà dell’Iran scegliere se alzare il livello dello scontro e giungere alla guerra, o appagarsi della dichiarazione della sua supremazia regionale con consequenziale mortificazione dei capi arabi moderati, e possibili contraccolpi politici in tutti gli stati arabi.
Le truppe NATO sono già strategicamente disposte per una guerra, ma è possibile credere che si ritireranno se l’Iran non si mostrerà bellicoso.
Però, nell’attesa di decisioni, durante le prossime elezioni in Afghanistan e in Iran le truppe NATO in Afghanistan diverranno più numerose e… si ritireranno dopo le elezioni? Questa la domanda su cui gli ayatollah s’interrogano nell’attesa di eleggere un “augurabile”, per il mondo, presidente moderato!
Anche l’eventuale smantellamento del campo d’Ashraf, “protetto” dagli U$A e posto in territorio irakeno vicino alle frontiere con l’Iran, darà indicazioni su ciò che in seguito avverrà. Ma gli U$A permetteranno che sia smembrata l’attuale più forte organizzazione d’opposizione iraniana formata da esiliati ex mujaheddin del popolo? Gli U$A freneranno l’attuale governo iracheno che pare incline ad accordarsi con quello iraniano?
Un altro debole locus esiste in questa importante partita geostrategica, esso è Israele che è aiuto e ingombro per gli americani che potrebbero persino sacrificarlo, ma come reagirebbe il sionismo di fronte a una sua deriva?
Inoltre, l’occidente europeo, ritengo probabile, è verosimilmente predisposto a valutare il sacrificio di Israele in favore degli Arabi per annullare la minaccia iraniana se il Paese diventasse davvero innocuo, infatti, il ministro Frattini, esecutore d’ordini superiori, già ha chiesto a Israele di ritirarsi dal Golan lasciandolo alla Siria.
Di contro, però, Israele è un alleato forte per un’eventuale guerra contro l’Iran.
Dunque, è anche prevedibile che tutto l’Occidente, Turchia inclusa, si adoprerà affinché Israele ceda, ma l’azione in questo senso sarà assai cauta perché… nulla è deciso!
Per tutto quanto sinora discusso, sono dell’avviso che assai presto potrà iniziare una seria campagna propagandistica contro il governo sionista per lusingare il mondo arabo, ma Israele sarà effettivamente in pericolo unicamente se l’Occidente deciderà di rappacificare a ogni costo l’Iran per evitare la guerra.
Da valutare, nel marasma della situazione, c’è anche il comportamento dell’ancora “obbediente” Pakistan per gli aiuti economici quinquennali che Obama ha promesso affinché esso si allei con la NATO, ma sarà davvero così?
E in ultimo, ma non certo ultimo, dovrà essere assai bene valutata la crisi finanziaria/economica che affligge e indebolisce l’Occidente, ma anche l’Asia con la Cina capofila che tristemente devono continuare a giocare d’azzardo usando il loro immenso capitale in dollari!
E come reagiranno gli enigmatici e quasi silenti Corea e Giappone ala possibile appropriazione americana delle riserve petrolifere europeo/asiatiche?
Insomma, se ai tempi del nemico “certo”, il comunismo sovietico, la distinzione utilitaristica di bene e male era certa, con la scomparsa del marxismo tutti i mali insiti nel capitalismo che, per continuare a esistere deve alimentarsi sempre più di finanza, stanno emergendo!

kiriosomega
18/05/2009

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