Comunismo strisciante e Anti comunismo- 19 settembre 1969- Un ricordo!


jan-palach

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jan-zajic

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evzen-plocek

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Molti perché plagiati, molti perché di scarsa cultura storica-filosofica bollano ogni cialtroneria politica come fascista, con ciò prestandosi alle subdole manovre di chi, dichiarandosi democratico, conduce un subdolo disegno d’asservimento verso il livellamento culturale e economico dei popoli, favorendo, senza comprenderlo, quel sottile sodalizio emergente da comunismo_capitalismo-massoneria che hanno unica matrice e unico interesse: “LA SOTTOMISSIONE DELLE GENTI”!

 Era il 19 gennaio 1969, quando a Praga, 47 anni fa in piazza San Venceslao lo studente Jan Palach si cospargeva di benzina dandosi fuoco per osteggiare e condannare l’aggressione dei comunisti russi che non acconsentivano al processo di democratizzazione della Cecoslovacchia, comunisti che volevano a ogni costo mantenere il dominio del loro regime assolutista dipanantesi da Mosca nel tentativo di impadronirsi dell’intera Europa! [Cosa che avrebbero realizzato se nel 1948…leggete qui——- https://kiriosomega.wordpress.com/2014/03/11/1948-lanno-che-fece-tremare-il-mondo/%5D

Nelle successive settimane, sempre in Cecoslovacchia, altri due studenti dissidenti, Jan Zajíc e Evžen Plocek si immolarono dandosi fuoco.

Era avvenuto, come d’uso nel comunismo sovietico, che i carri armati dell’Armata Rossa schiacciarono con i cingoli ogni moto d’indipendenza popolare cecoslovacco, così come già accaduto con i dissenzienti Ungheresi nel 1956!

Qui, ora, per dovere di Storia dobbiamo ricordare che Togliatti e l’intero mondo politico comunista italiano meschinamente sostennero e favorirono, in entrambe le occasioni, l’oppressione sovietica in nome dell’internazionalismo comunista, e ciò avveniva mentre in Cecoslovacchia, dove il desiderio di LIBERTÀ era grande, fu emanato il “Manifesto delle duemila parole” redatto dallo scrittore Ludvik Vaculik e approvato da decine di intellettuali praghesi per sollecitare Dubcek a continuare la lotta per le riforme, e a non cedere alle crescenti pressioni del Cremlino.

Ma come i comunisti italiani già avevano inneggiato alla repressione armata, in maniera altrettanto viscida ignorarono quello scritto tanto che dalle colonne dell’Unità, organo stampa del PCI, non fu promossa nemmeno la più misera contrapposizione all’URSS mostrando il TOTALE ASSERVIMENTO DEL PCI ITALIANO, e anzi fu scritto che in ambedue i Paesi dell’Est Europa erano stati schiacciati insorti fascisti anti-rivoluzionari!

Certi dirigenti di quel PCI, ieri e oggi lupi mascherati da agnelli, subdoli e politicamente cialtroni, sono ancora vivi, mi riferisco a Napolitano e D’Alema che ancora oggi bramano e si prodigano per l’internazionale comunista che vedrebbero realizzarsi in quest’Europa comunitaria. Europa comunitaria che distribuisce al popolo il pane con la livella.

Ma a Napolitano, ormai travestito da europarlamentare e da democratico, sì, proprio quello che affermò alla stampa: “L’URSS IN UNGHERIA PORTA LA PACE”, quel Paese non perdonò la cattiveria politica, così che, quando desiderò recarvisi per commemorare quei luttuosi avvenimenti, fu RESPINTO COME INDESIDERABILE!

Ma non dimentichiamo che anche l’ingiustamente osannato Pertini dichiarò alla stampa:

In Ungheria i comunisti erano torturati, trucidati, impiccati», per poi giungere a questa conclusione:

«Se tacessimo considerando questa bestiale reazione una logica conseguenza delle responsabilità dei dirigenti comunisti da noi tempestivamente denunciate, cesseremmo di essere socialisti, e diverremmo, sia pure inconsapevolmente, complici della reazione che in Ungheria tenta di riaffermare il suo antico potere».

Ma è noto che Pertini era di scarsa vivacità intellettuale e, cosa altrettanto degna di nota, preferiva l’accompagnarsi con partite di scopone tra pensionati mezzo avvinazzati dal vino forte e bottiglie di barbera in cui, evidentemente, era racchiusa tutta la sua filosofia politica!

NESSUNO degli allora dirigenti del PCI dissentì dall’infame solidarietà verso l’impero comunista sovietico, nemmeno quelli che oggi, ancora in vita, si propongono come ultra democratici, e, d’altronde, NESSUNA censura politica è stata a oggi pronunciata per la condanna di quella gente, ciò a dimostrazione di una continuità di sentimenti nascosti che anima in Italia un comunismo strisciante, anche se tenta di scolorirsi cangiando nel rosa!!

NOI oggi commemoriamo Jan Palach, Jan Zajíc e Evžen Plocek quali martiri dell’anticomunismo, e come difensori del principio dell’indipendenza del proprio Paese dall’oppressione comunista; perciò li additiamo a esempio altissimo di un idealismo che va oltre la propria vita e da rapportare con la solidarietà verso i propri connazionali!

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